Oggi sul Fatto Quotidiano: “Utero in affitto, cattivi genitori e…”

il “caso Gammy” scuote l’Australia

Siamo alle solite. E il solito prete dalle colonne dell’Huffington Post mette il becco in fatti che non dovrebbero riguardarlo, quali maternità surrogata, genitorialità e autodeterminazione. Ne scrivo sul Fatto Quotidiano, rispondendo a tal Paolo Padrini:

Premesso dunque che si può essere genitori e anche parecchio delinquenti, ci sono almeno due aspetti per me inaccettabili dell’articolo di Padrini. Innanzi tutto, il suo tentativo di partire dall’enormità della mercificazione del corpo femminile (e qui siamo perfettamente d’accordo) per arrivare alla riduzione donna-madre, soprattutto quando dice: “La donna è donna, nella sua integrità, nella sua capacità potenziale di persona integrale, accogliente, sacra. […] L’utero non è uno strumento per la donna, non è un contenitore nel quale si realizzano meccanismi puramente biologici. E la donna non è una produttrice di figli, ma una madre”.

E ancora:

quando si blandisce il criterio di selezione della prole come atto disumano, andrebbe ricordato al sacerdote che la stessa cosa avviene nei confronti dei/lle giovani persone omosessuali e transessuali, che in molti casi – poiché non previste dalla morale comune e imposta dall’alto, Vaticano in primis – vengono cacciate da casa ed esposte a tutti i rischi che una vita senza la protezione della propria famiglia può comportare.

Per il resto, potete leggere il mio articolo sul Fatto on line.

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Family Pride

Sono stati i giorni dell’Onda Pride e ho fatto come una trottola, tra Roma, Palermo e Catania.

Avevo in mente di scrivere un post sulle emozioni, il valore politico del fatto che dieci città scendano in piazza tutte insieme, ecc.

Poi ho pensato che due immagini potevano raccontare al meglio questa settimana appena trascorsa.

Questa, per cominciare:

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famiglie orgogliose…

E quest’altra:

famiglie da pride

famiglie da pride

E come ho già scritto altrove, credo che si possa commentare così: noi persone LGBT siamo per un’unica forma di amore, quello vero. Altre parole sono superflue. Così come certi silenzi.

Casini: matrimoni gay? Una violenza della natura

Diritti civili e matrimoni tra persone dello stesso sesso? Ecco cosa ne pensa Pierferdinando Casini, leader dell’UdC:

Roma, 20 LUG (il Velino/AGV) – «Se si tratta di stabilire delle garanzie giuridiche per coppie di conviventi, eterosessuali o omosessuali, credo che si tratti di un fatto di civiltà. Ma il matrimonio fra gay è un’idea profondamente incivile, non di frontiera di progresso». Lo ha detto Pier Ferdinando Casini nel suo intervento alla direzione dell’Udc, che l’ha definito «una violenza della natura sulla natura». Quanto alle adozioni delle coppie omosessuali «è più forte la volontà di due uomini o donne di avere una maternità, che prevale sulla tutela del bambino. Ma noi siamo dalla parte del bambino», ha affermato Casini. «Le nostre idee non sono oscurantiste, ma di progresso, civiltà e rispetto dei più deboli» ha concluso il leader Udc.

Chissà a quale bene superiore pensava Casini quando ha fatto eleggere in parlamento persone come Cuffaro, già indagato per rapporti con la mafia. E sempre questo signore, ricordiamolo, ha portato ai ranghi più alti della politica personaggi discutibili come Saverio Romano. Possiamo credere che le sue doti politiche, raffinatissime nello scegliere il peggio, stiano alla base anche di queste argomentazioni omofobe.

Un’ultima considerazione sul bene dei bambini: onorevole Casini, quando il suo partito votava per i finanziamenti delle scuole private – sottraendo le risorse all’istruzione pubblica, per altro in violazione alla nostra Costituzione – ha pensato che i figli di milioni di coppie che non possono permettersi di pagare le costosissime rette dei diplomifici cattolici? Ha pensato al bene di infanti e ragazzi/e che saranno costretti/e a studiare in scuole fatiscenti?

Casini, un consiglio spassionato: smetta di fare politica e si dedichi ad attività socialmente meno dannose. Lei per questo paese ha già fatto abbastanza, a cominciare dall’aver contribuito a portare in parlamento indagati e i responsabili del peggior berlusconismo. A cominciare da chi lo ha creato.

Bindi e il “voi” segregazionista

Direttamente da Piovono rane, il blog di Gilioli:

Fra le varie corbellerie gridate l’altra sera da Rosy Bindi a Roma la più rivelativa e la più agghiacciante è il ‘voi’: «Anni addietro mi hanno convocato una piazza contro per aver provato a dare un riconoscimento giuridico a voi e alle vostre relazioni affettive»

Voi, i gay, le lesbiche.

Per Bindi la questione di dare uguali diritti civili a tutti i cittadini indipendentemente dal loro orientamento sessuale è un problema che riguarda loro, i diversi. Non riguarda gli altri, i normali. Che generosamente, se vogliono, possono concedere qualcuno dei loro diritti – ma non tutti – anche agli altri.

Un po’ come se, si parva licet, la questione delle leggi razziali nel ‘38 fosse stato un problema degli ebrei, e non di tutti gli italiani. Come se le discriminazioni contro i neri negli Stati Uniti, nella prima metà del secolo scorso, fosse stata una questione che riguardava solo i neri, e non tutti i cittadini americani.

È questo il grande solco che ci separa, signora Bindi.

Io credo invece di non potermi sentire davvero libero se liberi non sono tutti gli altri.

Proprio come – trasposto dai diritti civili a quelli sociali – non mi sento davvero felice di avere un lavoro e un reddito dignitoso se non ce l’hanno anche gli altri.

Che poi mi perdoni, signora Bindi, ma questo è proprio l’abc dell’essere di sinistra.

Aggiungo che il “voi” è un atto di allontanamento linguistico, una parola segregazionista. Così come segregazionista, vero e proprio apartheid giuridico, è la legge che pensa di fare per discriminare le coppie di gay e lesbiche: minori diritti rispetto alle coppie eterosessuali, in una situazione di minorità giuridica sancita per legge.

Proprio per queste ragioni, Rosy Bindi rappresenta un’anomalia non solo italiana, ma per il concetto stesso di democrazia, al pari di Berlusconi. E ugualmente a lui, è inadatta a governare. In un paese realmente civile, non sarebbe degna di rappresentare nemmeno il più derelitto dei conventi di periferia. Qui è presidente di un partito che dice di voler governare il paese. Con gente come lei, signora Bindi, dubito che ci riuscirà.

La famiglia di Callie, l’omofobia di Toia e Costa

La dottoressa Calliope Torres è bisessuale. Ed è sposata con la dottoressa Robbins, Arizona Robbins, che invece è lesbica. Insieme, hanno avuto una figlia con Mark Sloan, amico e ex amante di Callie la quale è stata pure sposata con George O’Malley. La bimba si chiama Sophia.

Stiamo parlando di una storia di fantasia, perché questi personaggi esistono solo in tv, nella serie intitolata Grey’s Anatomy, e sarebbe vista come diabolica da qualche ben pensante e ben più di un deputato della Repubblica Italiana.

Come Patrizia Toia e Silvia Costa, ad esempio, europarlamentari del PD che di recente, dalle colonne di Europa, hanno lanciato l’ennesimo attacco contro le famiglie formate da gay e da lesbiche.

Cosa dicono persone come queste due signore, è ben facile da comprendere: la società, per questa gente, si fonda sulla famiglia, quella formata da uomo e donna, in procinto di procreare. Meno chiaro è a cosa mirano questi discorsi. Cercherò di capirlo insieme a voi.

L’articolo 29 della Costituzione, infatti, definisce la “famiglia” come società naturale fondata sul matrimonio. Non definisce la società nella sua interezza, ma una parte di essa e in una delle sue aggregazioni possibili.

I cattolici integralisti, corrente alla quale evidentemente si ispirano le due eurodeputate, non vedono nessuna differenza tra società e famiglia. Si è dentro la società perché si fa parte di una famiglia. Quella, manco a dirlo, prevista dallo schema eterosessista: padre (non importa se padrone), moglie (non importa se ridotta a incubatrice) e figli (chiamati a ripetere questo schema all’infinito).

Per cui le coppie non sposate – non importa se gay, lesbiche, eterosessuali, non importa se con figli – non rientrano in quello schema e, quindi, non sono famiglia. E se non sono tali, stanno ai margini della società o al di fuori di essa.

Ora, poiché di tutte le categorie possibili sono proprio i gay e le lesbiche quelle che lottano per l’estensione di diritti specifici attraverso il matrimonio e le unioni civili, ne consegue che certe affermazioni di principio sono funzionali a lasciare fuori dalla società milioni di persone GLBT.

Patrizia Toia e Silvia Costa – ma insieme a loro Rosy Bindi, Pierferdinando Casini, Angelino Alfano, Rocco Buttiglione e molti altri ancora – hanno una precisa responsabilità storica in questo. Un giorno verranno ricordati alla stregua di chi, un tempo, discriminava gli ebrei o non voleva concedere la libertà ai neri degli USA o del Sud Africa. Qualcosa di culturalmente vicino, ideologicamente parlando e in estrema sintesi, ai nazisti e al Ku Klux Klan.

Oppure, potrebbero essere ricordati, nell’immediato, e tutti loro senza alcuna eccezione, come gli ispiratori o i mandanti morali delle aggressioni che, ormai regolarmente, si consumano a danno del popolo arcobaleno. Come è successo ai ragazzi recentemente “riconosciuti come omosessuali” in una discoteca del varesotto, e quindi prima pestati dalla security e dopo allontanati dal locale. Forse i buttafuori di quel luogo la pensano esattamente come le due eurodeputate del PD: se i gay non fanno parte della società, non hanno nemmeno il diritto a ballare.

Per le stesse identiche ragioni, la madre di Callie ha ripudiato la figlia. Perché cattolica, come le eurodeputate in questione, e come Alfano, Buttiglione e Casini. Per la madre della dottoressa Torres la famiglia, e quindi la normalità, e quindi il diritto al rispetto, è una sola.

Callie invece ha Arizona. E Mark. Ha Sofia. E ha amato George. E ha un padre che le vuole bene davvero, nonostante la moglie. E ha una ex suocera, la mamma di George, anche lei molto cattolica, che l’ha abbracciata dopo aver saputo della sua bambina. Piangendo, insieme a lei, per la gioia.

Adesso, questa serie è un prodotto di fantasia, ma la storia di Callie è una storia vera, perché queste cose accadono di continuo, in tutto il mondo, anche a persone a me vicine.

E mi chiedo, tra lo schema rigido ed escludente di Toia, Bindi e Alfano, e le situazioni come Grey’s Anatomy – quelle che accadono davvero intendo – dove ci sia più affetto, più coraggio, più protagonisti reali a testimoniare al mondo e a Dio, sempre che esista, che la famiglia non è una sola. Che c’è, sempre, dove c’è amore.

Le coppie gay sono “famiglia”: anche la Cassazione dice sì

Leggendo il Corriere on line: la Cassazione, oggi, ha stabilito che

Le coppie omosessuali, se con l’attuale legislazione ”non possono far valere il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio celebrato all’estero”, tuttavia hanno il ”diritto alla vita familiare” e a ”vivere liberamente una condizione di coppia” con la possibilità, in presenza di ”specifiche situazioni”, di un ”trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.

Repubblica ci fa sapere, per altro, che «il verdetto è arrivato a conclusione di un iter giudiziario avviato da una coppia gay della provincia di Roma che si era sposata all’Aja, in Olanda, e chiedeva la trascrizione dell’atto di nozze in Italia».

Ottima notizia, direi.

Paolo Patanè, presidente di Arcigay, spiega le ragioni per cui questa sentenza è storica e cioè:

• le coppie omosessuali, secondo la Corte, hanno il diritto di essere considerate famiglia a pieno titolo sotto il profilo culturale e giuridico;
• tali coppie possono ricorrere ai giudici per richiedere i diritti che il Parlamento non vuole ancora dare;
• il matrimonio non è una prerogativa esclusiva degli eterosessuali.

Mi limito a far notare che – dopo la sentenza 138 della Corte Costituzionale del 2010 e il voto del Parlamento Europeo di qualche giorno fa – nuovamente il mondo del diritto allarga la legittimità giuridica all’amore tra le persone dello stesso sesso.

Si mettano il cuore in pace sua santità, la chiesa tutta e i suoi galoppini in Parlamento e dentro i partiti e in particolar modo Casini, Giovanardi, Buttiglione, Bindi, Alfano, Bersani, D’Alema, ecc.

Questa gente deve capire una verità evidentissima: il mondo va avanti e riconosce i diritti alle minoranze, tutte. In Italia – patria di ogni ritardo culturale – chiesa, UdC, PdL e i cattopiddini rimangono ancorati al Levitico.

La società civile prenda atto di tale evidenza, di questo bivio tra progresso e barbarie.

Famiglie e matrimonio gay: tutte le bugie del Giornale

Non fatevi ingannare dalla parole del Giornale. Sappiamo tutti di che cosa sono capaci le testate berlusconiane. Hanno raccontato per anni menzogne e favole. Prima tra tutte: in Italia non c’è crisi, è solo la sinistra che gufa. E invece…

Adesso, dopo le parole, inutili e offensive – come lo è, politicamente, chi le ha pronunciate – di Angelino Alfano e dopo il rilancio di Rosy Bindi, diversa dal segretario del PdL solo perché di sesso diverso, ma non certo meno omofoba, arriva il titolo del quotidiano diretto da Sallusti.

Cosa è successo in realtà? Molto semplice: il Parlamento Europeo ha votato un provvedimento che obbliga i paesi dell’UE di non dare «definizioni restrittive di famiglia».

Cosa significa? Alcuni stati, a cominciare dall’Italia, per vietare il riconoscimento delle unioni civili e dei matrimoni allargati a gay e lesbiche vogliono affermare che il concetto di famiglia è uno solo, quello fatto da un uomo e una donna sposati e con prole. Se l’istituto familiare è solo quello, ne consegue, tutte le altre in realtà non esistono, perché non sono “famiglia”, e quindi non devono essere garantite.

Il che è falso. Dove c’è un legame affettivo e un progetto di vita c’è famiglia. Due anziani che si sposano o si risposano, un genitore con prole (si pensi ai casi di vedovanza o ai casi in cui il/la partner si defila dall’accudimento), una coppia non feconda, una coppia di persone dello stesso sesso… la società moderna ha declinato al plurale quel concetto.

Le destre retrive, confessionali, integraliste, radicali ed estreme – tra cui quelle italiane, rappresentate da partiti quali UdC, PdL e Lega – vogliono invece imporre un unico modello familiare, quello eterosessista.

Il voto del Parlamento Europeo, quindi, sancisce un principio fondamentale: non esiste più una sola famiglia, ma le famiglie. In tal senso, gli stati non possono definire rigidamente un solo concetto di istituto familiare e men che mai per impedire il riconoscimento degli altri. E, ovviamente, niente cambia per chi intende sposarsi in modo “tradizionale”.

Con il modello che tanto piacerebbe ad Alfano, a Bindi, a Bossi e a Casini, invece, verrebbero garantite solo alcune fasce sociali.

Con questa nuova risoluzione saranno garantite tutti/e i/le cittadini/e d’Europa. Continueranno a esistere le famiglie composte da coniugi eterosessuali, mentre verrà garantito il diritto di esistenza alle nuove famiglie. Nessuno imporrà niente a nessun altro. E nessuno dovrà sposare un gay contro la sua volontà!

Il Giornale mente e sa di mentire. La sua politica è quella di sviare l’attenzione pubblica, attraverso atti di terrorismo mediatico, con il solo scopo di nascondere il tragico fallimento di vent’anni di berlusconismo. Per cui, ripeto, non fatevi ingannare. L’Europa ci dice qual è la direzione giusta: dall’altra parte ci sono ancora interessi sordidi e intenti discriminatori.

Cancellieri contro noi lavoratori migranti: e la casta applaude

Vorrei fare notare alcuni aspetti sull’infelicissima frase di Anna Maria Cancellieri, il ministro dell’Interno, che sulla riforma del lavoro ha così sentenziato:

«Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà.»

Bene, se la signora Cancellieri ha detto realmente queste parole, dovrebbe dimettersi all’istante, perché dimostrerebbe di ignorare la realtà italiana, caratterizzata da una grande immigrazione di giovani da sud verso il nord, o dal contesto nazionale verso l’estero.

Per altro, Cancellieri dovrebbe ricordare al suo governo, di matrice cattolica e ultra-conservatrice, che non siamo noi “mammoni” a proporre il valore della famiglia come unico possibile. Se in questo paese ci fosse una reale politica basata sull’indipendenza economica dei singoli – come succede altrove, con assegni per gli studenti fuori sede, tanto per dirne una – migliaia di giovani sarebbero più inclini a lasciare il nido familiare, unico vero paracadute sociale, per tentare una carriera autonoma e indipendente.

Ignora, infine, questo governo assieme ai suoi rappresentanti, la matrice affettiva e, di rimando, anche economica del voler vivere, quando è possibile, vicino alla famiglia di origine. Siamo in un paese che non concede nulla alla vecchiaia, che taglia le pensioni, che non assiste i soggetti a fine vita. La presenza di un figlio, a volte e in certi casi, si traduce in una drammatica necessità.

Se i figli vivono lontani, ci si ritrova di fronte al dilemma di abbandonare i genitori – che magari li hanno aiutato in situazioni di precariato lavorativo – alle cure, sempre amorevoli e sicuramente mai dispendiose, di qualche istituto per anziani oppure di lasciare il lavoro per assistere i propri cari.

Il ministro, da sempre abituato a vivere negli agi di una professione che le ha consentito una vita più che dignitosa, non si rende conto della realtà italiana, fatta di precariato, di sacrifici, di quotidiana lotta per la dignità della persona.

Quest’affermazione, che oltre ad essere offensiva è allo stesso tempo volgare, ha avuto il plauso di personaggi il cui curriculum fa il paio col concetto di sacrificio: come Claudio Cicchitto, noto per aver lavorato nelle miniere del Belgio, Emma Bonino – che tra un salvataggio e l’altro della peggior compagine berlusconiana si è spaccata la schiena, si sa, nelle fabbriche della OMSA – e del finiano Raisi, compensato del suo duro e usurante lavoro con le magrissime risorse imposte dallo stipendio da parlamentare.

Sarebbe interessante, infine, vedere a quanti chilometri e con quale emolumento lavorano i figli di tutti questi personaggi citati. Giusto per dare il buon esempio.

***

P.S.: chi scrive ha cominciato con la carriera universitaria, durata sette anni. Dopo la riforma Gelmini, tagliate le risorse all’accademia, ha preferito trasferirsi a cinquecento chilometri di distanza pur di lavorare, facendo, per altro, un lavoro poco qualificante a livello umano e professionale. La sorella di chi scrive, per le stesse identiche ragioni, è andata a lavorare al nord. Una nostra amica, sempre per questioni legate al lavoro, vive in un’altra nazione. E come questa, altre persone di mia conoscenza.

Alla luce di questo, il ministro Cancellieri dovrebbe semplicemente chiedere scusa, possibilmente con un minimo di senso della vergogna. Non penso di chiedere troppo.

Il pd bolognese con la destra contro le famiglie gay

Una famiglia omoparentale è composta da due mamme o da due papà. Queste coppie hanno figli, o perché li hanno concepiti o perché li hanno adottati (all’estero, qui in Italia non si può) o perché provengono da unioni precedenti.

I figli di queste famiglie vanno a scuola, frequentano le palestre comunali, in alcuni casi anche gli oratori di quei sacerdoti illuminati che vedono l’amore tra le persone e non il “peccato” (presunto e da dimostrare).

I padri e le madri gay hanno a che fare con pappe, influenze, problemi con la matematica, piccole e grandi ansie dei loro bambini (e anche dei loro ragazzi, visto che il fenomeno non è recentissimo).

Si calcola che in Italia siano centomila le famiglie di questo tipo. Esse hanno tutti gli oneri di una coppia con figli e qualche problema in più di quelle regolarmente sposate. Se il genitore biologico muore, ad esempio, lo Stato non tutela il bambino che può essere prelevato dalla sua casa e affidato a un istituto minorile, anche in presenza del genitore affettivo.

Per non parlare degli insulti quotidiani che questi nuclei familiari ricevono ogni giorno da parte di persone come Casini – quello che ha candidato Cuffaro e l’attuale ministro Saverio Romano, indagato per mafia – Buttiglione – cacciato dalla Commissione Europea, perché omofobo – Joseph Ratzinger – accusato di aver coperto diversi casi di violenza sessuale su minori all’interno della chiesa – Rosy Bindi e altra gente di tal risma.

Di fronte a tanta violenza, a tanta ignoranza, a tanto pregiudizio, stupisce la quotidianità di quelle famiglie che accettano con amore i propri figli gay (come quelle di Agedo) e delle altre composte proprio da gay (come le Famiglie Arcobaleno), per niente sterili e capaci di avere e di crescere bambini nel nome del rispetto delle differenze e della dignità di tutti gli esseri umani.

Qualcuno dovrebbe dirlo al partito democratico di Bologna che, in occasione della richiesta, da parte proprio di Famiglie Arcobaleno e di Agedo di entrare a far parte della Consulta per la Famiglia, ha fatto muro proprio con i partiti di destra. Per il pd bolognese, quindi, due genitori eterosessuali che hanno un figlio gay non sono più famiglia. Due gay che hanno figli, non lo saranno mai.

Qualcuno ricordi a certa gentaglia che sa solo comandare, ma non riesce a governare i fenomeni del presente, che c’è famiglia dove c’è rispetto, progettualità e amore. Parole che evidentemente dentro certi partiti sono state dimenticate da tempo.

Che vi piaccia o meno saranno i froci a rendervi liberi

Questo post farà arrabbiare, assai probabilmente, molte persone. Ma andiamo per ordine.
Ho avuto la fortuna di conoscere don Barbero, un uomo straordinario che vive la sua fede di cristiano senza la necessità di scovare il (presunto) peccatore che vive in ogni uomo. Il suo pensiero può essere efficacemente espresso dalle seguenti parole:

“C’è una tradizione secolare che ha eretto il modello eterosessuale ad unico modello. Gli omosessuali sono stati e sono una rivoluzione. Fanno vedere che fuori dal modello esistono diverse possibilità di amore, ma chi ha il potere vuole un modello, solo perchè si governa più facilmente. Quando però l’amore esplode non lo governi più.”

Con Alessandro il Filosofo siamo giunti, per altro, a elaborare, in separata sede, la teoria del carattere rivoluzionario dell’omosessualità. Che non vuol dire che domani arriveranno i carri armati sovietici a mettere la bandiera rossa in piazza San Pietro (anche se quasi quasi…), bensì proprio perché in un mondo che non ammette l’eccezione dalla norma – norma che, ricordiamolo, è una delle tante eccezioni che si è imposta sulle altre con la violenza, trasformando tutto il resto in eresia – fornire un modello di felicità alternativo al grigiore dell’eterosessismo (attenzione, sto dicendo, per l’appunto, eterosessismo e non eterosessualità) scardina diverse certezze.

Ne parlavo per altro con la Adry, giusto l’altro giorno mentre tornavamo a casa da una festa. Noi gay e lesbiche nel nostro processo di crescita proseguiamo il processo della doppia distruzione e della doppia ricostruzione. Gli eterosessuali si rassegnino, loro distruggono e ricostruiscono una volta sola. Perché noi non dobbiamo solo mettere in dubbio il super io – dicesi anche: conflitto generazionale – per cui prendi tutto ciò in cui ti hanno fatto credere mamma e papà e lo metti ferocemente in discussione. Noi, almeno quelli della mia generazione, abbiamo dovuto confrontarci con un modello che non ci ha mai previsti e produrne uno nuovo. Che poi, a ben vedere, e questo ti fa capire quanto in malafede sia chi crede alle parole di un Buttiglione qualsiasi, non è quello di distruggere la famiglia bensì quello di renderla meno stronza. Includere la diversità dando ad essa piena legittimità esistenziale.

Tradotto in termini pratici: portare il mio compagno ai pranzi di famiglia dovrebbe essere accettato allo stesso modo in cui accetti l’idea che si possa cambiar tinta ai capelli. Poi va da sé la tintura può anche non piacerti, ma l’idea che si possa cambiar colore alla propria chioma non genera scompensi e non sfocia in tragedia, ne converrete. Fate le dovute sostituzioni, voi che siete persone intelligenti, e capirete dove voglio arrivare.

Il processo “naturale” di messa in discussione del pregresso del nucleo familiare ci rende individui.
Il processo di ricostruzione di un nuovo modello sociale in cui l’omosessualità – ma anche la transessualità, eh! – abbia diritto di cittadinanza ci rende umani. Perché ci ritagliamo un ambito in cui poter far vivere tutti i nostri affetti, nella loro più assoluta completezza. E attenzione: ho utilizzato le parole “tutti” e “affetti”, che tradotto per quelli di cranio più duro, significa poter stare insieme alla mamma e alla fidanzata (se sei lesbica) proprio in giorni come questi.

[Digressione necessaria, arrivati a questo punto: il sesso, unica cosa a cui pensano certi etero quando si parla di omosessualità, dovrebbe rivestire una dimensione privata. Vero è pure che far capir questo a una “civiltà eterosessista” che ha creato un sistema politico basato sulla tetta facile data in pasto al popolo a partire dalla pubblicità per i chewing gum è impresa quasi vana, ma non impossibile.]

La propria condizione “sessuale” (senza i prefissi etero, omo o altri ancora che la precedono, per intenderci) deve servire per liberarci dal modello che altri ci hanno imposto con l’unico fine di dominarci meglio (e ri-cito don Barbero). Quando sei etero e vedi un mondo di uguali a te è più difficile metterti in discussione. Quando sei omo (o trans) quel modello – quello della pubblicità delle gomme con le tette che poi ti spacciano per famiglia naturale – va naturalmente in crisi. Che vi piaccia o meno, perciò, saranno i froci a rendervi liberi. Non tutti, ovvio, e in intima alleanza con gli etero che non vedano se stessi come i figli del peccato. Ma così è, se vi pare oppure no.

Il fine dell’esser gay (e tutto il resto) dovrebbe dunque esser quello di far aprire gli occhi al mondo per suggerirgli che l’amore libera e l’eros (non carne) sublima. Il mondo di adesso, a ben vedere, sembra avere l’amore come dovere e il sesso come via di fuga. Ciò, per altro, getta una luce nuova sulla castità scelta come rimedio (peggiore del male?) al modello imperante. Ma poi ciò che ne viene fuori sono soggetti come Rosy Bindi e Formigoni. Cioè ragazzi, fate un po’ voi.