Cara Angelina, io quel salto l’ho fatto

La discussione nata sui due post precedenti, in giro per la rete, ha prodotto anche i commenti che seguono sui social.

angelina

Lascio a voi ogni considerazione ulteriore.

Ad Angelina, che chissà come mai ha poi rimosso le sue frasi dalla discussione sul gruppo Facebook di Famiglie Arcobaleno, racconto una storia. Quando ero bambino ero bullizzato sia a scuola, sia nella cosiddetta comitiva da condominio. Sono arrivato, ad un certo punto, ad avere allucinazioni uditive, e sentivo gli insulti che mi facevano anche quando non c’era nessuno a farmeli. A casa i miei, allora, non avevano gli strumenti culturali per capire cosa fosse l’omosessualità. Ero attaccato fuori e c’era silenzio dentro casa. Abitano, i miei genitori, ad un quinto piano di un palazzo. Sai, Angelina, quel bambino che ero quante volte ha guardato la finestra del bagno? Ebbene, forse quel tuo invito al suicidio dovevi farlo a quel bambino, venticinque/trent’anni fa. Perché io il salto l’ho fatto, ma verso una vita migliore. E vorrei rassicurarti sui miei genitori: viviamo a distanza, adesso, ma ci sentiamo tutti i giorni e quando torno a casa vengo sempre accolto dal loro affetto.

Non so, infine, Angelina, se sei omosessuale o “friendly”, né mi interessa saperlo, ma dire certe cose al rappresentante di una categoria che salti nel vuoto ne fa fin troppi – vedasi gli ultimi casi romani – forse è un concetto in linea con una certa ottica cattolica, ma è un concetto troppo poco umano.

Io la morte non l’ho mai augurata a nessuno. Tu sì.
Io non credo, tu sì. Sarà un caso? Io non credo. Appunto.

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