La deputata del Pd che rassicura gli omofobi

Tornando nella mia città, Siracusa, mi è stato fatto notare da alcuni amici il contenuto di una comunicazione ufficiale di Sofia Amoddio, parlamentare del Partito democratico eletta proprio nella circoscrizione dove voto abitualmente e dove a febbraio scorso ho dato la mia preferenza per “Italia Bene Comune”, la coalizione che ha portato la deputata al Parlamento anche grazie al mio voto, nonostante io abbia preferito l’alleato Sinistra Ecologia e Libertà.

Tale documento mi ha profondamente turbato perché il suo contenuto mi tocca personalmente in quanto cittadino italiano, in primis, e come persona dichiaratamente omosessuale, in secondo luogo.

Rimando alla lettura della lettera in questione, sintetizzando qui di seguito alcuni suoi punti centrali:

  • ci sono persone che hanno paura di non poter più esprimere la loro contrarietà al matrimonio egualitario e alle adozioni da parte di gay e lesbiche
  • Amoddio rassicura queste persone: non verrà esteso un punto della legge Mancino che prevede di punire “chiunque propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” che in origine doveva essere opportunamente modificato per le persone LGBT
  • la legge “non interessa la fattispecie di “propaganda” […] di idee fondate sulla omofobia o transfobia, contenuta nella prima parte della legge”.

Di conseguenza, e questa è una deduzione logica, si potrà dunque professare la presunta superiorità dell’essere eterosessuali rispetto all’essere gay, lesbiche, bisessuali, trans, ecc.

A questo punto, mi preme fare alcune osservazioni all’esponente politico del Pd, la quale ammette di avere “una visione cristiana dell’esistenza e di vicinanza agli ultimi”, così come dimostra dalla sua intera parabola esistenziale. Andrò, come sempre, per punti:

1. Mi chiedo e chiedo alla deputata se la possibilità di vivere in un paese in cui possono sussistere pensieri di superiorità tra esseri umani rispetto ad altri, considerati conseguenzialmente inferiori, possa renderla in pace con la sua coscienza. Se avesse prole di orientamento omosessuale o di identità transessuale, sarebbe questa signora felice di poter rassicurare coloro che vogliono limitarne il diritto alla piena umanità, all’accesso alla felicità e alla pari dignità sociale, così come invece scritto sulla Costituzione, tanto decantata in quelle parole? Lo dubito fortemente. Allora perché si sente in dovere di rassicurare individui siffatti? Una contraddizione, questa, almeno a leggere le sue dichiarazioni, che esige molte spiegazioni in merito.

2. Citerò la risoluzione del 22 maggio 2012 del Parlamento Europeo su omofobia e transfobia:

considerando che l’omofobia consiste nella paura e nell’avversione irrazionali provate nei confronti dell’omosessualità femminile e maschile e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sulla base di pregiudizi, ed è assimilabile al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo; che si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto diverse forme, tra cui incitamento all’odio e istigazione alla discriminazione, scherno e violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e uccisioni, discriminazioni a violazione del principio di uguaglianza e limitazione ingiustificata e irragionevole dei diritti, e spesso si cela dietro motivazioni fondate sull’ordine pubblico, sulla libertà religiosa e sul diritto all’obiezione di coscienza

per cui il testo licenziato in Commissione giustizia ammetterebbe la violazione del principio di uguaglianza, proprio a livello culturale, per venire incontro proprio a quelle motivazioni fondate su una presunta libertà di espressione religiosa e/o personale. Peccato che l’Europa vada in direzione opposta.

3. Lancio una provocazione: potrebbe conseguirne, se ognuno può esprimere la propria opinione, che sarebbe allora moralmente lecito sostenere che non si vogliono rom o ebrei nelle scuole, o ne(g)ri nelle istituzioni – a cominciare dalla sua compagna di partito e ministra Cecile Kyenge – e magari donne nei ruoli chiave della politica e dell’economia, ecc. Ovviamente sto esagerando e volutamente, perché non è questo il mio pensiero. Però cosa direbbe la deputata se al posto delle persone LGBT ci fosse una delle categorie appena citate? Se la sentirebbe di rassicurare maschilisti, razzisti e antisemiti o inorridirebbe di fronte a tale evenienza? Allora perché per la diffusione di idee omofobe e transfobiche è disposta a fare delle eccezioni?

4. Esprimere la propria contrarietà contro il matrimonio egualitario e contro le adozioni da parte di gay e lesbiche ha una matrice omofoba. E questa ha, a sua volta, delle motivazioni di tipo culturale. La legge non interviene però su quelle radici, ma solo sui danni ad esse conseguenti. E tutti e tutte dovremmo sapere che i crimini di odio si prevengono proprio a livello della cultura sociale. Se si potrà dire che essere gay è una condizione di inferiorità, si potranno di conseguenza ammettere le limitazioni nel godimento dei diritti che abbiamo appena visto, ma che non piacciono al Parlamento Europeo. Anche questa è una contraddizione di cui molte persone dentro il parlamento, pronte a votare quel testo, devono rispondere in prima persona a cominciare dai suoi relatori.

5. Si verrebbe a creare una situazione paradossale: un po’ come dire che non si ha nulla contro i neri, purché non adottino bambini bianchi, perché quel bambino ha diritto ad avere genitori dello stesso colore della pelle. Un’enormità che però viene ammessa per le persone LGBT.

6. Abbiamo visto come in passato altre società abbiano teorizzato la superiorità di una condizione specifica rispetto a un’altra. In un passato, nemmeno troppo remoto, essere bianchi era considerato un motivo di ottimalità. Nel secolo scorso essere ebrei era considerato una gravissima colpa. Ne sono conseguiti fenomeni come la schiavitù, l’apartheid, la shoah. Oggi in Russia essere gay e dichiararlo è un reato e la società sta rispondendo con la violenza, le torture e l’uccisione di giovani omosessuali. Vogliamo davvero che in Italia il pensiero di chi reputa le persone LGBT inferiori rispetto al pieno godimento dei diritti abbia piena cittadinanza come massima espressione di libertà?

7. Non dovremmo cominciare a considerare l’idea che se un pensiero – sia esso politico, filosofico o religioso – ha bisogno di creare dislivelli tra persone (e relative discriminazioni) per poter sopravvivere non è una legge egualitaria a esser sbagliata ma, al contrario, quel pensiero stesso? E chi si oppone alla piena dignità giuridica tra esseri umani non andrebbe redarguito e fermato, con strumenti prima di tutto culturali?

8. Sono felice e mi rassicura umanamente che la deputata abbia a cuore il destino degli ultimi. Ma dovrebbe spiegarmi perché considera automaticamente le persone LGBT come categorie marginalizzate da una parte per poi consentire ai loro detrattori di continuare a trattarle, almeno a livello culturale, come tali.

9. Personalmente non mi sento un paria, un ultimo o un soggetto più sfortunato di altri perché gay. So, tuttavia, di avere eventuali maggiori difficoltà nel lavoro, nella gestione della mia vita affettiva o addirittura nella pratica della mia sicurezza personale proprio a causa dell’esistenza di quelle persone che la deputata ha voluto prontamente rassicurare e che hanno un nome e uno soltanto: omofobi! E l’omofobia, così come la transfobia, non sono libertà di pensiero, ma crimini.

Concludendo: la legge, così come concepita, crea una categoria apparentemente protetta, quella delle persone LGBT. E invece dovrebbe intervenire contro l’omofobia e la transfobia, sia nell’esercizio di violenze e discriminazioni sia nella teorizzazione delle stesse a più livelli. Anche perché, e su questo occorre essere chiari da adesso all’eternità, dichiarare che due gay o due lesbiche non possano sposarsi o accedere a forme di genitorialità è un esempio di disprezzo sociale e una forma di violenza essa stessa che non trova né può ammettere giustificazioni dentro la libertà di pensiero o l’obiezione di coscienza. La stessa Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è chiara in tal senso.

Quest’ultimo punto non viene tuttavia toccato dal disegno di legge per stessa ammissione di una rappresentante delle istituzioni. Ne prendo atto, ma se avessi saputo che avrei mandato, anche grazie al mio voto, un personaggio simile a rappresentarmi ai massimi gradi della democrazia, probabilmente la mia scelta sarebbe stata decisamente diversa.

Grillo, quando sente parlare di cultura, mette mano alla pistola?

Credo che l'”invotabilità” per un personaggio di laida bruttezza istituzionale quale Beppe Grillo non stia tra i canoni classici di ineleggibilità di un candidato qualsiasi, ma sta racchiuso in poche e antiche parole: quel “vecchia puttana”, tanto per cominciare, che a suo tempo – nel 2003 – il leader dei Cinque Stelle indirizzò alla professoressa Rita Levi Montalcini, allora novantaquattrenne.

Un disprezzo verso la cultura, vista come espressione del vecchio senza comprendere che il nuovo di per sé non è un valore e che non coincide necessariamente con criteri rigidamente anagrafici. In mezzo a questo mettiamoci pure un linguaggio da cricca berlusconiana, da cui il comico si distanza per un fatto squisitamente prospettico: evidentemente per lui la donna è da etichettare in quel modo quando non rientra nei suoi canoni, mentre per certi simpatizzanti del PdL la donna è un oggetto da prostituire magari omologandola a certi canoni.

Il punto di vista è diverso, la vittima è sempre quella, la tristezza è tragicamente uguale. Ma siamo un popolo maschilista, per cui certe sottigliezze non appartengono all’italiano medio di qual si voglia schieramento.

Sta di fatto che adesso che la tragedia è vicina, il mondo degli intellettuali si mobilita per fare l’unica cosa che va fatta: un governo, e subito, per affrontare le emergenze reali del paese. Alcuni di questi hanno firmato un appello per fare in modo che il M5S dia la fiducia a un governo Bersani, magari con supporto esterno, per poter concretizzare quegli otto punti che ricalcano o richiamano il programma dei grillini. Secondo una logica di buon senso, per cui le forze presenti in parlamento dialoghino tra esse, in nome dell’interesse collettivo.

Vero è pure che Grillo si è presentato come voto anti-sistema, ma è pur vero che quel voto ha raccolto il consenso di quasi un italiano su quattro. Per gli altri tre italiani e più, il sistema è ancora valido. Va corretto nella sua applicazione pratica e su questo, credo, siamo tutti e tutte ampiamente d’accordo. Per questo si vede di buon occhio un accordo Pd-SEL-M5S. Non per fare inciuci, ma per fare del bene.

Grillo, al contrario, vede in questo invito alla ragione collettiva – e funzionale alla comunità – come uno scodinzolamento del mondo della cultura ai vertici del Pd. Accusando poi gli intellettuali di superbia, di mancanza di dubbio, di considerarsi detentori della verità assoluta: atteggiamento intollerabile, evidentemente, con chi pretende di possederla tutta.

Per Grillo gli intellettuali sono, in due parole, dei cani boriosi.

Sono tra quelli che, pur non avendo votato il M5S, ha sempre criticato coloro che dentro i partiti tradizionali hanno visto in quel movimento una sorta di riedizione del fascismo in salsa web. E credo tutt’ora che un governo di minoranza con l’appoggio esterno dei grillini sia salutare per i partiti, obbligati alla trasparenza, e al paese tutto.

Tuttavia, questo mettere mano alla pistola ogni qual volta si sente odor di cultura e la più totale sordità dei “dirigenti” stellati di fronte alle urgenze imposte dalla vita democratica e politica del paese in un balletto di dichiarazioni che, tra un insulto e l’altro, ripropongono marce sul parlamento – magari come ai bei vecchi tempi – qualche dubbio cominciano a farmelo venire. E il paese reale non ha certo bisogno dell’ennesima classe dirigente che per interessi di partito mandi in vacca le nostre vite. Magari solo per far dispetto a Bersani.

I tre errori del M5S

Partiamo da un’evidenza: il Movimento Cinque Stelle ha tutto il diritto di stare in Parlamento e di farlo scegliendo la politica che sente più in linea. Per cui, sarebbero opportune scelte quali l’opposizione, continua e costante, a qual si voglia governo, oppure la sua indisponibilità a crearne di nuovi con le forze attualmente presenti alla Camera e al Senato. Così come sarebbe lecito un mutamento di scelte politiche in direzione di un accordo con altri soggetti, sia dentro un governo, sia in appoggio esterno.

Si chiama democrazia.

Le regole della democrazia, ancora, impongono anche il dovere di confrontarsi sul piano della realtà. Il M5S ha ottenuto un voto su quattro. Ciò significa che deve fare i conti con quegli/lle altri/e tre italiani/e che hanno reputato opportuno scegliere altri progetti, altre soluzioni, altri partiti. Questo porrebbe – e deve porre – chiunque di fronte a responsabilità oggettive in merito alle scelte da compiere.

Il piano della realtà, nella situazione politica italiana attuale, è il seguente: abbiamo tre forze politiche che, grosso modo, si equivalgono per potenza elettorale: Pd (e alleati), la fazione berlusconiana e, appunto, il movimento grillino. Il Pd, che ha la maggioranza relativa dei voti, dovrebbe essere incaricato di formare il nuovo esecutivo o di provarci almeno. Questo succede in ogni democrazia che si rispetti.

Purtroppo molto spesso i grillini confondono questo passo elementare per chiamarlo col nome di “inciucio” o di accordo sotto banco. La nostra Costituzione, che gli amici e le amiche del M5S citano spesso nei loro discorsi, prevede che proprio nelle due camere si cerchi l’accordo per la formazione di una maggioranza, soprattutto se questa non è stata chiaramente espressa dalle urne. E questo è il primo punto in cui, fino ad ora, il partito di Grillo dimostra immaturità istituzionale: ovvero, rifiutarsi di accettare le regole imposte dalla legge fondamentale italiana.

Accettare le regole, ovviamente, non significa dover fare a tutti i costi l’alleanza con Bersani o con altro candidato espresso dal partito di maggioranza relativa. Significa, tuttavia, esser chiari. Dentro o fuori. Opposizione, appoggio o governo. Perché nel primo caso sarà possibile, per le altre forze parlamentari, potersi organizzare per affrontare le emergenze prossime venture. Nel bene e nel male. Se invece il M5S decidesse di appoggiare il Pd, potrebbe addirittura incidere direttamente nella politica nazionale.

Credo, infatti, che un partito vada in parlamento per poter fare del bene ed è vero, e in questo il M5S ha ragione, che i nostri partiti hanno fatto molto spesso gli interessi di bottega e in non pochi casi a danno dell’interesse collettivo.

La democrazia, così come concepita nei paesi occidentali che tanto ci piacciono e a cui ci ispiriamo quando idealizziamo modelli ottimali, impone a tutti gli attori politici di confrontarsi su programmi da fare insieme o meno. E quindi, solo dopo tale confronto si può avere la piena consapevolezza per dire sì o no a quel progetto. Affermare, da subito e per preconcetto ideologico, che non si faranno mai accordi con il Pd è il secondo atto di immaturità istituzionale del Movimento Cinque stelle. Anche perché, di fatto, questo atteggiamento blocca la vita democratica del paese e rischia di riconsegnarla a quelle forze tanto avversate proprio dal M5S.

In terzo luogo: non vorrei che Grillo stesse operando così per calcolo politico. Ovvero, spingere in direzione di un accordo tra Pd e PdL per poi poter affermare che quei partiti sono tutti uguali e per raccogliere ulteriori consensi a discapito dei suoi avversari. In tal senso, se così fosse, Grillo agirebbe non per il bene collettivo – potendo magari imporre la sua politica migliorativa nelle istituzioni in cui il suo partito è legittimamente rappresentato – ma per calcoli personali. E in questo sarebbe anch’egli uguale, almeno nel metodo, ai leader da lui tanto osteggiati.

Concludendo: non sono mai stato un amante del Pd e anzi l’ho sempre visto come il principale ostacolo del rinnovamento di questo paese, proprio perché raccoglieva voti tra quegli elettori di sinistra – e forse anche un po’ illusi – per poi fare l’esatto opposto di una politica progressista. Eppure c’è il piano della realtà. I numeri sono quelli, le persone anche. Le rivoluzioni si fanno con la gente che c’è, non con quella che vorremmo che ci fosse. E men che mai, favorendo il ritorno al potere di quelle forze oggettivamente responsabili in prima linea del dissesto attuale. Grillo dovrebbe capire esattamente questo. Vivere di vendette politiche o di calcoli personalistici sarebbe il terzo atto di immaturità di un soggetto politico nuovo che, secondo me, avrebbe tanto da insegnare alle forze tradizionali che siedono nei palazzi di potere.

Fenomenologia del grillino medio

20130303-140744.jpgSanno dire “tutti a casa, tutti a casa”.
Se chiedi loro cosa hanno intenzione di fare per il paese ti rispondono in due modi: “faremo come in Sicilia”, oppure “abbiamo già fatto tanto”.
Se gli fai notare che il parlamento non funziona come la regione in Sicilia, ti dicono che già hanno fatto tanto.
Se gli chiedi cosa hanno fatto, ti rispondono di andare a informarti.
Ma se li critichi per come sta gestendo il M5S il dopo elezioni, ti accusano di seguire i media italiani, naturalmente corrotti.
Ogni tanto un insulto. E molto spesso l’incapacità di dialogare senza attaccarti. Per non parlare della più totale insofferenza verso qualsivoglia critica al loro leader.

A ben vedere, un po’ come il militante medio del Pdl (e di certa militanza d’apparato del Pd) che loro tanto schifano…

Nel frattempo il paese è al baratro, mercati e opinione pubblica mondiale ci guardano con un misto di preoccupazione e orrore e Grillo, oltre a insultare Bersani sul suo blog e a tenere riunioni ultra segrete (ma non erano per la trasparenza?), non sa cosa fare.

Meritiamo la catastrofe, temo. Per un buon 75% di ragioni…

Oggi su Gay’s Anatomy: “Italia pena comune”

Sulle elezioni di ieri:

I dati parlano chiaro. Le elezioni che dovevano far nascere un’Italia nuova ci hanno restituito la fotografia di una nazione vecchia, nel suo elettorato, nelle sue scelte, nella sua incapacità di crearsi una leadership credibile, autorevole e stabile. Un’Italia arroccata dietro il mito dell’uomo forte, non importa quanto impresentabile. E con una sinistra incapace di parlare al popolo tutto.

Molti errori sono stati fatti negli ultimi mesi e, a dar ragione a Travaglio, a partire da quel tragico novembre del 2011 quando il Partito Democratico non decise di andare subito alle elezioni. Lì avrebbe fatto man bassa di voti con Berlusconi praticamente distrutto nella sua immagine sia umana, sia politica.

E invece: Berlusconi è risorto, Grillo è il vincitore morale e i “grandi” del centro-sinistra si sono autoesiliati in un silenzio che appare colpevole…

Si badi, la mia non è una critica contro il Partito Democratico (la cui coalizione ho votato, dando la mia preferenza per SEL), ma una considerazione su alcune scelte specifiche. Cercherò di parlarne per punti, analizzando sia aspetti contingenti, sia alcune storture di sistema.

Il resto, leggilo su Gay’s Anatomy di oggi.

Con la rabbia nel cuore (e la laicità nell’anima)

Tra poche ore andrò a votare. Dopo pranzo. Ogni tanto, la domenica con la mia famiglia andiamo a mangiare in una trattoria tipica di Siracusa, sull’isola di Ortigia. Si mangia pesce, il prezzo è buono, la cucina ottima. Da lì poi ci sposteremo, in branco, al seggio elettorale. Sazi nel corpo e nello spirito e con la speranza che il buon sapore del cibo ci aiuti ad affrontare l’impresa, ormai leggendaria, di esprimere una preferenza senza doversi dannare troppo l’anma.

Ero orientato per il non voto, ma poi ho cambiato idea e ho già esposto altrove le ragioni di questa scelta.

Non ho scritto in quell’articolo che molto spesso i militanti di questo o quel partito (ma soprattutto a sinistra) assumono l’arroganza dei loro leader quando ti dicono: “se non voti poi non puoi lamentarti”. Ecco, io credo che il non voto sia un messaggio politico molto forte. Non è il rifiuto della democrazia. Semmai, è il rifiuto di un certo tipo di politica. E se sono costretto a scegliere tra escrementi e cibo avariato e decido di non mangiar nulla, poi a maggior ragione ho il diritto di lamentarmi per avere cibo migliore.

Non sono l’unico che andrà a votare con la rabbia nel cuore. Riporto solo due commenti di alcuni miei amici su Facebook:

Voterò con tanta rabbia e vergognandomi ancora una volta di chi ha trasformato l’esercizio del diritto/dovere più importante in questa squallida agonia. (Vincenzo Branà, presidente di Arcigay Bologna)

Quando ero giovane ero contenta di andare a votare. Oggi invece è una lunga notte dell’Innominato. (Floriana Grasso, Catania)
Il tenore di molti altri è simile: si va a votare come se si partisse per la guerra.
Il prossimo parlamento ha il dovere morale di portarci, possibilmente tra cinque anni, alle prossime elezioni con la voglia di farlo. Non con quella di fuggire da questo paese, al momento orribile.
Infine: gira su Facebook una fotografia scattata in una scuola di Palermo. Una bandiera italiana, fatta da alcuni allievi, con l’immagine di padre Pio sulla parte bianca.
padrepio
Ecco, il prossimo passo sarà anche quello di ricondurre la sfera religiosa nei templi adibiti a luoghi di culto. La scuola dovrebbe essere, invece, il tempio del sapere, non quello della fede cieca e superstiziosa con il suo apparato iconografico da stregoneria di fine millennio.
Il prossimo parlamento, se vuole essere credibile e europeo, lavori anche su questo fronte. Quello di una democrazia matura, inclusiva, contemporanea. In una parola sola: laica.

Il tempo è scaduto… per cui, firma!

È un’iniziativa di Arcigay, in vista delle prossime elezioni.

Pensi che per essere un/a cittadino/a a tutti gli affetti, a parità di doveri debbano corrispondere tutti i diritti, tra cui anche quello di sposarsi?

Pensi che il prossimo parlamento debba produrre leggi quali il matrimonio egualitario, la tutela dell’omogenitorialità e una legislazione più agile per chi vuol rideterminare il suo sesso?

Pensi che è ora di dire basta all’omofobia dilagante, in questo paese?

Pensi che i candidati a premier debbano rispondere, di tutto questo, di fronte a specifiche responsabilità?

Bene, adesso puoi far sentire la tua voce. Per cui, firma!

Casini e la differenza tra amore e violenza

«Non è detto che l’Europa sia sempre e comunque da imitare. Ad esempio alcuni paesi del nord hanno legalizzato dei movimenti che facevano anche apologia della pedofilia, non credo che per questo l’Europa sia un esempio da imitare.»

Lo ha detto alla radio Pierferdinando Casini, commentando la scelta delle democrazie europee più avanzate – le ultime, in ordine di arrivo: Francia e Regno Unito – di estendere il matrimonio anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso.

Prendiamo atto di quanto segue e facciamoci anche qualche domanda:

1. Casini cerca di accomunare delle leggi di parlamenti e governi sovrani a un crimine, dicendo per altro falsità. L’Europa non ha mai avallato nessun movimento che inneggiava alla pedofilia, semmai alcuni paesi hanno dichiarato non perseguibili movimenti che auspicano l’abbassamento del limite del consenso, fermo restando che in quei paesi il reato di pedofilia permane

2. Casini si candida a governare questo paese insieme a Monti e pare che Bersani gli faccia l’occhiolino da un po’… come si comporterà, tuttavia, di fronte a personaggi pubblici quali il premier belga, Di Rupo, il primo ministro islandese, Johanna Sigurdardottir o il ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle, tutti/e omosessuali dichiarati e, nel caso dei diplomatici d’Islanda e Germania, anche sposati? Queste affermazioni porterebbero al rischio di pericolosi incidenti diplomatici… (Berlusconi è stato, e giustamente, stigmatizzato per molto meno)

3. Casini non sa distinguere tra una legge che tutela un coppia e il suo progetto di vita, fatto da adulti consenzienti, e una violenza su un minore. Va bene che frequenta un po’ troppo chiese e confessionali, dove si fa confusione su questo tipo di differenza, ma a tutto dovrebbe esserci un limite.

Se poi ci mettiamo anche che questo lugubre personaggio è uno dei maggiori responsabili dello scempio berlusconiano e che ha spalancato le porte del parlamento a galantuomini come Cuffaro e Romano, la domanda è la seguente: voi dareste anche solo l’amministrazione di un condominio a un elemento simile?

In Europa non sarebbe candidato neppure a un consiglio di quartiere. Qui, ed è l’ennesimo sintomo dell’arretratezza italiana, è considerato un interlocutore politico affidabile. Speriamo che gli italiani e le italiane si sveglino, tra qualche settimana in cabina elettorale, e si regolino di conseguenza.