Il dovere di ferirti

13612970_9948_y1p1m506oac06apost8rymoeo8_H224626_LA volte devi prendere atto che quella che pareva un’amicizia forse altro non era che tempo passato insieme. Bello, per carità. Ma il tempo prima o poi finisce.

Le cose che restano sono altre. Come chi ti osserva in lontananza, per quindici anni. Poi incontri di nuovo quella persona ed è come se il tempo non esistesse. Sarà che i giorni qui in Sicilia, in questo frammento d’estate, passano lenti, ma vedi le cose da una prospettiva diversa.
Ti fermi a pensare.
Ti fermi, soprattutto.
E tutto gira, con te al centro delle cose. Un punto d’osservazione privilegiato.

Accade – ormai a cadenza ciclica – che certe persone a cui vuoi bene si sentano in dovere, a un certo punto, di ferirti in modo automatico. Quasi fosse naturale. Tanto tu sei quello che fa spallucce. Tanto c’è sempre tempo per cambiare idea, chiedere scusa, ti prego parliamone, ti prego gestiscilo tu questo mio senso di colpa. Perché è normale, con ogni evidenza, riprendersi il perdono e lasciare il dolore. Quello alla fine, chi lo porta via? Come se fosse nell’ordinaria gestione delle cose venire e mettere tutto in disordine e poi chiederti di riportare indietro le lancette del tempo insieme. Come se quel casino, gli insulti e le accuse le avessi sparpagliate tu stesso, qua e là nell’anima.

Hai mai provato a riattaccare un petalo a un fiore? Se lo stacchi è un atto irreversibile. Da un po’ di tempo funziono così. Forse sbaglio, forse no. Ho un’unica certezza: funziono così.

Forse a volte si dovrebbe sparire dalla vita delle persone e basta. Le ferite e il male gratuito andrebbero ripagati col silenzio, a parer mio. Senza recuperare nulla. Senza nessuna seconda chance. Perché solo così si può capire se a quella persona ci tenevi davvero. Quando ti rimane il suo vuoto e nient’altro.

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A quel 40% LGBT che ha votato Pd

Questo sarà un post molto amaro, lo dico fin d’ora. Un post che mi alienerà simpatie e possibilmente mi allontanerà da persone con cui ho avuto rapporti di collaborazione e amicizia. Ma arrivati a questo punto, mentre lo sfacelo è totale e nessuno se ne accorge, non ha poi così tanta importanza.

È un post che dedico agli elettori e alle elettrici LGBT di Renzi, nello specifico, e del Pd più in generale.

Ai primi dico: cari amici gay e amiche lesbiche renziani/e, vi informo che avete dato la vostra preferenza e il vostro tempo a una forza politica che vi tratta come froci. Così, da tenere in mente quando da oggi in poi la mattina andrete a pettinarvi allo specchio. E per voi non aggiungo altro, perché sarebbe un inutile spreco di parole. 

A chi invece ha votato il partito e il progetto politico, tra molte incertezze e non pochi mal di pancia, farò una semplice domanda: per quale ragione dovrei lottare per voi e accanto a voi, per ideali quali il matrimonio, la genitorialità, la lotta all’omofobia, la vera uguaglianza giuridica, quando poi avete dato fiducia a chi, in questi anni, ha sempre tradito su questi temi?

Ho sentito oggi Renzi che ribadiva le sue priorità, tra queste non c’è stato il benché minimo accenno alla questione LGBT. Eppure voi lo avete votato lo stesso e adesso sembrate addirittura felici. Anestetizzati e felici. Mi spiegate perché dovremmo continuare, a questo punto, fare ancora un pezzo di strada insieme? In nome di quale progetto?

Ho sentito esponenti di associazioni di città anche importanti che mi dicevano «altrimenti chi votare?» e allora mi spiegate la ragione per cui poi mi invitate a partecipare ai vostri pride, a discutere insieme di politica, di futuro, di speranza, se i primi siete voi a non avere un progetto (anche politico) di speranza?

Perché mettete i like sui miei articoli contro le Sentinelle in piedi, Costanza Miriano e qualsiasi altra declinazione del fronte omofobo, se poi date fiducia a un partito che reputa queste persone come soggetti con cui interloquire politicamente? Cosa è cambiato dai drammatici giorni della legge sull’omofobia a ieri, per essere ancora più chiari?

Quando a giugno scenderemo in piazza per gridare che vogliamo pari dignità, accanto a chi dovrò farlo? Perché volere uguale dignità è prima di ogni altra cosa un atto politico e c’è poco di dignitoso nel delegare il proprio futuro a un partito che al massimo ha legiferato sui DiCo per poi non votare manco quelli.

Come pensate, in buona sostanza, di risultare ancora credibili quando col vostro voto rendete vani tutti gli sforzi e ogni tentativo di costruzione di una cittadinanza, che nel nostro caso non è data per scontata, ma va costruita, giorno dopo giorno, con atti forti e concreti?

Perché è vero che non esiste un voto gay e che ognuno è solo in questa terra, e quelle cose lì, ma nonostante questo la voglia di mandarvi affanculo e di dirvi “i diritti fateveli fare da Marianna Madia e Ivan Scalfarotto” è tanta, lo ammetto.

Dottore che sintomi ha la felicità?

A volte il calore delle coperte è insufficiente. Per quanto morbido esso possa essere.
Forse la mia scrittura non graffia e a volte mi chiedo che senso abbia.
Tutto questo, intendo.
A volte vorrei lasciare tutto e andarmene altrove. Solo che non puoi scappare in eterno dal lato oscuro di te.
La città, là fuori, è insolitamente fredda e questo può ferire. Come la pioggia sottile e insulta.
Qualcuno ha scritto che nessuno si salva da solo. E invece io credo l’esatto contrario.
Puoi. Salvarti. Solo. Da solo.

Perché solo tu conosci l’unisono fatto di sangue che scorre, dei respiri arrabbiati, del battito ribelle e prigioniero, della parola sempre sfuggente quando magari trovi le sillabe. Come quando ricostruisci il puzzle delle tue emozioni.

Intanto domani è un altro giorno e il sole provvederà a diradare le ombre dell’ora. Di adesso.

«Rabbia stupore la parte l’attore
dottore che sintomi ha la felicità?
Evoluzione il cielo in prigione
questa non è un’esercitazione
forza e coraggio
la sete il miraggio
la luna nell’altra metà
lupi in agguato il peggio è passato
forse fa male eppure mi va…»

Jovanotti, Mi fido di te

Primarie? No grazie

Il 25 novembre si voterà per le primarie. Secondo l’attuale moda italiana della politica – queste non sono primarie vere, per altro, sono consacrazioni del potente di turno, da Veltroni in poi – mi dovrei recare a votare uno dei “fantastici cinque” per dare all’Italia il futuro da me sperato.

Vi spiegherò le ragioni per cui non andrò a votare.

1. I candidati

Sono impresentabili. Non nel senso che sono persone poco oneste – sappiamo tutti e tutte dove vanno a finire ladri e delinquenti di questo paese – ma nel fatto elementare che dei cinque, solo due hanno la possibilità reale di vincere (Bersani o Renzi), mentre le altre candidature sono semplicemente delle conte di corrente.

Bersani non mi piace perché è asservito al peggiore clericalismo dalemiano: rappresenta, in altre parole, il peggio della politica italiana. Se vincesse lui rifarebbero i DiCo, per altro, una legge discriminatoria che quest’anno cambierà nome in “unione alla tedesca”. E i gay che gli andranno ancora dietro avranno la grossolana illusione di avere un leader europeo, quando invece ci troviamo di fronte solo un piccolo e grigio burocrate di provincia che ha imparato, non senza pochi sudori freddi, a pronunciare correttamente la parola gay

In tutto questo, si ricordi, Vendola ha stretto un patto con lui, per cui se si va al ballottaggio gli elettori di SEL voteranno in blocco Bersani e il suo programma ultraconservatore. Grazie Nichi, ti ricordo che tu sei pure gay. Grazie per la sensazione di nausea che mi hai ragalato quando speravo che il tuo partito fosse l’unica scelta possibile.

Renzi piace a Confindustria, va a cena ad Arcore e pensa che il capitalismo sia di sinistra. Adesso, farebbe pure una partnership all’inglese. Questo lo renderebbe il più votabile tra i due unici accreditati al ballottaggio. Peccato che poi anche lui sia tentato da vocazioni maggioritarie che, Veltroni docet, servono solo a far vincere la destra. Insomma, votare Renzi avrebbe senso solo per distruggere il Pd. Ma aspettiamo le prossime politiche e questo fatto si realizzerà da solo.

Puppato e Tabacci, infine, non li considero nemmeno: non mi piacciono le candidature di bandiera e i riciclati dell’UdC. Semplice. Ma andiamo oltre…

2. Le primarie del 2005

Ho già votato alle primarie del 2005. Scelsi Scalfarotto, per dar forza a una candidatura speficicamente gay. Ma votai soprattutto per dar consistenza a un progetto politico. In quel progetto c’erano economia sociale, i diritti per le coppie di fatto (non per gli individui, ma per le coppie!), la scuola pubblica, l’ambiente, ecc.

Ebbene, io votai per fare in modo che la politica fosse come io la volessi. Ma loro l’hanno trasformata in un incubo. Ancora soldi alle scuole cattoliche per esempio – e anche oggi: di recente il Pd ha votato un provvedimento che dà 232 milioni ai diplomifici cattolici, riducendo ancora le già scarse risorse per la scuola pubblica – zero diritti per le famiglie gay e lesbiche, una sinistra che di tale aveva solo il simbolo della falce e martello e lo stesso rigurgito ideologico dei gruppuscoli di estrema destra.

Insomma, io ci ho provato a crederci, l’altra volta. E due anni dopo mi è restituito un paese in mano a Berlusconi, con un tasso di omofobia enormemente aumentato rispetto a prima, per non parlare del fatto che ho perso il lavoro in università e che adesso rischio di perderlo a scuola.

Grazie ancora, davvero!

3. Conclusioni

Questa truffa, all’epoca, io la pagai un euro. Un’inezia, per carità. Ma voi paghereste anche solo cinquanta centesimi la vostra rovina?

Tutto questo mi ha fatto decidere, dopo una lunga e quasi silenziosa meditazione, di rimanermene a casa. Non posso avallare un progetto che vedo come un grosso imbroglio: a cominciare dalle probabili agognate alleanze con l’UdC di Casini.

Mi spiace, ma ho già dato. Stupitemi e poi, semmai, ne riparleremo. Ma non ora. Non vi devo nulla che non vi abbia già dato. Davvero, no grazie.