Primarie, voterò Civati. E poi libera tutti

In poche battute: alle primarie di domenica voterò Civati, perché mi sembra un uomo di sinistra, una sinistra moderna, europea e coraggiosa.

Perché non ha paura, soprattutto quando si parla di questione LGBT, di usare le parole per quello che sono: sì al matrimonio, sì alle adozioni, sì alla tutela dell’omogenitorialità.

E mettiamoci pure che conosco personalmente molti/ volontari/e che si sono impegnati/e nel sostenere e mandare avanti questa candidatura, e sono persone valide, impegnate, limpide. Amici e amiche di cui mi fido.

Per queste ragioni mi recherò ai box di un partito a me sostanzialmente inviso e gli darò l’ultima chance di essere ancora “credibile” sul panorama nazionale. E coerentemente, se dovesse vincere Civati potrei anche pensare di votare in futuro in una coalizione di centro-sinistra. E si noti il condizionale.

Se invece non dovesse vincere e dovessero andare a capo della segreteria Renzi o Cuperlo, in quel caso scatterebbe il ragionamento opposto. Mani libere sul dopo, e pazienza se alle primarie ti sei “impegnato” a votare Pd anche alle prossime elezioni politiche. Questa logica della cambiale in bianco e questa pretesa di fedeltà da parte di un partito che ha sempre tradito tutte le sue promesse elettorali – e di conseguenza milioni di elettori ed elettrici – è francamente ridicola. Se poi i dirigenti piddini vogliono essere presi in giro, sarà un piacere regalar loro due euro e quest’illusione.

Faccio notare, infine, come sia attualmente bersaglio di renziani, su Twitter, che stanno contestando questo mio modo di pensare. Una di loro sostiene che il mio non votare centro-sinistra, un domani, coinciderebbe col voto alla destra. Le ho fatto notare che esistono liste come il M5S o Rifondazione, che non sono proprio filoberlusconiane… mi ha risposto che sarebbe comunque o un voto fascista, il mio, o sostanzialmente “inutile”. Evviva la democrazia, insomma.

Un altro renziano, invece, mi sta addirittura suggerendo di non andare proprio. O scelgo Renzi o me ne sto a casa. Oppure se voto Civati, secondo la sua logica, sarò poi obbligato a votare Pd. Mi piacerebbe proprio vedere come mi costringeranno a farlo. E se questa è la democrazia dei renziani – o voti me o stai a casa – vedo un futuro ancora più cupo del ventennio appena trascorso.

Anche per queste ragioni, tolto un Cuperlo che significherebbe optare per un Pd per come è sempre stato – ovvero dannoso, inutile e bugiardo – ancora una volta vedo il voto a Civati come l’ultima speranza per il centro-sinistra in questo paese.

Confronto Pd sui diritti civili: vince Civati, ma…

Ho visto i tre candidati a confronto per la segreteria del Pd, su Cielo. Per ovvie ragioni, mi si sono drizzate le antenne quando i tre candidati alla segreteria del partito hanno parlato di diritti civili delle persone LGBT. Riassumendo molto velocemente:

civatiCivati: è per la piena eguaglianza. Sì al matrimonio egualitario, si alle adozioni, sì all’affido, sì alla tutela dell’omogenitorialità. Per una questione di democrazia e di cultura. Richiama la riflessione che già esiste sul piano internazionale e a quella si rifà. Ma non cita la questione trans. Voto: nove.

Cuperlo: posizione moderata. Non dice quasi nulla su cosa fare, accenna a generici diritti e doveri delle coppie, dicitura che ci ricorda i famigerati DiCo. Soluzione bersaniana, in cui si promettono formule vaghe e poco trasparenti. Qualche accenno buonista sull’omogenitorialità. Voto: cinque meno.

Renzi: ammette di avere la posizione più timida, buttandola sul pietismo dell’ipotetico bambino x che rischia di perdere entrambi i genitori (dello stesso sesso) dipingendo la questione delle adozioni nel senso di labilità e urgenza, quando invece la genitorialità dovrebbe essere una promessa di vita e di futuro. Poi cita l’orripilante legge sull’omofobia, rilanciando il ddl Scalfarotto (quel provvedimento, per intenderci, che tutela le espressioni omofobe dentro i partiti, le chiese, le scuole, ecc). Sulle unioni è per un modello segregazionista per le coppie gay e lesbiche, dichiarando tra le righe che nel suo partito non si può fare nessuna legge sul matrimonio perché non ne ha la forza. Voto: quattro.

Insomma, sarebbe scontato votare Civati alle prossime primarie. Se solo questi fosse in un partito di cui ci si può fidare. Particolare, quest’ultimo, non trascurabile. Non se sei un gay, una lesbica, una persona bisex o trans nell’Italia di oggi.

Mozioni Pd e diritti civili. Renzi e il suo solito niente

Riassumendo, molto velocemente, sui tre principali candidati alla segreteria del (comincino le risate) Partito democratico in merito alla questione omosessuale (finiscano le risate e sgorghino le lacrime).

Civati, bello e bravo, vuole i matrimoni. Il che gli rende onore e lode. Ma appunto li vuole dentro un partito sostanzialmente omofobo. Un po’ come se domani dentro la Lega Nord un virtuoso si battesse per lo ius soli. Lodevole, per carità. Ma anche realizzabile?

Cuperlo ha scoperto l’acqua calda dei ” diritti e doveri per coppie di fatto omosessuali,” otto parole per indicare le famiglie gay e per dir loro che oltre i DiCo il Pd dell’apparato – quello che si trascina dietro ancora i Fioroni e le Bindi – non riesce a fare. Che è un po’ come dire che per curare un malanno ci vuole l’antibiotico, ma siccome non dobbiamo perdere lo 0,2% rappresentato dal voto cattolico dentro il partito è sufficiente pregare che tutto vada per il meglio. Questo è Cuperlo.

Poi dopo il bello e il tragico, arriviamo alla barzelletta: Matteo Renzi. Che non parla nemmeno di coppie e di matrimonio, ma si limita a ricordare che in Italia bisogna rispettare tutte le scelte. E grazie per la gentile concessione. Peccato che in Italia, oggi, sia già possibile vivere la scelta di una famiglia fatta da persone dello stesso sesso. Renzi non deve darci il suo benestare su questo. Renzi dovrebbe dire in che modo vuole tutelare legalmente le nostre famiglie.

Adesso la questione mi pare chiara.
Civati è per la piena uguaglianza, ma a parer mio ha solo sbagliato luogo. Il Pd non è certo il partito del “tutto”.
Cuperlo è per la discriminazione: i DiCo, ricordiamocelo, sancivano per legge una sorta di apartheid delle famiglie omosessuali.
Renzi, invece, ha fatto quello che gli riesce meglio: non ha detto nulla. E in quel nulla tutto è possibile. Ricordiamoci, a tal proposito, cosa è successo alla Camera sulla legge “contro” l’omofobia. Figlia dei renziani, appunto.

Poi, ovviamente, ognuno scelga secondo coscienza. Magari usandola, prima.