Lo “scherzetto” di Scalfarotto a Marino, che offende gay e lesbiche che si sposano all’estero

Ivan Scalfarotto

Ivan Scalfarotto

Qualcuno mi ha fatto notare, fino a poco tempo fa, la mia predisposizione ad avercela con la categoria dei gay renziani, magari considerandola un po’ eccessiva. Qualche appartenente alla specie in discussione, invece, ha puntualizzato la stessa cosa ma includendola nella sfera delle patologie mentali. Stesso procedimento, a ben vedere, che fanno i detrattori dell’omosessualità cercando di medicalizzare il fenomeno. In altre parole, secondo queste persone, se non ami Renzi qualsiasi cosa lui faccia – perché qualsiasi cosa lui faccia è a fin di bene – sei pazzo. Basterebbe, perciò, questo tipo di considerazione dell’avversario politico per qualificare la persona LGBT filogovernativa, ma siccome non ci facciamo mai mancar nulla, la farsa assume il sapore della tragedia.

Parliamo di Ivan Scalfarotto: o perché costretto dalla sua appartenenza politica o perché sinceramente ispirato – o ancora perché avvicinandosi Halloween ha ben pensato, incerto tra “dolcetto e scherzetto”, di regalarci una chicca dal vago sapore horror – ha cavalcato il processo di discredito ai danni di Ignazio Marino, scrivendo un lungo e verboso post in cui cerca di dimostrare il fallimento politico dell’ex sindaco, tanto inviso al suo premier. Tra le peripezie argomentative del nostro, il fatto che un’azione politica, una legge, un’iniziativa non è mai buona o cattiva di per sé, ma va prima valutata in base a una serie di circostanze. E quindi, se non scontenta il popolo, se non dà fastidio i poteri forti, è buona politica. Altrimenti non si fa.

Quindi il sottosegretario enuclea tutti gli errori fatti dall’ex primo cittadino. In questa galleria degli orrori, lo sventurato lettore si trova di fronte la seguente dichiarazione:

Trascrivere i matrimoni delle coppie gay e lesbiche è giusto? Bene, andiamo avanti. E se poi il Papa in persona, cioè la figura planetariamente riconosciuta come la più carismatica e popolare del momento, mi prende a pesci in faccia, pazienza. Un giorno me ne sarà grato pure lui.

Per Scalfarotto, Marino non doveva trattare allo stesso modo le famiglie LGBT a quelle etero, semplicemente per il fatto che il capo di stato di un paese straniero può risentirsi. Un sottosegretario del governo italiano si dimostra così più attento al favore di una casta religiosa che al benessere dei cittadini e delle cittadine del paese che dovrebbe rappresentare. E questa è la classe dirigente di un partito che dovrebbe approvare le unioni civili…

Scalfarotto si scaglia contro le trascrizioni

le parole di Scalfarotto sulle trascrizioni

Ritornando alla categoria del “gay renziano”: guardando la vicenda politica del sottosegretario (e di qualche altro/a dentro il partito), potremmo definire tale tipologia (anche) come “colui o colei che utilizza la sua omosessualità per favorire e avvantaggiare la sua carriera politica dentro il partito”. Dopo tali dichiarazioni, non si vorrebbe arricchire la definizione aggiungendo: “e colui o colei che, una volta consolidata la sua posizione dentro il partito, utilizza la sua carriera per rendere svantaggiosa l’omosessualità degli altri”. Perché questa è la sensazione, almeno dalla famigerata legge sull’omo-transfobia in poi.

In aggiunta a tutto ciò, invito a riflettere su un’altra definizione, quella di collaborazionismo, che recita, dizionario alla mano: “disponibilità a svolgere lavoro politico, organizzativo e di sostegno ideologico a favore del nemico”. Non so se si può applicare a certe esternazioni, forse fatte per compiacere il proprio leader. Di sicuro, certe parole dispiacciono, e non poco, a quei gay e a quelle lesbiche per bene che ancora non hanno diritti, anche grazie al partito in cui militano i gay renziani stessi. E feriscono un po’ tutti/e noi se si pensa che sono dette o scritte per prendere le parti del capo di una chiesa che ci tratta da invertiti, da persone che stanno fuori dal progetto di Dio e che per questa ragione non meritevoli di avere le stesse possibilità delle persone eterosessuali. Scalfarotto, qualcuno lo avverta, ha fatto esattamente questo.

Due, tre pensieri sulla crisi di governo

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Ora non so se ve ne siete accorti, ma il sole è sorto anche senza i ministri del PdL al governo. Vorrà dire qualcosa? Buongiorno…

Ancora: secondo me Giorgio Napolitano è una delle vergogne di questo paese. E pazienza se qualcuno si offende.

Dulcis in fundo, adesso il Pd ha due strade: o ritrovare la dignità mai avuta, oppure supplicare Berlusconi per un ripensamento. Ma pare che siano già pronti i ceci. Rigorosamente crudi.

P.S.: ricordiamoci tutti e tutte che Scalfarotto, in nome delle larghe intese, ha sacrificato i diritti delle persone LGBT per tenersi buona questa gente.

Caro movimento LGBT, o tifi USA o tifi Idem

Qualche giorno fa è uscito un comunicato di solidarietà da parte di diversi esponenti nazionali del movimento LGBT in supporto della ex ministra Idem.

In queste ore seguiamo con apprensione l’evolversi della vicenda che coinvolge la Ministra Josefa Idem e le accuse di illecito che le vengono rivolte. Senza entrare nel merito della questione giudiziaria, rispetto alla quale solo la Magistratura è titolata ad esprimersi, stigmatizziamo la deriva misogina che questa vicenda ha raggiunto nei commenti di alcuni rappresentanti della politica e con sospetto osserviamo la curiosa simultaneità di questa vicenda con altre di ben altra evidenza rispetto alla quale il caso Idem ha quasi i connotati di un diversivo perfettamente organizzato. Per quanto ci riguarda, Josefa Idem ha mostrato in pochissimo tempo di voler affrontare con serietà e dedizione temi urgenti da troppo tempo accantonati nel nostro Paese, primo fra tutti quello dei diritti delle persone omosessuali e transessuali e delle loro famiglie. Pertanto è con preoccupazione che accogliamo l’ipotesi di un avvicendamento alla guida del Ministero alla Pari Opportunità, eventualità che potrebbe mandare in fumo il lavoro che con serietà e spirito di dedizione la Ministra Josefa Idem ha costruito fino ad oggi. A Josefa Idem inviamo la nostra solidarietà per la violenza degli attacchi di cui è vittima e al Governo l’invito alla ponderazione nel valutare gli esiti di scelte affrettate rispetto a una vicenda ancora oggi poco chiara.

Flavio Romani (presidente Arcigay)
Paola Brandolini (presidente Arcilesbica)
Rita De Santis (presidente Agedo)
Giuseppina La Delfa (presidente Famiglie Arcobaleno)
Porpora Marcasciano (presidente Mit)
Titti De Simone (presidente comitato Palermo Pride)

Adesso, va benissimo che si stia vicini/e a una ministra attaccata in quanto donna. Il maschilismo è uno dei tanti ingredienti dell’omofobia, d’altronde. Ma c’è un passaggio, in quel comunicato, che lascia alquanto perplessi: “Per quanto ci riguarda, Josefa Idem ha mostrato in pochissimo tempo di voler affrontare con serietà e dedizione temi urgenti da troppo tempo accantonati nel nostro Paese, primo fra tutti quello dei diritti delle persone omosessuali e transessuali e delle loro famiglie”.

Bene, mi pare che le dichiarazioni di Idem non vadano nella direzione narrata nel comunicato. Perché sarà pur vero che ha speso parole di sostegno verso la questione omosessuale e transessuale, ma – e ricordiamolo sempre – non certo in seno alle richieste del movimento LGBT.

Il pensiero di Idem, infatti, potrebbe essere così riassunto: l’Italia non è pronta al matrimonio egualitario, per le adozioni non è il momento politico opportuno, un’accelerazione in tal senso metterebbe a rischio il governo, le unioni civili sono più che sufficienti e in fin dei conti la linea da seguire la decide il Pd. Più che un’elaborazione politica sembra  una “charte octroyée” da burocrate di partito.

E si badi, questo comunicato nasce poco prima della storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha rigettato l’esclusività eterosessuale del matrimonio. Mentre il mondo va avanti, le associazioni nazionali LGBT in Italia fanno il tifo per personaggi come Josefa Idem, la cui linea, e ricordiamoci anche questo, si basa sulla creazione di istituti separati e a diritti minori per le persone LGBT. Mentre il mondo va avanti, in Italia si tifa per l’apartheid, in altre parole. E mi spiace dirlo, perché tra quelle firme ci sono persone che conosco personalmente e verso cui ho sentimenti di stima e amicizia.

L’ennesimo passo falso del nostro sgangherato movimento che denuncia un deficit di strategia e, soprattutto, una certa difficoltà a leggere i cambiamenti che ci circondano. Avranno un bel da fare i leader LGBT italiani a essere credibili tra il tifo per chi ci vuole a cittadinanza limitata e esultanza verso fatti storici di segno diametralmente opposto.

Alicata si dimette: a lei la mia solidarietà

Leggo sul profilo di Cristiana Alicata la sua dichiarazione di dimissioni:

Mi dimetto da ogni carica che ricopro nel PD (e la mia tessera è a disposizione del segretario Bersani)

a cui fa seguire:

L’accusa di razzismo e di istigazione all’odio razziale è infamante e mi difenderò con serenità nelle sedi opportune anche querelando singolarmente alcune persone

e altre puntualizzazioni, tra cui:

Il risultato delle primarie di Roma è stato probabilmente “salvato” dal fatto che in molti hanno denunciato non “stranieri che votavano” ma “numeri anomali” che riguardavano stranieri come altre categorie. Così come molti per giorni denunciavano lo sperpero di denaro in manifesti abusivi, spesso attaccati da migranti, probabilmente in nero. Chi vuole vedere razzismo nella statistica preferisce colpire le cose che non si vogliono sentire piuttosto che domandarsi cosa accade spesso durante le primarie o durante le elezioni. Anche questo verrà circonstanziato nelle sedi opportune.

Quindi Alicata proseguirà nella sua operazione di denuncia di un’anomalia, per altro a suo tempo segnalata da altri militanti del Partito Democratico, come si legge nella dichiarazione di Romagnuolo:

Primarie Bersani/Franceschini/Marino. Seggio di Via Oratorio Damasiano (Roma). Ero tra i volontari che spesero una bella domenica di democrazia in un gazebo. Arrivò una fila di rom (circa 40) a votare. Proprio perché credo nella assoluta uguaglianza, chiesi loro – come a chiunque altro – il “contributo volontario” di 2 euro. Ingenuamente, il capofila mi rispose “io ne do due a te e a me ne danno 20, a me va bene comunque”. La frase è stata messa a verbale alla chiusura del seggio, ma nessuno – NESSUNO – ha preso alcun provvedimento. Il problema non sono assolutamente i rom, che da cittadini italiani godono esattamente dei miei stessi diritti e ne vado orgoglioso, ma del fatto che qualun altro – dentro un partito – abbia sfruttato una situazione di indigenza per comprare un voto. È tutto verbalizzato.

Il fatto grave è tutto lì: sfruttare una situazione di indigenza per comprare voti. Cristiana ha denunciato questo, in un momento troppo veloce per poter pensare alle conseguenze a alla “felicità” e all’opportunità di quella frase.

L’hanno crocifissa perché “razzista”. E la questione del presunto voto comprato – vero scandalo di tutta questa vicenda – rimane intatta.

Faccio notare un altro aspetto della vicenda: le è stato detto, visto che sapeva, di denunciare. Sappiamo tutti e tutte che a volte le cose che sai sono poco “dimostrabili”, perché o ti metti contro poteri troppo forti o perché sei solo/a nel portare avanti certe battaglie. Provengo da una regione in cui un’organizzazione come la mafia ha costruito la sua fortuna proprio su certe dinamiche. Giusto per fare un esempio parallelo (e sia ben chiaro: non sto dando del mafioso a nessuno).

A Cristiana va la mia vicinanza umana e politica, sebbene chi ben mi conosce sa quanto siamo stati distanti, proprio politicamente, e in più di un’occasione.

Alla sinistra romana, democratica e radicale, dico: si è chiusa una pagina nerissima della vostra storia. E forse sta per aprirsene una con tinte non certo luminose. Ma ogni cosa a suo tempo.

Al movimento LGBT faccio notare che si è spaccato, per l’ennesima volta, non sul fatto, ma sulla persona, senza entrare nemmeno nel merito della questione. Andava attaccata perché era lei. Con buona pace delle sue battaglie dentro il Pd per la questione omosessuale. Una solidarietà diffusa, seppur con qualche distinguo sulla leggerezza di quel tweet incriminato, avrebbe fatto del bene non solo a una specifica militante, ma anche a tutti/e noi, dentro la comunità e il movimento LGBT.

Concludo con l’auspicio che la verità venga ristabilita e che in futuro, magari di fronte a parole meno istintive, al cospetto di specifiche denunce si guardi l’atto di accusa verso la cosa e non ipotetici e fantasiosi attacchi contro determinate categorie sociali, usate per…

Perché non so se ve ne siete resi/e conto: ma è discriminazione anche (soprattutto) quella.

Sposi gay a Sanremo. Molto bene, con un ma…

Avrei voluto parlare di Stefano e Federico, i due ragazzi che andranno a sposarsi a New York il 14 febbraio e il cui video sulla loro storia sta spopolando nel web, proprio per il 14 febbraio, in occasione del loro matrimonio (e lo farò comunque). Ma sono andati a Sanremo e la cosa è storica quasi quanto le dimissioni di un papa. Per cui vale la pena spenderci due pensieri a caldo.

Il primo, buono: si parla, finalmente, di matrimonio. Non di generiche unioni alla tedesca. Non dei balbettamenti di Bersani e della bava alla bocca di Rosy Bindi, tra una bugia e l’altra, da perfetta cattolica, sulla Costituzione. No. Loro vogliono sposarsi, non basta la convivenza (quella esiste di per sé). È l’adesione a un simbolo che li scaglia, così e semplicemente, nell’universo dei “normali”. Con buona pace di Ratzinger che, forse, poteva aspettare qualche giorno in più per dar fiato alle trombe, ormai prive di ghost writer almeno fino a metà marzo, dei Giovanardi e dei Casini di turno.

Il secondo, un po’ meno: il video originale conteneva un paio di riferimenti al sesso. E attenzione, non al sesso consumato in fretta, agito, vissuto da subito. Bensì si alludeva al sentimento dell’attesa, al momento in cui l’amore si sarebbe realizzato anche nella sua dimensione fisica, nella fusione dei corpi, nel linguaggio della passione. Niente di pornografico. Semmai il suo esatto opposto. Ma l’Ariston ha preferito tagliare questa dimensione, tutta squisitamente umana. E ancora, nessun bacio è stato permesso e men che mai si è concessa loro un’ultima parola, non scritta su un cartello, ma detta a voce. Una realizzazione vocale di due esistenze che invece, per paradosso in un festival di canzoni, sono state raccontate nel silenzio.

Per farla breve: quella di stasera è una vittoria, ma è una vittoria all’italiana. È un po’, a ben vedere, nel segno di quella concezione, tutta piddina o se vogliamo “cattocomunista”, sui diritti civili: ok, ne parliamo, ma un passo alla volta, senza concedere troppo, non coprendo tutti gli spazi delle possibilità. Secondo una logica per cui noi chiediamo di sposarci, ma nel programma c’è scritto unioni civili.

Poi va da sé, la cosa in sé è un bene. E il pubblico ha applaudito. Ma la piena democrazia, in casi come questo, è un’altra cosa e fa rima con piena uguaglianza. Lasciatemelo dire.

Il comunicato stampa di Monti a Calderoli

Calderoli ha preteso le dimissioni dell’attuale Presidente del Consiglio – finalmente si può tornare a scriverlo in maiuscolo senza sentir venir meno il senso del pudore – perché “reo” di aver dato una festa privata a Palazzo Chigi.

Mario Monti ha così risposto:

Il Presidente del Consiglio ha appreso da fonti di stampa che il Senatore Roberto Calderoli avrebbe presentato in data odierna un’interrogazione a risposta scritta con la quale chiede di dar conto delle modalità di svolgimento della cena del 31 dicembre 2011 del medesimo Presidente del Consiglio.

Il Presidente Monti precisa che non c’è stato alcun tipo di festeggiamento presso Palazzo Chigi, ma si è tenuta presso l’appartamento, residenza di servizio del Presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1° gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni.

Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese.

Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti, che, come l’interrogante ricorderà, ha rinunciato alle remunerazioni previste per le posizioni di Presidente del Consiglio e di Ministro dell’economia e delle finanze.

Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie).

La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti. Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale.

Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente.

Nel dare risposta al Senatore Calderoli, il Presidente Monti esprime la propria gratitudine per la richiesta di chiarimenti, poiché anche a suo parere sarebbe “inopportuno e offensivo verso i cittadini organizzare una festa utilizzando strutture e personale pubblici”. Come risulta dalle circostanze di fatto sopra indicate, non si è trattato di “una festa” organizzata “utilizzando strutture e personale pubblici”.

D’altronde il Presidente Monti evita accuratamente di utilizzare mezzi dello Stato se non per ragioni strettamente legate all’esercizio delle sue funzioni, quali gli incontri con rappresentanti istituzionali o con membri di governo stranieri. Pertanto, il Presidente, per raggiungere il proprio domicilio a Milano, utilizza il treno, a meno che non siano previsti la partenza o l’arrivo a Milano da un viaggio ufficiale.

Credo che il rappresentante leghista sia stato umiliato a sufficienza. Ogni altro commento è superfluo.

“Oggi quella testa di cazzo doveva andare a Milano…”

La notizia, a ben vedere, non sta tanto nel fatto che domani il presidente Silvio Berlusconi dovrebbe dimettersi, quanto che a chiamarlo in modo affettuoso ci si mettono direttamente i suoi…

Il video, con tanto di epiteto gentile, lo trovate qui.

Il popolo viola l’ha fatto nero

Partiamo da un’evidenza: il viola porta male al mondo dello spettacolo. Per un governo che è un manipolo di pagliacci e di veline, il colore della manifestazione di ieri mi sembra veicolare un più che giusto auspicio. Quello che questi signori se ne vadano a casa. Qualcuno, eventualmente, pure in galera.

Per il resto c’è ben poco da dire. La giornata di ieri è stata meravigliosa. Si era talmente in tanti che non sono riuscito a beccare quasi nessuna delle persone con cui avrei voluto passare la giornata. Eppure, nonostante sia rimasto da solo per quasi tutto il tempo della manifestazione, solo non mi sono sentito, perché c’era una energia e una bellezza di centinaia di migliaia di persone – novantamila secondo la polizia (ma quelli si sa che non sanno contare), cinquecentomila per il TG1, quindi, verosimilmente, oltre un milione – che chiedevano una cosa soltanto: democrazia.

I contenuti di ieri possono essere sintetizzati così:

1. ogni male italiano, dal malaffare alla corruzione, passando per una certa affezione alla mafia, si riconduce a un’etica di massa che porta Berlusconi al potere;
2. l’Italia, grazie a Berlusconi, all’estero è vista come una repubblica ex-sovietica. E Berlusconi come un tirannucolo volgare, privo di qualsiasi credibilità politica, che si atteggia a grande statista;
2 bis: quanto sopra rende oltre modo ridicolo sua maestà Silvio;
3. questo governo non è autorevole, rappresenta un insieme di maggiordomi e future badanti del premier che devono obbedire ciecamente ai suoi ordini, pena l’espulsione da ogni carica politica (Margherita Hack ha invitato Alfano a vergognarsi);
4. la chiesa è vista come complice di tutto questo (io l’avevo detto, io l’avevo detto!);
5. Berlusconi ha utilizzato una grande tragedia umana – il terremoto a L’Aquila – per farne cassa di risonanza per il consenso politico e ciò lo rende oltre modo detestabile;
6. Salvatore Borsellino ha ricordato come sia inaccettabile e scandaloso che la mafia venga portata ai banchi del parlamento e dentro il governo stesso;
7. il nostro presidente del consiglio deve dimettersi perché sospettato di essere un mafioso, accusa alla quale anche Borsellino crede.

Fanno un po’ ridere le reazioni del Pdl. Tutti a prendersela con Di Pietro e la sinistra, con la piazza “comunista” e rossa. Ragazzi, non capite un cazzo, lasciatevelo dire. La manifestazione di ieri è stata autogestita. Ok, il popolo era (quasi) tutto di sinistra, ma questo dovrebbe farvi capire, cari amici di ogni parrucchino possibile, che in questo sta la grande differenza tra un elettore della sinistra e un berlusconiano: il primo ragiona ed è capace di fare politica a prescindere dal partito di riferimento. Il secondo, invece, è l’equivalente di un cane di Pavlov.

La serata è poi continuata con tanta musica ed io ho incontrato, alla fine, le persone che volevo vedere: la Pinzi, per altro, mi ha fatto un regalo bellissimo. Siamo andati dietro al palco e lì ho conosciuto Fiorella Mannoia, Moni Ovadia e ho visto il concerto di Vecchioni da dietro le quinte (le foto sono su Facebook!).

Alla fine ho raggiunto Cristiana e gli altri. Cristiana che ha avuto la bella idea di lasciarmi un posto vuoto vicino a Ivan Scalfarotto e, quando li ho raggiunti, mi ha detto, davanti a tutti, col suo sorrisino e la sua faccia da schiaffi “Dario, presentati”. Cioè, sono seguiti un paio di minuti agghiaccianti. Ma poi, a ben vedere, i mariniani del piddì sono dei gran simpaticoni (e Scalfarotto è pure tenero, sapete?). Ma anche questo, mi consentirete, io l’avevo sempre detto.