Oggi su Gay’s Anatomy: “Muse ispiratrici”

Solo l’estate scorsa nessuno avrebbe scommesso nemmeno sulla riapertura del tema delle unioni civili.

Adesso, invece, pare che pure i nemici tradizionali delle famiglie LGBT si stiano aprendo a forme di riconoscimento che, rispetto ai DiCo proposti nel 2007, appaiono addirittura futuristiche: Casini, ultimo in ordine di tempo, apre agli stessi diritti delle coppie sposate, purché l’unione non venga denominata come “matrimonio”.

Nel centro-sinistra, ancora, Bersani ha dichiarato che il tema delle unioni civili toccherà al prossimo governo del PD, dove pare stiano discutendo per approvare la civil partnership, mentre Di Pietro si converte direttamente al matrimonio allargato.

Sarà l’influenza di Hollande e Obama? Scoprilo su Gay’s Anatomy.

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Di Pietro e Lega a favore del manganello facile

Il popolo indica la luna e il governo guarda al dito. Quello della mano che tiene il manganello, per altro.

Sabato scorso a Roma ci sono state centinaia di migliaia di persone pacifiche che sono state vittime, assieme alla democrazia di cui sono stati capaci, dell’assalto di poche centinaia di delinquenti da strada e dell’impreparazione delle forze di polizia che non hanno saputo garantire l’incolumità dei cittadini.

Roberto Maroni, se fosse stato il ministro degli interni di qualunque paese europeo e occidentale, sarebbe stato costretto alle dimissioni alla velocità di un neutrino, con tanto di comunicato di compiacimento della Gelmini o chi per lei.

Invece si evacano leggi da Sud America degli anni settanta.

Questa cricca di notabili senza arte né parte, a cui anche la Lega appartiene a pieno titolo, ancora una volta non riesce a capire i bisogni concreti della gente. Sabato l’Italia ha detto a PdL e Lega che se ne devono andare dai luoghi del potere, che sono indegni del ruolo che ricoprono, che questa crisi non può essere gestita ancora con leggi ad personam e a colpi di fiducia.

Il governo deve dare risposta a queste critiche che vengono direttamente dalla pancia della società. Non può pensare di nascondersi ancora dietro il terrorismo psicologico suscitato da un’emergenza per altro affrontata in modo pedestre, inadeguato, vergognoso.

Maroni farebbe prima a prendere bagagli, cartellette, i suoi ridicoli occhiali e nascondersi nella nebbia di una delle valli da cui proviene. Nessuno ne sentirebbe la mancanza.

Grave, poi, che Di Pietro sia la sua musa ispiratrice. Da un politico di “cosiddetta” sinistra ci si aspetterebbe un minimo di buon senso, non l’ennesima boutade in salsa molisana. La politica è roba seria, dovrebbe averlo capito anche l’ex pm di Mani Pulite.

Sondaggi: destra unita al 49%! E in ogni caso vince Berlusconi

Sondaggio di Mannheimer per il Corriere della Sera. Se si andasse alle urne domani andrebbe bene per Fini e SEL, male per PdL e pd. Si registrerebbe l’ennesimo boom della Lega, mentre UdC e di Pietro sarebbero stabili. Sempre più marginale, infine, l’ala della sinistra radicale.

Il gradi di incertezza sfiora il 35% dei/lle votanti, per cui i giochi sono, com’è evidente, ancora aperti in termini di posizionamento elettorale.

Su tutto questo, un’unica garanzia: vincerebbe ancora una volta Berlusconi. E se la destra fosse unita, arriverebbe al 49% dei suffragi e il PdL distanzierebbe di oltre nove punti il pd.

A buon intenditor…

Mandrie piddine e sindrome iraniana

Piccola riflessione sulle prossime regionali. Da una parte una destra becera, delinquenziale, parafascista e xenofoba che farà il pienone di voti. Dall’altra cinque opposizioni: i radicali, con candidature di spicco ma elettoralmente poco influenti, la sinistra radicale spaccata in miliardi di schegge inneggianti, per lo più, a Cuba e a Chavez, l’Italia dei Valori che pare non saper scegliere se essere centro o sinistra [vedere nota a fine articolo]  e quindi l’UDC e il piddì.

A questo proposito.

Casini sta facendo la politica del piede in due scarpe. Decide con chi allearsi e in quali regioni. Col risultato che scegliendo il candidato più forte rischia di vincere in tutte e quattordici le regioni in cui concorre. In questo modo, il suo partito – quello che ammette che i gay vengano uccisi e picchiati per le strade (vista l’opposizione alla legge contro l’omofobia), quello che candida indagati per mafia al senato e quello che pretende che la morte degli italiani sia segnata dalla sofferenza e dal dolore fisico (si pensi al caso Englaro) – diventerà sempre più potente e avrà sempre di più un ruolo di primo piano sulla scena nazionale.

Dall’altra parte l’imbecillità (o peggio: la complicità) politica di Bersani e dei suoi elettori che permetteranno a Casini, in combutta con la CEI, di trasformare l’Italia nel corrispettivo europeo e “democratico” dell’Iran. E per fare questo, per allearsi cioè con Cuffaro e coi mandanti morali di Svastichella, sacrificheranno prima Vendola in Puglia, poi i diritti civili in tutta Italia.

La soluzione? I cittadini onesti dovrebbero non votare i candidati graditi all’UDC. Bersani e tutto il suo partito, invece, dovrebbero essere indotti alla vergogna. Ma dubito fortemente che gli elettori del pd, vere e proprie mandrie da urna, avranno un sussulto di dignità. Le primarie dello scorso autunno, d’altronde, ce lo hanno ampiamente dimostrato.

N.B.: quando ho scritto questo post non avevo ancora letto questa intervista a Di Pietro. La stampa italiana, candidata più che mai a finire nei mercati rionali per fare da incartamento per il pesce, ci ha detto fino a oggi che l’IdV è contraria alla candidatura di Vendola. Il leader dell’unico partito di opposizione democratica smentisce. Mi scuso con gli elettori e con il partito dell’IdV e rettifico.

Aggressione a Berlusconi: dal governo stretta su web e piazze

Come volevasi dimostrare. Il governo – da oggi promosso a governo di sciacalli, dopo esser stato a lungo anche un governo inetto e scellerato – sta strumentalizzando l’aggressione subita dal premier per porre restrizioni al diritto di parole, di pensiero e per limitare le manifestazioni di piazza.

Maroni, il ministro dell’interno, ha dichiarato che si stanno studiando provvedimenti «per garantire ai cittadini e a chi ha compiti istituzionali di poter svolgere tranquillamente la propria azione». E ha aggiunto che si tratta di «misure delicate, che riguardano terreni delicati come la libertà di espressione sul web e quella di manifestazione, ancorchè in luoghi aperti, pubblici».

Adesso, poiché non stiamo parlando dei liberali tedeschi, dei conservatori danesi o dei socialisti svedesi, bensì di un esponente di un partito razzista i cui esponenti vanno a braccetto con i fautori del fascismo, tutto lascia pensare che la dicitura “misure delicate” possa essere agevolmente tradotta con “restrizioni”.

Che l’esponente di un partito non democratico e illiberale si occupi di democrazia è come lasciare le pecore in custodia dei lupi. Da notare, ancora, come nel “vuoto” istituzionale che si è creato col ferimento di Berlusconi sia proprio la Lega a dettare l’agenda politica italiana. Gli altri partiti sono ancora in stato catatonico, con un Bersani che non prende posizione – e questa sarebbe discontinuità? – Casini che adesso critica ciò che fino a ieri ha sostenuto e portato al potere e tutto il PdL che ha trovato il mandante politico di quest’aggresione in Di Pietro.

A nessuno viene in mente che quest’atto si colloca esattamente una settimana dopo il grandioso successo del No B Day, manifestazione di piazza libera, gioiosa, democratica e assolutamente non violenta. Tempistica un po’ sospetta, a ben vedere, come sospetti sono i casi dei profili su Facebook immediatamente riconvertiti in siti pro-Berlusconi.

Nessuno degli attori politici ha ancora chiesto l’unica cosa che c’era da chiedere: le dimissioni di Maroni, per l’incapacità da parte della sicurezza pubblica di garantire l’incolumità del presidente del consiglio.

Se, come pavento, l’intervento del governo porterà a una restrizione delle libertà civili e democratiche, non so davvero cosa potrà accadere e soprattutto occorrerà pensare a un’azione, sicuramente pacifica, ma forte e costante, affinché questi signori al potere facciano marcia indietro e, possibilmente, vengano conseguentemente rimossi dalle loro cariche.