AIDS: combattere il virus, non le persone

Oggi lo ricordiamo perché è l’uno dicembre, ma l’HIV si combatte tutto l’anno. E se volete sapere come, un valido aiuto può arrivare da Plus Onlus, un’associazione di persone LGBT sieropositive.

Grazie agli amici di Plus, che conosco da qualche anno ormai, ho imparato molte cose.

Innanzi tutto, va chiarito una volta per tutte che il nemico non è la persona sieropositiva. Il nemico è il virus. Ed è lì che bisogna concentrare le nostre risorse, le energie, la ricerca. Per anni ci siamo concentrati sull’alone viola, lo stigma che la società ha cucito addosso a chi ha contratto l’HIV. E questo lo ha reso più potente.

Da una parte perché le persone, per paura di scoprirsi sieropositive, non solo continuano nei comportamenti a rischio, facendo finta di nulla, ma evitano i controlli sanitari. Cuor che non vede… ma far finta di nulla non annienta il pericolo. Lo rende solo invisibile.

In secondo luogo perché la società bacchettona ha raccontato l’AIDS per molti anni come un male tipico della comunità gay. Questo porta moltissimi eterosessuali – a cominciare dalla quasi totalità di quelli che conosco io – a non usare il preservativo. E se lasci le porte spalancate, l’infezione può viaggiare indisturbata.

Ancora: non può e non deve esistere solo un approccio medicale alla questione. Perché è vero che le infezioni si combattono con i farmaci, ma i comportamenti sociali non li cambi a suon di pasticche. Ed è lì che bisogna intervenire, con una politica sanitaria nuova e inedita che in Italia – complice la matrice cattolica di una cultura che salva le apparenze ma uccide le persone – questa svolta non si è mai neppure tentata.

Plus invece ci prova. E i risultati non tardano ad arrivare. «Al congresso Simit di Milano è stato varato il nuovo “registro” interattivo messo a punto da tutte le persone coinvolte, a vario titolo, nella gestione dell’Hiv», si legge sul Corriere della Sera, un importante progetto nazionale sull’ottimizzazione della cura nel paziente hiv in cui l’associazione è stata coinvolta.

Per cui, da oggi:

• se non lo avete mai fatto, cominciate a comportarvi in modo intelligente
• fate il test, aiuterà a proteggere voi e chi vi sta accanto
• usate il preservativo, sempre e comunque, quando non si è sicuri della persona con cui si sta a letto
• se scoprite di essere sieropositivi, cominciate a capire che non è una colpa
• se scoprite di essere sieropositivi, sappiate che c’è chi può aiutarvi a vivere bene.

Se invece avete sempre fatto o pensato queste cose, vuol dire che siete persone in gamba. Se  siete arrivati tardi, non preoccupatevi: è sempre tempo per cominciare ad esserlo. Plus può dare a tutti e a tutte una mano in tal senso.

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Sulla cura di sé

Un giorno, mentre attraversava un fiume, la dea Cura venne incuriosità dall’argilla e cominciò a modellarla, creando una sagoma umana. Quindi chiamò Giove, a cui la dea chiese di donare lo spirito vitale. Giove ne fu ben lieto e vi infuse la vita.

La dea Cura, quindi, chiese al padre degli dèi di poter dare il proprio nome a quella creatura, ma Giove pretese lui stesso di poter avanzare quel privilegio, poiché era stato lui ad aver concesso il dono dell’anima. Ne nacque una diatriba a cui si aggiunse, in un secondo momento, la Terra: «sono stata io che ho fornito il materiale per la sua creazione, il nome da dare alla creatura deve essere il mio!».

Per risolvere la contesa le tre divinità si rivolsero a Saturno, il dio del tempo, che dopo aver sentito le ragioni dei contendenti, così si espresse: «Tu, Giove, che hai dato lo spirito vitale dopo la morte della creatura ne avrai l’anima. E tu, Terra, che hai fornito l’argilla, dopo la sua morte ne avrai il corpo. Tu Cura, che lo plasmasti, te ne occuperai per tutta la durata della sua vita. E riguardo al nome, lo chiamerete uomo, perché è stato fatto con l’humus.»

Ed è per questo che la cura di noi stessi/e deve essere un dovere, nei confronti di anima e corpo: perché senza di essa non potrebbe esserci nulla di ciò che noi chiamiamo vita.

(Questo mito, che non conoscevo, mi è stato raccontato ieri dal mio terapeuta durante la nostra seduta. Credo sia molto bello e credo che tutti/e dovremmo conoscerlo).

Volersi bene

Oggi dirò alle persone che mi piacciono quello che penso di loro. Perché in un mondo fatto di cocci di vetro, è importante trovare un’oasi.
Oggi ho mangiato cioccolata e tiramisù, e pazienza se il rotolino di troppo, l’ultimo rimasto, starà ancora lì. In verità mi ci sto affezionando, perché è una delle poche parti di me che mi ricorda l’archeologia di tutto il dolore e della forza per superarlo.
Oggi mi accarezzo coi pensieri e ci metto dentro gioia, eros e speranza. Tutto insieme o uno alla volta.
Ascolterò le canzoni che mi piacciono e farò pace con questo cielo grigiastro e coi pollini che lo abitano.
Forse scriverò. E studierò, perché mi tocca e perché i sogni vanno trattati con cura.

Oggi mi guardo in faccia e sorriderò alla mia barba incolta, a quel fare un po’ sfatto dello sguardo che non ha mai perso i suoi connotati da bambino. Così, solo perché ne ho voglia.