Abbattere il debito pubblico? Schiavizziamo i leghisti! E non solo…

Borghezio ha trovato la soluzione per risolvere il debito pubblico italiano: vendere la Sardegna. Intervistato da KlausCondicio, l’esponente della Lega Nord ha dichiarato la necessità di vendere agli USA o a qualche miliardario russo le regioni-zavorra – ipse dixit – della nostra Repubblica, perché troppo impantanate nei fanghi del malaffare e della criminalità.

Adesso, poiché la nostra Costituzione vieta lo smembramento dello Stato, va da sé che tale pratica è improponibile. Ma visto che va di moda riesumare soluzioni d’ancien régime, credo di poter rilanciare e di controbattere a Borghezio soluzioni che potrebbero risalire all’uso romano, o mediterraneo nella sua specificità. D’altronde io non sono di stirpe celtica, bensì ellenica.

E allora.

Si potrebbe cominciare con la reintroduzione della schiavitù. Il criterio di selezione dei nuovi schiavi andrebbe rintracciato nel loro grado di produttività purché inversamente proporzionale alla capacità di produrre cultura e pensiero. D’altronde abbiamo bisogno di forza lavoro, non di raffinati cervelli. Immaginate quanto la Lega, e il suo elettorato, sarebbero utili in tal senso. Fornirebbero braccia e gambe, temprate dai rigori padani e cervelli freschi, mai scalfiti dal dubbio, dal pensiero critico e dalla capacità di mettersi in discussione. Vere e proprie bestie da soma. Il costo del lavoro si abbatterebbe e le aziende avrebbero una bella boccata d’ossigeno.

La reintroduzione della schiavitù comporterebbe un esproprio delle proprietà dei nuovi schiavi. Anche in questo caso l’elettorato leghista servirebbe il paese in modo più che egregio! Dai vertici all’ultimo degli elettori, le casse dello Stato sarebbero rifocillate dall’introito di denaro – al nord sono più ricchi, si sa – lingotti d’oro, diamanti, ecc.

Poiché non sono razzista e poiché credo che tutta Italia debba servire alla causa dell’abbattimento del debito pubblico, propongo inoltre che lo stesso trattamento venga rivolto a tutte quelle categorie che fino ad adesso hanno parassitato il nostro sistema e il nostro paese, a danno delle persone oneste che ci hanno sempre rimesso. Per cui andrebbero compresi in questo programma di reinserimento sociale altri gruppi quali mafiosi, evasori, politici corrotti, gerarchie ecclesiastiche (quelle che coprono i colleghi pedofili, ad esempio), abusivi di ogni sorta.

Avremmo risolto il problema del debito pubblico, si ridurrebbero le tasse in modo sensibile, circolerebbe una grande quantità di denaro per un numero ridotto di contribuenti e tutti noi avremmo colf, badanti, baby sitter e manovalanza di basso rango gratis in qualsiasi momento del giorno e della notte.

Certo, capiremmo poco del barbaro idioma del picciotto di turno o del militante padano. O saremmo infastiditi dalle idiosincrasie di ex deputati, senatori, assessori e sindaci indagati per corruzione, malaffare, rapporti con le cosche e via discorrendo.

Ma, come si diceva in apertura, basterebbe ridurli al silenzio, applicando un tradizionale sistema dei discendenti delle glorie di Roma, dell’eleganza greca e dei fasti di Firenze: il taglione della lingua. Eviteremmo così di sentire ancora le ricette di Borghezio, i paragoni di Daniela Santanché e scongiureremmo l’eventuale futura barzelletta in caso di ritorno di Silvio Berlusconi. Secondo me il guadagno ci sta tutto.

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Marcegaglia, i ladri e i lavoratori

«Vorremmo un sindacato che lotta anche fortemente con noi per tutelare il lavoro, ma che non protegge assenteisti cronici, ladri e chi non fa bene il proprio lavoro». Emma Marcegaglia dixit.

Provo a cambiare i termini della questione:

«Vorremmo una Confindustria che lotta anche fortemente con noi per tutelare il lavoro, ma che non protegge evasori cronici, ladri e chi non fa bene il proprio lavoro».

Suona male, vero?

I sindacati hanno molto da farsi perdonare. Sono il primo a dirlo. Credo, tuttavia, che tutte le associazioni dei lavoratori – miliardari inclusi – siano il risultato di un sistema basato su clientele e privilegi.

Che Marcegaglia contesti alla parte contrapposta, per altro in modo fuorviante – dalle sue parole emerge una generalizzazione per cui si evincerebbe che i sindacati stessi tutelino fannulloni e criminali: semmai, difendono i lavoratori (o forse dovremmo pensare che per lei le categorie in questione coincidono?) – un sistema da cui anche la sua fazione trae giovamento lo trovo intellettualmente criminale.

Anche questa gentile signora – dopo Padoa Schioppa, Brunetta, Fornero, Monti, Cancellieri e altri miliardari che, prove alla mano, sono parte in causa della situazione in cui ci troviamo – continua ad offendere i lavoratori dall’alto dei propri privilegi. E lo trovo assolutamente irricevibile.