Gay renziani e coerenza a corrente alternata

In questi giorni sto litigando con un alcuni gay di fede renziana o, più genericamente, piddina per le mie ultime considerazioni sulle elezioni europee trascorse. Riassumendo, penso quanto segue.

Il Pd per anni è stato un ostacolo reale al tentativo di qualsiasi miglioramento delle condizioni di vita delle persone LGBT: PaCS, DiCo, CUS, legge antiomofobia sono state battaglie venute dal basso, adottate da qualche grigio burocrate di quel partito e poi svendute al peggiore dei compromessi. E questa è storia.

Queste battaglie hanno ottenuto un solo effetto: creare un clima di sentimenti anti-gay tra la popolazione (si pensi alla recrudescenza dei movimenti omofobi quali “Sentinelle in piedi”, ecc), senza però aver portato risultati tangibili. Di tutte quelle leggi, infatti, nessuna è stata approvata. Ci rimangono, in buona sostanza, solo gli elementi deteriori. Per intenderci, anche in Francia hanno avuto problemi e non di poco conto. Ma almeno hanno ottenuto il matrimonio e per altro da Hollande, che non sembra proprio un’aquila. Chi mi dice perciò che il Pd sia l’unico strumento per conquistare i diritti, è smentito dall’evidenza dei fatti e dalla cronaca parlamentare.

Renzi è arrivato al potere promettendo non piena uguaglianza, ma dignità limitata. Limitata alle unioni civili (non sono il matrimonio) e stepchild adoption (non sono le adozioni). Ok, è qualcosa, direte, e possiamo anche essere d’accordo. Ma vi faccio notare che aveva promesso che le avrebbe fatte entro i primi cento giorni. Di giorni ne sono passati un po’ di più e niente di tutto questo è arrivato.

Pesa sull’identità del “gay renziano” un vizio d’origine di non poco conto: la legge Scalfarotto. La stessa che prevede che in scuole, partiti, chiese e associazioni sarà possibile insultare le persone LGBT, forse non con le parolacce, ma con frasi tipo «l’omosessualità è una malattia che va curata», «i gay sono pervertiti e non devono avere gli stessi diritti» e amenità similari. Con buona pace del prossimo adolescente che si lancerà da un balcone.

Quindi, il bilancio è il seguente: bastoni tra le ruote e nulla di fatto sul versante dei nostri diritti e libertà di insulto contro la gay community. E queste non sono opinioni, ma fatti reali e concreti. Chi domenica scorsa ha votato Partito democratico, se gay e se renziano soprattutto, ha detto di sì a tutto questo.

Per questo non posso accettare che gli esponenti di tale categoria – penso ad Alicata, Ballini et alii – si facciano poi portatori di messaggi, lettere aperte e suggestioni della causa: perché questa gente, che ha detto di sì a quanto appena esposto, di fatto fornisce ai nostri avversari un argomento inoppugnabile perché continuino a trattarci come hanno sempre fatto: sostenere e votare un Renzi che non ha toccato l’argomento della piena uguaglianza nemmeno per errore, durante la campagna elettorale, in un contesto in cui il Pd ha dimostrato diffusa omofobia in più di un’occasione, legittima in pieno questo tipo di atteggiamento. Che lo faccia la casalinga di Voghera, amen. Che lo facciano un gay o una lesbica è, a parer mio, gravissimo. Che poi gli stessi parlino in nome del loro essere LGBT, un insulto.

Al solito, giochiamo di sostituzione: se io facessi parte di un’associazione per la lotta alla mafia e poi votassi un partito – uno a caso – che con i suoi atti sostiene cosche e malaffare, quanto sarei credibile? E se fossi al tempo stesso una vittima di quel sistema, come verrei visto da chi combatte davvero contro certi fenomeni?

Per tale ragione non ho problemi ad affermare che, secondo il mio punto di vista, chi si comporta in questo modo non si discosta poi tanto dal concetto di collaborazionismo. Per chi non sapesse cosa significa (o per chi è già pronto a gridare all’insulto, nuovo mantra del piddino medio e mediocre) riporto la definizione da dizionario: «disponibilità a svolgere lavoro politico, organizzativo e di sostegno ideologico a favore del nemico».

Trovo infine curioso che chi appoggia un partito che garantisce il diritto degli omofobi a insultare le persone LGBT, per un non meglio identificato concetto di libertà di pensiero, poi abbia problemi ad accettare un pensiero libero. E motivato, come nel mio caso. Evidentemente oltre i gay a dignità limitata, dentro certe correnti del Pd, abbiamo anche quelli coerenti a corrente alternata.

Annunci

Europee 2014: due sole opzioni di voto

20140524-110407-39847398.jpg

Scrivo questo post mentre sono in viaggio, visto che tornerò in Sicilia per votare per le elezioni europee.

Per la prima volto dopo anni torno senza quel sentimento di logoramento interiore, perché vedo segnali importanti di cambiamento. Credo che allo stato attuale solo due partiti siano votabili nel panorama italiano: la Lista Tsipras e il Movimento Cinque Stelle.

Su quest’ultimo credo che sia un voto di protesta, valido, democratico e legittimo. Ancora di più se si pensa che i suoi principali detrattori, dopo anni di demonizzazione reciproca, ora invitano a votarsi l’un l’altro. È una scelta che dà un volto alla rabbia e per chi fa psicoterapia come me sa che la rabbia non va ingabbiata o rimossa. Semplicemente, la si lascia andare. Per poi fare in modo che essa si trasformi in cambiamento. Credo che il M5S sia ancora fermo alla sua pars destruens. Per tale ragione, seppur credo sia una scelta legittima (e più nobile di mettere una croce su Pd o qualche alleato mobile), non lo voterò.

Dall’altra parte rimane la Lista che fa capo al leader greco. Con tutti i limiti che ci sono nella sua formazione italiana, a cominciare dalle solite liti tra i partitini che la compongono. Ma qui non si vota per Diliberto o Vendola, bensì per una visione di Europa che dice no allo strapotere delle banche, alla sottomissione della politica alla finanza, alle larghe intese che tutelano chi genera crisi e fa pagare le conseguenze a chi vive del proprio lavoro.

Domani in altre parole si sceglie tra la rabbia e l’alternativa. Al di là di questo rimangono le carriere politiche di chi lavora contro gli interessi della società civile e prende ordini da chi poi non ha tanto problemi a delocalizzare, a distruggere le economie dei paesi più deboli, ad affamare la gente solo perché i guardiani di aride parole quali spreadh e PIL hanno deciso che non è poi così importante rovinare la vita altrui.

Concludo con un monito ai soliti piddini: non vengano a battere cassa o a scandalizzarsi, qualora le intenzioni elettorali non coincidano con le loro aspettative. Il voto non è una sorta di omaggio feudale, da pretendere e di cui disporre a piacimento. Un voto è una scelta di fiducia e c’è ben poco di che fidarsi da chi per anni ha detto che era diverso da Berlusconi per poi farne interlocutore privilegiato. L’epoca delle cambiali in bianco è scaduta almeno dal 2013 (se non prima). Se non l’hanno capito nonostante il tempo trascorso, non meritano di sedere nemmeno in una assemblea condominiale. Insieme a tutto il resto, sia ben chiaro.