I conti in tasca ai nostri onorevoli d’Ancien Régime

Facciamo due conti in tasca ai nostri “onorevoli” deputati e senatori, ovvero nominati che hanno avuto la fortuna di rappresentare tutti gli italiani non tanto per i loro meriti, quanto per il fatto di esser stati scelti da cinque leader di partito, in barba ad ogni principio di democrazia rappresentativa.

I nostri quasi mille eroi (630 alla Camera, 315 al Senato, ai quali vanno aggiunti i senatori a vita) per questa ragione percepiscono:

• 11.283 euro lordi mensili per deputato, i senatori, invece 11.550 euro
• 3500 euro di diaria, ovvero le cosiddette spese mensili di indennità di residenza
• 4000 euro in media al mese per le spese di segreteria e di rappresentanza
• assegno di fine mandato insieme a un vitalizo mensile; prima della riforma di Monti, che cambia le cose da gennaio 2o12, il vitalizo ammontava a 2.486 euro

Tutto ciò si può leggere e verificare in un articolo di oggi su Repubblica on line, in cui si mettono a paragone i privilegi dei nostri parlamentari con gli stipendi e le prerogative dei loro colleghi europei. In Italia abbiamo una situazione simile a quella della Francia pre-rivoluzionaria. Due caste – politici e chiesa – hanno privilegi che affamano il resto del popolo – un tempo il terzo stato, oggi i contribuenti.

Interessanti, in tale articolo, il punto seguente

i portaborse il deputato (3.690 euro) e il senatore (4.180) ricevono la somma senza aver alcun obbligo di rendicontazione e senza dover dimostrare se hanno pagato regolarmente un collaboratore

e quest’altro ancora

La “libera circolazione ferroviaria, autostradale, marittima e aerea” consentita dall’apposita tessera di cui viene dotato il deputato e il senatore appena mette piede a Montecitorio e Palazzo Madama, non ha corrispettivi.

Di fronte a questo spreco di denaro pubblico, vi faccio notare che in Spagna un deputato guadagna 2.813 euro e negli altri paesi si percepisce la diaria solo se non risiedi nella capitale, a costi comunque inferiori.

Se poi guardiamo al grado di salute democratica di altri paesi, come Francia e Germania, dove un parlamentare percepisce di meno rispetto ai colleghi italiani, ci rendiamo perfettamente conto che tali spese sono ingiustificate, oltre che dannose.

Ovviamente le spese per i nostri politici sono una delle voci dello scandalo retributivo e dei privilegi di questo paese. A queste occorrerebbe aggiungere i privilegi della chiesa e le spese militari. Su quest’ultimo tema: l’acquisto di 131 caccia F-35, insieme alle missioni all’estero, ammonta a quasi 25 miliardi di euro. Ovvero, il costo di una finanziaria.

Con la sola cifra degli aerei da guerra si potrebbe, ad esempio, intervenire sull’edilizia scolastica e sulle nuove assunzioni di docenti: si avrebbero classi meno numerose, edifici nuovi e più sicuri, più insegnanti e meglio retribuiti. La popolazione sarebbe più colta e istruita, vi sarebbero più individui in grado di muovere l’economia, si rilancerebbero gli investimenti edilizi. E questa è una sola voce.

Sul fronte carcerario, si potrebbero costruire nuovi alloggi per i detenuti, rendendo più umana la condizione dei condannati.

Si potrebbe, addirittura, intervenire sulle pensioni, aumentando le minime.

È tutta questione di volontà politica, a ben vedere. Una volontà rivolta, magari, al benessere dei cittadini e delle cittadine e, non certo, al mantenimento dei propri privilegi d’Ancien Régime.