Piccola riflessione del 25 aprile

resistenzaPiccola riflessione del 25 aprile : in Francia, tempo fa, hanno vinto quelli del Front National. Ieri, in Austria, il primo partito è stato il FPOe, una specie di Lega in salsa hitleriana. Due partiti neofascisti che rappresentano almeno un elettore sue tre.

Qui in Italia, di contro, abbiamo maggioranze mai votate dalla popolazione, un premier che invita a non votare e i suoi fedelissimi che irridono chi esercita il proprio diritto al voto (vedi “ciaone”).

La Festa della Liberazione dovrebbe ricordare, a tutti e a tutte, due cose:
1. il fascismo è sempre dietro l’angolo
2. quanto sta accadendo nel nostro paese è contrario al concetto di libertà e democrazia, quei valori per cui chi ci ha preceduto ha perso la vita, la propria giovinezza e anche un po’ della sua felicità.

Fa male vedere che non ne siamo ancora degni.

Squadracce renziane

metafora del renziano medio

In merito alla lite tra Renzi e Floris (che per altro non amo particolarmente), ha detto tutto ciò che si poteva dire – a parer mio – il mio amico Andrea Contieri:

Sulla Rai abbiamo cambiato talmente tanto verso che abbiamo fatto il giro completo e siamo tornati al punto di partenza.

Floris ha semplicemente praticato quell’antica e scomparsa professione che si chiama giornalismo. Ricordate? Quella roba che presuppone che uno ti faccia una domanda e tu gli risponda almeno una volta ogni tanto senza la pretesa di vivere un continuo comizio. Ecco quella roba lì.

Si ricorda in via preventiva alle groupie del Cicciobello che se le stesse parole del tweet di Renzi sulla Rai le avesse pronunciate Berlusconi stamattina staremmo parlando già di Editto di viale Mazzini e avremmo in libreria una ventina di libri di “ggente de’ sinistra” sull’argomento.

Mi limito ad aggiungere – leggendo certi commenti sui social, in merito alla vicenda – che è incredibile come anche il/la militante medio/a del Pd si sia talmente uniformato ai canoni veteroberlusconiani – quelli dell’editto bulgaro, per intenderci – al punto da sembrare uno di quei gadget da cineseria/giapponeseria da quattro soldi, tipo quei gatti di plastica che muovono automaticamente la zampetta in avanti per scandire il tempo.

Solo che il renziano medio non conta i secondi: sembra invece programmato per aggredirti – alla stregua di un “camerata” da squadraccia telematica (poi diciamo ai grillini, eh!) – non appena critichi l’azione di un leader autoproclamatosi uomo della provvidenza popolare (senza nemmeno aver avuto un passaggio alle urne).

E a sentire il tono delle minacce di Renzi a Floris – arriverà il futuro anche alla RAI – si capisce perché.

Dai Renzi, ammazzali tutti quelli di sinistra!

Il grande dittatore

Scrive Alicata sul suo profilo Facebook: «Anche il tipo di elettori che attrae racconta molto la sostanza di un partito. Forse tutto.»

Ieri ho visto Piazza Pulita. C’era un servizio su un gruppo di imprenditori del nord. Chi vuole può guardare il video qui.

Tutti ex elettori di Berlusconi, tranne uno. Adesso tutti renziani. Interessanti i discorsi che facevano attorno una tavola riccamente imbandita, mentre mangiavano tartare di tonno, pappardelle al ragù di pasta di salame ed altre prelibatezze non certo alla portata dell’italiano/a medio/a (con figli da mandare a scuola, pagare bollette e mutuo, mantenere il posto di lavoro, ecc).

Sintetizzando:

«L’evasione non esiste, è un bluff della politica.»

«I No-tav in un paese civile sarebbero presi, sbattuti in galera per vent’anni e buttate via le chiavi.»

«Abbiamo vissuto per qualche anno sopra le nostre possibilità. Posti con settecento euro… chi è stato fortunato e avesse messo qualcosa via lo deve usare per vivere con settecento euro.»

«In Italia non vogliono il lavoro, ma vogliono lo stipendio.»

«Dai Renzi, in bocca al lupo e ammazzali tutti quelli di sinistra!»

Faccio notare che la frase sui salari è stata proferita dal più grasso tra gli imprenditori filmati e mandati in onda, che sicuramente sa cosa significa vivere al di sopra delle possibilità di un lavoratore.

Ricordo ancora che uno dei presenti, tale Brambilla, è sostenitore del trasferimento di massa – speriamo non forzato – delle persone anziane nelle case di cura in Tunisia, in quanto troppo costose per il sistema italiano.

il post di Cristiana Alicata sul M5S

il post di Cristiana Alicata sul M5S

Mi aspetto che questo linguaggio – che per evidente legge già menzionata in apertura qualifica non solo l’elettorato, ma anche partito e leader – venga al più presto stigmatizzato da chi in questi giorni pare rintracciare nel grillismo da tastiera l’unico male italiano. Personalmente mi fa più paura una classe dirigente che evoca, a livello lessicale, la morte e la galera per gli avversari politici che un branco di imbecilli che sbraitano sul pc, per quanto grave possa essere (e meritevole di biasimo).

Parafrasando l’ottimo Augias, se il “gioco” dei sostenitori del M5S è etichettabile col fascismo, certi sostenitori di Renzi sono ascrivibili al rango del nazismo inconsapevole. Gli ingredienti, mi pare, ci sono tutti. E se Alicata ha ragione, mi sa che a breve  il Pd dovrà cambiare nome e simbolo.

Perché la famiglia cattolica ha bisogno dell’odio?

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“Cesso di pseudo-donna infame, pettena franxe (lesbica in senso dispregiativo), schifo, camionista, spero che in coda non ci siano troppi zingari prima di me, se arriviamo in consiglio finisce male.”

Amorevoli parole che la consigliera del comune di Venezia, Camilla Seibezzi, ha dovuto leggere sul profilo Facebook di un suo “collega” di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, non nuovo a questo di aggressioni verbali ai danni delle persone LGBT.

Ma la cosa ancora più grave è che mentre elencava gli insulti rivolti alla sua persona, solo perché donna omosessuale, il presidente del consiglio comunale l’ha stoppata. Seibezzi, per protesta, ha lasciato l’aula. Tutto questo accadeva durante la commemorazione del presidente Mandela, da cui evidentemente il centro-sinistra (e men che mai la destra becera) nulla ha imparato. Solidarietà umana e politica alla consigliera, “rea” di voler vivere la sua vita nella dimensione della dignità umana.

Ma non è tutto.

Al Parlamento Europeo si discuteva, in questi giorni, di approvare una risoluzione che chiedeva il diritto all’interruzione di gravidanza in luoghi pubblici e clinicamente sicuri (ovvero, strutture ospedaliere dove vengono rispettati gli standard igienici).

Questo provvedimento non era voluto per incrementare le pratiche abortive, ma perché anche grazie alle politiche restrittive delle destre in vari paesi, sta aumentando l’aborto clandestino.

Indovinate chi ha fatto fallire la cosa, mandando in minoranza la risoluzione? I cattolici del Pd, un drappello di integralisti religiosi capitanati da elementi quali Patrizia Toia, Silvia Costa e Vittorio Prodi. Grazie a questa gente, adesso migliaia di donne in Europa non avranno il diritto all’assistenza garantita per legge a livello comunitario. Ciò significa che si incrementeranno le pratiche clandestine, soprattutto laddove vi sono forti concentrazioni di donne migranti.

Il provvedimento, tra l’altro, rischiava di aprire secondo questi signori alla fecondazione per le donne omosessuali. E si sa, quando c’è da difendere la norma eterosessista (e di fare un dispetto a gay e lesbiche) cattolici e destre becere sono sempre in prima linea.

Peccato che il “rispetto” per la “vita” di questa gente non coincida col rispetto per la vita di milioni di persone. E chissà perché, dentro certi ambienti clerico-conservatori, si sente l’esigenza di insultare le persone LGBT e di mandare le donne dai macellai per tutelare famiglie che mai accederebbero a certe pratiche di civiltà.

Chissà perché l’alleanza di cattolici e fascisti ha bisogno dell’odio verso donne e omosessuali per portare avanti le proprie istanze.

E chissà che Renzi, nuovo segretario del Pd, non metta fine anche alle carriere politiche di chi, a Strasburgo, lavora in direzione dell’odio.

L’incantevole Crimi e il MoVimento 5 Sberle

Visto che gli piace tanto storpiare i nomi, facciamolo anche con loro, per par condicio.

A cominciare dal partito, che per me da ora in poi sarà il “MoVimento 5olo Sberle” (o MoVimento 5 Sberle), visto che oltre l’insulto, l’arroganza, l’intransigenza, la superbia e l’analfabetismo politico non sanno proprio andare.

Riguardo agli eletti, poi, a cominciare dal capogruppo al Senato.

Da oggi lo chiamerò l'”incantevole Crimi”.
Perché si trasforma a comando.
Solo che la bacchetta magica la usa Beppe Grillo…

E adesso mi aspetto orde di manganellatori da mouse simpatizzanti per Casaleggio, Grillo e quella pattuglia di marionette mandate in parlamento a dire “tutti a casa”. Come hanno fatto con Fiorello. E poi, magari, diciamo fascisti (solo) a quelli del PdL…

P.S.: riguardo alla foto, le stelle ci sono già, e non sono solo cinque. La chioma è quella di Casaleggio.

Addio professoressa

Quando in classe, ai miei allievi e alle mie allieve, parlo di Rita Levi Montalcini, lo faccio per un insieme di ragioni.

Innanzi tutto, perché era una donna, un premio Nobel, un esempio di impegno nonostante le avversità della vita: la dimostrazione che lo studio, la cultura e il sapere sono cose che, ancora oggi, possono renderci fieri di essere, prima ancora che italiani, delle persone. Di questi tempi, e credo di interpretare il pensiero di molti, non è poco.

Ne parlo perché era ebrea, perché il regime fascista la allontanò dall’università, perché ha pagato, sulla sua pelle, il segno ignominioso della discriminazione, dell’emarginazione, le conseguenze più tragiche della stupidità e della follia umane.

Ne parlo perché aiutava i partigiani a nascondersi e li curava, in segreto, mentre l’Italia era in mano ai criminali nazi-fascisti. Lei seppe combatterli con le due uniche armi che aveva: il coraggio e la scienza.

Ne parlo, e ne parlerò ancora, perché era una persona che aveva una grandissima coscienza civica, democratica e politica. Perché era un esempio luminoso di laicità. Perché in un paese come il nostro, consegnato quotidianamente dalla politica nelle mani del vescovo di turno, persone come lei sono sempre più rare da trovare nelle istituzioni.

Per tutte queste ragioni ho sempre parlato di lei, durante le ore di educazione civica: perché rappresenta, con la parabola di vita, un esempio umano altissimo per poter parlare di condizione femminile, di minoranze, di laicità, di antifascismo. Valori che la Repubblica sta perdendo, in mano a questa pletora che si distingue per arrogante inettitudine.

«L’assenza di complessi psicologici, la tenacia nel seguire la strada che ritenevo giusta, l’abitudine a sottovalutare gli ostacoli – un tratto che ho ereditato da mio padre – mi hanno aiutato enormemente ad affrontare le difficoltà della vita.»

Addio professoressa Levi Montalcini. Lei è sempre stata, per me, un grande esempio. Lo dico senza retorica. Lo dico con le lacrime agli occhi.

Italia-Spagna: bella gente al Circo Massimo

Si legge su Repubblica che «tra le bandiere italiane che sventolano al Circo Massimo a Roma durante il primo tempo della proiezione della finale Italia-Spagna spuntano anche una bandiera con una svastica accompagnata da saluti romani e una con il volto di Mussolini».

Si ringraziano, nell’ordine:

1. gli imbecilli, purtroppo sempre troppo numerosi (e a Circo Massimo ce ne erano alcuni di troppo);

2. la polizia che, nonostante la leggi vieti questo tipo di manifestazioni di pensiero, non è riuscita a impedire che si manifestasse questa vergogna all’Italia davanti al mondo intero (anche se va detto che il responsabile è stato, in seguito, arrestato, come si può leggere su Roma Today);

3. i tifosi che, troppo occupati a vedere la partita, non hanno pensato di far abbassare quei vessilli ignobili.

Tutta questa storia dimostra, per altro e in modo egregio, quanto le coscienze possano essere drogate e annichilite di fronte a un pallone. A tal punto da non (voler) vedere eccidi di animali, l’omofobia dei nostri paladini e, last but not least, le forme di fascismo strisciante che, a quanto pare, trovano fertile humus in contesti come questo.

Ma Alessandra Mussolini fa vedere ai figli come fa sesso?

Lo scorso 19 marzo, ad una trasmissione televisiva, Anan Paola Concia si è confrontata Alessandra Mussolini che, con la grazia che la contraddistingue, si è scagliata decisamente contro l’omogenitorialità.

Per la nipote del duce – quello che ha mandato i gay al confino, gli ebrei ai forni e una nazione intera alla rovina – è inconcepibile sia che una coppia gay ricorra all’inseminazione, sia che adotti.

La motivazione? «Un figlio» e cito testualmente «che vede due uomini che si rotolano nel letto» quale trauma potrebbe accusare?

Adesso, io non so il motivo della preoccupazione della signora Mussolini. Sono figlio di una coppia eterosessuale e i miei genitori non mi hanno mai fatto assistere ai loro atti intimi. Proprio perché la sessualità è una dimensione privata. L’ho appreso dai miei. Se un giorno dovessi aver figli, mi comporterei allo stesso modo.

Mi chiedo come mai Alessandra Mussolini si preoccupi proprio di questo aspetto. Non vorrei che facesse vedere ai suoi figli come, e la cito ancora, si rotola sul letto col marito. No perché a me fa schifo solo pensare l’ipotesi, per assurdo, che mostri i suoi atti sessuali a dei bambini.

Oggi su Gay’s Anatomy: “Parole in libertà o libertà di parola?”

Il caso Annunziata ha suscitato feroci polemiche, sia all’interno del movimento LGBT, sia nella società più in generale, sia tra i lettori di questo blog.

Una parte dell’opinione pubblica sostiene che quanto detto dalla giornalista è abominevole e irricevibile nella sua interezza. Un’altra parte, invece, si appella al diritto di libertà di parola.

Sempre sullo stesso tema, si possono ricordare le recenti parole di Ciarrapico, che parla proprio di deportazione di gay durante il fascismo. Sarebbe interessante capire come si comporterebbero i fautori della libertà di parola – o sarebbe più corretto dire delle “parole in libertà”? – di fronte a tali dichiarazioni…

Siamo sicuri che confondere la possibilità di dire ciò che pensiamo con la facoltà di pronunciare tutto ciò che ci passa per la testa sia funzionale alla democrazia?

C’è, in altre parole, una differenza, fondante per il concetto stesso di società, tra caos e equilibrio? Il diritto di libertà di parola verso quale dei due opposti tende?

Il resto potete leggerlo e, ovviamente, commentarlo su Gay’s Anatomy.

Cosa Bianca: l’ombra del Vaticano sulla politica italiana

Facciamo un passo indietro.

Quello che pochi sanno è che quando nacque il primo Partito Popolare, ad opera di don Luigi Sturzo, si voleva fondare non tanto un partito cattolico bensì di cattolici, indipendente dalla chiesa e aconfessionale (come si legge in F. Catalano, Storia dei partiti politici italiani, Eri, Torino, 1965, pp. 307-308). Un soggetto con un programma chiaro su lavoro, nel nome dell’armonizzazione sociale tra industria e lavoro retribuito, tra lavoro in fabbrica e lavoro in campagna, tra esigenze sociali collettive e rispetto della proprietà privata. Come diremmo oggi, un partito riformista, lontano dal concetto di lotta di classe: un partito di massa.

Sempre in pochi sanno che, una volta andato in parlamento – e siamo agli inizi degli anni ’20 – quel partito vide paralizzata la sua azione politica tra chi intendeva l’azione del partito in senso clericale e conservatore e chi, invece, voleva portare un rinnovamento in una società in profonda trasformazione, che da pochi anni aveva aperto i seggi elettorali, e la democrazia, al suffragio universale maschile e alle classi operaie che si volevano sottrarre all’altro astro nascente della politica italiana, il Partito Socialista.

Poi venne il fascismo. E poi, dopo più di vent’anni e una serie di guerre sanguinose e sanguinosissime, dopo la fine dello stato di diritto, dopo un’alleanza con una Germania di cui portiamo ancora l’onta e la vergogna, rinacque la democrazia in Italia.

A sinistra c’erano il PCI e il PSI, a destra i liberali e i neofascisti, al centro non più il PPI, ma la Democrazia Cristiana che, pur figlia del partito di Sturzo, e seppure più laica rispetto agli attuali partiti al potere, vedeva nella fine dell’aconfessionalità e nel richiamo diretto ai valori del Vaticano la sua ragion d’essere (M. Ridolfi, Interessi e passioni, Bruno Mondadori, Milano, 1999, pp. 383-384).

Era il 1944 quando la DC vide la sua conformazione. Da qui, torniamo a oggi, non senza un rapido sguardo su Tangentopoli e la fine della prima repubblica.

Oggi, infatti, non esiste più un partito unico dei cattolici. Questi sono redistribuiti, in misura varia, tra il partito democratico, l’UdC e il PdL.

Guardiamo al pd, alla sua vocazione di partito di massa, interclassista, lontano dal concetto di lotta di classe – e questo non è necessariamente un male – e, come il PPI pre-fascista, impantanato sulle questioni della sua identità nell’azione parlamentare.

Poi guardiamo al futuro, dopo aver letto un articolo su Repubblica in cui si parla di un vertice segreto per la nuova Cosa Bianca, un partito che il Vaticano in primis vuole – addirittura scatenando i mal di pancia della CEI per ingerenza negli affari dello stato italiano – chiamando a raccolta i cattolici di quei tre partiti sopra citati.

La strategia: unire l’elettorato cattolico sotto una nuova sigla.
Il modello: la DC.
Il fine politico: realizzare il programma politico del Vaticano nella nuova Italia post-berlusconiana.

La nuova Italia che, ricordiamolo, dovrà dare risposte serie a domande quali il trattamento di fine vita, le nuove tecniche di fecondazione assistita e di neo-genitorialità, le adozioni ai single, la riforma del diritto di famiglia, la libertà di ricerca scientifica, la regolarizzazione delle nuove situazioni affettive della società moderna.

E, per quello che riguarda il mondo GLBT: il matrimonio per tutti, la legge contro l’omofobia e la lotta al bullismo omofobo, una nuova politica sulle transessualità, l’omogenitorialità, ecc.

Ieri il PPI lasciò lo spazio politico a un attore forte, Mussolini, che seppe conquistare i favori della chiesa, coi costi sociali, umani, politici e democratici che tutti conosciamo.

Oggi abbiamo un pd debole e senza identità, con correnti interne che lo logorano, la sua falange cattolica che dialoga con la destra per costruire un nuovo soggetto politico e il Vaticano il quale, presagendo la fine di Berlusconi, non vuole abbandonare la sua egemonia politica sul parlamento italiano.

Sullo sfondo di tutto questo, un progetto politico nuovo (per così dire) rispetto alla crisi di un modello politico (il berlusconismo) non più affidabile.

Qualcuno parlerebbe di corsi e ricorsi, pur nell’originalità del presente. E con tutte le ombre di un futuro che, se così si prospetta, non lascia intravedere nulla di buono per le minoranze politiche, sessuali e culturali del nostro paese.

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pubblicato su Gay.tv

pubblicato su Nazione Indiana