Care sentinelle, Charlie Hebdo vi tratta come terroristi qualsiasi

B6wfEWeIAAMGWwxTutto è cominciato con una vignetta su Charlie Hebdo, pubblicata perché non mi piace vedere come Lega, fascisti e omofobi vari stiano utilizzando la strage di Parigi per i loro orrendi scopi ideologici e razzisti. La vignetta è dedicata a Marine Le Pen, alla quale il settimanale francese ricorda qual è il suo candidato ideale: una montagna di merda.

Si inserisce nella discussione la solita sentinella – brutta cosa non avere niente da fare il venerdì sera, ma quando si è spose, mamme e sottomesse questa è la fine che fai – che mi accusa di “difendere l’islam”. Adesso io capisco pure che educata e cresciuta a dividere il mondo in buoni e cattivi, pensare di essere dalla parte dei primi e finire più o meno inconsapevolmente nella schiera del “chittesencula” non rientra tra le prime cento cose che nutrono bene la tua autostima e ti porta a ulteriori semplificazioni che non giocano a favore della verità, ma qui nessuno difende l’islam, ammesso che questa frase abbia poi un senso. Perché da laico, non difendo alcuna religione (semmai difendo le persone che devono avere la libertà di credere o meno in ciò che vogliono), e perché – dato che per certa gente islam = terrorismo – non posso stare dalla parte di chi uccide, men che mai per chi uccide chi difende la laicità.

Insomma, la signora in questione apre un flame a cui si agganciano le solite squadracce da social network. Decido di non seguirli nei loro soliti deliri (sono come le piattole: te ne becchi una, si moltiplicano a ripetizione e il fastidio è doppio) e li saluto così:

twitter antisentinelle

questa la loro pacata reazione:

germanobastardi

altre sentinelle

annarosa e altro

credo che ognuno possa farsi un’idea, al riguardo.

Andando a vedere i profili di certa gente, anche per capire in quale contesto culturale nascono certe reazioni, credo che sia abbastanza evidente cosa significhi il fondamentalismo religioso, quello di casa nostra. La dinamica è sempre quella: appoggiarsi all’idea di un dio, uno qualsiasi, per fomentare e giustificare il proprio razzismo, l’omofobia, il dileggio, la violenza (fosse anche solo verbale). Non è un caso, a ben vedere, che i fumettisti di Charlie Hebdo trattassero certi estremismi  allo stesso modo in cui trattano il terrorismo islamico. Non è affatto un caso.

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Il M5S e quelli della V maiuscola

Vi racconto una storia. Una storia ormai molto vecchia. Tempo fa militavo in un’associazione. Era un’associazione antagonista, di quelle “dure & pure”. Funzionava così: si era in assemblea permanente. Non c’era un leader. Le decisioni venivano prese in gruppo. Una testa, un voto. Ed erano scelte giuste, perché in quelle quattro mura dove ci riunivamo per decidere i destini del mondo, a guidarci c’era la Verità.

Vi spiego il concetto di Verità – guarda caso anche questa con la V maiuscola, come certi moVimenti – che si respirava lì dentro. Noi eravamo i/le custodi del bene assoluto. Eravamo più avanti di ogni altra rivelazione. Eravamo le sentinelle del pacifismo, dell’antifascismo, dell’ambientalismo, dell’antimafia, del femminismo, dell’antisessismo. Eravamo “ismisti” e anche un po’ estremisti. Eravamo la Rivoluzione. Quella che sarebbe arrivata a cancellare tutto il male del mondo.

Questa Rivoluzione, ispirata dalla Verità, ci poneva di volta in volta di fronte a dubbi laceranti: come quando fummo costretti a confrontarci con l’esistenza dell’AIDS. La Verità, sempre quella con la V maiuscola, ci suggerì che era una bugia cattolica, borghese, capitalista e made in USA per non far scopare i froci. E chi credeva che fosse una malattia, venne chiamato a giudizio, al cospetto di tutti e tutte. La Verità e la Rivoluzione avrebbero dato la giusta ispirazione per far tornare chi cadeva in torto sui passi della ragione. Quando questo non accadeva, chi era in torto poteva liberamente andar via. Perché noi eravamo liberi. Liberi di credere alla Verità e di lottare per la Rivoluzione. E se il dubbio veniva suggerito dalla realtà e se la realtà non coincideva con la Verità, tanto peggio per la realtà stessa. In quei casi però partivano gli insulti, le maldicenze, i sospetti, i veleni. E la persona, dopo tutto questo, era libera di scegliere il bene o di allontanarsi, sempre secondo i suoi desideri.

Poi venne il tempo in cui altre realtà, simili alla nostra ma meno “Vere”, decisero di voler dialogare con noi. Qualcuno di noi disse che forse era il caso di stare a sentire cosa avevano da dire anche gli altri. Ma quel qualcuno venne accusato di esser passato dalla parte della menzogna: venne prima condannato, poi processato e poi lasciato libero di andarsene. Con epiteti quali “borghese” che nella bocca di chi li pronunciava avevano un unico accento: quello del disprezzo.

Vennero i tempi dei PaCS e dei DiCo. Io realizzai che in un momento in cui il mondo cambiava così velocemente sul versante dei diritti, di fronte a quell’epoca storica uguale ad altre così importanti come la questione femminile o la liberazione dei neri, era un suicidio politico disinteressarsi alla cosa. Dissi come la pensavo: noi, che avevamo la Verità, dovevamo utilizzarla per rendere migliore la vita di tutti e di tutte. Fui processato, come altri e altre, e mi fu detto che volevo ricondurre la Verità e la Rivoluzione al servizio del concetto borghese di matrimonio e di famiglia. Che noi volevamo distruggere. L’aveva suggerito la grande presenza della V maiuscola…

Sono passati molti anni, dal giorno del mio processo. E altri ne arrivarono.Venni a sapere, qualche tempo dopo aver deposto la mia armatura dell’esercito della Rivoluzione, che fu detto di me: «è vero che ci ha abbandonato! Ma adesso possiamo dire di essere veramente coerenti col concetto di antifascismo e di lotta alla mafia!». Doveva averlo suggerito qualche voce interiore…

Col passare del tempo – a furia di imporre la Verità – quella realtà così gloriosa ha fatto fuori, nel giro di pochi anni, coloro che non si piegavano ad essa in nome della ragione. Adesso quella realtà non esiste più, al di là delle sue rovine.

Vi racconto questa storia perché leggendo degli ultimi deliri del MoVimento 5 Stelle, vedo le stesse dinamiche. Un primus inter pares che in nome di un non meglio identificato bene superiore veste i panni di voce interiore e decide che tutti/e sono uguali, fino a quando non sopravviene la ragione a scontrarsi col loro destino. Gambaro oggi, qualcun altro ieri… pian piano il partito personale di Grillo e Casaleggio, dove chiunque ha l’illusione di contare davvero qualcosa per il semplice fatto di cliccare su un mouse decisioni già prese dall’alto, si svuoterà per amputazione. Anzi, per qualcosa che con essa fa rima.

Quel bene superiore oggi come ieri, mutatis mutandis, ha come iniziale una consonante scritta bene in maiuscolo. Forse per nascondere tutta la sua pochezza e la sua miseria intellettuale. E anche una certa tendenza a seguire un leader che non si è mai nemmeno proclamato tale.

E se è vero che la storia si ripete, il sacro fuoco che brucia nel tempio non impiegherà molto tempo a trasformarlo in un cumulo di macerie fumanti. È un film già visto, in più di un’occasione.

Identikit dell’attentatore di Oslo. Praticamente un leghista

Da Repubblica on line:

“Single, cristiano, conservatore e anti-islamico” è questo il profilo che tracciava di se stesso Anders Behring Breivik, il 32enne arrestato dalla polizia norvegese e sospettato del doppio attacco che ieri, sull’isola di Utoya e a Oslo, ha causato 91 morti.

La visione di una società chiusa in se stessa, che vede il nemico nello straniero, di “razza” e religione diversa.
Il riconoscere nell’islam il nemico specifico.
Considerare la rovina per il paese (o una parte di esso) chi auspica e opera politiche di integrazione.

Dettami che richiamano il programma politico della Lega Nord in Italia, a ben vedere.

Ovviamente non voglio affermare (né lo penso) che il militante leghista medio sia capace di stragi simili. La differenza tra Anders Behring Breivik e un “padano” qualsiasi sta esattamente in ciò che distingue la tragedia dalla farsa. Ma a ben vedere, quando entrambe si fanno politica – nella versione dell’estremismo e dell’integralismo, di matrice eversiva o di governo – a farne le spese sono le vite degli altri. In un modo o nell’altro.

I recenti fatti di Oslo, in buona sostanza, dimostrano che una visione di società di uguali basata sul mito della “razza” e della “religio” è un modello già bocciato dalla storia. Il perpetuarsi di tali ideali porta agli eccessi che ci fanno (o dovrebbero farci) inorridire, si chiamino essi attentati o respingimenti.

L’idea di una società basata su valori squisitamente cristiani e di specificità etnica – il modello di partiti quali anche l’UdC, in una certa misura, oltre che la Lega, in Italia – se portata alle estreme conseguenze porta al disastro.

Questa storia ci insegna che l’estremismo, di matrice etnico e/o religiosa, non conduce alla felicità e al rispetto della vita umana, alla sua autodeterminazione, alla sua realizzazione. Ancora una volta la cultura di morte che certo integralismo addita alle società laiche – come quella norvegese – va ascritta, invece, a una visione confessionale della società.

Sulla sua pagina Twitter, lo scorso 17 luglio, Breivik ha postato una citazione del filosofo inglese, John Stuart Mill: “Una persona con un credo ha altrettanta forza di 100.000 persone che non hanno interessi”. Se i sospetti della polizia verranno confermati, il “credo” di Breivik ha lasciato dietro di sè, per ora, 91 corpi senza vita.

Non ho altro da aggiungere.