Caro movimento LGBT, o tifi USA o tifi Idem

Qualche giorno fa è uscito un comunicato di solidarietà da parte di diversi esponenti nazionali del movimento LGBT in supporto della ex ministra Idem.

In queste ore seguiamo con apprensione l’evolversi della vicenda che coinvolge la Ministra Josefa Idem e le accuse di illecito che le vengono rivolte. Senza entrare nel merito della questione giudiziaria, rispetto alla quale solo la Magistratura è titolata ad esprimersi, stigmatizziamo la deriva misogina che questa vicenda ha raggiunto nei commenti di alcuni rappresentanti della politica e con sospetto osserviamo la curiosa simultaneità di questa vicenda con altre di ben altra evidenza rispetto alla quale il caso Idem ha quasi i connotati di un diversivo perfettamente organizzato. Per quanto ci riguarda, Josefa Idem ha mostrato in pochissimo tempo di voler affrontare con serietà e dedizione temi urgenti da troppo tempo accantonati nel nostro Paese, primo fra tutti quello dei diritti delle persone omosessuali e transessuali e delle loro famiglie. Pertanto è con preoccupazione che accogliamo l’ipotesi di un avvicendamento alla guida del Ministero alla Pari Opportunità, eventualità che potrebbe mandare in fumo il lavoro che con serietà e spirito di dedizione la Ministra Josefa Idem ha costruito fino ad oggi. A Josefa Idem inviamo la nostra solidarietà per la violenza degli attacchi di cui è vittima e al Governo l’invito alla ponderazione nel valutare gli esiti di scelte affrettate rispetto a una vicenda ancora oggi poco chiara.

Flavio Romani (presidente Arcigay)
Paola Brandolini (presidente Arcilesbica)
Rita De Santis (presidente Agedo)
Giuseppina La Delfa (presidente Famiglie Arcobaleno)
Porpora Marcasciano (presidente Mit)
Titti De Simone (presidente comitato Palermo Pride)

Adesso, va benissimo che si stia vicini/e a una ministra attaccata in quanto donna. Il maschilismo è uno dei tanti ingredienti dell’omofobia, d’altronde. Ma c’è un passaggio, in quel comunicato, che lascia alquanto perplessi: “Per quanto ci riguarda, Josefa Idem ha mostrato in pochissimo tempo di voler affrontare con serietà e dedizione temi urgenti da troppo tempo accantonati nel nostro Paese, primo fra tutti quello dei diritti delle persone omosessuali e transessuali e delle loro famiglie”.

Bene, mi pare che le dichiarazioni di Idem non vadano nella direzione narrata nel comunicato. Perché sarà pur vero che ha speso parole di sostegno verso la questione omosessuale e transessuale, ma – e ricordiamolo sempre – non certo in seno alle richieste del movimento LGBT.

Il pensiero di Idem, infatti, potrebbe essere così riassunto: l’Italia non è pronta al matrimonio egualitario, per le adozioni non è il momento politico opportuno, un’accelerazione in tal senso metterebbe a rischio il governo, le unioni civili sono più che sufficienti e in fin dei conti la linea da seguire la decide il Pd. Più che un’elaborazione politica sembra  una “charte octroyée” da burocrate di partito.

E si badi, questo comunicato nasce poco prima della storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha rigettato l’esclusività eterosessuale del matrimonio. Mentre il mondo va avanti, le associazioni nazionali LGBT in Italia fanno il tifo per personaggi come Josefa Idem, la cui linea, e ricordiamoci anche questo, si basa sulla creazione di istituti separati e a diritti minori per le persone LGBT. Mentre il mondo va avanti, in Italia si tifa per l’apartheid, in altre parole. E mi spiace dirlo, perché tra quelle firme ci sono persone che conosco personalmente e verso cui ho sentimenti di stima e amicizia.

L’ennesimo passo falso del nostro sgangherato movimento che denuncia un deficit di strategia e, soprattutto, una certa difficoltà a leggere i cambiamenti che ci circondano. Avranno un bel da fare i leader LGBT italiani a essere credibili tra il tifo per chi ci vuole a cittadinanza limitata e esultanza verso fatti storici di segno diametralmente opposto.

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Il tunnel e la Gelmini

La rivoluzionaria scoperta dei giorni scorsi – che attesterebbe che esiste qualcosa di più veloce della luce, ossia i neutrini – rischia di legarsi al ricordo, ridicolo e tragico allo stesso tempo, di un’infelicissima gaffe dell’attuale ministro della pubblica istruzione.

Maria Stella Gelmini, saputo del successo dell’esperimento effettuato tra il CERN e i laboratori italiani del Gran Sasso, si è affrettata a diramare un comunicato stampa che, tra elogi e salamelecchi, recita testualmente:

Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.

Peccato che il tunnel in questione non esista per niente. Come si legge sul sito di SkyTG24:

non esiste alcun tunnel (che dovrebbe essere lungo 730 chilometri) che colleghi i due centri di ricerca, dal momento che i neutrini vengono “sparati” sottoterra e attraversano la materia senza necessità di alcun tunnel per garantire il loro passaggio.

Il ministro dovrebbe, a questo punto, spiegarci da dove ha preso la cifra che dichiara di aver stanziato per la costruzione di qualcosa che non esiste. In tempi di crisi, non vorremmo che le “tasche degli italiani” tanto care al suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi, fossero state svuotate per un’opera che non c’è.

Una cosa però è certa: l’unico tunnel che l’Italia ha contribuito a creare è quello in cui giace la cultura italiana da quando la Gelmini è ministro, dal quale bisognerebbe uscire, sì, alla velocità della luce e dal quale non si vede, per il momento, l’uscita.