Renzi contro il matrimonio gay? Come il resto del suo partito

Nelle ultime ore leggo scandalo, sconcerto e costernazione per le ultime dichiarazioni del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che si dichiara contrario al matrimonio egualitario e si limita a concedere una partnership all’italiana – cioè i DiCo – perché, a sentir lui, il vero problema del matrimonio ai gay sarebbero i figli e le adozioni.

Renzi ignora che in Italia ci sono ben centomila bambini figli di coppie omogenitoriali o di un genitore gay (avuto da precedente relazione etero o adottato all’estero o figlio di coniuge/partner straniero). I figli, se non fosse ben chiaro, siamo in grado di averli, esattamente come gli eterosessuali. Semmai è lo Stato a non essere in grado di tutelarli e una legge sul matrimonio avrebbe come conseguenza quella di rendere più sicura la vita di questi centomila – ma la cifra è destinata ad aumentare – bambini.

E stiamo parlando di uno Stato che si fa condizionare da una religione che ammette – e in certi casi auspica pure – che vi siano differenze di trattamento tra cittadini/e eterosessuali e non. Il credo di una chiesa che accetta che all’estero si possa condannare a morte o mandare in galera un essere umano perché gay o lesbica.

A tale religione appartiene pure Renzi e, per dirla tutta, la stessa è quella i cui sommi sacerdoti dettano l’agenda politica al partito del sindaco di Firenze in questioni quali testamento biologico, divorzio breve, ricerca sulle staminali, fecondazione assistita e, guarda un po’, matrimonio egualitario e diritti civili.

Renzi ha espresso lo stesso no al matrimonio tra persone dello stesso sesso, che a suo tempo fu dichiarato da Rosy Bindi – meglio che un bambino cresca in Africa e non come un disadattato tra due gay – e che trova ostili altri maggiorenti quali Bersani, D’Alema, Veltroni, Franceschini, Letta, Fioroni ecc. Non ho ben capito di cosa vi stupite.

Se invece la cosa vi scandalizza davvero, potete semplicemente smettere di votare e/o militare per il partito di questa gente qui. Democrazia significa poter scegliere e partecipare al cambiamento anche altrove, non solo dentro il convento di rinnegati che è diventato l’ex PCI dopo l’innesto del cervello della ex DC.

Premi Nobel: i cattivi si arrabbiano

Il nome sembra quello di uno dei personaggi di Tekken 3, Liu Xiaobo. E arrivati a questo punto dovete sapere due cose. La prima: cito Tekken 3 solo perché conosco quella versione e non perché sono desueto e old fashion. La seconda: il signor Xiaobo è cinese, un esponente di punta del movimento di piazza Tien’anmen, «simbolo della battaglia per i diritti umani e civili in Cina» come si legge su Repubblica on line e, dulcis in fundo, sta scontando undici anni di prigione per “attività sovversive”.

Tradotto dalla lingua delle dittature, quella che per intenderci cambia il significato delle parole per infinocchiare milioni di persone, il neo premio Nobel è stato incarcerato per aver cercato di rendere migliore il suo paese. Meno tirannico, più giusto ed equo nei confronti di tutti i suoi cittadini.

Va da sé che il governo cinese si è infuriato. Premiare chi combatte le dittature, a Pechino, è uno scandalo. E considerando chi sta al potere in quel paese, sicuramente bello e sfortunato, la cosa non stupisce. Quando il mondo premia chi rappresenta il contrario di tutte le ingiustizie che perpetri in nome di un’idea che hai reso marcia è normale che senti la puzza di cadavere, facendo finta di non capire che quel cadavere sei tu.

Reazione che, a ben guardare, fa il paio con le lamentele vaticane sul Nobel per la medicina al padre della fecondazione assistita.

A ben guardare, dunque, questa tornata di premiazioni sta facendo arrabbiare un sacco di stronzi. Il che, va da sé, è un bene.

Nonostante Tatami, gay e lesbiche salveranno la famiglia

Viviamo in tempi difficili, si sa. Le guerre preventive ieri e la caccia all’immigrato oggi, Calabria docet, dimostrano ampiamente il grado di imbarbarimento della società contemporanea. La cosa veramente tragica, poi, è che ci permettiamo i politici che votiamo – ovviamente uso un plurale generico, ma io mi dissocio come ho sempre fatto da certe intezioni di voto – e ci vantiamo del fatto di essere più civili di altri. Con i leghisti in parlamento…

Siccome il male non sa nemmeno essere originale, se vuole, al di là di islamici da bombardare e maghrebini da sfruttare prima e prendere a colpi di fucile poi, questa amena umanità non si fa mancare altri tipi di violenze e discriminazione. E siccome il male, come dicevo, è ben poco originale, ma sa essere subdolo, tale forma di attenzione verso il popolo di gay e lesbiche ha toccato anche una trasmissione televisiva, al secolo Tatami, che ha fama di essere attenta a fenomeni sociali contemporanei. Peccato che, nella puntata di ieri, siano successe due cose che ci dimostrano che il programma della Raznovich ha solo giocato sul sensazionalismo senza fare informazione. Almeno sotto il suo profilo professionale.

A tale trasmissione, infatti, sono stati invitati due soci di Famiglie Arcobaleno, un’associazione di genitori omosessuali: Luca Possenti e Francescopaolo Di Mille, il suo compagno, i quali stanno cercando di avere un figlio. Nella nota, pubblicata su Facebook e curata da Luca, si legge che il loro intervento è subito degenerato in un’aspra polemica a causa del fatto che Tatami non ha fatto informazione, ma si è limitata a parlare di omogenitorialità e di procreazione assistita portando casi limite, come chi va alla banca del seme, in America e in determinate strutture a pagamento, per farsi “costruire” bambini su misura o come chi prende l’utero in affitto, pur potendo procreare, per non togliere tempo alla propria carriera. Cosa che ha portato tale Stefano Menichini, piddino, e non a caso cattolico e direttore di Europa, a bollare la pratica della fecondazione assistita, che migliaia di persone affrontano per il desiderio di avere un figlio e tra notevoli disagi e sofferenze, come pratica eugenetica nazista.

Di fronte a quest’atto di disinformazione e di fronte a certi insulti nei confronti delle scelte di vita di chi segue certi percorsi, Luca e il suo compagno hanno deciso di abbandonare lo studio dopo una vivace polemica che Tatami ha prontamente censurato, tagliando l’intero intervento della coppia romana. Segno evidente, come ho avuto modo di commentare nella stessa nota di Luca, che certi episodisono l’esempio più evidente che oltre che Dio, anche la cretinaggine riesce a farsi carne.

Dispiace che Camila Raznovich si sia prestata a un’operazione più vicina agli standard di un Grande Fratello qualsiasi e non abbia colto il fatto elementare, che tanto fa incazzare il papa e tutti i suoi accoliti, che proprio oggi, in un momento in cui la famiglia è sfasciata proprio dagli stessi eterosessuali, sono i gay e le lesbiche a sentire il bisogno di relazioni stabili incanalate in un progetto di vita di lungo percorso che prevede, Dio lo voglia, anche l’aspetto della genitorialità. Un argomento forse troppo complesso per i telespettatori di una RAI che assomiglia sempre di più a una dependance mediatica di Mediaset. Ma di certo non men vero della grande testimonianza di vita che rappresenta.

Concludo queste mie considerazioni, del tutto personali, ricordandovi anche un altro caso di desiderio di famiglia negato. Manuel Incorvaia e Francesco Zanardi sono una coppia gay che sta facendo lo sciopero della fame dal 4 gennaio scorso perché in parlamento si calendarizzi una legge per l’approvazione del matrimonio gay. Quest’atto coraggioso e difficile, vero e proprio sacrificio d’amore, è passato sotto il silenzio dai media, evidentemente più attenti ad argomenti più urgenti quali le sorti canore di Emanuele Filiberto a Sanremo.

Per dare una testimonianza di solidarietà ai nostri amici, saremo domani sera, 12 gennaio 2010, davanti Montecitorio a Roma, per manifestare, in modo pacifico, per loro. Siete tutte/i invitate/i a esserci accanto. Per una questione di giustizia, non per altro.