Del disagio (e altri demoni)

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Momenti di mattutino disagio:
– mi chiede l’amicizia, ma non ha la foto profilo
– usa la chat di Facebook come se fosse Grindr
– gli dico che non uso Facebook per rimorchiare e lui prova a rimorchiarmi lo stesso
– guardo sul suo profilo e vedo post sessisti, tra cui stangona con coscia lunga in evidenza e la scritta “condividi se non sei gay”
– rimuovo dagli amici e blocco i messaggi.

Poi però dallo psicologo ci vado io.

Un referendum sulle faccine?

Quand’è che la sostituzione della faccina sorridente e coi dentoni, su WhatsApp, è stata sottoposta a referendum popolare?

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E non so voi, ma ho una spiacevole sensazione sui tecnici che si occupano di questo tipo di cambiamenti, su WhatsApp come su Facebook: che abbiano fatto il corso di grafica sul set di un film horror?

Sul razzismo, i migranti delinquenti e su chi ha cominciato prima

5030306091_488c1c7510_oHo condiviso un articolo, sul mio profilo Facebook, riguardo l’aggressione a Catania contro i tre migranti egiziani. «Non sono riuscito a vedere il video. Piccola riflessione: se a difendere la nostra “civiltà” sono questi personaggi, forse è il caso di sostituire i nostri abitanti con persone immigrate. Abbiamo solo da guadagnarci», è stato il mio commento.

Una persona che non conosco si è sentita in dovere di commentare così: «Non li difendo ! e non giustifico ! ma per arrivare a questo mi chiedo cosa abbiano fatto gli altri ? !» (la punteggiatura non è mia). Un’altra, invece, la butta sulla reazione rispetto alla delinquenza e ai soprusi che gli immigrati fanno ai danni della nostra società.

Ebbene, vogliamo affrontare seriamente questo discorso del “ma gli altri cosa hanno fatto?”. Lo vogliamo chiedere a chi ha subito cinque secoli di colonialismo selvaggio? Vi hanno mai detto che i belgi in Congo tagliavano le mani a quei neri che non portavano a compimento il lavoro assegnato (che non era esattamente riempire moduli in un ufficio)? Vogliamo parlare di intere civiltà distrutte, nel corso dei secoli? Di cosa facevano i francesi in Algeria fino a cinquant’anni fa? Si ha memoria di come abbiamo conquistato l’Etiopia, ovvero avvelenando i pozzi? Vogliamo parlare delle logiche del neocolonialismo, dopo gli anni ’60? Di chi ha messo Saddam Hussein in Iraq, i talebani in Afghanistan e di chi arma la mano dell’Isis?

Vogliamo davvero prenderlo questo discorso? Perché quello che oggi arriva nelle nostre coste, nel bene e nel male, è il frutto di tutto questo. Per cui, forse, agitare l’argomento di chi ha cominciato prima e di cosa ha fatto quell’altro, non mi sembra una scelta molto furba.

Meme Gender e dintorni…

Sarà che sono a casa in malattia – per chi non lo sapesse ancora, mi sono fratturato due vertebre e c’è stato il rischio che ci rimettessi l’osso del collo, in tutti i sensi, ma siccome sono dispettoso e non voglio dargliela vinta a sentinelle et similia, sono rimasto in vita, ecco! – e quindi, dicevo, sarà che ho molto tempo a disposizione, ma mi sto divertendo un sacco in questo mio dover rimanere immobile a letto a creare meme per la pagina evento #regalaunavitaaLucioMalan.

Eccone alcuni, con i quali mi sono dilettato:

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silvio

la vastità del gender

gollum

miranda

Se volete vedere tutti gli altri, fatti da me e altre persone, potete visitare la pagina dedicata a Malan.

Se anche voi volete provare a rendere meno noiosa la vita del senatore o quanto meno a farsene una – è proprio ossessionato dai gay, quel pover’uomo! – potete andare qui e seguire le istruzioni su come fare. Io continuo a disegnare on line su gender e dintorni. Mi piace troppo!

Parte sui social la petizione #regalaunavitaaLucioMalan

11062684_842487119191974_4428962986473329445_nScrive migliaia di emendamenti per leggi di cui non si avvarrà mai.
Legge libri di cui non capisce il significato e poi ci fa interrogazioni parlamentari.
Twitta su mafia e Arcigay un po’ a mentula canis.
Ti risponde acido sui social.
Frequenta parlamentari che si vestono peggio di lui (ricordate le camicie di Formigoni?).
Frequenta parlamentari che ti bloccano su Twitter se dimostri di esercitare forme basilari di pensiero (Gasparri docet).
Vota pure per i colleghi distratti, in Senato.
Se la prende persino col Teatro Massimo di Palermo, perché dà il congedo matrimoniale ai suoi dipendenti gay.
Gira, fa (poche) cose, ma soprattutto vede gender. Ovunque.
E, cosa ancor più grave, sbaglia tintura per capelli.

Sorge l’atroce sospetto: ma Malan una vita ce l’ha? Aiutiamolo a trovargliene una. Clicca qui.

***

P.S.: Istruzioni per l’uso:

– condividi sui tuoi social, anche includendo una battuta o un meme
– mettere l’hashtag #regalaunavitaaLucioMalan
– non siate mai volgari, sia benvenuta l’ironia
– invitate i vostri contatti

…e rendiamo meno grigia la vita di quell’uomo!

Messaggio al gregge, dal treno che porta al futuro

schiff_7_optLeggendo qua è là sui social, mi imbatto in frasi come:  “Il giorno dell’approvazione del matrimonio gay in USA ci sono stati tre attentati e voi lì a festeggiare lo stesso”. Detto da chi, magari, se ne fotte tutto l’anno dei problemi del mondo e continua a ruttare birra di fronte a una partita di calcio. Ma va bene così.

E poi ti imbatti anche nel solito “ci sono cose più importanti a cui pensare”, talmente importanti e urgenti che chissà perché chi sta lì al potere da vent’anni e passa non ci ha ancora pensato (e di conseguenza, non ha risolto il problema dell’urgenza). Però poi magari questa gente continua a votare sempre allo stesso modo.

E ancora: “Gli arcobaleni su Facebook? Roba da pecoroni”. Quando poi chi ti fa questi discorsi è gente unita da una fede che chiama “gregge” la propria comunità. La coerenza prima di ogni altra cosa, giusto?

Insomma, cari (catto)omofobi, mi pare che l’abbiate presa bene questa storia dei diritti per le persone LGBT. Ve lo dico io, qui comodamente seduto sul treno che ci porta – tutti e tutte, anche voi – verso il futuro. Si chiama’evoluzione. E questo non mi impedisce, ovviamente, di vedere le disgrazie di questo pianeta e tutte le sue tragedie.

Mi chiedo semmai, voi che avete le chiavi in tasca per la soluzione dei problemi del cosmo, come mai non le abbiate ancora cacciate fuori e risolto le questioni che vi premono così tanto. Non vorrei che a furia di digrignare i denti contro “froci” et similia, abbiate perso di vista l’obiettivo.

I fan club omofobi? Gente che non esiste

La fotografia delle due mamme, che in un momento di gioia decidono di baciarsi davanti la mia telecamera (del telefonino) allo scorso Catania Pride, è divenuta oggetto di curiosità e di attenzione da parte di una non ben identificata dottoressa Ines Brambilla, uno dei tanti fake che popolano Facebook e che – al pari di altri fenomeni di baraccone mediatico, a cominciare dalla famigerata Alida Vismara – portano avanti una crociata antigay il cui unico merito (al netto della portata criminale di certi interventi) è quello di testimoniare le frontiere della demenzialità umana.

Se vogliamo sapere chi (non) è questo lugubre personaggio, basta leggere l’articolo di MeladailaBrianza, che sbugiarda il fake, dimostrando che non è una psicologa, non ha pazienti che segue, che non lavora per nessun centro di psicoterapia.

Vorrei parlarvi invece di come è stata trattata l’immagine da me personalmente scattata:

ancora odio antigay su Facebook

ancora odio antigay su Facebook

ebbene, essendoci stato – contrariamente a “Brambilla” – posso affermare che le due mamme non stanno “amoreggiando”, ma più semplicemente, quando ho chiesto loro di posare per la diretta Twitter di Gay.it, hanno ritenuto opportuno scambiarsi un bacio, mentre ballavano. Un atto per lo più politico, quindi, e non un’effusione.

La piccola creatura non era “esibita”, ma portata a passeggio su un normalissimo passeggino in una manifestazione pubblica e in testa al corteo, lontano dal chiasso assordante delle casse dei carri musicali. Succede in molte altre manifestazioni, con genitori eterosessuali, e nessuno si sogna di dire che i bambini di queste famiglie vengano esposti al pubblico interesse.

La bimba non cerca attenzioni, ma si è voltata perché la mamma che la portava con la carrozzina ha chiamato la compagna, poco più distante, e quindi è stata attratta da quell’invito a raggiungerla. La bambina è stata curata come si conviene per tutto il tempo della manifestazione.

Un bacio dato alla persona che si vuol bene, infine, non è mai volgare. Lo è, invece, la menzogna, l’odio contro intere categorie, le generalizzazioni e la più sostanziale ignoranza nel trattare fenomeni di cui non si conosce nulla.

Concludo facendo notare come questo fake, nella sua pagina, si mostra aggiornatissimo sulle iniziative di Adinolfi, Manif pour Tous e Sentinelle in piedi. Sarà un caso, ma a quanto pare certa gente ha bisogno di gay da odiare e di soggetti psicologicamente imbarazzanti per avere un seguito.

Di fronte a tutto questo, vi faccio notare una differenza sostanziale tra noi e loro: il movimento LGBT va in piazza con la sua visibilità e si manifesta in rete con esistenze concrete. Gli omofobi, invece, hanno bisogno di gente che non esiste. Poi ognuno si faccia la sua opinione.

L’attacco al DGP e la materia dei sogni degli omofobi

il DGP al Roma Pride

La notizia è di quelle brutte e non mi piace nemmeno un po’. La riporto integralmente dal sito del Corriere:

La sera di mercoledì 25 giugno un gruppo di giovani, tra i 15 e i 40 anni, ha lanciato escrementi, cassette di legno, bastoni e ortaggi contro la sede Di Gay Project (Dgp) in via Costantino 82 (zona San Paolo). Al momento dell’irruzione nell’appartamento erano in corso le prove teatrali del laboratorio di Maria Chiara Cucinotta. Gli assalitori gridavano: «Vi diamo fuoco, froci di merda: meritate di morire» . Colti alla sprovvista e terrorizzati gli astanti hanno subito lasciato lo stabile e i balordi si sono dati alla fuga.

L’episodio si commenta da sé. Dalle polemiche sulla legge Scalfarotto a oggi, con le promesse di Renzi sulle unioni civili, il muro di fuoco della chiesa – e le sue pseudo-aperture – insieme ai vari gruppuscoli di estremisti cattolici sparsi qua e là per l’Italia (vero Magdi “Cristiano” Allam?) con l’avallo implicito e inconsapevole dei soliti gay bigotti e moralisti (quelli che il pride è una baracconata, per intenderci) ha prodotto quel lievito che fa presa sulle frange più pericolose e retrive della società.

A quanto pare i vari fan club di spose sottomesse (sempre solo a parole), ex deputati sovrappeso del Pd con l’Edipo irrisolto, Sentinelle sgomente di fronte a libri aperti e Manif pour tous (les homophobes) si danno da fare. Con escrementi e minacce di morte a persone per bene che hanno l’unica colpa di essere LGBT o a noi solidali.

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Facebook è nazi-friendly e omofobo?

Domani, all’Onda Pride, manifesteremo anche per portare solidarietà agli amici e alle amiche di Digay Project e per dire no a chi, di fronte alla bellezza dell’arcobaleno, non può fare altro che maneggiare quella stessa materia di cui sono fatti i loro sogni: la merda.

***

P.S.: colgo l’occasione per consigliarvi di seguire una pagina Facebook che chiede di rimuovere le immagini di odio contro le persone LGBT. Di recente una di queste alludeva ai campi di concentramento proprio contro il Gay Village, organizzato appunto dal DGP. Come vedete, l’odio ha una sua circolarità… I gestori del social network hanno tuttavia ritenuto legittime quelle immagini già segnalate, perché non violerebbero gli standard della comunità. Mark Zuckerberg, a questo punto, dovrebbe essere informato del fatto che la sua creatura sia diventata filonazista. Aiutiamolo quindi a non fare brutte figure.

Cara Angelina, io quel salto l’ho fatto

La discussione nata sui due post precedenti, in giro per la rete, ha prodotto anche i commenti che seguono sui social.

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Lascio a voi ogni considerazione ulteriore.

Ad Angelina, che chissà come mai ha poi rimosso le sue frasi dalla discussione sul gruppo Facebook di Famiglie Arcobaleno, racconto una storia. Quando ero bambino ero bullizzato sia a scuola, sia nella cosiddetta comitiva da condominio. Sono arrivato, ad un certo punto, ad avere allucinazioni uditive, e sentivo gli insulti che mi facevano anche quando non c’era nessuno a farmeli. A casa i miei, allora, non avevano gli strumenti culturali per capire cosa fosse l’omosessualità. Ero attaccato fuori e c’era silenzio dentro casa. Abitano, i miei genitori, ad un quinto piano di un palazzo. Sai, Angelina, quel bambino che ero quante volte ha guardato la finestra del bagno? Ebbene, forse quel tuo invito al suicidio dovevi farlo a quel bambino, venticinque/trent’anni fa. Perché io il salto l’ho fatto, ma verso una vita migliore. E vorrei rassicurarti sui miei genitori: viviamo a distanza, adesso, ma ci sentiamo tutti i giorni e quando torno a casa vengo sempre accolto dal loro affetto.

Non so, infine, Angelina, se sei omosessuale o “friendly”, né mi interessa saperlo, ma dire certe cose al rappresentante di una categoria che salti nel vuoto ne fa fin troppi – vedasi gli ultimi casi romani – forse è un concetto in linea con una certa ottica cattolica, ma è un concetto troppo poco umano.

Io la morte non l’ho mai augurata a nessuno. Tu sì.
Io non credo, tu sì. Sarà un caso? Io non credo. Appunto.

I sudditi di Matteo

verso la sudditanza renziana?

Riporto due commenti che mi sono stati rivolti in una discussione su Facebook sulla riforma costituzionale voluta da Matteo Renzi, supportata dal Pd e suggerita da Berlusconi. Il discorso che cercavo di fare è che certi cambiamenti possono portare a una rapida deriva autoritaria del nostro paese.

Ecco come mi ha risposto il primo dei miei interlocutori: «Il programma di Renzi ha vinto le primarie e la base ha scelto quel programma quindi in democrazia si rispetta e si va avanti con quel programma perché la leadership esiste in tutti i paesi democratici. Renzi non mi sembra abbia fatto un colpo di stato e starà lì fin tanto che la maggioranza lo sosterrà e il partito lo voterà. Fatevene una ragione!»

L’altro: «Caro Dario, te ne devi fare una ragione, gli elettori del PD hanno scelto Renzi, perché per la sinistra novecentesca che sogni tu, non c’è più spazio neppure sui libri di storia.»

Sembra che la parabola renziana sta completando l’involuzione in cui è caduta la società italiana a partire dalla famigerata “discesa in campo” del 1994. Con il leader di Forza Italia, infatti, essa ha subito una metamorfosi in senso di “popolo”. Adesso, con l’ex sindaco di Firenze, quello stesso popolo si sta tramutando in “massa di sudditi”. Massa acritica e che funziona per slogan, purtroppo.

Inoltre: siamo arrivati dove dovevamo arrivare, al “Renzi ha vinto le primarie, adesso governa lui, fatevene una ragione!”. Come se il voto di due milioni di persone (per me illuse, per altro) avesse più valore di elezioni democratiche e regolari. Questi vorrebbero ridisegnare il paese sulla base di un’allucinazione di massa. Andiamo benissimo.