Vile denaro

Sembra brutto se dico al prossimo genitore che rimpiange la mia dipartita dal mondo della scuola, che ho un dottorato e un master e guadagno come un commesso?

In verità i genitori dei miei allievi si lamentano col sistema perché verrò licenziato e vorrebbero che restassi per tutto il percorso di studi dei loro figli. E mi succede in ogni scuola: colleghi e genitori vorrebbero che io rimanessi. Il ministero mi licenzia ogni anno senza curarsi di cosa sarà di me. E quando va bene sono 1300 euro al mese (a cui va tolta poi l’Irpef di giugno e l’anno scorso lo Stato si è sucato “solo” 2500 euro di tasse).

Con un’aggravante: a parità di stipendio rispetto a mestieri “altri” – tutti lodevoli, non ne faccio una questione di eventuale prestigio sociale, sia ben chiaro – ho un carico di stress dovuto alle conseguenze penali che il mestiere di insegnante si porta con sé. E credetemi, si può finire di fronte a un giudice per molto poco: avete presente quando ci si dondolava sulle sedie e i prof scleravano? Succedeva (e succede) perché se cadi e ti fai male passi i guai.

È chiaro perché ho lo schifo?

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I gay si sposeranno in chiesa. A pagamento, naturalmente

È davvero curioso: certi vescovi o alti prelati di vario genere, un tempo strenuamente omofobi, si scoprono pro-unioni civili quando sta per essere votata la legge sul matrimonio egualitario nel paese di residenza. È successo all’attuale papa, in Argentina; e adesso si registra l’apertura della chiesa anglicana, mentre Cameron si dichiara a favore dei matrimoni tra gay e tra lesbiche.

Il messaggio di apertura del reverendo James Jones alle coppie omosessuali è addirittura commovente:

Il messaggio di Gesù Cristo abbraccia tutti ed è inclusivo. Perché, nei secoli, nonostante il suo grande contenuto d’amore, è diventato così alienante ed esclusivo?

Ma non illudiamoci. Quella che è un’apertura della chiesa di fronte ai diritti civili costituisce un tentativo di arretramento o quanto meno un freno al progresso civile degli stati in cui la questione omosessuale sta spostando le sue rivendicazioni dall’istituto separato per gay/lesbiche alla piena eguaglianza tra cittadini/e, allargando l’istituto matrimoniale a tutti i soggetti giuridici.

Quello che per un credente è un passo avanti, per un cittadino è un elemento di arretratezza culturale, giuridica e civile. In questo gap si riscontra ancora tutta l’inadeguatezza di una visione confessionale dell’esistenza umana.

Poi, certo, ci sono pure le interpretazioni delle malelingue. Che a pensar male si fa peccato, si sa, e non solo molto spesso si indovina, ma chi non riconosce nessuna dignità al concetto stesso di peccato non si fa nessun problema ad andare oltre nel processo di interpretazione dei fatti.

Il mio pensiero di stamattina, leggendo questa notizia e guardando a Bergoglio e alla chiesa anglicana, è stato il seguente: dategli tempo… appena capiranno che è un business, anche i preti cattolici apriranno al matrimonio tra gay. In chiesa e dietro parcella, naturalmente.

D’altronde si sa, pecunia non olet. E quella dei gay profuma pure, se vogliamo cavalcare uno stereotipo di troppo. Converrete.