Berlusconi, la scuola e l’identità del pd

Dopo le ultime dichiarazioni di Berlusconi, il partito democratico ha riscoperto il suo amore per la scuola pubblica italiana. Ne sono scaturite proteste, indignazioni, sit in a Montecitorio, appelli su Repubblica e vesti stracciate da esibire alla prima occasione.

Tutto questo è meritorio, per carità. Ma rimane poco credibile, per una ragione sola.

Berlusconi, al convegno dei Cristiano-Riformatori, piccola setta integralista parallela al Popolo delle Libertà, ha solo dichiarato quello che è il programma politico di questa destra di governo: negazione dei diritti civili e distruzione della scuola che, prima ancora di essere pubblica, è gratuita, inclusiva e laica.

Il partito democratico, oltre al fatto di aver contribuito, quand’era ancora diviso tra DS e Margherita, alla distruzione dell’istituzione, non è potenzialmente molto lontano da quel disegno eversivo. I cattolici interni al pd, infatti, si ispirano all’azione della chiesa nella società e la chiesa, cioè le gerarchie vaticane, pretende dai governi che i gay continuino ad esser discriminati – e possibilmente uccisi, all’estero – e che lo Stato finanzi le scuole confessionali.

Berlusconi all’incontro dei Cristiano-Riformatori, perciò, ha solo mandato un messaggio al Vaticano: è vero, sarò un puttaniere, ma con me potete continuare a fare ciò che volete.

Per dimostrare che non scherza, si sta apprestando un ddl sul testamento biologico che pare piaccia pure all’area di Fioroni.

Si pone dunque un problema identitario e politico non indifferente. Se il pd vuole essere alternativo a Berlusconi, dovrà, per forza di cose, andare contro il progetto politico nato dall’alleanza tra destra e clero. Se non ci sarà quest’alternativa, il partito di Bersani sarà solo una brutta copia di quel progetto. In condizioni siffatte, per altro, vincerà di nuovo Berlusconi.

Diritti civili, istruzione, testamento biologico. La strada della modernità e del futuro è questa. Così come lo è stata nel resto dell’Europa.

È così evidente che cercare di spiegarlo sembra lapalissiano. Speriamo che qualcuno, dentro il pd, se ne renda conto. E visto che ci siamo, speriamo che anche fuori dal pd, a cominciare dal leader di SEL, si facciano meno riferimenti ai valori evangelici di riferimento e si abbia come faro primo la nostra Costituzione e la democrazia di cui è portatrice.

Sanno solo odiare le famiglie gay!

La cosa più squallida delle dichiarazioni di oggi di Berlusconi sulle adozioni ai single e sull’equiparazione delle famiglie gay non sta tanto nel loro opportunismo.

Lo squallore vero è che a quel gruppetto di cattolici integralisti a cui si è rivolto e a cui niente interessa della famiglia – parola, per loro, vuota da gridare come in un coro da stadio – è bastato potersi riconoscere contro un nemico comune.

Certi cattolici, nel nostro paese, non hanno realmente a cuore la famiglia: gli basta odiare le famiglie gay e lesbiche, per sentirsi in pace con la coscienza. Questo ci distingue da un cattolico di destra che vota PdL: noi partiamo da un progetto d’amore, loro dall’odio.

Nell’Italia delle leggi ad personam, inoltre, ce ne vorrebbe una soltanto: quella di impedire a Berlusconi di parlare di “famiglia”. Nella sua bocca si trasforma in un insulto, per chiunque. Anche per quegli imbecilli che oggi, senza rendersene conto, lo applaudivano e che domani lo voteranno ancora.

Mi fate pena e orrore.