Omofobia italiana: riassunto delle puntate precedenti

073704292-026f2718-74c3-4ddd-b23f-d82db5b703d42013, il parlamento prova a fare una legge (per altro di merda) sull’omofobia. Introduce un emendamento che giustifica quei prof di religione che a scuola ti dicono “l’omosessualità è una malattia dalla quale si può guarire” e amenità simili. Il relatore, Scalfarotto, cerca di convincerci che solo con il voto dei cattolici si può arrivare ad avere una legge che in un certo qual modo ci tutela. Il ddl però si arena al Senato e non viene mai approvato. Passa però il fatto che le affermazioni omofobiche, in chiesa come nelle aule, sono libere opinioni. Grazie Ivan.

Intanto nasce Manif pour tous Italia, associazione impegnata in prima linea perché la legge di cui sopra non passi e, all’occasione, perché non vengano mai votate altre di qualsiasi natura a favore di gay, lesbiche e trans. Si accodano le Sentinelle in piedi, che passano il tempo per le piazze d’Italia a leggere best seller di Mario Adinolfi – un uomo dall’irrisolto complesso edipico – e Costanza Miriano, paladina di un certo modo di intendere il sadomaso. Alcuni militanti di entrambe tali realtà si caratterizzano per il curioso hobby di cercare foto di vecchi uomini nudi sul web e spacciarli per partecipanti dei pride italiani. Ognuno ha i suoi gusti, converrete.

Bergoglio-ammonisceAncora 2013. Bergoglio, intervistato sui gay interni alla chiesa, dice “chi sono io per giudicare?” e continua “è tutto scritto nel catechismo”. E nel catechismo è scritto che i gay sono infermi di mente che vanno trattati, al massimo, come tali. L’opinione pubblica italiana, tendenzialmente analfabeta, si ferma solo alla prima frase pensando di avere un papa frociarolo. Questo permetterà al signore in questione di poter continuare a dire cose tremende contro le persone omosessuali, passando per quello simpatico solo perché ha l’accento di Maradona. Per i gay credenti è comunque un risultato epocale: prima erano ancora fermi al rango di “pericolo per la pace”, adesso sono stati promossi a malati di minchia. Un gran risultato, converrete.

La chiesa nel frattempo si inventa l’ideologia del gender, ovvero: si prendono programmi di educazione alle differenze e di educazione sessuale, si travisa il loro contenuto e si spacciano per party sessuali da fare nelle scuole italiane a discapito di ignari bambini che, giustamente, tornano a casa brutalizzati e sconvolti come se avessero incontrato un prete pedofilo. Lo scopo di questi signori è semplice: in Italia si parla di leggi sulle unioni civili e contro l’omofobia. Loro trasformano i destinatari di quelle leggi in potenziali pedofili e il gioco è fatto. Nasce lo slogan “giù le mani dai bambini”. Viene il dubbio che qualcuno voglia l’esclusiva.

Gender-sterco-del-demonio1-990x615Ancora, secondo i fautori dell’ideologia del gender, i prof gay e le maestre lesbiche vorrebbero imporre ai loro allievi matrimoni con bambini dello stesso sesso, abiti da drag queen, seghe di gruppo e amenità similari. Il movimento LGBT e la gente di buon senso inorridisce di fronte alla mente perversa che ha concepito tutto questo. Dico, chi può essere così perverso da immaginare sesso coi bambini  pur di far fallire una legge sulle unioni civili? Ah sì, vero: abbiamo detto che il gender nasce in parrocchia.

In parlamento, intanto, dopo il fallimento della legge Scalfarotto, si prova col ddl Cirinnà. Una legge che dà gli stessi diritti del matrimonio alle coppie gay e lesbiche, ma non si chiama matrimonio e non ha le adozioni. E, cosa non secondaria, è sepolto da migliaia di emendamenti da parte dell’Ncd, principale alleato di governo di Matteo Renzi. Il quale, tra “buona” scuola approvata in due mesi e riforma della RAI fatta volare in Senato, non spende una parola sull’argomento. La legge pare destinata a esser rimandata a tempo indeterminato. D’altronde Matteo cambia verso. A volte voltandoci le spalle.

mika-new-art-scritte-offensive-sui-manifesti2015. Per dire no a unioni civili, adozioni, reversibilità della pensione si convoca il Family Day a Roma, preceduto da un convegno omofobo col logo dell’Expo a Milano. A quel convegno c’era un prete accusato di pedofilia, nel pubblico, tale don Inzoli. A Roma un altro sacerdote col nome di una marca di mascara dice che se una donna viene accoltellata dal marito, la colpa è sua che non si sottomette a dovere (Costanza, ci leggi?). Ovviamente, manco a dirlo, è tutta colpa del gender che vuole far fare sesso ai bambini a scuola (hanno una fissa, col sesso e coi bambini queste persone qua!).

Intanto le aggressioni contro i gay aumentano. Gente pestata in autobus (strano, vero?) o a lavoro e insulti perfino a Mika su un manifesto del suo concerto a Firenze. Gli scrivono sopra la parola “frocio”. E comunque, tu che hai imbrattato il cartellone, volevo dirtelo: sei un’aquila, proprio. Su Facebook ritorna lo spettro del gender, ripetitivo come manco un matrimonio di Brooke Logan, e del sesso coi bimbi nelle scuole (aridaje!). Migliaia di persone ci credono, sentendosi rassicurate dal fatto che chi fa convegni con preti pedofili e ti dice che se tuo marito ti accoltella è colpa tua, poi ti dà il permesso di pensare che i froci sono brutti e cattivi. La vita, d’altronde, è fatta di certezze. E questa sarebbe la famiglia “normale”.

Buona sera e alla prossima puntata. Purtroppo.

Convegno di Milano: il video dell’intolleranza omofoba

Ma Sentinelle in piedi, Manif pour tous, Mario Adinolfi, la sposa (mai del tutto) sottomessa Costanza Miriano, non erano per la libera espressione e libertà di opinione di tutti e contro ogni forma di omofobia?

lo studente viene preso per un braccio

lo studente viene preso per un braccio

Perché a guardare un video pubblicato nel sito di Repubblica sul convegno omofobo organizzato a Milano con il patrocinio della Regione Lombardia – e abusivamente associato al logo dell’Expo 2015 col placet di Maroni – in cui un ragazzo chiede coraggiosamente alla platea se sanno qual è il reale orientamento sessuale dei figli dei/delle partecipanti, io sento solo parolacce contro di lui, fischi e tanta violenza verbale.

Da notare la “serenità” degli astanti, a cominciare dal “moderatore” del convegno che lo apostrofa pesantemente, con frasi «sei venuto a rompere le balle» e «ma va a cagare!».

lo studente viene allontanato dal microfono

lo studente viene trascinato via dalla sicurezza

Mi chiedo e vi chiedo, cari amici e care amiche eterosessuali: vi sentite al sicuro sapendo che è questa gente che vuole difendere le vostre famiglie? Cosa accadrebbe se costoro, arrivati al potere, pensassero che le vostre decisioni non sono affini alle loro idee (ad esempio in materia di interruzione di gravidanza, divorzio, fine vita, educazione della prole, ecc)? Perché di fronte a tutto questo, mi viene in mente una parola e una soltanto: fascismo.

Siamo sicuri che questa gente voglia davvero tutelare le vostre famiglie o forse, visti i toni e le reazioni rispetto a una semplice domanda, sono loro la minaccia da cui occorre difendersi?

E in tutto questo, ricordiamolo: la Lega Nord, il partito di Matteo Salvini, sta dalla parte di queste belle persone. Lo chiedo per l’ennesima volta: tutto questo vi fa davvero sentire al sicuro?

Expo 2015 e froci del terzo millennio

polemicaHo espresso pubblicamente il mio sdegno, su Twitter, per la questione Expo – e il relativo patrocinio a un convegno omofobo, come denunciato da Gay.it – e mi sono sentito dire, nel giro di pochi minuti, che faccio “tipica polemica a senso unico di chi vede solo cospirazioni contro gli omosessuali”, che chi vuol andare a un convegno “pro famiglia” ha tutto il diritto di farlo (in nome della libertà d’espressione) e che “con voi attivisti gay è un’impresa parlare”.

L’oggetto del contendere è nato da un mio tweet: «a quanto pare l’ sponsorizza convegni omofobi. Pensavo di farci un salto, mi sa che cambio idea».

Quindi, ricapitolando: i soliti movimenti antigay hanno tutto il diritto, secondo certe persone, di poter diffondere il loro odio omofobico, in nome della libertà d’espressione. Se io dico, a titolo personale, che finché ci saranno certi patrocini – consapevoli o meno, poco mi importa – diserterò l’evento, sono un estremista, un individuo che vede cospirazioni ovunque, uno a cui piace far polemica, ecc.

Mi fa specie che il ragazzo in questione, che è gay, dia stessa cittadinanza sia agli incontri in cui si dice che l’omosessualità è una malattia da curare sia all’associazionismo LGBT, sempre in nome del cosiddetto libero pensiero. Come se la lotta per i diritti (anche suoi) e le solite fandonie e gli insulti contro la stessa vita delle persone LGBT fossero la stessa identica cosa.

Taccio sul fatto che si qualifichino certe iniziative come incontri “a sostegno della famiglia”, come se il termine fosse appannaggio di una parte e di una soltanto (quella vicina a personaggi come Adinolfi, Miriano, alla rivista Tempi, per intenderci).

Insomma, giovani froci del terzo millennio, ditemelo subito se è a questa umanità che sto sacrificando – dopo aver impegnato i miei venti e trent’anni – l’età matura della mia esistenza. Perché io a fare il gay da vetrina, tutto week end a Berlino e serate fighe nei locali di grido, non ci metto manco un minuto. Poi però quando tra qualche tempo verranno a sprangarvi perché vi tenete mano nella mano, come fate oggi (forse grazie a chi a venti e trent’anni si costruiva un’opinione critica sulle cose) non venite a piangere. Perché ve la sarete meritata tutta la merda che oggi difendete a spada tratta in nome di un pensiero che volete libero e che sta lavorando alacremente per relegarvi al rango di “invertiti”, in un momento storico in cui dovreste ambire ad essere società civile al cento per cento e a volere il massimo della dignità possibile, come minimo sindacale della vostra umanità. Sempre che la meritiate ancora, va da sé. Ma forse questo, appunto, non deve essere affar mio. Non più.

 

Manif pour quoi? Ennesimo flop degli omofobi a Firenze

Convegno omofobo a Firenze, poche presenze in aula

Convegno omofobo a Firenze, poche presenze in aula

Ennesimo flop dell’organizzazione omofobica Manif pour tous, che ha Firenze ha radunato poco più di un centinaio di persone per manifestare contro la legge Scalfarotto. Il presidio delle “sentinelle” ha fatto da sponda a un convegno contro i diritti per le persone LGBT.

Secondo questi signori la legge Scalfarotto introdurrebbe il reato d’opinione, per cui chi si dice contrario a matrimonio e adozioni rischierebbe di finire in galera.

Adesso, va da sé che ciò non è vero. Esiste la legge Mancino, infatti, che condanna e punisce il razzismo e l’antisemitismo. Ma chiunque oggi può dire di essere contrario allo ius soli, ad esempio, o al voto agli immigrati. Alfano e Maroni ce lo ricordano continuamente, eppure nessuno ha torto loro un capello. Con una seria legge contro l’omofobia sarebbe la stessa cosa. Puoi definirti contrario ai matrimoni e nessuno ti direbbe nulla (se non che sei un omofobo, naturalmente).

Per altro basta vedere cosa dice la legge Scalfarotto per capire non solo che quelli di Manif pour tous hanno un preoccupante problema di analfabetismo di ritorno – visto che evidentemente non sanno leggere – ma che sono proprio in mala fede:

legge salvaomofobi

il dd, al contrario, se venisse approvato sancirebbe per legge che gli atti verbali – gli hate speech per intenderci – contro le persone LGBT avrebbero copertura legale.

La legge Scalfarotto, più semplicemente, interviene sulle discriminazioni e le violenze. Ma quelli di Manif pour tous non vogliono che in questo paese si punisca – con una semplice aggravante e come già previsto per i crimini contro neri, ebrei e altre minoranze – nemmeno la violenza contro gay, lesbiche, trans, ecc.

Manif pour tous a Firenze: pochi i manifestanti pro-omofobia

Manif pour tous a Firenze: pochi i manifestanti pro-omofobia

Per questa ragione, da un paio di week end a questa parte, si radunano in questa o quella piazza d’Italia, con risultati abbastanza incoraggianti, per chi l’omo-transfobia la combatte. Dopo il flop di Roma – appena un centinaio di manifestanti – A Firenze, infatti, oggi erano poche presenze, tra strada e palazzo. Basta contare i partecipanti… (le fotografie, quella nell’aula comunale e quella della piazza, sono state prelevate proprio da sostenitori del gruppo in questione).

A conti fatti, duecento omofobi in tutto. La famiglia tradizionale – che tanto ferventemente questi signori vogliono “salvare” – con ogni evidenza non li segue e non li vuole.

Quello che i gay non dicono

In principio era il verbo. Così recitano i testi sacri. E in molti non sanno che quando sulla Bibbia leggiamo che Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza ci troviamo semplicemente di fronte all’evidenza che ciò che lega divinità e umanità, almeno agli occhi della cultura che ha prodotto quel mito, è l’uso creatore della parola. Dio fece il mondo in sette giorni, semplicemente “dicendolo”. Poi chiamò Adamo, anche se questi avrebbe dimostrato a poco di non essere poi tanto sveglio, e gli diede il potere di nominare tutte le cose create. Se noi diamo un nome alle cose, noi dominiamo le cose stesse.

Faccio questa premessa per riagganciarmi all’intervista che Pasquale Quaranta, persona ottima che ho avuto il piacere di conoscere e di cui apprezzo impegno e pacatezza, ha fatto a Tullio De Mauro, a margine del convegno “Pensiero e parole. Come il linguaggio condiziona la vita delle persone”. Nel rimandarvi alla lettura del pezzo in questione, non posso fare a meno di notare che le parole di uno dei più grandi linguisti viventi vertono su almeno tre questioni fondamentali:

1. il legame tra le richieste del movimento GLBT con il dettato costituzionale;

2. l’indeterminatezza semantica delle parole che usiamo per definirci;

3. la dispersione linguistica di cui siamo capaci nel proporre le nostre rivendicazioni alla società a cui ci rivolgiamo.

Questo complesso di cose fa il gioco di chi immette nella quotidianità di chi ascolta tutta una serie di falsità nei nostri confronti, anche seguendo quella graziosa strategia di «adoperare in modo improprio certe formule, persino dire cose esatte ma fuori contesto.» L’aspetto più evidente di questa pratica la troviamo sui giornali. Basta leggere di questo o quel politico che “è andato a trans”, magari pagandole in qualche party esclusivo a base di cocaina. Il tutto descritto in articoli dove il termine trans diventa, per estensione, sinonimo di prostituta. Con un doppio effetto di criminalizzazione non solo delle persone transessuali, che andrebbero viste come persone tout court, ma anche delle prostitute (che sarebbero comunque persone, per chi non se ne fosse ancora accorto).

Il convegno citato parlava proprio di questo. Come un certo uso del linguaggio può cambiare la vita delle persone. Ma ritorniamo all’intervista e ai punti nodali che mette in luce.

Il primo: il legame tra le nostre lotte con la Costituzione. Esiste un articolo, il terzo, in cui si parla di rispetto dell’individuo a prescindere dell’appartenenza al sesso – che per De Mauro diviene sineddoche del termine sessualità – e che, aggiungo io, riporta anche un esplicito riferimento alle condizioni personali. Battere su questo tasto mi sembra un buon viatico per trovare un solido punto d’appoggio dentro la fonte di tutto il diritto che dovrebbe regolare le nostre vite. Possibilmente per renderle più felici. In questo, credo, potremmo prendere, un po’ tutti, lezioni da Certi Diritti. Le ragioni, credo, sono abbastanza evidenti.

Poi: la questione della sigla GLBT che in molti adesso hanno riconvertito in LGBTQI con tutte le varianti possibili sull’ordine delle lettere. La mia domanda, arrivati a tal punto, è: serve una sigla incomprensibile ai più? Non si potrebbe sostituire tutto con una parola soltanto? Io avrei due proposte: chiamare il movimento semplicemente come “Movimento gay” dove gay sta per acronimo di good as you (buono come te). Sigla che, se intesa in questo modo, potrebbe essere indicativa di tutte le realtà. Oppure si potrebbe sostituire con un’altra parola italiana: arcobaleno. Il Movimento arcobaleno. In questo secondo caso occorrerebbe fare un maggior lavoro di comunicazione per far capire cosa si è e per cosa si lotta. Ovviamente sto parlando di un biglietto da visita. All’interno del movimento tutte le realtà avrebbero il diritto di autodefinirsi nel modo ritenuto più consono.

Quindi: tanto per essere del tutto impopolare, tacerò sull’uso dell’asterisco, che reputo solo un puntiglio ideologico che non fa altro che abbruttire il testo, a discapito molto spesso della sua effettiva comprensione.

Ancora: avviare campagne di informazione. Abbiamo un movimento che conta centinaia di sigle e siglette. Le associazioni vengono fuori come funghi dopo la pioggia ma mi pare che questo proliferare di nomi e acronimi non abbia al momento – e parlo dei risultati delle pratiche politiche nel territorio di tali realtà – reso le idee più chiare a chi non è del settore. Tradotto: c’è tanta gente nell’associazionismo ma poco dialogo tra questo e la società. Dialogo di base. Basta aprire una pagina qualsiasi del Corriere della Sera per vedere che le transessuali MtoF vengono chiamate “i trans”. Termine che per molti include, se vogliamo, anche travestiti e gli stessi omosessuali maschi. E via discorrendo. Occorre avviare, perciò, progetti di comunicazione, spiegare, a partire dalle scuole (ma anche dentro altre associazioni, sindacati e partiti), la complessità che sta dietro a un’intera gamma di fenomeni legati al modo che si ha di vivere non solo la propria sessualità, ma anche il proprio universo emotivo, affettivo e amoroso. Tutto questo ha più di un nome. Diciamolo allora.

Infine: serve tutto questo inglese? Lungi da me ogni volontà puristica, ma ritorniamo un attimo alla premessa di questo mio post. Dio crea dicendo le cose. E le dice parlando. Noi ci siamo limitati a usare dei prestiti linguistici senza sentire la necessità di trovare una definizione che sia specifica della realtà culturale e antropica in cui viviamo. Penso che questo sia riduttivo. Mi si dirà che ho proposto di chiamare tutto il movimento come Movimento gay. Ma ho anche detto che non sono purista e che le mie perplessità sono sull’uso imperante di un codice straniero, non ho mai proposto la sua totale eliminazione. Sto dicendo altro: siamo dotati di ingegno e fantasia. Usiamoli.

Concludo ricordando che sarebbe opportuno creare cultura attorno alle parole che noi utilizziamo, capire quegli intimi processi che ci portano a usare il linguaggio, tra di noi, a definirci, a ridefinirci, a determinare i confini di realtà, di pratiche, di idee che ci uniscono o che, come spesso è accaduto negli ultimi anni, ci hanno diviso. Penso che avremmo tutti e tutte molto da imparare.

Se noi diamo un nome alle cose, noi dominiamo le cose stesse. Di questo se ne erano resi conto gli ebrei, quando scrissero la Bibbia, migliaia di anni fa. Sarebbe ora che ce ne accorgessimo anche noi.

Convegno di Nicolosi in Italia: scriviamo agli ordini degli psicologi

Lo scienziato pazzo, musa di Povia e consulente del Vaticano per le problematiche omosessuali, arriva in Italia a predicare le sue idiozie. E il solito gruppo di presunti ex-finocchi – gruppo intitolato a Lot, personaggio biblico che fugge da Sodoma per poi procreare con le sue figlie (e questa sarebbe famiglia tradizionale?) – gli dedica un convegno. Che fare?

Dall’omonimo evento Facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=116006951765979

Ci siamo, è ufficiale, Nicolosi sarà in Italia il 21 e il 22 maggio per un seminario di “formazione” promosso dal gruppo LOT.
è fondamentale scrivere agli ordini degli psicologi per fare in modo che prendano da subito le distanze da tali terapie e da questa manifestazione. Ecco gli indirizzi a cui inviare la mail:

info@cnopsicologi.it;
segreteria@fnomceo.it;
presidente@ordinepsicologi.vda.it;
segreteria@ordinepsicologi.piemonte.it;
segreteria@ordinepsicologiliguria.it;
segreteria@opl.it;
info@psibz.org;
info@ordinepsicologi.tn.it;
segreteria@ordinepsicologiveneto.it;
ordinepsicologifvg@pec.aruba.it;
sitoweb@psicologi.fvg.it;
info@ordpsicologier.it;
mail@psicologia.toscana.it;
info@ordinepsicologimarche.it;
info@ordinepsicologiumbria.it;
ordpsiab@tin.it;
presidente@ordinepsicologimolise.com;
webmaster@ordinepsicologimolise.com;
segreteria@ordpsicamp.it;
segreteria@psicologipuglia.it;
info@psicologicalabria.it;
webmaster@ordinepsy.sicilia.it;

Per la Regione Sardegna:
http://www.psicosardegna.it/contatti.php
——————————————-
Ecco il testo da inviare:

Gentili Signor*,
torno a scrivervi per chiedere di prendere posizione o di spingere l’ordine degli psicologi nazionale a farlo, in merito alle terapie riparative. Sul sito del gruppo LOT (http://www.gruppolot.it/ che contiene anche un video vergognoso contro le coppie di fatto e contro il divorzio) si sponsorizza il convegno a cui parteciperà Joseph Nicolosi e si parla apertamente di due giornate “formative”. Il gruppo Lot è un gruppo di religiosi o di persone con una visione estremista della religione che vorrebbe far passare le teorie di Nicolosi anche nel nostro paese.
Sul sito si sponsorizza anche una linea verde chiamata “Amico segreto”
( http://www.amicosegreto.it/ ) su questo sito si trova un link a un articolo apparso su libero dell’anno scorso che parla apertamente di terapia riparativa
( http://www.amicosegreto.it/files/amico_segreto_libero.pdf ).
Credo che sia fondamentale, per tutte le persone che si basano su fondamenta scientifiche e non su pregiudizi religiosi, che l’ordine nazionale degli psicologi prenda posizioni lontane da ogni tipo di ambiguità e contesti, con dati esplicativi, le teorie legate alle terapie riparative.
Si sta diffondendo l’idea, anche a causa della follia razzista di quest’epoca, che l’omosessualità sia una malattia e che si possa cambiare a proprio piacimento il proprio orientamento sessuale e sentimentale. Dovrebbe essere affermato invece che l’orientamento sessuale non si cambia e che, al massimo, ci può essere una manipolazione che porta l’individuo a “fingere” di vivere una innaturale “normalità” attraverso la rinuncia del proprio essere e a favore di una vita fittizia e irreale.
Non capisco le difficoltà dei vari ordini nel prendere una posizione esemplare come è già successo in molti paesi europei ed extraeuropei, contro tali terapie.
Quindi sono a chiedervi, ancora una volta, quale sia la posizione ufficiale dell’ordine in merito alle terapie riparative e in merito a questo convegno e a queste iniziative. Colgo l’occasione per chiedere anche una tavola rotonda per chiarire, una volta per tutte, all’interno delle vostre organizzazioni, le posizioni degli ordini nei confronti degli psicologi riparatori e per chiedere che ci sia una linea che metta tutte le persone facenti parte dell’ordine degli psicologi, nella impossibilità di attuare, come psicologi, tali terapie soprattutto se in cura si hanno persone minorenni.
Le persone GLBT, nella propria storia, portano il peso della violenza, della menzogna, della morte e della discriminazione. Queste terapie e i gruppi che le sponsorizzano non lavorano per il benessere della persona ma per il suo annientamento morale e sociale.
Vi chiedo quindi, con forza, di prendere una posizione in merito a questi argomenti.
Cordialmente

(Nome e cognome)