Il sapore che resta – Lettera a Gesù Cristo nell’anniversario della sua morte

Caro Gesù, diciamo che oggi per te è un anniversario importante. Quasi duemila anni fa, infatti, cominciava il tuo calvario: ti avrebbero messo in croce, avresti assolto tutti i peccati del mondo e, secondo il mito, sarebbe cominciata la nuova era, la fine dei tempi, l’inizio del regno di Dio.

E invece.

Venti secoli dopo il mondo non è migliore rispetto a quello che avevi immaginato. La società non crede più in troppe divinità, ma in una sola. Il potere. E questo ci ha reso, tutti e tutte, molto meno liberi di un tempo. Poi qualcuno, quel potere, lo chiama Dio, qualcun altro denaro, altri ancora conciliano egregiamente tutte e tre le cose – hai presente il concetto di trinità, no? – ma la sostanza non cambia.

Il popolo che preferì Barabba a te è sempre lo stesso. D’altronde, discendiamo dai nostri antenati. Non si è ben capito perché dovremmo essere migliori di chi ci ha preceduto, soprattutto quando la psicoanalisi ci insegna che riproduciamo, in modo più o meno conforme, i modelli che ci hanno educato. Ognuno è ciò che mangia, se vogliamo usare una metafora.

Certo, qualcosa è cambiato: non schiavizziamo più i neri in tuo nome. Le donne possono sedere a consesso con gli uomini nonostante i divieti di san Paolo. Pensa, se studiano e cercano di essere libere pensatrici non le si brucia nemmeno! Ma tanto per non perdere il vizio, siamo ancora razzisti – dal Ku Klux Klan alla Lega Nord, sai quanto orrore, caro Gesù? – siamo sessisti (hai mai guardato un reality o la pubblicità delle mozzarelle?) e, soprattutto, della Bibbia abbiamo dimenticato molte cose, a cominciare dal tuo invito alla povertà più pura – sei mai stato in Vaticano? – però Sodoma e Gomorra ce le teniamo ben strette e allora ce la prendiamo contro al frocio di turno. Di recente, nel Regno dei Cieli, avrai conosciuto persone come Matthew Shepard o Daniel Zamudio. Uccisi, entrambi, perché gay.

Ma se vogliamo, queste sono bazzecole, almeno di fronte ad altre chicche dell’umanità, come le guerre, la distruzione sistematica dell’ambiente in cui viviamo, il costante calpestare i diritti di miliardi di uomini e donne, con le dittature, il mercato, l’indifferenza…

Come facciamo a vivere, di fronte a tutto questo? Basta poco. Nel mio paese, ad esempio, è sufficiente appendere nelle scuole e negli uffici pubblici una statuetta di te, morente – dimmi tu se questo non è cattivo gusto – fare la comunione una volta l’anno e continuare a fottersene bellamente di tutto il resto. La coscienza ne vien fuori integra e pulita, almeno all’apparenza. Ma l’anima?

Per questo mi chiedo, io che non credo, ma che ho abbastanza stima di te da pensare che, anche qualora fossi solo un mito e non un personaggio realmente esistito, hai detto cose abbastanza fighe e rivoluzionarie per i tempi che hai vissuto, se ne è valsa la pena. Se ogni chiodo e ogni tortura che ti hanno attraversato il corpo non siano state un prezzo troppo oneroso, di fronte all’ipocrisia di chi oggi protegge criminali pedofili, va a braccetto con le dittature, vuol tenerci attaccati contro voglia a un respiratore e ci impedisce di amare al meglio delle nostre facoltà. E non sto parlando solo del tuo fan club. Se guardi bene, ho già scomodato tirannidi e distruzione di uomini e donne, animali, pianeti interi.

Era questo che volevi, quando hai deciso di affrontare il supplizio di una croce che ci assomiglia sempre di più? Perché a volte ho l’impressione di assomigliarti maggiormente io, gay, “peccatore” (se mai tale parola dovesse avere un significato qualsiasi), imperfettissimo e ferito dalle circostanze e da un’incontenibile bisogno di assoluto e di verità, che tutti coloro che dicono di parlare a nome tuo.

E allora, mi chiedo ancora: ma davvero sei morto e risorto e lasciare tutto in mano a certa gente, senza intrometterti più, senza dare un segno di disapprovazione, senza far capire che davvero da duemila anni a questa parte hanno sbagliato ogni cosa? No, perché davvero, io ci crederei pure in quella storia dell’amore e del suo abbraccio ad ogni creatura che c’è. Ma il tuo silenzio, in tutto questo tempo, e scusami se te lo dico, mi sa davvero di una prova troppo evidente per convincermi del fatto che forse sei una bella favola: dolce, tragica, senza speranza. E nulla più. Perché è questo il sapore che alla fine resta in bocca.

Per cui, anche se a me non piace, perché mi piace avere sempre ragione, se volessi smentirmi, ecco… per una volta non mi offenderei. Lo prometto. E ti prego di credermi.

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Crocifisso obbligatorio: il pd rassicura teodem e UDC

La vocazione peggioritaria del partito democratico segna un punto a suo favore con la proposta di legge numero 1947 che, qualora venisse approvata, renderà obbligatoria l’esposizione del crocifisso in tutte le aule scolastiche, in barba ai più elementari principi di laicità e di rispetto per le differenze religiose e per il diritto all’ateismo.

Nel testo di legge, reperibile sul blog di Maurizio Cecconi, si legge che tale normativa è fatta «in considerazione del valore della cultura religiosa, del patrimonio storico del popolo italiano e del contributo dato ai valori del costituzionalismo, come segno del valore e del limite delle costituzioni delle democrazie occidentali». Un falso storico senza precedenti che riduce la storia della repubblica e il valore della democrazia a mera conseguenza di un cattolicesimo che ha sempre fatto a pugni con il più elementare principio di libertà e di rispetto della persona: basti pensare le frequentazioni del fu Giovanni Paolo II con dittatori quali Pinochet e Fidel Castro, i favori che il Vaticano ha fatto ai fuggitivi del regime nazista, per non parlare di quella graziosa abitudine pretesca che nei manuali di criminologia è chiamata col nome di pedofilia.

Per altro, in un momento siffatto, con un Bersani che ricorda a Berlusconi che le misure contro la crisi dovrebbero essere prioritarie sulle leggi ad personam, ci dovrebbero spiegare quale utilità o quale urgenza abbia una legge destinata ad alimentare nuove laceranti polemiche.

La risposta potrebbe ritrovarsi nel fatto che questo raro esempio di intelligenza politica si colloca a ridosso della vittoria di Vendola in Puglia, della candidatura di Emma Bonino in Lazio e dopo le minacce di Paola Binetti di lasciare il partito democratico, reo di essere “di sinistra”. Una marchetta fatta non solo ai cattolici interni, ma anche a quelli che si voglion portare dentro la nuova coalizione di semprepiùcentro-menosinistra (con o senza trattino fate voi) che dovrebbe includere l’UDC – il partito che candida uomini che favoriscono la mafia – assieme al pd e a chi ci vuol star dentro.

Il pd, in altre parole, cerca di rassicurare certe falangi antilibertarie e omofobe – si vedano le ultime mirabolanti imprese di Volontè, nel Consiglio d’Europa – a discapito dei suoi stessi elettori, quelli più illuminati, laici, e perciò democratici ed europei, in quello che si potrebbe definire un rigurgito idolatrico a scopo elettoralistico. Il che per un cattolico fervente e, in altra misura, per un cultore della ragione, dovrebbe rappresentare una vergogna. Una delle tante di questo partito, questo sì, da appendere al muro una volta per tutte.

Aule e crocifissi: Strasburgo riporta l’Italia dentro la civiltà

Non vorrei fare il solito mangiapreti, pasto per altro poco prelibato (vista l’età media della pretaglia, la carne risulta oltre modo coriacea), ma in nessun paese laico e civile si espongono simboli religiosi negli uffici pubblici. Questo tanto per capire cosa succede  laddove la democrazia e la laicità sono fatti acquisiti.

In Italia, invece, dopo la sentenza della Corte Europea di Strasburgo, tutte le prefiche della “libertà” religiosa già si strappano le vesti. Per chi non lo sapesse ancora: una signora italo-finlandese, Soile Lautsi, aveva chiesto alla scuola della figlia di togliere il crocifisso dalla classe della bambina, perché la sovraesposizione a un simbolo religioso, e uno soltanto, è lesivo della libertà di credo di tutti gli altri. La signora si era rivolta alle autorità italiane e, dopo un nulla di fatto, aveva fatto ricorso a Strasburgo. Che ha deciso di conseguenza.

Nella sentenza si legge che «la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni». Apriti cielo. Maggioranza e opposizione parlano di morte dell’Europa che, invece, a parer mio, sembra stare abbastanza male di suo, con o senza crocifisso (così come quando stava bene, continuava a farlo senza nessun pizzo ideologico da pagare alla chiesa).

La Gelmini arriva a dire che «la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione». Questa donna non si rende conto di quanto in realtà abbia ragione. Dei molti italiani, sensibili a croci appese ai muri quanto anestetizzate su tutto il resto, mafia al potere inclusa, pochi in realtà vivono il cristianesimo come filosofia di vita.

L’essere cattolici, in Italia, è solo una gigantesca ipocrisia che ha come effetti primari la negazione di specifici diritti (testamento biologico, diritti civili), la messa in discussione di altri (aborto e divorzio) e che ha come cifra culturale un moralismo incoerente che esige dagli altri un codice etico che i cattolici stessi sono i primi a non osservare: basta vedere come si è comportato, nel suo privato, tal Pierferdinando Casini, sposato, divorziato, in coppia di fatto e risposato.

A gente siffatta – che nega la dignità delle persone, ammette che i gay vengano picchiati e uccisi, che non fa nulla di concreto contro la pedofilia interna alla chiesa – il crocifisso in classe serve solo per avere quello che la psicoanalisi chiama “oggetto transizionale”. Una piccola coperta di Linus che li mette in pace con la loro coscienza, tra un misfatto e l’altro.

I cattolici non dovrebbero scandalizzarsi per la mancanza di un feticcio (perché tecnicamente di questo si tratta) in un’aula scolastica: dovrebbero invece scoprire se quel simbolo è realmente presente nei loro cuori, nella loro azione di vita quotidiana. Basta vedere intenzioni di voto e atti parlamentari, passati e recenti, basta vedere il sentimento comune contro extracomunitari e diversità in generale per farsi venire qualche dubbio in proposito.

La signora Soile Lautsi, che sarà additata come nuova figlia del demonio e paladina della deriva laicista, ha solo fatto valere un principio civico elementare: a scuola, come in ufficio, non si fa proselitismo. I luoghi deputati per le nostre ansie religiose (che per altro esistono e prosperano) sono altri. A parer mio, questi luoghi non lavorano nemmeno per la nostra felicità. Non vedo, di conseguenza, perché permetterne i simboli altrove.