Per Padoan con 80 euro ci paghi il mutuo

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il ministro Padoan

Post estemporaneo, guardando Ballarò.

Il ministro Padoan ha detto che con gli 80 euro elargiti dal governo Renzi i cittadini possono pagarci il mutuo. Qualcuno ricordi a questo gentile e distinto signore che non siamo tutti e tutte in rapporti di amicizia con questo o quel politico, ergo non riusciamo a comprare case – magari al centro storico di Roma – per pochi spiccioli. Svariate decine di milioni di abitanti (circa sei) di questo paese vive in un’altra situazione economica. Così, per esser chiari fino in fondo.

Sempre guardando lo stesso programma, mi sono ritrovato a dar ragione a D’Alema: prima potevamo votare per le province e per il Senato, adesso con la riforma costituzionale del governo si registra una preoccupante limitazione della democrazia nel nostro paese. Io che do ragione a Baffetto. Per merito di Renzi. Capite perché lo odio?

Taccio invece sul ministro Martina, che ha redarguito un interlocutore intimandogli «lei non si può permettere di dire che…» o sarei costretto ad affermare che quel grigio figuro assomiglia all’idea che ho di un fascista in giacca e cravatta. Per fortuna l’interlocutore in questione, che poi è Mauro Corona, gli ha ricordato che lui si permette eccome! Ah, questo vizio che si ha per la democrazia, così sconosciuto dentro il Partito democratico…

Ad ogni modo, questa è la situazione. Siamo in mano a questa gente. Che culo, converrete.

Nemmeno io avrei salutato Rosy Bindi

Ha fatto scandalo il caso Rostellato, la deputata del MoVimento 5 Stelle che ha dichiarato, sul suo profilo Facebook:

Ieri sera un gruppo di noi si stava dirigendo verso l’uscita dell’aula, ci ferma la Bindi e ci dice: “Ma presentiamoci, così cominciamo a conoscerci!!!”. Io ho tirato dritto e me ne sono andata ma ti pare che ti do la mano e ti dico pure “piacere”??? No guarda, forse non hai capito: NON È UN PIACERE!!!

Piovono critiche, la rappresentante del M5S viene messa alla gogna, tacciata di maleducazione e si scopre addirittura che non sa cos’è la Banca Centrale Europea – cosa oggettivamente grave, per chiunque, ma bisognerebbe spiegare cosa c’entra questo con la presunta ennesima “aggressione” a Rosy Bindi.

Credo che la scelta di Rostellato sia degna di rispetto, per quanto non condivisibile. Secondo me ha peccato in due cose: leggerezza e stile. In primo luogo, per l’enfasi data alla cosa, come fosse una vendetta personale e i grillini, a cominciare dal loro capo assoluto, dovrebbero capire che il senso della loro permanenza al Parlamento non è dar sfogo alla rabbia, ma costruire una società migliore.

Secondo poi: la motivazione di quella scelta dovrebbe essere innanzi tutto politica e, quindi, motivata. Perché togliere il saluto a una persona è un atto oggettivamente forte, che rischia di divenire grave. Lo hanno già fatto Massimo D’Alema, nei confronti di Giachetti, un suo compagno di partito che ha la colpa di essere renziano e, udite udite, la stessa Bindi con Paola Concia, dopo una lite per l’assemblea nazionale del Pd dell’estate scorsa in cui la presidente ha vietato che si votasse sulla questione del matrimonio egualitario. Sono, appunto, ragioni politiche, forse unite ad antipatie personali, forse legate a un sistema ideologico troppo stantìo per tollerare la presenza di un’alterità.

Però, in tal caso, le cose andrebbero dette e proprio sul piano politico, appunto. Io non avrei salutato Rosy Bindi perché con i DiCo aveva previsto un regime di apartheid per migliaia di famiglie fatte da omosessuali. Perché quei diritti erano minori e spezzati a metà. Perché quando le hanno fatto notare, in più di un’occasione, la sua inadeguatezza rispetto al progresso civile, lei ha mostrato i denti, ha insultato i figli delle coppie omogenitoriali, ha dimostrato arroganza, ha detto “o così, o fuori dall’Italia”.

In quel caso, io non avrei avuto il piacere di stringere la mano a una persona siffatta. Ma avrei dovuto spiegarglielo. Perché lo capisse e non ripetesse il suo solito gioco vittimistico.

Per cui non massacriamo la signora Rostellato per quello che ha fatto – non prima, almeno, di usare lo stesso metro con D’Alema e Bindi stessa – ma critichiamola, semmai, per come. E poi mandiamola a scuola di educazione alla cittadinanza. Cos’è la BCE si impara alle medie. In prima. Posso garantirvelo.

Ma D’Alema è “berlusconismo”. Vi spiego perché

La riprova che D’Alema è una delle cause del male – chiamato berlusconismo – che attanaglia l’Italia da vent’anni ad adesso? La sua reazione alla candidatura e alla probabile vittoria di Renzi.

Premetto: a me Renzi non piace. Non mi fa, di conseguenza, impazzire politicamente e ritengo che il suo programma sia viziato dal liberismo – ingrediente primario della crisi attuale – e dall’appartenenza al mondo cattolico, che lo rende incapace di relazionarsi serenamente su questioni fondamentali, quali il testamento biologico e le unioni delle coppie non sposate, etero o omo che siano.

La sua dirigenza, quindi, trasformerebbe il Pd in un partito liberale di centro, con un’ipoteca confessionale che, tuttavia, sarebbe leggermente migliore dell’attuale natura del partito-frankenstein, per cui abbiamo il corpo degli ex PCI dominato dalla mente degli ex DC, che mai hanno rinunciato a definirsi cattolici (contrariamente a Bersani & Co, che non sono più nulla).

Un partito siffatto avrebbe, quindi, un’identità certa. Starebbe quindi alla libera scelta dell’elettore se votarlo o meno. Si chiama democrazia. Occuperebbe il centro, lascerebbe spazio a una reale sinistra socialista e democratica sul modello europeo – ammesso e concesso che vi siano energie e forze per crearla, questa forza, oggi in Italia – e ridimensionerebbe la destra berlusconiana, obbligandola al cambiamento.

Se questo dovesse avvenire, sarebbe perché attraverso libere elezioni, oggi impropriamente dette primarie, la base elettorale del Pd decide di dare questa natura al soggetto politico di riferimento.  Nelle democrazie moderne succede che la linea data al partito – o alla coalizione, come in questo caso – debba essere rispettata dalle minoranze, le quali comunque continuerebbero a militare dentro il partito stesso.

In altre parole: Renzi avrebbe il mandato di presiedere in qualità di leader tutta la coalizione di centro-sinistra, perché i partiti e gli elettori che vi partecipano sanno che chi vince, poi, rappresenta tutti. È un concetto elementare di democrazia.

Cosa fa D’Alema, invece? Minaccia: «se vince Renzi, sarà battaglia politica».

Mi dovrebbe spiegare questo gentile signore, che ha al suo attivo fatti enormi quali la guerra in Serbia, i fondi alle scuole cattoliche – vietate dalla Costituzione – e la stima di Berlusconi, come pensa che un ulteriore, ennesimo conflitto interno alla coalizione di governo possa essere utile e funzionale a vincere le elezioni, prima, e a governare il paese, poi.

D’Alema con questa dichiarazione dimostra di essere al di fuori del concetto di democrazia, pur operando in essa. Che se vogliamo, poi, è la natura stessa del berlusconismo: usare l’impianto democratico per portare avanti i propri interessi e non quelli della collettività.

Ecco come è dimostrato che D’Alema è consustanziale al berlusconismo. E, per tale motivo, do ragione a Renzi, pur non essendo un suo fan, quando dico che va rottamato. O, in parole più semplici, licenziato in tronco da una carriera politica che ha fatto più il male del paese che altro.

Primarie e brutte persone

Matteo Renzi, sulle regole delle primarie: «Non capisco perché non vadano bene le regole del passato, quelle che andavano bene quando hanno vinto Prodi, Veltroni, Bersani».

Molto semplicemente, egregio sindaco di Firenze, perché Prodi, Veltroni e Bersani non sono stati scelti con elezioni primarie: sono state così chiamate, invece, delle acclamazioni aperte a un pubblico indistinto di elettori – che potevano essere dell’ex PCI così come di Forza Nuova – in cui non c’era reale competizione.

Adesso che c’è lo spauracchio che la classe dirigente venga messa ai margini, l’esercito di D’Alema, Bindi & Co. si attrezza per fare in modo che diventino primarie vere ma a risultato minimo garantito: ovvero, la vittoria di quelli di sempre. Si legga La casa degli spiriti di Isabelle Allende. È illuminante, in tal senso, oltre ad essere un capolavoro assoluto.

È giusto, per altro e a mio giudizio, che a questo tipo di elezioni votino i militanti e i simpatizzanti di quel partito o di quell’area specifica – io, ad esempio, le restringerei solo agli iscritti del Partito democratico o dei partiti di coalizione – ma ciò che sta accadendo dimostra un’evidenza, per certi versi, tragica: i precedenti segretari e candidati premier erano semplicemente delle emanazioni di apparato. E il popolo si è limitato ad accettare lo stato delle cose. Non era, in altri termini, democrazia. Era farsa.

Questo ci rende – noi italiani e italiane dell’area di centro-sinistra – delle brutte persone. Anche noi, anzi, proprio noi di sinistra. Quasi uguali, per dire, a certi berlusconiani che ci fanno tanto orrore per le stesse, identiche ragioni.

O come dicevan tutti, Renzi

Premetto una cosa, affinché su questo io possa essere molto chiaro da subito: sono dell’idea che Renzi abbia tutto il diritto di correre alle primarie, di vincerle e di guidare il Pd e il prossimo governo, in caso di vittoria elettorale. La democrazia, per altro, è l’arte del possibile…

Per tale ragione non mi stupisce che il sindaco di Firenze abbia diversi sostenitori, sia tra le file dei big della politica, sia tra le persone comuni. E non mi stupisce nemmeno che dietro i suoi sostenitori politici ci siano persone come Alicata e Scalfarotto, esponenti della comunità LGBT.

Capisco di meno le critiche di chi vede in Renzi il male del mondo. E men che mai le capisco se provengono dall’interno del suo partito. Lo etichettano, infatti, come il “nuovo Berlusconi”, quando si dimentica però che il Pd è stato uno degli alleati di ferro del sistema berlusconiano – se non c’era questa attuale classe dirigente, il cavaliere non sarebbe sopravvissuto alla prima legislatura, e invece…

Oppure lo additano come probabile responsabile della svolta “a destra” che subirà il Partito democratico in caso di una sua vittoria. Ricordo, ancora, che quella svolta a destra c’è già stata addirittura dentro i DS: fu D’Alema, ad esempio, a permettere che venissero finanziate le scuole private – leggi: cattoliche – che, secondo la Costituzione, non dovrebbero ricevere nemmeno un soldo pubblico. E invece.

Se Renzi dovesse diventare il leader del Pd, penso, finalmente quel partito completerà una dolorosa ma necessaria (per esso) transizione tra posizioni identitarie novecentesche e una nuova dimensione pragmatista e post-ideologica di nuovo millennio. Si definirà di centro-sinistra, per non dispiacere al suo elettorato. Ma sarà uno dei tanti partiti conservatori europei, forse pure moderatamente accomodante su alcune questioni – diritti civili, fine vita, ecc – ma pur sempre un partito di destra economica, vicino alle istanze dei vari Marchionne, Marcegaglia, ecc.

Cosa che, vi ricordo, è già: basti pensare agli osanna dei vari Chiamparino al modello Marchionne… Solo che adesso nessuno, dentro il Pd, può dirlo apertamente.

Per cui non mi scandalizza e non mi sembra strano che esponenti del mondo LGBT sostengano Renzi e, come si sostiene, fosse anche in previsione di poltrone sicure (e chiarisco anche su questo punto: per me è legittimo sostenere qualcuno per crescere politicamente e avere riscontri in tal senso). Perché se vincesse Bersani, o se gli stessi fossero a favore di quest’ultimo, le dinamiche rimarrebbero immutate nella gestione dei rapporti di potere dentro il partito – tradotto: io ti sostengo, tu mi dai una poltrona – e le politiche economiche e sociali sarebbero in direzione degli interessi del capitale, soprattutto del grande capitale, con qualche magro contentino alle classi lavoratrici.

Certo, vero è pure che Renzi piace un sacco a Adinolfi, che è omofobo. E a Paola Binetti, che sta alla democrazia come Giuliano Ferrara sta al fitness. Ma questo è un problema interno a un partito che non riesce ancora a esprimere una classe dirigente che obbedisca a due criteri fondamentali: essere progressista e di respiro europeo.

Per cui, ben venga pure Renzi, a guidare il Partito democratico. Non sarà peggiore di Massimo D’Alema (per cui finanzierà la scuola privata, impoverendo quella pubblica) o di Rosy Bindi (prevederà istituti minori per le coppie gay, scongiurando che si arrivi al matrimonio) e così via.

Io – stando così le cose – continuerò a non votarlo. Lui e il suo partito. Come ho sempre fatto.

Cosa mai l’ha fatta diventare così stupido, onorevole?

Quella che segue è una lettera aperta che un giocatore di football americano, Chris Kluwe, della squadra dei Minnesota Vikings, ha scritto a tale Emmett C. Burns Jr., esponente del Partito Democratico americano che si era precedentemente scagliato contro un suo collega dei Baltimore Ravens, Brendon Ayanbadejo, per il suo supporto al matrimonio tra persone dello stesso sesso.

La lettera, che è stata pubblicata su Il Post, è molto eloquente a tale proposito:

Caro Emmett C. Burns Jr.,

Trovo inconcepibile che lei sia stato eletto come delegato dello stato del Maryland. Il suo livore e la sua intolleranza mi imbarazzano, e mi disgusta pensare che lei sia in qualsiasi modo e a qualsiasi livello coinvolto nel processo di formazione delle politiche sociali.

Le posizioni che lei abbraccia ed espone non prendono in considerazione alcuni punti fondamentali, che illustrerò con dovizia di particolari (potrebbe esserle necessaria l’assunzione di uno stagista che la aiuti con le parole più lunghe):

1. Come sospettavo, non ha letto la Costituzione, quindi le vorrei ricordare che il Primo, primissimo emendamento di questo fondamentale documento si occupa della libertà di parola, e in particolar modo delle limitazioni di tale libertà.
Utilizzando la sua posizione istituzionale (facendo riferimento ai suoi elettori in modo da minacciare implicitamente la gestione dei Ravens) per dichiarare che i Ravens dovrebbero «scoraggiare dichiarazioni di questo genere» da parte dei loro dipendenti – nello specifico Brendon Ayanbadejo – non solo lei sta chiaramente violando il Primo Emendamento, ma dimostra di essere una narcisista macchia di merda.

Che cosa mai l’ha fatta diventare così stupido? Mi sconcerta che un uomo come lei, che fa affidamento sullo stesso Primo Emendamento per coltivare i propri studi religiosi senza timore di ritorsioni da parte dello Stato, possa giustificare il soffocamento del diritto alla libertà di espressione di qualcun altro. Chiamare “ipocrita” un uomo come lei sarebbe mancare di rispetto alla parola. “Osceno, assurdo ipocrita del cazzo” è un po’ più appropriato, forse.

2. «Molti dei vostri tifosi non sono d’accordo con questa presa di posizione e ritengono che [questi argomenti] non debbano avere posto nello sport, che dovrebbe riguardare il tifo, l’intrattenimento, l’entusiasmo e nient’altro». Santo cielo, quante stronzate. Ha sul serio detto questa roba, lei che è stato «attivamente coinvolto nelle task force del governo che si sono occupate delle conseguenze culturali e sociali della schiavitù in Maryland» (come recita la sua voce di Wikipedia, ndt)? Non ha mai sentito parlare di Kenny Washington? Di Jackie Robinson? Nel 1962 la NFL prevedeva ancora la segregazione razziale, che è stata spazzata via grazie a atleti e allenatori coraggiosi che hanno osato esprimere il loro parere e fare la cosa giusta.
E nonostante tutto questo lei è capace di dire che la politica e le questioni politiche «non dovrebbero avere un posto nello sport»? Non so neanche da dove cominciare per immaginare la dissonanza cognitiva che con ogni probabilità sconvolge in questo momento la sua mente confusa e marcia, e la ginnastica mentale con cui il suo cervello si è contorto fino a produrre una dichiarazione così assurda da meritare una medaglia d’oro olimpica (il giudice russo sicuramente le darebbe 10, per “bellissimo repressivismo”).

3. Questo è più un mio dubbio personale. Ma perché odia la libertà? Perché odia il fatto che altre persone vogliano avere la possibilità di vivere le loro vite ed essere felici, anche se la pensano in modo diverso dal suo, o si comportano in modo diverso? In che modo, in che forma, la riguarda il matrimonio gay? In che modo influisce sulla sua vita? Teme che se il matrimonio gay diventasse legale, lei comincerebbe all’improvviso a pensare al pene? «Oh merda, il matrimonio gay è stato approvato, devo subito correre a farmi sfondare di cazzi!». Ha paura che tutti i suoi amici diventino gay e non vengano più la domenica a vedere le partite da lei? (Comunque è improbabile, dato che anche ai gay piace guardare il football).

Posso assicurarle che il matrimonio gay non avrà alcun effetto sulla sua vita. I gay non verranno a casa sua a rubare i suoi figli. Non la trasformeranno magicamente in un lussurioso mostro mangiacazzi. Non rovesceranno il governo in un’orgia di edonistica dissolutezza soltanto perché all’improvviso avranno gli stessi diritti del 90 per cento della nostra popolazione – diritti come le indennità della previdenza, agevolazioni fiscali per chi ha figli, i permessi familiari o i congedi per malattia per prendersi cura dei propri cari, e l’assistenza sanitaria estesa a coniugi e figli. Sa che cosa farà ai gay il fatto di avere questi diritti? Li renderà cittadini americani a tutti gli effetti, proprio come tutti gli altri, con la libertà di perseguire la felicità con tutto ciò che questo comporta. Le dicono niente le battaglie per i diritti civili degli ultimi 200 anni?

In conclusione, spero che questa lettera, in qualche modo, la porti a riflettere sulla dimensione del colossale casino che lei ha spudoratamente scatenato ai danni di una persona il cui solo crimine è stato esporsi per qualcosa in cui credeva. Buona fortuna per le prossime elezioni, sono certo che ne avrà bisogno.

Cordialmente,
Chris Kluwe

P.S. Mi sono dannatamente esposto sulla questione del matrimonio gay, quindi può anche prendere il suo «non sono a conoscenza di altri giocatori della NFL che abbiano fatto quello che fa Ayanbadejo» e ficcarselo nella sua piccola boccaccia priva di empatia, strozzandocisi. Stronzo.

A quanto pare l’omofobia induce molte persone, anche quelle che si definiscono democratiche, ad auspicare la fine delle libertà personali per contrastare, in nome di vecchie superstizioni, il principio dell’autodeterminazione.

Una lettera del genere, ancora, potrebbe benissimo essere indirizzata a molti dei nostri politici – Giovanardi, Casini, Buttiglione, Bindi, D’Alema, ecc. – ma purtroppo non ci risulta che tra i nostri sportivi vi sia qualcuno che abbia una coscienza civica così sviluppata e, parolacce a parte, una così felice loquela.

Noi abbiamo gente come Gattuso e Cassano. E se lo sport è lo specchio di una società, si capisce come mai abbiamo anche certa gente dentro Pd, UdC e PdL.

Renzi contro il matrimonio gay? Come il resto del suo partito

Nelle ultime ore leggo scandalo, sconcerto e costernazione per le ultime dichiarazioni del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che si dichiara contrario al matrimonio egualitario e si limita a concedere una partnership all’italiana – cioè i DiCo – perché, a sentir lui, il vero problema del matrimonio ai gay sarebbero i figli e le adozioni.

Renzi ignora che in Italia ci sono ben centomila bambini figli di coppie omogenitoriali o di un genitore gay (avuto da precedente relazione etero o adottato all’estero o figlio di coniuge/partner straniero). I figli, se non fosse ben chiaro, siamo in grado di averli, esattamente come gli eterosessuali. Semmai è lo Stato a non essere in grado di tutelarli e una legge sul matrimonio avrebbe come conseguenza quella di rendere più sicura la vita di questi centomila – ma la cifra è destinata ad aumentare – bambini.

E stiamo parlando di uno Stato che si fa condizionare da una religione che ammette – e in certi casi auspica pure – che vi siano differenze di trattamento tra cittadini/e eterosessuali e non. Il credo di una chiesa che accetta che all’estero si possa condannare a morte o mandare in galera un essere umano perché gay o lesbica.

A tale religione appartiene pure Renzi e, per dirla tutta, la stessa è quella i cui sommi sacerdoti dettano l’agenda politica al partito del sindaco di Firenze in questioni quali testamento biologico, divorzio breve, ricerca sulle staminali, fecondazione assistita e, guarda un po’, matrimonio egualitario e diritti civili.

Renzi ha espresso lo stesso no al matrimonio tra persone dello stesso sesso, che a suo tempo fu dichiarato da Rosy Bindi – meglio che un bambino cresca in Africa e non come un disadattato tra due gay – e che trova ostili altri maggiorenti quali Bersani, D’Alema, Veltroni, Franceschini, Letta, Fioroni ecc. Non ho ben capito di cosa vi stupite.

Se invece la cosa vi scandalizza davvero, potete semplicemente smettere di votare e/o militare per il partito di questa gente qui. Democrazia significa poter scegliere e partecipare al cambiamento anche altrove, non solo dentro il convento di rinnegati che è diventato l’ex PCI dopo l’innesto del cervello della ex DC.

Le coppie gay sono “famiglia”: anche la Cassazione dice sì

Leggendo il Corriere on line: la Cassazione, oggi, ha stabilito che

Le coppie omosessuali, se con l’attuale legislazione ”non possono far valere il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio celebrato all’estero”, tuttavia hanno il ”diritto alla vita familiare” e a ”vivere liberamente una condizione di coppia” con la possibilità, in presenza di ”specifiche situazioni”, di un ”trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.

Repubblica ci fa sapere, per altro, che «il verdetto è arrivato a conclusione di un iter giudiziario avviato da una coppia gay della provincia di Roma che si era sposata all’Aja, in Olanda, e chiedeva la trascrizione dell’atto di nozze in Italia».

Ottima notizia, direi.

Paolo Patanè, presidente di Arcigay, spiega le ragioni per cui questa sentenza è storica e cioè:

• le coppie omosessuali, secondo la Corte, hanno il diritto di essere considerate famiglia a pieno titolo sotto il profilo culturale e giuridico;
• tali coppie possono ricorrere ai giudici per richiedere i diritti che il Parlamento non vuole ancora dare;
• il matrimonio non è una prerogativa esclusiva degli eterosessuali.

Mi limito a far notare che – dopo la sentenza 138 della Corte Costituzionale del 2010 e il voto del Parlamento Europeo di qualche giorno fa – nuovamente il mondo del diritto allarga la legittimità giuridica all’amore tra le persone dello stesso sesso.

Si mettano il cuore in pace sua santità, la chiesa tutta e i suoi galoppini in Parlamento e dentro i partiti e in particolar modo Casini, Giovanardi, Buttiglione, Bindi, Alfano, Bersani, D’Alema, ecc.

Questa gente deve capire una verità evidentissima: il mondo va avanti e riconosce i diritti alle minoranze, tutte. In Italia – patria di ogni ritardo culturale – chiesa, UdC, PdL e i cattopiddini rimangono ancorati al Levitico.

La società civile prenda atto di tale evidenza, di questo bivio tra progresso e barbarie.

Berlusconi se ne andrà? Il berlusconismo resta

Berlusconi è il suo governo hanno solo 308 deputati. Lentamente muore, potremmo dire poeticamente. Ma adesso, cosa accadrà?

Dopo Berlusconi avremo Bersani, soporifero anche mentre gli diceva di andarsene a casa.
Ci saranno di nuovo D’Alema e Bindi ministri.
Casini e Buttiglione faranno parte delle prossime maggioranze parlamentari.
Vendola è talmente desideroso di tornare in parlamento che è pronto a patti col demonio: la questione del matrimonio gay è già stata depennata dal sito di SEL.

Il futuro, in pratica, sarà fatto di soldi alle scuole cattoliche, omofobia, restrizioni e divieti sulla lotta all’AIDS, sull’educazione sessuale, sull’uso del preservativo, sul testamento biologico e fine vita. Sta già accadendo tutto, a Milano, in Lombardia, altrove.

Voi state lì a festeggiare ma la cultura profonda di questo paese non cambierà, saremo sempre in mano a gentaglia che ha fatto la fortuna di Silvio Berlusconi e che è diversa da lui per il solo fatto di portare un cognome diverso.

Se Berlusconi cade, va via solo il sintomo più evidente, la febbre. Il virus del conservatorismo, delle mafie al potere, del clericalismo, del disprezzo per intere fette sociali sarà saldamente al potere. Io non ci trovo nessuna ragione per festeggiare.

I fischi a Renzi e le due anime oscure del pd

Credo sia evidente che Renzi sta alla sinistra come io sto alla chiesa cattolica. Per tale ragione la piazza della manifestazione di oggi, a San Giovanni, a Roma, gli ha gridato parole forti: «non sei di sinistra!», «va ad Arcore», «stai rovinando il partito».

C’è il rischio, tuttavia, che chi lo ha contestato sia con ogni probabilità dalemiano: quell’allusione alla “rovina” del partito lo lascerebbe credere… E D’Alema, è altrettanto evidente, sta alla sinistra come io sto al nazi-fascismo.

La piazza dei Cinque11, in tal caso, sarebbe mossa non da un impeto di riappropriazione culturare, bensì dall’istinto di fedeltà al padrone. E questo fa molto PCI (e anche un po’ PCUS).

Renzi e D’Alema, per altro, sarebbero i rappresentanti più evidenti delle due anime del pd: quella cattolica, che non ha mai rinunciato alla sua vocazione confessionale, e quella post-comunista, che non ha mai rinunciato ai suoi connotati sovietici.

Il che se vogliamo è un vero peccato: il partito democratico poteva dar prova di coesione, nel rispetto di una pluralità di linguaggi. Affinché questo avvenga, se ne deduce, devono cambiare le persone che stanno ai suoi vertici. I tanti militanti che ci credono davvero lo meritano.