Cose turche: l’omofobia non è un’opinione

Turchia gay-friendly

Turchia gay-friendly

«La Corte Costituzionale turca ha sentenziato che definire i gay con l’appellativo di “pervertiti” è incitamento all’odio». La notizia la riporta Gayburg, per cui potete leggerla direttamente lì.

Qui mi limiterò solo a un paio di considerazioni:

1. al prossimo che mi oppone la “questione musulmana” quando si parla di problemi mediorientali di vario tipo, con frasi come «se ti piace tanto l’islam, ricordati come vengono trattati i gay in quei paesi», ricorderò che se un paese è confessionale per le persone LGBT ci sarà sempre qualche problema di troppo. Se è laico, invece…

2. nell’articolo si legge che «la Corte Costituzionale ha anche dichiarato che l’incitamento all’odio nei confronti dell’orientamento sessuale è da ritenersi di uguale gravità a quello commesso per motivi di razza, etnia o colore della pelle», mentre noi abbiamo in bilico sulle nostre teste la spada di Damocle della legge Scalfarotto che permette di dire proprio un certo tipo di enormità a scuola, al sindacato, in fila alla posta, ecc.

Essere surclassati anche in questo non solo dall’est europeo – di recente la Croazia ha approvato le civil partnership esattamente come le vorrebbe il Pd, qui in Italia – ma anche da una fetta di mondo che l’occidente ritiene di serie B per questioni legate al diverso credo religioso, getta vergogna non tanto sul nostro paese, quanto su un’intera classe dirigente che si mostra sempre più inadeguata rispetto all’urgenza e all’importanza di certi temi.

Poi ognuno faccia le sue considerazioni in merito. E no, non sono un fan della religione islamica – così come delle religioni nel loro complesso – sia ben chiaro.

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Sul Fatto Quotidiano: “Fecondazione eterologa e il linguaggio della paura”

Dichiarata incostituzionale la legge 40

«Con l’abrogazione del divieto alla fecondazione eterologa cade l’ultimo baluardo di un’ingiustizia lunga dieci anni, fortemente voluta dalla destra berlusconiana e dai cattolici dell’Ulivo che fu. Tra i pilastri della legge 40 c’erano anche le questioni della diagnosi e del numero degli embrioni da impiantare, tutte considerate contrarie al desiderio umano di avere prole, possibilmente sana. Quel provvedimento negava anche il diritto della salute della donna e della serenità della coppia. Per fare questo gli artefici di quella che, per beffa del destino, è divenuta un “aborto di legge”, non hanno avuto problemi ad andare contro la Costituzione.»

E il resto lo puoi leggere sul Fatto Quotidiano.

Diritti LGBT: Italia VS mondo (civile)

Regno Unito, 2013. La Camera dei Comuni approva il Marriage Bill, che renderà possibile le nozze tra gay e tra lesbiche a partire dal 2014. Il premier Cameron ha dichiarato che il suo paese farà i matrimoni ugualitari, non nonostante sia conservatore, ma proprio perché conservatore. Non sono d’accordo con questa frase: legittimare (ovvero, riconoscere secondo la legge) le famiglie omosessuali è, a parer mio, un atto di profonda trasformazione sociale in senso libertario e democratico. Ma credo sia da apprezzare l’apertura del leader britannico.

Uruguay, 2013: il parlamento del piccolo stato sudamericano ha approvato la legge per il matrimonio egualitario. L’adozione era già consentita con un provvedimento precedente sulle unioni civili.

Francia, 2013: dopo l’Assemblea Nazionale anche il Senato ha votato la legge che regolamenta il matrimonio tra persone dello stesso sesso, provvedimento comprensivo dell’adozione di minori da parte delle famiglie costituite da soli uomini o da sole donne. A maggio è previsto il voto finale alla camera bassa e il ministro per la Famiglia, Dominique Bertinotti, ha dichiarato che non ci saranno sorprese.

Italia, 2013: non esiste nessuna legge di tutela per le coppie omosessuali. Oggi Franco Gallo, presidente della Consulta, ha ricordato ai politici italiani che è ora di fare qualcosa in tal senso.

A tal proposito ricordo che una note rappresentante di un noto partito politico italiano insultò i suoi contestatori dicendo loro: «niente matrimonio, se non vi sta bene andatevene via dall’Italia». Forse noi persone LGBT dobbiamo andar via da questo paese, ma a ben vedere quello che accade in giro, gli omofobi devono lasciare il mondo civile.

Oggi su Gay’s Anatomy: “Non facciamoci trovare impreparati!”

Cominciano le grandi manovre dentro ai partiti per la futura campagna elettorale. E il tema dei diritti civili e del riconoscimento delle coppie di fatto, anche gay, sarà un tema di cui si discuterà.

Le nuvole all’orizzonte, tuttavia, non promettono nulla di buono…

Perché Bersani non riesce a rispondere e scappa se gli si chiede cosa intende fare su questo tema? Cosa nascondono le dichiarazioni di Bindi, Toia e altri esponenti del Partito Democratico?

Scopritelo su Gay’s Anatomy di oggi!

Le coppie gay sono “famiglia”: anche la Cassazione dice sì

Leggendo il Corriere on line: la Cassazione, oggi, ha stabilito che

Le coppie omosessuali, se con l’attuale legislazione ”non possono far valere il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio celebrato all’estero”, tuttavia hanno il ”diritto alla vita familiare” e a ”vivere liberamente una condizione di coppia” con la possibilità, in presenza di ”specifiche situazioni”, di un ”trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.

Repubblica ci fa sapere, per altro, che «il verdetto è arrivato a conclusione di un iter giudiziario avviato da una coppia gay della provincia di Roma che si era sposata all’Aja, in Olanda, e chiedeva la trascrizione dell’atto di nozze in Italia».

Ottima notizia, direi.

Paolo Patanè, presidente di Arcigay, spiega le ragioni per cui questa sentenza è storica e cioè:

• le coppie omosessuali, secondo la Corte, hanno il diritto di essere considerate famiglia a pieno titolo sotto il profilo culturale e giuridico;
• tali coppie possono ricorrere ai giudici per richiedere i diritti che il Parlamento non vuole ancora dare;
• il matrimonio non è una prerogativa esclusiva degli eterosessuali.

Mi limito a far notare che – dopo la sentenza 138 della Corte Costituzionale del 2010 e il voto del Parlamento Europeo di qualche giorno fa – nuovamente il mondo del diritto allarga la legittimità giuridica all’amore tra le persone dello stesso sesso.

Si mettano il cuore in pace sua santità, la chiesa tutta e i suoi galoppini in Parlamento e dentro i partiti e in particolar modo Casini, Giovanardi, Buttiglione, Bindi, Alfano, Bersani, D’Alema, ecc.

Questa gente deve capire una verità evidentissima: il mondo va avanti e riconosce i diritti alle minoranze, tutte. In Italia – patria di ogni ritardo culturale – chiesa, UdC, PdL e i cattopiddini rimangono ancorati al Levitico.

La società civile prenda atto di tale evidenza, di questo bivio tra progresso e barbarie.

Matrimoni gay: Bindi bugiarda, come Alfano

Rosy Bindi non ce la fa a non essere omofoba e bugiarda. È più forte di lei, un connotato specifico della sua natura politica. A Sky, che l’ha intervistata sulle parole del segretario del PdL, ha così risposto:

La famiglia fondata sul matrimonio ha la priorità, lo dice la Costituzione, ma il Pd non ignorerà i diritti di tutti. Il matrimonio però è solo eterosessuale, è un punto molto fermo.

La signora in questione è omofoba perché sottolinea una doppia  discriminazione: le coppie sposate saranno avvantaggiate su tutte le altre, alle quali invece sarà impedito di unirsi in matrimonio.

È bugiarda perché la Costituzione non fa graduatorie di importanza tra coppie sposate e coppie non sposate, anche perché i padri costituenti non prevedevano le unioni di fatto. E la Corte Costituzionale, per altro, ha dato legittimità e rilevanza giuridica anche a queste ultime, indicando al parlamento la strada per il pieno riconoscimento legale di esse.

Adesso, che certi cattolici odino i gay rientra nella natura delle cose. Che siano anche bugiardi, dovrebbe essere peccato. Ma questo è un problema della sua coscienza, umana e spirituale.

La cosa che, invece, mi stupisce non è che Bindi sia tornata alla carica nel manifestare a se stessa, al suo partito, ai suoi mandanti politici e al paese tutto di essere della medesima pasta di un Alfano qualsiasi. Mi basisce lo stupore di amici, amiche e conoscenti.

Sapevamo tutti chi era questa signora, dai tempi dei DiCo. Sapevamo che ha costruito una legge, per fortuna mai approvata, che creava un regime di apartheid giuridicoper le famiglie gay e lesbiche, sancendo per legge differenze e discriminazioni. Questa è Rosy Bindi.

Per altro, io ho condiviso lo sdegno per le affermazioni precedenti di Giovanardi e del “delfino” di Berlusconi da parte di diversi esponenti politici e di militanti del Partito Democratico. È importante capire che la presidente del PD non è però poi tanto lontana, culturalmente parlando, rispetto a quei due signori. Semplicemente è solo meno volgare, ma il senso di nausea che lasciano le sue dichiarazioni è identico.

Sarebbe il caso che quegli stessi esponenti e militanti del PD – ormai sempre più vicino alle peggiori destre d’Europa in fatto di diritti civili – scatenassero lo stesso muro di fuoco di indignazione riservato agli esponenti del PdL. Per una questione di coerenza e di credibilità. E per quel minimo sindacale di amor proprio verso se stessi.

Matrimoni gay: per la chiesa è peccato, per la democrazia è diritto

Oggi su R2 di Repubblica si può trovare uno speciale sul matrimonio e l’estensione dei diritti alle coppie gay e lesbiche. Tra gli articoli proposti, vi è un pezzo molto interessante di Stefano Rodotà che fa notare due aspetti fondamentali della questione omosessuale italiana.

Il primo: con la sentenza 138/2010 la Corte Costituzionale ha dato rilevanza giuridica alle unioni omosessuali. In altre parole, la corte suprema italiana ha stabilito che l’amore tra due uomini o tra due donne rientra nei principi salvaguardati dalla Carta fondamentale del diritto italiano. Su questo c’è poco da discutere, bisogna solo prenderne atto.

Il secondo: nonostante la sentenza, il parlamento continua a far finta di nulla, imprigionato tra la prudenza di una sinistra incapace e il fondamentalismo e la violenza ideologica di un centro e di una destra altrettanto incapaci di cogliere il dato del presente.

E il dato è: la società è cambiata, profondamente. L’omosessualità non è una malattia, non è una perversione, non è un vizio. Chi crede ancora queste cose si appella a un testo epico-letterario che prevede la morte per chi mangia crostacei o per chi rivolge la parola a una donna con le mestruazioni.

Questa è la distanza tra il paese reale – dove è ormai norma che eterosessuali e non eterosessuali convivano pacificamente – e il palazzo, unitosi contro natura con santa romana chiesa e tradendo il principio di laicità dello Stato.

Intanto, mentre la situazione italiana ci ricorda sempre di più certa subcultura che ci rende più vicini all’Iran e all’Arabia Saudita, in tema di diritti civili, negli USA un altro stato – il Maryland – ha aperto le porte al matrimonio per tutti. Proprio in virtù del fatto che la Costituzione americana concede il diritto alla felicità a tutti i suoi e le sue abitanti. Se due donne o due uomini, perciò, per essere felici vogliono sposarsi, secondo quanto stabilito dalla legge, devono poterlo fare.

Questo passaggio è fondamentale. Perché ci fa capire due modi di vedere le cose totalmente all’opposto.

Per le religioni, infatti, l’amore, in qualsiasi sua forma, è sempre peccato. E non lo è solo se subordinato alla procreazione, che è conseguenza e non presupposto del sentimento.
Per la democrazia esso è un aspetto del diritto alla felicità. E da quel diritto può scaturire ogni altra cosa, vita inclusa.

A noi, poi, la scelta tra i dettami di una superstizione qualsiasi o la ricerca della parte più vera di cui siamo capaci.
Allo Stato, invece, il dovere di metterci in grado di operare questa scelta.

Domani sposi! – Note a margine sull’incontro coi Radicali Italiani sulla sentenza 138/2010

Ieri sera sono stato alla sede dei Radicali Italiani, dove ho avuto il piacere di moderare l’incontro I diritti LGBT(E) in Italia dopo la sentenza138/10.

Per chi non lo sapesse, la sentenza in questione è quella della Corte Costituzionale all’indomani dei ricorsi impugnati dalle coppie gay che si son viste rifiutare la pubblicazione della loro intenzione a sposarsi di fronte a un funzionario dello Stato, in comune. Le coppie sono state assistite e difese da Rete Lenford, l’avvocatura LGBT, e dall’associazione radicale Certi Diritti, che ieri ha organizzato il dibattito.

La sentenza è fondamentale per almeno tre ragioni:
1. riconosce legittimità costituzionale alle coppie di fatto, eterosessuali, gay e lesbiche
2. invita il Parlamento a legiferare per la piena parità, pur non pronunciandosi per l’estensione del matrimonio
3. condanna l’omofobia.

Durante l’incontro è stato pure presentato il libro curato da Yuri Guaiana, segretario dell’associazione Certi Diritti, Dal cuore delle coppie al cuore del diritto, in cui si narra la storia della sentenza e si discutono gli aspetti tecnici e politici della questione.

Sono intervenuti diversi e diverse ospiti, dal mondo dell’associazionismo (tra le altre CCO Mario Mieli e Famiglie Arcobaleno), dei partiti politici (erano presenti delegazioni del PD, di SEL e, naturalmente, dei Radicali) oltre ai rappresentanti di quelle realtà che attraverso la campagna di Affermazione Civile, hanno portato la questione di fronte alla corte suprema italiana.

Per chi volesse vedere tutto il dibattito, può cercare il podcast sul sito di Radio Radicale.

Io mi limiterò a fare una serie di brevi considerazioni.

Il movimento GLBT riesce a ottenere risultati concreti quando si muove su progetti specifici e si dà obiettivi politici. Occorrerebbe, quindi, puntare sul progetto. Molto spesso si guarda al dito della propria autoreferenzialità.

Il movimento trova una sponda nella società civile: l’avvocato Di Carlo ha dichiarato che il cosiddetto mondo giuridico è largamente possibilista sui temi di matrimonio allargato a gay e lesbiche e sulle adozioni. E non certo per affezione ideologica, bensì per rilevamenti tecnici. Il diritto, in altri termini, è dalla parte dei diritti.

Movimento gay e società civile devono pretendere una rappresentanza anche a livello politico. La politica parlamentare e quella “istituzionale”, tolte le dovute eccezioni (si pensi alle realtà di Torino, Milano, Napoli e Cagliari), è sorda a ogni tentativo di ammodernamento civile del paese.

Ne consegue che la questione omosessuale italiana diviene una cartina al tornasole per il rinnovamento della classe politica. Occorre che in Parlamento vadano persone nuove, gente disposta a mettersi in gioco e a rispondere ai bisogni della società, ovviamente non soltanto nel campo dei diritti civili. La sostituzione della casta con una classe dirigente capace è un elemento essenziale per la crescita di questo paese, in ogni suo campo.

Ha ragione Cristiana Alicata, del PD, quando dice che certe lotte vanno intraprese anche se sembrano poco popolari, non vincenti. Il senso della lotta politica è creare dibattito e attenzione di fronte la questione stessa che si solleva. Molti, dentro il movimento, vedono gli aspetti della lotta come aprioristicamente utopici se non velleitari. La sentenza 138 ci dimostra che le cose stanno esattamente all’opposto.

Infine: la strada è lunga e i mutamenti politici, all’orizzonte, non sono confortanti. Il centro-sinistra cerca l’alleanza con forze integraliste, al di fuori della legittimità costituzionale – a cominciare dall’UdC – e dietro quest’alleanza si chiederà proprio la testa dei nostri diritti. Di fronte a quest’evenienza non dobbiamo farci trovare impreparati.

La sinergia tra movimento, spazio giuridico e dialogo con quella politica attenta alla questione omosessuale italiana dimostra di essere vincente. La strada è segnata, a mio parere. Non rimane che percorrerla.

Domani sposi (e spose)

Riporto il Comunicato Stampa dell’Associazione Radicale Certi Diritti. A seguire dichiarazioni dei Professori Vittorio Angiolini, Marilisa D’Amico e dell’Avvocato Massimo Clara:

L’Associazione Radicale Certi Diritti, che insieme ad Avvocatura lgbt Rete Lenford ha lanciato due anni fa la campagna di ‘Affermazione Civile’ per il riconoscimento del matrimonio gay, esprime il suo dispiacere per non aver raggiunto subito il risultato di ottenere dalla Corte costituzionale il pieno accoglimento delle questioni sollevate dai ricorsi delle coppie gay per vedersi riconosciuto il matrimonio. Al contempo esprimiamo profonda soddisfazione riguardo il riconoscimento del principio espresso dalla decisione del fondamento costituzionale delle unioni omosessuali. La Corte, infatti, ritiene che non sia possibile oggi estendere semplicemente l’istituto del matrimonio anche alle coppie omosessuali ma riconosce esplicitamente la loro rilevanza costituzionale, il loro diritto ad avere una normativa giuridica appropriata, ritenendo che sia compito del legislatore scegliere la disciplina più confacente.

Di seguito sintesi dei tre punti rilevanti favorevoli alle coppie gay:
1) riconoscimento che l’unione omosessuale, come stabile convivenza, è una formazione sociale degna di garanzia costituzionale perché espressione del diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia.
2) neppure il concetto di matrimonio è cristallizzato dall’Art. 29 della Costituzione e quindi non è precluso alla legge disciplinare il matrimonio tra gay, anche se restano possibili per il legislatore soluzioni diverse.
3) il legislatore deve intervenire e se non interviene la Corte potrà intervenire per ipotesi particolari, in cui sia necessario costituzionalmente un trattamento omogeneo tra la coppia coniugata e la coppia omosessuale.

Dichiarazione del Prof. Vittorio Angiolini, Ordinario di Diritto Costituzionale alla Università Statale di Milano: “Nelle motivazioni della sentenza della Corte costituzionale viene esplicitata la necessità di un riconoscimento costituzionale delle unioni omosessuali, resta al legislatore di provvedere senza discriminare le persone gay dalle persone eterosessuali”.
Dichiarazione di Marilisa D’Amico, Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Statale di Milano e dell’Avvocato Massimo Clara: “Questa è una prima tappa in cui la Corte indica la strada costituzionale per il riconoscimento della piena uguaglianza fra coppie omosessuali ed eterosessuali e se il Parlamento non intervenisse sarebbe evidente il vulnus costituzionale per il riconoscimento delle unioni tra coppie gay”.
Le motivazioni della sentenza sono al seguente link:

http://www.certidiritti.it/tutte-le-notizie/685-le-motivazioni-della-sentenza-della-corte-costituzionale.html

P.S.: un grazie a Sergio Rovasio per l’impegno della sua associazione, e grazie a Cristiana Alicata per aver pubblicato la nota riportata sul suo profilo.