L’apostrofo

Mi piace la pioggia di primavera. Esattamente come i temporali ad agosto. Perché il grigiore del cielo non sa di sonno. Non sa dell’esilio di Persefone. È il colore di una pausa. È un apostrofo tra il cielo e il pomeriggio allungato, tra gli alberi in fiore sulla via e le madri con le carrozzine, a coppie, a parlare di cose invisibili.

Non è come la sinfonia del silenzio bianco, nei mesi cupi di città, sotto la burrasca sul cemento o la neve indiscreta sulle rovine agitate.

Ieri ho raccontato di te. Di quando ho cucinato per te. Di quando quello che è stato amore, e che in un certo qual modo lo è ancora, a distanza e senza nessun rancore, era disposto su una teglia da forno, come un mosaico di cose a venire. E poi, ho rivelato, il futuro ha sparigliato le tessere.

Ho raccontato di te e di tutto questo. E chi mi ascoltava ha assaporato la stessa commozione, lo stesso impeto di un tempo, che prima produceva programmi, abbracci incrociati e nomignoli inventati, mentre oggi è come la pioggia al di là di tutte le finestre di adesso. Cade, e accade. Inaspettata.

E poi un tuono, là fuori. E di nuovo tu.

Perché i ricordi sono come i tuoni e le piogge di primavera. Un apostrofo tra i pomeriggi celesti e il “per sempre” pronto a fuggire e che credevamo di avere in tasca, a portata di mano. Per sempre.

Una risposta che in fondo non c’è

 

«Lo stomaco ha resistito anche se non vuol mangiare
ma c’è il dolore che sale che sa e e fa male
arriva al cuore lo vuole picchiare più forte di me.
Prosegue nella sua corsa si prende quello che resta
ed in un attimo esplode e mi scoppia la testa
vorrebbe una risposta ma in fondo risposta non c’è.
E sale e scende dagli occhi il sole adesso dov’è
mentre il dolore sul foglio è seduto qui accanto a me
che le parole nell’aria sono parole a metà
ma queste sono già scritte e il tempo non passerà.

Ma quando arriva la notte, la notte e resto sola con me
la testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché
né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà
la vita può allontanarci, l’amore poi continuerà.»

***

Niente ha raccontato meglio questi ultimi tre anni e mezzo, al calar della sera. E come nella canzone, nella sua parte finale, il sentimento è passato. La vita, invece, è continuata. Direi che va bene. No?

P.S.: la parte suonata col violino è una delle cose migliori che ci possano capitare. Ascoltate bene. E sia estasi. E una carezza di lacrime.