Oggi su Gay’s Anatomy: “Parole in libertà o libertà di parola?”

Il caso Annunziata ha suscitato feroci polemiche, sia all’interno del movimento LGBT, sia nella società più in generale, sia tra i lettori di questo blog.

Una parte dell’opinione pubblica sostiene che quanto detto dalla giornalista è abominevole e irricevibile nella sua interezza. Un’altra parte, invece, si appella al diritto di libertà di parola.

Sempre sullo stesso tema, si possono ricordare le recenti parole di Ciarrapico, che parla proprio di deportazione di gay durante il fascismo. Sarebbe interessante capire come si comporterebbero i fautori della libertà di parola – o sarebbe più corretto dire delle “parole in libertà”? – di fronte a tali dichiarazioni…

Siamo sicuri che confondere la possibilità di dire ciò che pensiamo con la facoltà di pronunciare tutto ciò che ci passa per la testa sia funzionale alla democrazia?

C’è, in altre parole, una differenza, fondante per il concetto stesso di società, tra caos e equilibrio? Il diritto di libertà di parola verso quale dei due opposti tende?

Il resto potete leggerlo e, ovviamente, commentarlo su Gay’s Anatomy.

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Chi vuol esser lieto…

Non si tratta di attesa.

Quello che mi attraversa in questi giorni d’estate non è la speranza di qualcosa di nuovo. Non sento l’esigenza di qualcosa che mi stupisca. Va bene tutto così com’è. E non perché così com’è va poi così bene. Ma ho soltanto deciso di non aspettare. Basta sprecare energie. Basta restare in sospeso, confidando in una risposta, in uno sguardo.

A volte succede che, in una scala di priorità, decidi di tenerti accanto te stesso. Nel nuovo equilibrio che nasce ti fai bastare l’orizzonte del mare, in lontananza, il cantare giusto quelle canzoni e la danza delle tende con la stessa complicità di un vento che ti culla nell’amaca in balcone. E la sufficienza di tutto questo non è un esercizio di volontà, un adagiarsi sulla mediocrità dovuta all’impotenza. È, più semplicemente, uno stato dell’anima che arriva, addirittura, a renderti felice.

Scegliere se stessi, accogliere chi ha qualcosa da raccontarti per poi sapere ascoltare, confrontare opinioni nella scoperta del sapore nascosto della curcuma, ripensando con gratitudine a qualche sguardo fuggevole, acerbo, che ti accarezza con benevolenza.

Per adesso si va avanti così. Di doman, si sa, non c’è certezza. E sti cazzi.