Spot antiomofobia? Non è da Rai!

Lo denunciano, rispettivamente, i siti Agenparl e Gay.tv. Riporto integralmente il contenuto:

“Sì alle differenze. No all’omofobia” è il titolo di uno spot che giace sulla scrivania di qualche dirigente Rai. Realizzato dal Dipartimento per le pari opportunità di Palazzo Chigi al fine di promuovere la “cultura del rispetto”: il rispetto della persona, dei diritti e delle differenze.

“La paura del diverso spesso diventa un automatismo che produce atteggiamenti difensivi che sfociano nella discriminazione. La Campagna, senza retorica, mette in scena normali caratteri connotativi, primi piani di persone autodefinite da un tratto specifico – mancina, rosso di capelli, alto, omosessuale, intonata – unite da un’affermazione sostanziale: “E non c’è niente da dire”. Si legge sulla pagina del dipartimento che presenta la campagna pubblicitaria nel gennaio 2013.

A quanto apprende l’AgenParl la trasmissione dello spot sarebbe stata stoppata perchè contenente le parole “gay” e “lesbica”, una scelta che per Ivan Scalfarotto deputato del Pd è “incomprensibile”.

“Queste parole non sono parolacce ed è inutile dargli un’accezione negativa. La conoscenza è la base della convivenza. – afferma il deputato che preannuncia all’AgenParl un’interrogazione parlamentare – La Rai come servizio pubblico dovrebbe essere il primo canale della promozione della convivenza. E’ importante dire le parole con rispetto senza attribuirgli significati che non gli appartengono”.

La vicenda parla da sola. Per la Rai uno spot contro l’omofobia può essere trasmesso solo a due condizioni:

1. che non si pronuncino mai le parole gay o lesbica
2. che gli oggetti della discriminazione non siano nemmeno riconoscibili.

Eppure il principio di non discriminazione dovrebbe partire da un’evidenza: la visibilità del soggetto appartenente alla minoranza in questione e l’enucleazione delle ragioni per cui la disparità di trattamento non è (mai) auspicabile e sempre da evitare. Ovvero: si individua la vittima potenziale e la si protegge.

Non è difficile. Basta guardare cosa succede nel resto del mondo civile e prenderne atto. In Rai, a quanto pare, sono parecchio indietro col concetto di civiltà e di rispetto. Peccato.

Intanto, nell’auspicio che nelle sedi opportune della televisione italiana di Stato si rendano conto della differenza che sussiste tra una clava e un codice di leggi, godiamoci questo gradevolissimo spot:

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Odifreddi, le critiche a Israele, la censura di Repubblica

L’articolo che segue, in fondo, è stato scritto da Piergiorgio Odifreddi, una delle voci intellettualmente più illuminate del pensiero laico italiano.

L’autore ha pubblicato questo post sul suo blog su Repubblica.it. In queste parole Odifreddi dice una cosa abbastanza condivisibile: le reazioni del governo israeliano sono spropositare rispetto alla violenza degli estremisti di Hamas. E fa un paragone col nazismo in cui per ogni tedesco ucciso in imboscate o attentati si dovevano ammazzare dieci persone del territorio occupato dalle milizie del Reich.

Repubblica ha, però, ritenuto opportuno cancellare il pezzo, cosa che ha portato Odifreddi a ritenere esaurita la sua collaborazione con una delle maggiori testate giornalistiche italiane.

Riporto le parole “incriminate”, perché condivise, e so già che verranno i soliti professionisti dell’antisemitismo pronti a accusare l’autore dell’articolo – e/o me che lo ripropongo – come un naturale nemico dello stato di Israele o, come di solito avviene, come un fan di regimi quali quello iraniano.

Premesso che non ho nessuna stima né simpatica politica per gli ayatollah, faccio semplicemente notare che qui si condannano i soprusi di un governo. E che la dicitura “governo israeliano” mai dovrebbe coincidere con il concetto di “popolo ebraico”. Per quest’ultimo ritengo importante, per altro, che ritrovi la pace a lungo negata nell’arco della sua storia, in uno stato riconosciuto a livello globale.

Temo solo che il lancio delle bombe non aiuti questo processo.

Per il resto, vi lascio a Odifreddi:

Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.

Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.

In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi di Hamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.

Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare anche Netanyahu e i suoi generali?

Piergiorgio Odifreddi

Dar corpo ai diritti e alzare la voce

Certi Diritti ha lanciato sulla rete la campagna Dai corpo ai tuoi diritti, un’importante iniziativa che mira a raccogliere militanti al fine di potenziare la mission dell’associazione, ovvero arrivare a obiettivi quali «matrimonio tra persone dello stesso sesso, riforma del diritto di famiglia, regolamentazione della prostituzione, diritti delle persone trans e intersessuali, affettività per i detenuti, sessualità e disabilità».

L’associazione radicale ribadisce, con questa campagna, la sua attenzione per le tematiche legate ai diritti civili a più ampio spettro e, nello specifico, l’urgenza di provvedimenti su temi concreti, quali quelli dichiarati.

Non secondario, inoltre, il tipo di linguaggio scelto: il nudo. Le scelte della politica si riversano, a ben vedere, sulla gestione del corpo: dall’esercizio di una libera sessualità, al trattamento del fine vita fino alla costrizione del corpo in caso di reclusione – ed è una battaglia di civiltà garantire ai detenuti una permanenza comunque dignitosa, pur in una situazione in vinculis.

Un nudo sempre elegante, portatore, in certi casi, di un raffinato erotismo. Mai volgare. Eppure, come denuncia Vittorio Zambardino, in un suo articolo su Libernazione, la campagna è stata censurata da Facebook proprio a causa di alcune immagini, ritenute sconvenienti.

La censura, d’altronde, si sa che non è arma da affidare a persone intelligenti. L’intelligenza non ha paura della verità. Semmai, mal sopporta la volgarità, ma basta vedere le immagini della campagna per renderci conto che siamo su livelli decisamente diversi.

Il saggio, in altre parole, si è spogliato delle vesti che il perbenismo dei tempi moderni impone e attraverso il quale i suoi fautori negano i diritti umani a larghe fasce sociali. Lo stolto ha guardato al dito, poi all’uccello, quindi si è scandalizzato e ha premuto sul tasto “cancella”. Intanto milioni di persone aspettano di potersi sposare, di morire con dignità, di superare l’esperienza del carcere in modo non punitivo e della disabilità con la pienezza della dignità umana, ecc.

Facebook ha preferito ignorare tutto questo. La campagna, per fortuna, continua. Noi, invece, alziamo la voce, perché non cada silenzio su certe ipocrisie.

Legge ammazza-blog: prima vittima Wikipedia!

E dopo Nonciclopedia, a causa della scarsa affezione di Vasco Rossi per la satira, rischia di chiudere Wikipedia, per la scarsa affezione di questo governo nei confronti della democrazia.

Ad ogni modo, anche se il comma ammazza-blog dovesse passare, io continuerò a scrivere. Se mi arrestano, portatemi le arance e il glitter in carcere.

anti-Pisapia Power (versione beta)

Musicisti massacrati a Monti.
Froci inseguiti all’uscita del Gay Village.
Sindaci con croci celtiche al collo comunque bene accetti.
Vescovi omofobi collocati a Milano (anti-Pisapia Power!).
Il governo che fa una finanziaria da far scontare al prossimo esecutivo.
Il governo che fa una finanziaria che taglia le gambe al nostro futuro.
Il governo che fa una finanziaria da quarantacinque miliardi e che non taglia i propri privilegi.
La censura al web e in pochi a cercare di impedirlo.
I soliti cattolici del pd pronti a far cadere giunte appena elette sui diritti dei gay. Perché quei diritti non ci siano, ovviamente (anti-Pisapia Power 2.0).
Il voto per abolire le province, il pd che si astiene e le province restano.

La monnezza, evidentemente, non sta solo a Napoli.

P.S.: giuro che c’ho provato, in queste due settimane in Sicilia, a restar lontano da tutto ciò che rende più triste e meno Europa l’Italia. Giuro che c’ho provato…

Solo 48 ore per dire NO alla censura al web!

In breve: clicca qui compila il form e spedisci!

Per quale ragione? Per evitare che questo governo censuri internet, cioè il tuo diritto di esprimerti e di essere informato!

***

Per saperne di più, leggi qui sotto:

Cari amici, care amiche

Il nostro governo ha lanciato un nuovo attacco alla libertà di accesso all’informazione, e fra 2 giorni un organo amministrativo sconosciuto ai più potrebbe ricevere poteri enormi per censurare internet.

L’Autorità per le comunicazioni, un organo di nomina politica, sta per votare un meccanismo che potrebbe perfino portare alla chiusura di qualunque sito internet straniero – da Wikileaks a Youtube ad Avaaz! – in modo arbitrario e senza alcun controllo giudiziario. Gli esperti hanno già denunciato l’incostituzionalità della regolamentazione, ma soltanto una valanga di proteste dell’opinione pubblica può fermare questo nuovo assalto alle nostre libertà democratiche.

Non c’è tempo da perdere. Fra 2 giorni l’Autorità voterà la delibera, e se insieme costruiremo un appello pubblico enorme contro la censura su internet potremo fare la differenza. Inondiamo i membri dell’Autorità di messaggi per chiedere di respingere la regolamentazione e preservare così il nostro diritto ad accedere all’informazione su internet. Agisci ora e inoltra l’appello a tutti!

http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio/?vl

Negli anni Berlusconi ha cercato più volte di controllare l’informazione su internet, ma finora i suoi tentativi sono sempre falliti. Ora, lontano dai riflettori, il governo ha la possibilità concreta di espandere i suoi tentacoli sulla rete, a meno che i cittadini non alzeranno la voce per fermarlo.

La nuova regolamentazione permetterebbe all’Autorità per le Comunicazioni di rimuovere contenuti sospetti di violazione del copyright da siti internet italiani senza alcun controllo giudiziario. Ancora peggio, la pubblicazione di una canzone o di un testo sospetto potrebbero perfino portare alla chiusura di interi siti internet stranieri, inclusi siti d’informazione, portali di software libero, piattaforme video come YouTube o d’interesse pubblico come WikiLeaks.

Se approvata, la nuova regolamentazione garantirebbe di fatto poteri legislativi e giudiziari a un organo amministrativo le cui funzioni dovrebbero essere esclusivamente consultive e di controllo, aprendo così la strada a un processo decisionale arbitrario e incontrollato. L’Autorità, nella speranza di passare inosservata, sta velocizzando al massimo la decisione, che è prevista per la prossima settimana.

Ma insieme possiamo costruire un enorme grido pubblico e convincere i membri chiave dell’Autorità che sono ancora indecisi a opporsi alla regolamentazione e rimandare così la questione all’unico organo che ha i poteri costituzionali per legiferare sulla materia: il Parlamento. Manda un messaggio ora e inoltra l’appello il più possibile:

http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio/?vl

I governi sono sempre più impauriti da internet, che è diventato uno strumento per aprire il dibattito pubblico e per la mobilitazione dei cittadini, e stanno cercando così di imporre regole più strette di censura. Ma i cittadini stanno rispondendo, come in Gran Bretagna, dove l’opposizione dell’opinione pubblica ha costretto il governo a ritirare la legislazione sul copyright che voleva mettere un bavaglio alla rete. In Italia lo scorso anno siamo riusciti a fermare la “legge bavaglio” liberticida. Vinciamo di nuovo!

Con determinazione,

Giulia, Luis, Ben, Ricken, Pascal, Benjamin e tutto il resto del team di Avaaz

FONTI

La notte della Rete contro il bavaglio imposto dall’Agcom: appuntamento il 5 luglio:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/02/la-notte-della-rete-contro-il-bavaglio-dellagcom/136123/

Tutti gli aggiornamenti sulla campagna contro il bavaglio a internet qui:
http://www.agoradigitale.org/nocensura

«No alla censura», rivolta contro l’Agcom:
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/11_luglio_01/dibattito-agcom-regolamento_7070e724-a400-11e0-831c-4f5919d97524.shtml

Bersani: “La libertà della Rete è ossigeno vitale per la democrazia”:
http://www.repubblica.it/politica/2011/07/03/news/bersani_la_libert_della_rete_ossigeno_vitale_per_la_democrazia-18589942/?ref=HREC1-11

Nuove regole contro la pirateria online: le proteste di blogger e politici frenano l’Agcom:
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-07-03/frenata-nuove-regole-contro-175241.shtml?uuid=AaWLi1kD

D’Angelo (Agcom): “La libertà non è un procedimento amministrativo”:
http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2010/12/15/dangelo-agcom-il-decreto-romani-un-errore-aver-paura-della-liberta/

Delibera n. 668/10/CONS dell’Agcom, Lineamenti di provvedimento concernente l’esercizio delle competenze dell’Autorità nell’attività di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica:
http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=5415


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