Suor Giannini

Stefania Giannini

No, oggi non mi arrabbierò e non farò notare che le parole dette dalla ministra Giannini – una che evidentemente conosce la scuola unicamente perché ha fatto il liceo, diversi decenni or sono – sono uguali, trite e ritrite, a quelle di chi l’ha preceduto nel processo di distruzione dell’istruzione del nostro paese. Lasciamo tutto questo nel campo delle evidenze.

L’unica cosa che mi sento davvero di dire – e che mi nausea non poco – è che trovo scandaloso che un qualsiasi ministro della Repubblica parli di scuola pubblica ad un convegno di cristiani integralisti come l’annuale meeting di Comunione e Liberazione. È un insulto verso tutti/e quegli/lle insegnanti che fanno onestamente il loro lavoro a discapito di uno Stato che li tratta come agenti patogeni. A cominciare da quelli/e che vengono licenziati/e perché omosessuali proprio dalle scuole cattoliche alle quali, la nostra ministra, ha già promesso nuovi favori e immutati favoritismi.

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Comunione, omofobia e liberazione

20130823-122327.jpgPuntuale come una condanna da santa inquisizione, anche quest’anno a Rimini si incontrano gli adepti di quell’organizzazione religiosa estremista più nota ai più come Comunione e Liberazione.

Anche quest’anno si punterà il dito contro matrimonio egualitario, interruzione di gravidanza volontaria, scuola pubblica e laicità in generale e si pretenderà che la politica italiana tutta finanzi (coi soldi di credenti e non) i continui attacchi che chiesa cattolica, Vaticano e fan club integralisti di sorta operano contro la democrazia. In nome degli interessi non di uno solo, come nel caso del berlusconismo, ma di una casta, tra le tante, che è quella legata agli affari (intesi come business) religiosi.

Quest’anno la kermesse si colora di rosso-sangue. Quello della comunità LGBT. Infatti l’edizione bolognese di Repubblica denuncia la presenza di in banchetto, proprio al meeting di Rimini, per raccogliere le firme contro la legge contro l’omofobia.

Evidentemente l’identità cattolica non può fare a meno di identificarsi in negativo per cui si è cristiani se non si è gay e se non si appoggiano elementari conquiste di civiltà (ammesso e non concesso che la farsa sulla legge portata avanti da Scalfarotto e Leone sia improntata in quella direzione e sappiamo tutti benissimo che non lo è).

Con ogni evidenza essere cattolici, per qualcuno a Rimini in questi giorni, coincide con il disprezzo delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans, attraverso il pensiero, le aggressioni, le violenze e gli omicidi. Perché questo significa essere contro una seria legge contro l’omo-transfobia.

Segue il solito teatrino degli scandali incrociati: qualcuno grida che i ciellini siano omofobi (che è come dire che i nazisti siano tali) e i ciellini dichiarano che sono a favore di tutte le differenze, salvo poi essere omofobi davvero (visto che sono contro matrimonio, adozioni, leggi di tutela, ecc).

Il capolavoro di questo balletto dell’ipocrisia arriva con la piroetta dell'”a mia insaputa”. CL ospitava il banchetto, senza sapere cosa si faceva in quel banchetto stesso.

Meno male che non fosse una raccolta per una legge per vietare la piena libertà di espressione alle donne, il loro confinamento nelle cucine domestiche, la condanna alla lapidazione per il sesso fuori del matrimonio e amenità similari. Sarebbe stato coerente con quanto scritto nella Bibbia, dal Levitico a san Paolo.

Per fortuna, o per paraculismo, i cristiani DOC non leggono più certe pagine fondative del pensiero cattolico. Si limitano solo a Sodoma e Gomorra. D’altronde stiamo parlando di froci. Pardon, di peccatori.

Omofobia a Treviglio: spammiamoli di Vergogna!

Proprio in occasione della Giornata Mondiale contro l’omofobia, le autorità del comune di Treviglio hanno negato l’adesione alla celebrazione, secondo quanto si può leggere nei siti delle associazioni locali:

Il consigliere di maggioranza Giuseppe Sghirlanzoni (PDL, estremamente inserito nella realtà di CL), supportato con estrema rozzezza verbale dal capogruppo leghista Francesco Giussani, ha esposto motivazioni della propria opposizione al diritto delle persone omosessuali e transessuali di vivere serenamente e pienamente le proprie vite con argomentazioni degne dei più retrivi e capziosi omofobi, urlando oltretutto a gran voce il proprio dissenso quando i promotori dell’iniziativa hanno ricordato la recente circolare del Ministero della Pubblica Istruzione in merito alla necessità di educare i giovani nella lotta all’omofobia.

Cosa ne pensate di far loro comprendere il nostro disappunto inviando in massa la mail riportata qui in calce a questi indirizzi?

Come fare? È molto semplice:

1) copiare semplicemente il testo che troverete sotto, firmarlo, e non inserite insulti soprattutto, per evitare che la cosa sia usata contro di noi

2) per quanto riguarda l’oggetto della mail… sbizzarritevi: più sarà fantasioso meno facile sarà eliminarla al volo. Ad esempio io ho scritto: “decreto integrativo IMU in merito a risoluzione comunale 344/98”. Più saranno diversi, più assomiglieranno a fatti di ordinaria amministrazione, più difficile sarà per le segreterie eliminare le mail di protesta

3) fate girare! Più mail arriveranno, più sarà chiaro lo sdegno dell’Italia migliore.

N.B.: il testo da copiare e incollare è il seguente

Il consiglio comunale di Treviglio dice “NO” alla Giornata Internazionale contro l’Omofobia?

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E questi gli indirizzi a cui mandare le mail:

segreteria.sindaco@comune.treviglio.bg.it, affari.generali@comune.treviglio.bg.it, assessore.servizisociali@comune.treviglio.bg.it, edilizia.privata@comune.treviglio.bg.it, ufficio.demografici@comune.treviglio.bg.it, andrea.cologno@comune.treviglio.bg.it, francesco.giussani@comune.treviglio.bg.it, giancarlo.fumagalli@comune.treviglio.bg.it, giulio.ferri@comune.treviglio.bg.it, giuseppe.sghirlanzoni@comune.treviglio.bg.it, oreste.risi@comune.treviglio.bg.it, maurizio.premoli@comune.treviglio.bg.it, paolo.melli@comune.treviglio.bg.it, leganord.treviglio@libero.it, ced@comune.treviglio.bg.it, elisabetta.parmeggiani@comune.treviglio.bg.it, suap@comune.treviglio.bg.it

Immagini dal meeting di Comunione e Liberazione

 

Sponsor, banche e pure un piccolo casinò.

Il video blogger Saverio Tommasi ha pubblicato la sua inchiesta sui rapporti tra Comunione e Liberazione e il potere economico.

Pare che il video verrà cancellato tra poche ore. Nella speranza che si tratti di una notizia falsa, vi invito alla visione del documentario.

Non tutto il male…

Mettiamola così: il buono del raduno dei papa boys in Spagna e del meeting di Comunione e Liberazione a Rimini è che rende più piacevole andare in giro per le strade d’Italia e del mondo. Si evitano di fare brutti incontri.

Napolitano, CL e il rispetto della democrazia

Il presidente Napolitano è stato accolto da eroe al consueto meeting dell’ennesima associazione cattolico-integralista, Comunione e Liberazione (il cui nome per altro rievoca semanticamente un partitino ormai obsoleto degli anni ottanta, Fascismo e Libertà).

All’incontro di Rimini ha partecipato anche Enrico Letta, esponente dell’area cattolica del partito democratico. Lo stesso partito che ha lasciato che un suo rappresentante – l’ex ministro Fioroni – di presenziare a una riunione carbonara indetta da Tarcisio Bertone, segretario di stato vaticano, con lo scopo di creare una task force di cattolici in parlamento che abbia come fine non tanto il bene del paese, quanto le richieste della chiesa da spacciare per il bene del paese.

Faccio notare che a quell’incontro, tuttavia, non è stato invitato Casini, reo di aver appoggiato Burlando, ex comunista, alle precedenti regionali in Liguria. Ciò dimostra come un ipotetico asse tra pd e UdC sia fallimentare in partenza.

Dovrebbero riflettere tutti quegli esponenti di sinistra, o presunta tale, che vanno a svendere i loro principi in nome di un’alleanza con i settori più retrivi, antidemocratici e integralisti della nostra società. Dovrebbero, queste persone, scegliere tra convenienza politica e rispetto per gli aspetti fondanti della nostra società, a cominciare dal suo carattere laico.

E ciò vale anche, e forse a maggior ragione, per il nostro presidente della Repubblica.

I gay non possono donare sangue. O “i nuovi stregoni”

L’Italia è un paese fondamentalmente noioso e prevedibile. Oserei dire ripetitivo. A ruota si riverificano fatti, accadimenti e fenomeni che altrove verrebbero bollati come sostanzialmente cretini e che qui, nell’Italia berlusconiana, trovano dignità ontologica.

Tradotto: Gabriele è andato a donare sangue. Gabriele, milanese, che è un donatore da otto anni e ha un rapporto stabile con un altro ragazzo. Oltre venti prelievi e nove litri di sangue che sono serviti, in tutto questo tempo, a salvare la vita alla gente. Un atto di coraggio, di umanità, di bellezza. Poi arriva un primario omofobo e/o ignorante che decide che un gay, perché tale, è naturalmente infetto. E Gabriele viene fatto accomodare alla porta, non senza un po’ di imbarazzo. Dopo otto anni. E nove litri. E chissà quante vite che adesso, inconsapevolmente, continuano grazie a lui.

E per chi non lo sapesse, tutto questo è avvenuto al servizio trasfusionale Gaetano Pini, che adesso dipende dal Policlinico.

Sia chiaro: la storia non è nuova. Altre volte è successo che si negasse a un gay di donare sangue. Fino a prima del decreto Veronesi – non a caso ministro, questi, di un governo di centro-sinistra – era espressamente vietato a un gay o a una lesbica donare sangue. Poi il decreto ha posto fine all’assurda credenza che esistano categorie a rischio. Ciò che ci espone al contagio di malattie sessualmente trasmissibili non è il nostro io, ma l’uso che ne facciamo a letto.

Ho molti amici gay e molti etero. Dei primi, la quasi totalità mette il preservativo quando fa sesso occasionale. Dei secondi in molti non lo usano. E non perché siano cattivi o stupidi, ma perché credono che l’AIDS non sia una cosa per eterosessuali. Così gli hanno insegnato.

Ma ritornando alla questione di cui sopra. Ho molti amici, gay ed etero. I gay usano il preservativo, gli etero poco o per nulla. Voi da chi vorreste il sangue, in caso di necessità? La risposta, a mio avviso, è semplice. E non è “dagli amici gay”, ma dovrebbe essere “da chi non ha comportamenti a rischio”. Questo lo capisco io che non ho una laurea in medicina. A maggior ragione dovrebbe capirlo qualche dottore, per quanto possibilmente lombardo, vicino a Formigoni, almeno nelle intenzioni di voto, e probabilmente devoto a Comunione e Liberazione, che in Lombardia, pare, abbia dei forti interessi dentro la salute pubblica.

Per altro questo tipo di ragionamento – quello che ha “licenziato” Gabriele, per intenderci – è dannoso per l’intera società, per almeno tre motivi.

In primis, gli ospedali si fanno mancare quantitativi di sangue buono con conseguente disagio di approvvigionamento, le cui conseguenze possono essere molto serie, se non tragiche.

Secondo poi, passa il messaggio che certe patologie sono “roba da froci”. Questo porta a un abbassamento del livello di attenzione nei comportamenti sessuali. Gli eterosessuali si ammaleranno di più e ci sarà sangue in meno, sul medio e lungo periodo.

Dulcis in fundo: si danno nuove frecce all’arco di chi alimenta odio, discriminazioni, diffidenza verso un’intera categoria sociale. Essere gay sarà visto come essere i nuovi untori. Vulgata che andava bene negli anni ottanta, quando nulla si sapeva di AIDS, ma che adesso fa sorridere chiunque sappia leggere e scrivere e abbia il minimo sindacale di neuroni previsti per non avere le dignità intellettuale di un Rocco Buttiglione qualsiasi.

In sintesi: meno sangue, più gente esposta al rischio di contagio e maggiori discriminazioni. Non mi stupirei se il primario che ha disposto il divieto fosse un elettore dell’UDC.

Arrivati a questo punto credo pure che indignarsi serva a poco. Ci si indigna tutti i giorni, per un insulto, un pestaggio, un licenziamento. E così via.

Faccio una proposta: non sarebbe il caso di creare una banca del sangue gayfriendly? Nessuna preclusione per chi ne ha bisogno, ma con una mission che tiene conto di certe normative vigenti: il sangue si dà a quegli ospedali che non praticano discriminazione. Poi sarà cura del paziente capire dove andare, se laddove c’è carenza di sangue o laddove viene usata la ragione e non il pregiudizio.

Fermo restando, e questo è un messaggio che dovremmo gridare a chiare lettere, che io avrei forti perplessità a farmi curare in un ospedale in cui le proprie convinzioni “scientifiche” si basano sul pregiudizio, sull’ignoranza o sulle credenze popolari. La scienza è una cosa. La stregoneria, un’altra. Fosse anche avallata da chi, crocifisso al collo, pensa di essere nel giusto. Sbagliando, a ben vedere.