Il lato destro del letto

La domenica, a quest’ora, è sempre malinconica. Perché è come se altrove, nelle case illuminate, a partire da quelle che danno sul cortile della cucina, ci si riorganizzasse per ripartire, per rimettere le cose a posto. Mani che aiutano altre mani, baci dati ai bambini prima di andare a dormire, immagini la cui luce si proietta sul muro come l’ombra delle piogge, nei pomeriggi trasversali.

È in questi momenti che penso che il lato destro del mio letto è vuoto da troppo tempo. E penso agli errori, alle incomprensioni, alle cose spezzate anzi tempo, a tutto quello che non è andato. E la musica non aiuta.

Per fortuna questi pensieri andranno via con il sonno e si confonderanno, dopo il risveglio, con i rumori delle macchine nell’agitarsi, in cui tutti siamo mescolati senza urgenze ma con molta fretta, della città mattutina.

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Sìsili

Il profumo del mare, appena atterri. Non gridato. Un sussurro, un cenno quasi invisibile tra lui e te, che ci sei nato accanto.
Il viola del tramonto, che ti fa sentire in colpa, per tutto il tempo in cui sei stato lontano.
Il sapore dell’acqua, dura, pietrosa, della stessa essenza dei cortili assolati d’estate, dei muri condannati alla luce.
La morte e la vita, a rincorrersi nei ricordi e nelle quotidianità sfiorate, nel caos di un mondo distratto, insulso, volgare, lirico, stupefacente.

La pietra si sposa col miele e si colora di vespero.
Il vento bugiardo porta calura.
Il suono della città, lontano e continuo, interrotto solo da un volo di rondone.

Questo ho trovato al mio rientro a casa. E ogni cosa, dentro di me, gronda di sangue e d’amore.