Pd. Meno elle. E più berlusconiano che mai

La dinamica dell’azione politica del Partito Democratico è molto semplice. Si parte dal presupposto che bisogna affrontare una questione e superare l’eventuale ostacolo che insorge. E il Pd quindi elabora idee e spende energie per trasformare l’ostacolo in norma e per mantenere inalterata la questione. Adducendo giustificazioni sostanzialmente imbecilli, per difendere l’indifendibile

Cercherò di essere schematico.

È già successo con la questione dei diritti per le persone LGBT.

  • La questione era: occorre dare diritti e tutele a vario titolo a gay, lesbiche, bisessuali, trans, ecc.
  • L’ostacolo: la matrice cattolica del partito, che poi rappresenta (secondo loro) la comunità dei fedeli del paese non è d’accordo.
  • La soluzione: si fa una legge, come quella attualmente in discussione sull’omofobia, che permetta all’ala cattolica del partito di essere omofoba e non si danno reali garanzie ai/lle destinatari/e del provvedimento in questione.
  • Giustificazione: il governo di larghe intese prevede che anche il PdL possa dire la sua in merito e poi meglio poco che nulla.

In passato è successo coi DiCo. I gay e le lesbiche volevano un provvedimento che riconoscesse le loro unioni di fronte allo Stato. Il Pd elaborò un DL che sanciva, invece, per legge che due gay o due lesbiche non costituivano una coppia. Queste “non coppie” potevano avere determinati diritti, ma dimezzati, a condizione che dimostrassero una moralità maggiore rispetto alle coppie sposate – per cui i diritti arrivano invece subito e per intero. Con la giustificazione che bisognava assecondare anche le idee degli omofobi, pardon, del cattolici. E poi, va da sé, meglio poco che nulla.

Adesso succede con l’ennesimo ddl salva-Berlusconi, stavolta firmato da Zanda e da altri senatori democratici. Ripercorriamo lo schema appena proposto.

  • Questione: Berlusconi, in quanto accusato e giudicato da un tribunale di aver commesso reati, non può più sedere in Parlamento.
  • Ostacolo: il PdL è un alleato di governo, per cui se Berlusconi viene condannato a essere ineleggibile, il PdL fa saltare il governo.
  • Soluzione proposta: cambiamo la legge e, tramite l’incompatibilità, permettiamo a Berlusconi di rimanere in Parlamento per almeno un anno… (poi magari cade il governo, Berlusconi viene rieletto e si fa una legge apposita che lo salverà definitivamente).
  • Giustificazione: la legge esistente è vecchia va rinnovata, con una più moderna (sì, eliminando la pena e sostituendola con un favore a chi la pena dovrebbe scontarla).

Quest’altra perla di politica piddina si aggiunge a una lunghissima serie di favori fatti al leader della destra italiana. Epifani si difende: la proposta è vecchia di un mese. Non si rende conto, evidentemente, come questa dichiarazione aggravi la posizione del suo partito. Evidentemente dentro il Pd vogliono prevenire l’azione della giustizia con leggi ad personam che, stavolta, arrivano addirittura con l’avallo dell’elettorato del centro-sinistra. E pensare che con il voto sulla sospensione dei lavori parlamentari pensavamo di aver raggiunto il colmo…

Credo che i tempi siano maturi per la fusione tra Pd e PdL. Finalmente ex compagni e supporter di Silvio potranno stare tutti in un’unica squadra. E, tanto per ritornare sul discorso d’apertura, potranno pure essere omofobi, senza sensi di colpa.

Arriva il concorso, precari umiliati

Il sito Orizzonte Scuola ha pubblicato uno stralcio del decreto governativo per il prossimo concorso della scuola pubblica. A quanto pare, il concorso consterà in tre prove: una preselettiva, una scritta e un esame orale.

La prova preselettiva:

…consta di 50 quesiti a risposta multipla così ripartiti:
– capacità logiche 15 domande;
– capacità di comprensione verbale del testo 15 domande;
– competenze informatiche 10 domande;
– conoscenza della lingua straniera 10 domande.

Come si può vedere, i quiz che verranno proposti non valuteranno la reale capacità degli insegnanti di essere tali e di far bene, secondo le competenze acquisite e richieste, la loro professione. No. Ai futuri titolari di cattedra si chiederà di saper superare domande sul modello della Settimana Enigmistica e di dimostrare di saper parlare un’altra lingua che poi mai verrà applicata durante le ore di lezione (latino e matematica, per intenderci, si spiegano in italiano).

Questa preselezione, in parole più povere, non c’entra nulla con le reali capacità di chi concorre. Si rischia di far passare persone che riescono nei giochi di logica e hanno un diploma in inglese e poi magari non ne sanno di meno, rispetto ad altri, delle materie che dovrebbero insegnare.

Aspetto ancora più grave dell’intera questione è che a dover superare tale prova saranno docenti già abilitati ma senza lavoro fisso che hanno acquisito il titolo o attraverso precedente concorso o attraverso le scuole di abilitazione all’insegnamento, le SSIS, per accedere alle quali e per conseguire il titolo si è passati secondo la seguente trafila:

1. concorso pubblico (scritto e orale)
2. frequenza obbligatoria delle lezioni (due anni)
3. esami interni al corso (16 aree multidisciplinari)
4. esame di stato finale

il tutto alla modica cifra di 2500 euro.

Pare insomma che questo governo, coerentemente con quello precedente e con altri ancora più antichi, non solo nulla sa e comprende di scuola, ma sta operando perché migliaia di precari, che già lavorano dentro le istituzioni scolastiche e che già hanno superato un precedente concorso, vengano prima umiliati da questa prova iniqua e, quindi, buttati per strada per far posto a chi, magari, ha solo avuto la fortuna di rispondere bene a prove che mai serviranno per affrontare il lavoro con gli studenti.

Ricordiamocelo, precari e non, alla prossima tornata elettorale e soprattutto quando si tratterà di scegliere partiti i cui rappresentanti lodano questa scelta criminale e auspicano un Monti bis.