Ti lamenti del disagio? Atac ti blocca su Twitter

Bloccata la metro A, Roma in tilt

Bloccata la metro A, Roma in tilt

Quando stamattina ho preso la metro B, dirigendomi a Termini, per poi proseguire con la linea A fino alla fermata di Ottaviano, non avrei mai pensato che anche oggi sarebbe stato un incubo. E sì, dico anche oggi – col corsivo – perché ormai prendere un mezzo pubblico a Roma è divenuta un’impresa, da annoverare tra le dodici fatiche di erculea memoria se Atac fosse esistita sin dai tempi degli antichi greci e della produzione dei loro miti.

E quindi, dopo le infiltrazioni per la pioggia, i binari vecchi, l’immancabile suicidio, i vagoni che si rompono, la gente che muore a bordo, i cazzi e i mazzi – scusate se cito Petrarca – e oltre la norma ormai quasi quotidiana per cui puoi aspettare anche sedici minuti per poter prendere una metro direzione Rebibbia o Conca d’Oro, oggi è stato il turno del tubo che si stacca e che finisce sul finestrino del macchinista. Adesso, per carità, solidarietà totale al conducente e speriamo tutti e tutte, e sono sincero, che non gli sia successo niente di grave. Tuttavia, mi pare che ormai a Roma faccia notizia non tanto questo o quel contrattempo, quanto il fatto che la metro sia funzionante ed efficiente. Sembra invece che ritardi, guasti, scale mobili perennemente rotte – come a Tiburtina, con cadenza settimanale – sporcizia diffusa, scioperi il venerdì e varie ed eventuali, stiano qualificando il servizio di trasporti della capitale d’Italia come “problematico”, per usare un eufemismo.

Sarà quindi per questa ragione che la gente reagisca nel modo siffatto:

  • prendendosela con Atac (e stacce, come si dice a Roma)
  • chiedendo conto e ragione di certi fenomeni, ormai a cadenza periodica, sul suo profilo su Twitter
  • inventando l’hashtag #atacmerda (poi uno si chiede perché)
  • inveendo in giro per la città contro un servizio che definire terzomondista fa rischiare una querela. Dai paesi del terzo mondo

A proposito di Twitter. Ecco un estratto di un mio dialogo con un/a simpatico/a impiegato/a Atac, proprio sul disagio causato dall’incidente di cui sopra (capite a mme, quasi cinque ore per fare dalla stazione Tiburtina al Vaticano, con tanto di taxi a spese mie):

litigando con Atac su Twitter

litigando con Atac su Twitter

Il/la dipendente l’ha però presa come una cosa personale: dopo che mi è stato chiesto con fare stizzito – in un tweet con tanto di refuso poi rimosso – se avessi di nuovo bisogno di informazioni sul servizio, ho risposto: «invece di polemizzare, cercate di fare in modo che il mio abbonamento annuale sia ben speso», dopo di che è successa una cosa strana. Non solo non mi è arrivata più nessuna risposta (e ci sta, io sono cagacazzi per natura, ma vorrei vedere voi, ore e ore su mezzi affollati, senza aria condizionata e insufficienti a gestire il traffico di passeggeri) ma l’incaricato/a mi ha addirittura rimosso dai contatti, bloccandomi. Come se fosse una lite tra utenti comuni sui social.

Infatti, ho cercato di aggiungere di nuovo @InfoAtac tra i miei contatti e questo è il risultato:

è così che risponde Atac?

è così che risponde Atac ai suoi clienti?

Adesso, non so quali intimi procedimenti mentali io abbia turbato con i miei tweet. Sta di fatto che pensavo di interagire con un servizio in quanto cliente Atac, azienda alla quale pago all’inizio di ogni gennaio un cospicuo abbonamento annuale (250 euro, per capirci). Credo sia nei miei diritti di cittadino e di consumatore lamentarmi per i continui disservizi e per il disagio arrecatomi, così come dovrebbe essere un dovere del personale dell’azienda ascoltare le lamentele del pubblico.

Non credo, invece, che rientri nel criterio della professionalità utilizzare il mezzo come se si trattasse di una scaramuccia tra utenti da social. Perché ok, uno può anche sbroccare, ma è nelle regole del gioco il confronto col pubblico. E caro/a impiegato/a, se fossimo stati ad uno sportello e avessi tirato giù la tendina, perché “offeso/a” dal fatto che ti faccio notare l’evidenza, a quest’ora saremmo a parlarne col tuo superiore. Fermo restando che adesso tu non mi leggi, ma ciò non mi impedirà di poter continuare a dire quanto sia inadeguato il vostro servizio (e ti riporto all’hashtag già citato, che dovrebbe farvi venire in mente – a te e alla tua dirigenza – più di una domanda).

Insomma, tra i vari mali che affliggono l’azienda per il trasporto urbano di Roma, oltre sfiga e apparente incompetenza, pare ci sia anche un certo infantilismo. E forse di questo, più di qualsiasi altra cosa, potevamo farne benissimo a meno.

Roma in tilt per la neve e Alemanno che fa? Litiga su Twitter

La situazione a Roma.

Nevica, da ieri mattina. Scuole e uffici pubblici chiusi, forse, chissà, anzi sì, anzi no, anzi facciamo che se non sapete dove portare i vostri figli, parcheggiateli a scuola, che tanto i prof a lavorare glieli mandiamo uguale, chissenefrega se poi rimangono bloccati nel traffico per ore, si congelano i piedi perché vanno coi mezzi e questi non arrivano.

Oltre 200 km di code dentro il perimetro del raccordo anulare.

Città nel caos. Rita Dalla Chiesa si lamenta e Alemanno sbotta. Tutto su Twitter, eh!
Sempre su Twitter, Alemanno fa sapere che denuncerà il fake che ha aperto un profilo col suo nome e il suo volto (dichiarando, per altro, di essere un falso).

Tra un tweet e l’altro, su Repubblica si legge che se la prende pure con le previsioni del tempo, colpevoli di non esser state chiare… ora non so voi, ma io sapevo di questa nevicata almeno da martedì. Mi era stato detto che nel week end sarebbe arrivata la neve e così è stato. Ma questi saranno sicuramente stati i miei super poteri di elfo.

Ad ogni modo, non so se sembra strano anche a voi: la città è in panne per quattro fiocchi di neve, ma il sindaco passa il suo tempo su Twitter a litigare con la presentatrice di Forum e, da bravo ex MSI, a pensare come reprimere la satira nei suoi confronti.

Appunto, non so se vi sembra strano. A me, come si dice nella capitale, manco pe gnente.

Alemanno non sa che nevica pure sulla testa dei prof

Alemanno ne ha combinata un’altra delle sue.

Il comune di Roma ha infatti deciso la «sospensione dell’attività didattica e delle lezioni a Roma in tutte le scuole di ogni ordine e grado nei giorni di domani e sabato». Con un bel distinguo: i ragazzi possono rimanere a casa, le scuole però rimangono aperte e docenti e personale ATA dovranno comunque recarsi a scuola. D’altronde si sa: quando nevica i prof, bidelli e amministrativi sono magicamente immuni da incidenti e disagi.

Adesso, che Alemanno non avesse ben chiaro il concetto di buona amministrazione è cosa evidente. La prassi ce lo ricorda. E se è vero che ogni scelta quotidiana è comunque un atto politico, ne consegue che il primo cittadino romano risulta politicamente incapace. Come ce lo dimostrano, per altro, sia il suo passato in partiti a dir poco imbarazzanti, sia la croce celtica che porta appesa al collo.

Una cosa non sapevamo e cioè che non fosse ferrato neppure in climatologia (programma di primo anno della scuola media). Da oggi ne siamo certi.