Governo Renzi e diritti LGBT? Meglio un fantasy

Matteo Renzi, nuovo premier italiano

Finalmente è nato il governo Renzi. Otto uomini e otto donne e già i renziani doc si spellano le mani per questo mirabile esempio di equilibrio di genere nella composizione dell’esecutivo. Ma mi (e vi) domando: otto uomini tutti in dicasteri con portafoglio, le donne in cinque e le altre tre in poltrone giocattolo vi sembra vera uguaglianza?

Abolito il ministero per le Pari Opportunità, che non serve a niente e siamo d’accordo, ma ricordiamoci che un punto qualificante della nascita dei nuovi equilibri di palazzo è il niet del Nuovo Centro-Destra verso qualsiasi tentativo di apertura sui diritti civili. Insomma, se il ministero è simbolico, la sua soppressione è un atto politico concreto.

E per quanto riguarda i diritti delle persone LGBT? La composizione della squadra del sindaco di Firenze si distingue per affermazioni omofobe e discriminatorie. Ma diamo la parola ai diretti interessati:

«Il matrimonio nel nostro ordinamento è un’unione tra sessi diversi.» Graziano Del Rio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (ma a quanto si dice, pare che l’abbia proferito a sua insaputa).

«Noi siamo molto chiari: sui matrimoni gay e adozioni gay siamo pronti a uscire dal governo. L’Italia non diventerà né una grande sala parto per immigrati né un grande locale Arcigay» Angelino Alfano, ministro della Giustizia (quello che ha fatto deportare Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, insieme alla figlia. Perché lui alla famiglia ci tiene).

Marianna Madia, neoministra renziana

«Se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita.» Marianna Madia, ministra della Pubblica Amministrazione (ma due gay o due lesbiche che decidono di sposarsi scelgono la morte?)

«Mi stupisce che si cerchi di far passare i matrimoni tra omosessuali per parità di diritti. È il segno estremo della grande confusione figlia del relativismo culturale.» Beatrice Lorenzin, ministra della Salute (quella che gestisce la sanità pubblica di tutta Italia con il solo diploma del liceo classico, per capire di chi stiamo parlando).

«La famiglia, quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna è uno dei pilastri fondamentali… non si può pensare che ogni desiderio possa diventare un diritto, e in ogni caso sono due sfere diverse, perche’ sovrapporle vuol dire non avere il coraggio di dire che ci sono delle priorità.» Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (poi è pure ciellino, toccante retroscena che ci aiuta a capirne i limiti).

«Le coppie di fatto sono una cosa diversa dalla famiglia.» Dario Franceschini, ministro della Cultura (individuo talmente anonimo che non si riesce nemmeno a fare mezza freddura).

Il padre di Renzi condivide un messaggio antigay

Il padre di Renzi condivide un messaggio antigay

Mettiamoci pure che il neo-premier è figlio di quel Tiziano che di recente, sulla sua bacheca di Facebook, ha ripreso il post di una fake omofoba, condividendone il contenuto.

E ricordiamoci sempre che è opera di un renziano la legge “contro” l’omofobia che di fatto la legittima dentro le scuole, nei partiti, nei palazzi di potere, nelle chiese in nome della libertà di opinione.

Per cui, chi pensa ancora che l’avvento di questo discutibile personaggio possa portare vantaggi reali per le persone LGBT non ha che da fare i conti con la realtà circostante. Se si ha bisogno di credere nelle favole, esistono sempre i fantasy e pubblicazioni di settore più egregie (e piacevoli) delle dichiarazioni di lor signorie.

Ecco cosa ha detto davvero Barilla

nobarillaAncora sul caso Barilla: cerchiamo di capirci. Come ho già detto nell’articolo pubblicato ieri, certe considerazioni era meglio tenerle per sé. Nessuno pretendeva spot con presenze gay e nessuno vuole che il marchio sia gay-friendly. Ci si augura, in linea di principio, che le dichiarazioni delle persone che rendiamo ricche con i nostri soldi non siano offensive.

Ma vediamo di ricostruire la vicenda, attraverso la trascrizione delle esatte parole dette da Barilla alla Zanzara (per chi vuole sentire l’audio può cliccare qui). Per una maggiore chiarezza, evidenzierò in grassetto le frasi infelici, dal mio punto di vista, e poi cercherò di spiegare perché esse riconducono a una visione discriminatoria delle persone LGBT.

Il contesto era il seguente: si parlava di famiglie multietniche e di integrazione degli stranieri. Guido Barilla fa notare che la sua azienda aveva già fatto uno spot con una bambina cinese che mangiava spaghetti. Quindi Cruciani chiede perché non fare uno spot con una famiglia gay. Ecco come prosegue il dialogo tra i due:

Barilla: «Diciamo che noi abbiamo una cultura vagamente differente. Per noi…»
Cruciani: «In che senso, scusi?»
Barilla: «Per noi il concetto di famiglia sacrale rimane uno dei fondamentali valori dell’azienda… eh la salute, la famiglia, il concetto di famiglia…»
Cruciani: «Cioè non fareste mai uno spot…»
Barilla: «No, non lo faremmo perché la nostra è una famiglia tradizionale.»
Altro ospite: «Eh ma la pasta la mangiano anche i gay pero!»
Barilla: «E va bene, se gli piace la nostra pasta e la nostra comunicazione la mangiano, se non gli piace e non ci piace quello che diciamo faranno a meno di mangiarla e ne mangeranno un’altra, ma uno non può piacere sempre a tutti per…»

Quindi, e lo dice Barilla stesso, per loro il concetto di famiglia è quello sacrale, ovvero, quello confessionale: fin qui nulla di male, nel senso che ognuno può credere ciò che vuole – anch’io posso far finta che la realtà non esista, ma ciò non impedisce alla realtà di esser tale – ma come è agevole vedere, il signore in questione fa una distinzione tra valori morali, legando per altro il concetto di famiglia tradizionale e sacra a quello di “salute”.

La mia domanda è: ma la famiglia fatta da persone dello stesso sesso è una famiglia non sana? Forse il patron del famoso marchio di pasta, nel suo intimo, pensa questo.

Non contento di aver fatto queste equazioni, forse a livello inconscio, rincara la dose: se ai gay piace questa realtà bene, altrimenti vadano altrove. Tipico atteggiamento dell’arrogante, con la verità assoluta in tasca. Come già detto, anche Rosy Bindi disse una cosa del genere alla festa dell’Unità di Roma due estati fa. L’Italia è questa, non c’è spazio per le rivendicazioni dei gay. Se vi piace è così, altrimenti ci sono gli altri paesi.

Mi chiedo quale sarebbe la reazione delle persone che si sono riconosciute in tali dichiarazioni se il loro capo, di fronte a una richiesta di miglioramento delle condizioni lavorative, avesse detto loro: “qui si fa così, se non vi piace potete sempre licenziarvi”.

Ma continuiamo con la vera chicca della vicenda:

Cruciani: «Cioè lei non farebbe mai uno spot con una famiglia omosessuale seduta a un tavolo.»
Barilla: «Non lo farei, non lo farei, ma non per mancanza di rispetto agli omosessuali che hanno diritto di fare quello che vogliono senza disturbare gli altri, ma perché non la penso come loro e penso che la famiglia a cui ci rivolgiamo noi è comunque una famiglia classica…»
Cruciani: «E che significa senza…»
Barilla: «Tra l’altro la donna, per tornare all’argomento di prima, ha un ruolo fondamentale che è la madre che è il centro concettuale di vita strutturale di questo…»
Cruciani: «Ma poi non è detto che la madre che serve la colazione come nei vostri spot poi non vada a fare il lavoro da manager magari.»
Barilla: «Scusi, ma ci mancherebbe altro, ma sua moglie non fa uguale? Mi moglie tutte le mattine…»
Cruciani: «Io vivo da solo.»
Barilla: «…fa la colazione per tutta la famiglia e poi va a fare il suo lavoro.»

Ebbene, a mio giudizio le frasi peggiori sono proprio queste. Tornerò dopo sul perché quel “disturbare gli altri” è irricevibile. Merita un approfondimento speciale, invece, la considerazione che ha il nostro della figura della donna. Soggetto – o forse dovremmo dire “oggetto”? – che può anche lavorare, se vuole, ma dopo aver assolto i suoi obblighi in cucina.

Angelo del focolare in primis. Visione tipicamente maschilista di chi, evidentemente incapace di metter sui fornelli una caffettiera, vuole che le donne siano al servizio degli uomini. Mi fa strano che nei commenti al mio articolo precedente, molte lettrici non si siano sentite offese da queste parole, ma d’altronde si sa, dopo un po’ ci si affeziona alle proprie catene. Abbastanza triste, converrete.

Ma andiamo avanti:

Cruciani: «Certo… ma infatti! Siamo alla follia. Senta però è interessante quello che mi ha detto lei: la famiglia gay no, però… ehm… io rispetto, però… qual è la frase?, mi sono scordato.»
Barilla: «No, io ho detto che rispetto… io rispetto tutti, facciano quello che vogliono senza infastidire gli altri.»
Cruciani: «E che vuol senza “dire infastidire gli altri”, scusi.»
Barilla: «Beh ognuno ha il diritto a casa sua di fare quello che vuole senza disturbare le persone che sono attorno ricchiedendo più o meno diritti che sono più o meno leciti, per esempio, qui ci addentriamo su fatti che sono un po’ lontani dalla pubblicità però che sono un fondamento comunque dei valori che…»
Cruciani: «Lei è contro il matrimonio omosessuale ad esempio, contro le unioni di uomini.»
Barilla: «No, il matrimonio omosessuale pensi che io lo rispetto, perché tutto sommato riguarda le persone che vogliono contrarre matrimonio, io una cosa che non rispetto assolutamente è l’adozione nelle famiglie gay, perché questo riguarda una persona che non sono le persone che decidono…»
Cruciani: «Però lei sa benissimo che i figli nati da famiglie omosessuali, ci sono tantissimi esempi, possono crescere tranquillamente e invece possono crescere male…»
Barilla: «Certo che crescono tranquillamente, devo dire che io che sono padre di alcuni più… primo padre… so le complessità che ci sono nel tirare su dei figli, spesso mi domando quali sono le complessità – già che ce ne sono tante così – quali sono le complessità di tirare su dei figli con una coppia dello stesso sesso
Cruciani: «Però non capivo l’espressione “purché non disturbino gli altri”…»
Barilla: «Esatto, un essere umano è un essere che può essere disturbato dalle decisioni di altri…»

Arriviamo quindi al nodo della vicenda. Essere omosessuali per Barilla è più o meno indifferente, ma ad alcune condizioni:

  1. vivere il più possibile in ombra il proprio modo di essere
  2. non richiedere diritti “più o meno” leciti
  3. non avere il diritto alla genitorialità.

Barilla sa che possono venir su dei bambini sani e felici anche nelle coppie omosessuali, ma il problema non è questo. Lui che è padre eterosessuale sa già quali sono le difficoltà per crescere un figlio. La condizione del gay o della lesbica, nella sua ottica, diviene uno svantaggio in più nel processo di crescita del bambino.

Ritorniamo sempre allo stesso punto: un gay o una lesbica non possono essere genitori come tutti gli altri perché, appunto, omosessuali. Ma proprio questa visione della realtà è di stampo omofobo. E, soprattutto, collide con una realtà di decine di migliaia di famiglie omogenitoriali che allevano i loro bambini e le loro bambine nel pienezza della dignità della persona.

E ritorna il discorso che una persona LGBT possa potenzialmente turbare, con la sua stessa esistenza, le vite degli “esseri umani”, operando anche una bella distinzione tra chi rientra nel rango umano (e si sente disturbato dalla presenza dei gay) e chi evidentemente è altra cosa.

Per quelli che “l’omofobia non esiste”, per quelli che “ha solo detto il suo pensiero, che male ha fatto”, per chi sostiene – e anche qualche omosessuale ha peccato, diciamo così, di ingenuità – che dobbiamo smetterla di “fare vittimismo”, questo impasto eterogeneo di perbenismo, di concessioni a corrente alternata e di dichiarazioni poco felici rientra nella libera e semplice libertà di espressione.

Il che può essere pure, nessuno lo mette in discussione. Ma le parole non sono mai neutre e hanno un valore molto specifico.

Le parole di Barilla non lasciano spazio a molte interpretazioni: per il nostro, puoi essere gay a determinate condizioni. Altrimenti dai fastidio. E ribadisco: se io dicessi a un nero o a un ebreo che possono essere tali ma fino a un certo punto, verrei tacciato di razzismo. In democrazia tutti e tutte possono essere ciò che vogliono, nei limiti della legalità semmai, e non certamente in modo parziale per non disturbare la maggioranza di chi si sente “normale”. Non si capisce perché per le persone LGBT si fanno deroghe, quando vengono insultate, in nome della semplice libertà di espressione.

O forse il perché si capisce, ma a quanto pare la pretesa del “rispetto” per le opinioni del signor Barilla coincide con il non tollerare che gay, lesbiche, trans, ecc, abbiano una propria idea in merito.

Tutto questo altrove ha un nome ben preciso. Comincerei, fossi in chi sostiene la legittimità delle parole riportate, a confrontarmi con questa realtà. Chissà che non abbia qualche sorpresa.

Legge “contro” l’omofobia: le reazioni della società civile

baciom5s

La foto che vedete sopra è la reazione dei deputati e delle deputate del Movimento 5 Stelle, che si sono baciati e baciate emulando coppie omosessuali, per protesta alla legge “contro” l’omofobia votata oggi in parlamento dal Pd e da Scelta Civica. Un ddl che legittima le affermazioni e i comportamenti omofobi e transfobici se fatti dentro chiese, partiti, associazioni, ospedali, ecc (domani spiegherò perché questo provvedimento è pessimo).

Riporto velocemente alcune dichiarazioni, raccolte su Facebook, Twitter e altri siti, della società civile – compresa larghissima parte della comunità LGBT – alla notizia dell’approvazione della legge.

Ilda Curti, assessora della Giunta Comunale di Torino, Pd: «Se sono un singolo cittadino e dico che ebrei, neri, Rom o omosessuali sono inferiori, contro natura o deicidi la legge Mancino mi punisce. Se sono membro di un’organizzazione religiosa, politica, culturale e le stesse cose le propagando nelle scuole, negli ospedali, nelle piazze posso farlo.»

Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, presidente di Gaynet: «È veramente triste che dopo tante lotte durate decenni si sia arrivati ad un voto che garantisce gli omofobi dando il via libera alla libertà di insulto persino per le organizzazioni di estrema destra.»

Andrea Maccarrone, presidente del circolo Mario Mieli di Roma: «Passato questo incredibile emendamento che legittima omofobia e transfobia. Ora questa legge da debole è diventata pessima. Un pessimo segnale. Peccato! Noi speravamo che potesse essere un primo segnale di cambiamento del nostro Paese e invece è un segnale della potenza dell’intervento vaticana nelle nostre vite e nelle nostre istituzioni.»

Matteo Winkler, giornalista, scrittore e giurista: «Il testo di legge sull’omofobia approvato dalla Camera è uno schifo alla massima potenza. Non uno ma due passi indietro dalla civiltà.»

Vanni Piccolo, militante storico del movimento LGBT: «Un solo commento “vergogna vergogna vergogna”. Sto urlando di rabbia, di dolore, di impotenza. Dopo tanti anni di lotta del movimento, persone e cause completamente estranei alla nostra vita e alla nostra lotta fanno di ognuno di noi un ” niente sociale” senza tutela, su cui gli omofobi, i portatori di odio, i balordi di turno, potranno infierire a piacimento. Saranno tutti contenti. Evviva! Gli autori avranno una medaglia per aver salvato l’equilibrio dei partiti omofobi. Da me una medaglia all’infamia!»

Luca Trentini, militante LGBT: «legge sull’omofobia definitivamente approvata! coi voti di PD e UDC. Una legge orrenda che rende legale l’omofobia! Avvilente!»

Stefano Pieralli, vicepresidente dell’associazione Plus: «oggi 19:40 posso solo dire di essere contento di aver votato M5S, posso dire a testa alta di non aver contribuito a mandare in parlamento questi impresentabili (lgbt compresi), ora vorrei guardare in faccia i miei amici Facebook che mi maltrattavano e continuavano a farsi prendere in giro dal PD.»

Stefano Aresi, ex presidente dell’associazione Milk di Milano: «Dear friends, today Italian Parliament approved this kind of law: “Expressing opinions or doing things against homosexuality in political, sindacal, cultural or religious organizations and in hospitals is not considered a discrimination act.” I think we have to start to have fear.» (trad.: Cari amici, oggi il Parlamento italiano ha approvato questo tipo di legge: “Esprimere pareri o fare le cose contro l’omosessualità in organizzazioni politiche, sindacal, culturale o religiosa e negli ospedali non è considerato un atto di discriminazione.” Penso che dobbiamo cominciare ad avere paura.)

Fulvio Boatta, militante in Arcigay Palermo: «Questo è il comma “salvavescovi” approvato da Scalfarotto che istituzionalizza l’omofobia di stato. Vergogna!» (segue l’immagine).

Pasquale Videtta, blogger: «Io mi tessererò nell’Azione Cattolica solo per poter insultare ogni giorno Scalfarotto e poi avvalermi della sua legge per difendermi.»

Paolo Soglia, utente Facebook: «Avviso a tutti gli omofobi: per continuare a esercitare l’omofobia con la nuova legge dovrete iscrivervi a una apposita associazione omofoba regolarmente registrata all’albo delle libere forme associative. Per ulteriori informazioni rivolgersi a Ivan Scalfarotto.»

Taniuzzacalabra, utente di Twitter: «Quindi se io Tania, dico sei uno stronzo gay, sono omofoba. Se io Tania, dirigente di partito, di gruppo religioso dico la stessa cosa, NO.»

Fossi nell’onorevole Scalfarotto, l’autore di questo capolavoro, comincerei a fare un serissimo, approfondito e impietoso esame di coscienza. A mio giudizio, ed evidentemente non solo mio, il signore in questione ne ha un disperato bisogno.

Su Piras, senza esagerare

20130819-124421.jpgIl caso Piras è diventato tristemente noto. Ricostruiamo la vicenda. Isinbayeva, l’atleta russa omofoba, fa l’elogio alle leggi antigay del suo paese. Poi, come scrive Piras sul suo profilo Facebook:

“…il giorno dopo e pressata dalle polemiche che ne sono conseguite porta i media di tutto il mondo a titolare “Isinbayeva ci ripensa: sono stata fraintesa”.

Pensare contestualmente alle recenti conseguenze di questa legge, tra le quali i casi di stupro su alcune ragazze lesbiche e le affermazioni in difesa della stessa norma da parte di una donna e atleta di fama come la Isinbayeva mi hanno portato ad utilizzare quello che in letteratura si chiama un paradosso scrivendo sul mio profilo facebook e testualmente “Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza. Poi magari domani ci ripenso. Magari mi fraintendono”.

Per questa provocazione, sicuramente infelice ma non violenta, è stato messo in croce come fulgido esempio di misoginia, di violazione dei diritti umani, di maschilismo, sessismo e probabilmente qualcuno avrà anche scomodato il contagio dell’Aids, l’aumento dell’Imu e la situazione in Egitto.

Eppure, a ben vedere, Piras non ha augurato lo stupro. Ha semplicemente usato la figura del paradosso. Forse, anche a causa del mezzo, ha omesso frasi quali “è come se dicessi…”, proprio per sottolineare l’enormità della cosa. Processo retorico forse troppo elaborato per chi ragiona in modo binario: bianco/nero, bene/male, ragione/torto.

Piras è solo stato la vittima eccellente di quel processo “culturale” per cui una donna, in quanto tale, non va mai criticata (perché la critica equivale all’aggressione), in nome magari di ideologie che per esistere (ancora) hanno bisogno di essere più vere della realtà.

E non ci si rende conto che gli attacchi che gli sono stati lanciati, in modo violento (questi sì), acritico e gratuito, sono un favore indiretto a quelle politiche antigay che andrebbero attaccate senza eccezione alcuna. Il classico esempio del saggio che punta alla luna.

Come ho già detto in casi analoghi (Alicata e i rom, Civati e Biancofiore) basterebbe aver fatto bene analisi del testo alle elementari per capire il significato di quelle parole. Poi certo, se vogliamo giocare al massacro del “politico scomodo” di turno (maschio, che per certo femminismo è sempre e comunque un demerito e magari pure progay, perché un pizzico di omofobia interiorizzata non guasta) solo perché va di moda, si accomodino pure i talebani del politically correct, rientra nella libertà di essere cretini/e in massa. Rassicurante, per carità. Ma non si fa un favore al discernimento del reale e al concetto di onestà intellettuale.

Di buono in tutta questa triste vicenda, per cui si imbottisce il mouse di esplosivo e si aprono le stalle dei circuiti nervosi, c’è il fatto che il caso Piras ha dimostrato che anche dentro l’elettorato di centro-sinistra esiste un esercito di analfabeti di ritorno per cui non contano le cose che si dicono e le elaborazioni retoriche, criticando magari la non opportunità di lasciare certe esternazioni aun mezzo che presta il fianco a equivoci, mentre è importante mantenere inalterati feticci e convenzioni. Che è poi una delle tante essenze del berlusconismo. E che ci dimostra che non sono solo i partiti il problema di questo paese, ma anche la gente che ci sta dentro o che li vota.

Intanto il consigliere Piras si è dimesso, accetterà l’eventuale espulsione dal partito, ha scritto lettere e articoli di scuse. Altri, quali Calderoli e Binetti, stanno ben arroccati sui loro seggi, gongolandosi tra razzismo e omofobia. I talebani del politicamente corretto, coerentemente, continuano a stracciarsi le vesti per uno stato su Facebook.

Casini e la differenza tra amore e violenza

«Non è detto che l’Europa sia sempre e comunque da imitare. Ad esempio alcuni paesi del nord hanno legalizzato dei movimenti che facevano anche apologia della pedofilia, non credo che per questo l’Europa sia un esempio da imitare.»

Lo ha detto alla radio Pierferdinando Casini, commentando la scelta delle democrazie europee più avanzate – le ultime, in ordine di arrivo: Francia e Regno Unito – di estendere il matrimonio anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso.

Prendiamo atto di quanto segue e facciamoci anche qualche domanda:

1. Casini cerca di accomunare delle leggi di parlamenti e governi sovrani a un crimine, dicendo per altro falsità. L’Europa non ha mai avallato nessun movimento che inneggiava alla pedofilia, semmai alcuni paesi hanno dichiarato non perseguibili movimenti che auspicano l’abbassamento del limite del consenso, fermo restando che in quei paesi il reato di pedofilia permane

2. Casini si candida a governare questo paese insieme a Monti e pare che Bersani gli faccia l’occhiolino da un po’… come si comporterà, tuttavia, di fronte a personaggi pubblici quali il premier belga, Di Rupo, il primo ministro islandese, Johanna Sigurdardottir o il ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle, tutti/e omosessuali dichiarati e, nel caso dei diplomatici d’Islanda e Germania, anche sposati? Queste affermazioni porterebbero al rischio di pericolosi incidenti diplomatici… (Berlusconi è stato, e giustamente, stigmatizzato per molto meno)

3. Casini non sa distinguere tra una legge che tutela un coppia e il suo progetto di vita, fatto da adulti consenzienti, e una violenza su un minore. Va bene che frequenta un po’ troppo chiese e confessionali, dove si fa confusione su questo tipo di differenza, ma a tutto dovrebbe esserci un limite.

Se poi ci mettiamo anche che questo lugubre personaggio è uno dei maggiori responsabili dello scempio berlusconiano e che ha spalancato le porte del parlamento a galantuomini come Cuffaro e Romano, la domanda è la seguente: voi dareste anche solo l’amministrazione di un condominio a un elemento simile?

In Europa non sarebbe candidato neppure a un consiglio di quartiere. Qui, ed è l’ennesimo sintomo dell’arretratezza italiana, è considerato un interlocutore politico affidabile. Speriamo che gli italiani e le italiane si sveglino, tra qualche settimana in cabina elettorale, e si regolino di conseguenza.

Matrimonio egualitario: Vendola getta la maschera

Nichi Vendola, intervistato da Maria Latella, ha dichiarato su Sky:

Io proporrò una legge che consenta l’adozione alle coppie gay, una legge per il riconoscimento dei matrimoni omosessuali. Tutto questo, però, appartiene alle prerogative del partito, non è nel programma di governo, ma riguarda l’impegno di Sel in Parlamento e nella società.

Credo che queste affermazioni necessitino di alcune considerazioni e di qualche domanda.

In primis, i temi presenti nei programmi dei singoli partiti, soprattutto dentro una coalizione, trovano la loro legittimazione proprio dentro l’azione di governo. Lo scopo di SEL dovrebbe essere, se dovessero vincere le elezioni, quello di portare aspetti preminenti del suo programma dentro l’esecutivo di cui intende far parte. Evidentemente per Vendola la questione dei diritti civili non è preminente.

Poi: qualsiasi punto specifico di un singolo programma di partito potrebbe creare tensioni dentro l’azione di governo. Mi chiedo, e Vendola dovrebbe chiarircelo: questa stessa prudenza verrà applicata su temi quali le politiche sociali, il lavoro, l’articolo 18, l’acqua pubblica, le missioni all’estero, ecc?

Ancora, e in caso non affermativo circa la domanda precedente: Vendola dovrebbe ancora spiegarci come mai ha deciso di tenere fuori proprio la questione omosessuale dall’agenda del prossimo esecutivo. Ricordo al leader di SEL che di proposte di legge su matrimonio egualitario e coppie di fatto il parlamento ne è pieno. Affermare che proporre una legge rientra nelle facoltà del suo partito – oltre a essere cosa ovvia – significa ammettere che si sta preparando a depositare un provvedimento destinato a coprirsi di polvere e noi non vogliamo una testimonianza in più funzionale solo a far sentire in pace il governatore pugliese con la sua coscienza. Noi abbiamo bisogno di qualcuno che porti queste istanze proprio dentro il governo!

Pare, in buona sostanza, di rivedere il copione del 2006. Si è partiti da un modello estero – all’epoca erano i PaCS francesi, ora si parla di non meglio identificate unioni civili alla tedesca – per poi stravolgerlo e, infine, non approvarlo. Nel documento approvato dal Pd circa le coppie di fatto – e che Vendola ha adottato, dopo l’alleanza con Bersani sulle primarie – rispunta, inoltre, il riferimento ai diritti individuali di bindiana memoria, che negano il riconoscimento della coppia in quanto tale. Ovvero, i DiCo.

Ci troviamo, con ogni evidenza, di fronte all’ennesima presa in giro. E il centro-sinistra, di fatto, dimostra di non volere pienamente il voto della gay community e anche questa marcia indietro di Vendola, che fino a ieri ci ha imbonito millantando sensibilità rispetto a questi temi, è un ulteriore campanello d’allarme.

La palla dovrebbe passare adesso al movimento. Sarebbe ora di far sentire una voce unitaria, tuonante e determinata. Sarebbe ora di dire che il prossimo parlamento dovrà sfornare una legge chiara e nettissima sulle famiglie gay e lesbiche, con o senza prole. Una legge che porti, almeno nell’immediato, alla piena equiparazione tra coppie sposate e coppie non sposate. Dovesse anche non chiamarsi matrimonio, in un primo momento. Questo dovremmo chiedere.

Se poi il centro-sinistra dovesse perdere e riconsegnare il paese a Berlusconi – in un momento in cui ogni voto è determinante, visti i rischi di pareggio – proprio perché non vuole concedere nulla su questi temi, è un rischio di cui si prenderà ogni responsabilità di fronte all’elettorato e all’Italia tutta.

Veglia di preghiera contro l’omofobia: il vescovo di Milano dice no

La notizia, di ieri, e praticamente assente nei grandi media nazionali, è riportata da pochi blog personali e da qualche agenzia di stampa, oltre che dai siti dei gay credenti.

Si legge, in un comunicato riportato da Asca:

Il Gruppo Gionata che organizza le veglie in Italia denuncia […] ”con grande sconcerto” che quest’anno la Curia Arcivescovile di Milano, per la prima volta nella sua storia, ha detto ‘no’ alla richiesta dei Gruppi di cristiani milanesi di poter vegliare in una chiesa cattolica milanese, come invece avveniva dal 2009.

La motivazione? Dal 30 maggio al 3 giugno si terrà, sempre a Milano, la Giornata Internazionale per le Famiglie, che vedrà la partecipazione di Joseph Ratzinger. Una scusa poco credibile, dunque, visto che la veglia doveva tenersi, secondo gli organizzatori, per il 13 maggio: «Ancora adesso mi chiedo come la nostra piccola veglia avrebbe potuto rovinare la grande kermesse in programma per fine maggio…», recita il comunicato del Gruppo Gionata…

Ricordiamo, ancora, che negli anni passati la veglia è stata ospitata nelle chiese cattoliche del capoluogo lombardo, ma che a dirigere la diocesi c’era il cardinal Tettamanzi e non l’ex patriarca di Venezia, le cui dichiarazioni passate, in tema di omosessualità, sono state considerate omofobe.

Non stupisce, dunque, che un personaggio siffatto abbia impedito una veglia di preghiera contro uno stile di pensiero nel quale, evidentemente, si riconosce e che è qualificante dell’intera predicazione attuale del magistero ecclesiastico a cui appartiene. Almeno non si può dire che Angelo Scola sia una persona incoerente.

Alfano contro i gay? PdL in crisi di popolarità

Ho una mia personale teoria. Qui in Italia, se sei in crisi di notorietà o se la tua parabola politica o artistica è in declino (o inesistente), basta tirar fuori una polemica – per lo più omofoba – sui gay per aver un quarto d’ora di celebrità in più, accendere i riflettori sullo squallore che ne consegue e, infine, sperare che la nuova fama si traduca in fortuna.

Proprio ieri, infatti, alla scuola di formazione del Popolo della Libertà – tra probabili corsi di convivenza con le mafie (Lunardi docebat) e di diritto incostituzionale (con corso monografico sulle leggi ad personam) – il segretario del partito, Angelino Alfano, ha accusato la sinistra di voler portare il matrimonio “tra uomini” in Italia.

Se vincesse il triciclo PD-IdV-SEL, secondo Alfano, l’Italia finirebbe come la Spagna: lo zapaterismo – visto come alternativo alla socialdemocrazia europea – ha, a sentir lui, portato l’economia al collasso ignorando i problemi reali per vendere agli spagnoli il fumo negli occhi del matrimonio gay. Da lì, l’origine di tutta la crisi economica spagnola.

Quindi, il numero due di Berlusconi, ha scomodato la moralità del PdL – ma stranamente le risate registrate non sono partite – rievocando il fantasma di Eluana Englaro e esibendosi in un delirio antiabortista completamente scollegato dall’attualità del presente e ribadendo la priorità per l’occupazione.

Ci fa piacere sapere che per il PdL il vero problema è il lavoro. Peccato che tale problema viene solo adesso, dopo un ventennio di berlusconismo che ha, di fatto, reso più poveri milioni di italiani e di italiane.

Ci fa ben sperare vedere che si riprendono tematiche omofobe – segno, come dicevo in apertura, di una presunta crisi di popolarità della destra italiana – per cui adesso il problema per l’Italia è un matrimonio esteso ai gay che, dati alla mano, è assente dai programmi politici di ogni partito di sinistra: basta vedere le dichiarazioni di Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato del PD, che intima al suo avversario (ma attuale alleato di governo) di non offendere… come se volere una società più egualitaria fosse offensivo per chi la propone!

Per altro Alfano non sa almeno altre tre cose:

1. lo zapaterismo sta, a pieno titolo, nella socialdemocrazia europea;

2. anche le destre europee propendono per il matrimonio per tutti, a cominciare da Cameron nel Regno Unito;

3. se anche il solo PD avesse il 51% dei voti, non approverebbe mai una legge in materia, prigioniero com’è delle frange più estremiste della chiesa cattolica.

Per il resto Alfano è degno figlio di un partito che è, a sua volta, la risultante della depravazione della politica italiana, ovvero il berlusconismo, l’errore storico più grande del nostro paese dopo il fascismo, ma in chiave tragicomica.

Tuttavia certo sciacallaggio – a danno dei malati terminali, che chiedono una legge dignitosa sul testamento biologico, e a danno di chi ha subito o ricorso il dramma dell’aborto – dà molto fastidio.

E nessuno vorrebbe per premier uno sciacallo, fosse anche solo di facciata. Anche perché il manovratore lo conosciamo benissimo e, grazie a lui, siamo arrivati quasi alla bancarotta. E questo senza che gay e lesbiche avessero uno straccio di diritto. Ricordiamocelo sempre.

Ma se Povia esiste è grazie ai gay

Povia torna a far parlare di sé. E non certo per la sua musica, arte che esercita e che, evidentemente, non gli procura il successo sperato. Dal 2009 in poi, invece, sembra che abbia trovato un modo più comodo di stare sulla cresta dell’onda. Subodora un argomento di scottante attualità – la causa GLBT nel 2009, la vicenda Englaro subito dopo – e lo affronta con la delicatezza di un picchiatore nazista. Il caso è bello e confezionato, rimane sulle pagine dei giornali per qualche settimana (o qualche giorno) e alla fine torna nel dimenticatoio.

Forse geloso delle sortite di Apicella su Malgioglio, ecco il nostro eroe che torna su un tema a lui molto caro: il pubblico disprezzo per i gay. E lo fa dalle colonne del suo profilo su Facebook, dove si lascia andare in dichiarazioni quali:

Adesso ho capito. Che per caso fate tutti parte dell’Arcigay? Ma se siete nati così non è colpa mia. Prendetevela con i vostri genitori e con la musica di merda che ascoltate. Però se vi serve una mano ditelo eh, posso darvi qualche supposta di Eterox

Lasciamo da parte i contenuti, abbastanza scontati, la verve poetica, da cui evidentemente attinge per creare le sue dimenticabilissime (e dimenticate) canzoni, per non parlare del coraggio nel suffragare le proprie idee (pare che, compreso il guaio fatto, Povia abbia per prima cosa cancellato i suoi stessi commenti e quindi dato la colpa a un fake, sebbene Repubblica ci fa sapere che quelle frasi sarebbero autentiche. Complimenti per il coraggio, insomma).

La cosa che veramente va messa nella giusta luce è un’altra. Povia esiste solo in virtù dell’oggetto del suo odio: i gay. Se non ci fossero i gay Povia sarebbe davvero nessuno. La sua musica, infatti, non fa breccia. Per dar prova della sua esistenza deve dimostrare di essere una persona orrenda. Qualcuno glielo spieghi. Un amico, se ne ha, o chicchessia.

Oggi su Gay’s Anatomy: Urso, le unioni gay e la (poca) credibilità della chiesa

L’uguaglianza non dovrebbe partire proprio dal riconoscere in pieno la dignità di chi è considerato “diverso”?

Le mie considerazioni sulle “aperture” del vescovo di Ragusa alle unioni gay. E sul perché la chiesa non ha l’autorità morale per dirsi contraria al riconoscimento dei diritti civili su Gay’s Anatomy.

Leggete e commentatene tutti/e!