Fellatio e dintorni: il pensiero fisso degli omofobi

Il mio precedente articolo su Bergoglio ha fatto arrabbiare qualcuno. Nell’ordine:

1. papa boys in incognito, gente che si dichiara “critica” nei confronti della chiesa, salvo poi sostenere la necessità che essa esista e che ad essa ci si debba “sottomettere” in un modo o nell’altro, o quanto meno alla sua autorità morale. Come se prendere ordini, benedizioni e il permesso di vivere da chi considera i gay né più e né meno alla stregua di “peccatori” sia in linea col concetto di dignità. Ma contenti loro…

2. sentinelle travestite. Ovvero gentaglia che sotto il mantra di “anch’io ho amici gay” e “rispetto assoluto per tutti” poi usa la Bibbia come arma da fuoco contro diritti delle persone LGBT. Peccato per loro che nei paesi civili la vita politica e quotidiana di una società complessa come quella del presente non dipenda certo dai dettami sostanzialmente cretini (ad oggi) di un fantasy di serie B

3. poveri illusi, che continuano a credere che attraverso l’avallo della chiesa cattolica si avranno diritti, considerando appunto Bergoglio – insieme alla sua organizzazione omofoba – un interlocutore e non un nemico della dignità di milioni di persone. Vale quanto detto sopra sul “contenti loro”. Un po’ meno, invece, noi.

Gran parte dei loro commenti sono stati cancellati e non per una disaffezione del sentimento della democrazia – mi direte poi cosa c’è democratico nel sentirsi dire “meriti l’inferno perché così è scritto nella Bibbia” – ma più semplicemente perché non si può dare la stessa dignità del pensiero critico a chi sostiene che certe vite e certi sentimenti siano sbagliati solo perché così è scritto in un libro per il quale il Sole gira attorno alla Terra e dove si invitano le donne a sottomettersi agli uomini. No, signori e signore mie, in questo blog razzismo, omofobia e ignoranza non possono far parte delle argomentazioni da controbattere a un discorso più nobile, culturalmente valido e in una parola soltanto: laico.

Faccio notare, ancora, che i rosiconi continuano a ripubblicare la solita solfa, non solo nel più rigoroso anonimato, ma anche cambiando di volta in volta le mail di riferimento: complimenti per l’onestà intellettuale e soprattutto per avere il coraggio di sostenere con identità certa le proprie argomentazioni.

Sarà un caso che tali identità siano supportate da fenomeni quali:

suca

chissà perché, mi chiedo, quando si parla di diritti di cittadinanza gli omofobi pensano sempre a pratiche sessuali maschili, fellatio in primis (non è l’unico commento che si presta a questo tipo di creazioni “letterarie”). Freud o chi per lui avrebbe tanto da insegnarci, in merito.

Avere figli gay? Per il simpatico Bergoglio è una sfortuna

Bergoglio, papa di Roma

Ho sempre pensato che Bergoglio fosse un grande bluff, un’operazione di cosmesi rispetto alla consueta omofobia d’oltre Tevere. Il suo “chi sono io per giudicare” circa i gay (lesbiche e trans non erano ancora pervenute alla sua santa attenzione) era corredato da una chiosa: è già scritto tutto nel catechismo. È nel catechismo c’è scritto che essere gay è peccato mortale. Mi arrabbiai moltissimo con chi salutò con favore questo ribadire una condizione di minorità delle persone LGBT.

Adesso il nostro, anzi, il vostro simpatico pontefice torna alla carica con la sua solita omofobia travestita da buoni propositi. La notizia la riporta il Quotidiano.net, il cui titolo è già evocativo: «Papa. “Sì ai divorziati come padrini e aiuto a chi ha figli gay”», come se fosse un handicap o una disgrazia. Adesso questa è una semplificazione del titolista, ma se andiamo a scavare nel testo e riprendiamo le dirette parole del pontefice, non andiamo molto lontano da questa impostazione:

nessuno ha parlato di matrimonio omosessuale nel Sinodo. Quello di cui abbiamo parlato è come una famiglia che ha un figlio o una figlia omosessuale, come lo educa, come lo cresce, come si aiuta questa famiglia ad andare avanti in questa situazione un po’ inedita. Dunque al Sinodo si è parlato della famiglia e delle persone omosessuali in relazione alle loro famiglie, perché è una realtà che incontriamo nei confessionali…

Si notino almeno tre aspetti:

1. si ribadisce il no all’allargamento della sfera dei diritti. Nessuno ha parlato di matrimonio. Si mantiene la prospettiva del permanere di una discriminazione

2. la situazione di eccezionalità dell’avere un gay o una lesbica in famiglia. Bergoglio non dice – e non può dirlo, per evidenti limiti culturali di tipo omofobico, caratteristici della fede di cui è capo indiscusso – che avere prole LGBT può essere una cosa come un’altra, per quanto minoritaria (un po’ come avere figli mancini o bimbe coi capelli rossi, per capirci fino in fondo), ma lo pone sotto l’ottica dello scarto rispetto alla norma. Il richiamo al confessionale, inoltre, lo ammanta di quell’aura di peccato che tanta fortuna ha nei soliti ambienti cattolici

3. avere un/a figlia omosessuale rientra nell’ottica di uno svantaggio, per cui la famiglia “colpita” da questa situazione “un po’ inedita” ha bisogno d’aiuto.

Insomma, per Bergoglio avere figli omosessuali (le lesbiche ancora non sono pervenute, le trans meno che mai) è e rimane una sfortuna. L’unica cosa che non ha detto è che bisognerebbe intervenire sugli attori principali di diffusione di omofobia e odio sociale contro le persone LGBT: partiti cattolici, omelie nelle chiese, gruppuscoli antigay nelle piazze… tutti soggetti che operano per rendere un inferno la vita della gay community in Italia. Chissà perché contro queste persone sua simpatia, pardon, sua santità non dice niente.

Gesù non è forse nato da maternità surrogata?

Fa più male a me che a loro, lo dico da subito. Ma mettere in guardia i soliti catto-integralisti di fronte alle loro contraddizioni mi sembra il minimo sindacale del rispetto umano. Come nel caso di tal don Dino Pirri, con cui ho avuto la seguente discussione:

Gesù non è forse nato da maternità surrogata?

Gesù e la maternità surrogata

Perché diciamocelo chiaramente: era minorenne e a Dio, che era single, serviva un utero. Siccome all’epoca non esisteva la maternità surrogata – che consiste nel fatto che una donna decide liberamente di avere una gravidanza per far nascere un bambino – sua divinità ha deciso di prendersi l’utero di Maria, inoculandole il seme divino.

Insomma, se si parla in certi termini di rispetto di dignità della donna, chi dovrebbe dare il buon esempio nelle alte sfere celesti non si è comportato proprio benissimo. E costruire una religione, con tutti i suoi veti, su questo paradosso – per altro non l’unico – non gioca a favore della credibilità della stessa. Figurarsi tutte le elucubrazioni ulteriori.

Ad ogni modo, la domanda è stata posta a questo gentile sacerdote. Il quale, tuttavia e non si sa perché, non ha ancora risposto. Strano, eh?

Ma che ci fa il troll omofobo su Twitter?

troppi omofobi su Twitter?

troppi omofobi su Twitter?

Capita, su Twitter, di finire sotto l’occhio vigile e attento di alcuni/e utenti la cui fenomenologia è la seguente:

• si definiscono prolife
• riconoscono un solo tipo di famiglia, quello formato da uomo, donna e figli
• seguono movimenti integralisti come Manif pour tous e Sentinelle in piedi
• sono tutti/e rigorosamente omofobi/e
• sono incapaci di sostenere qualsiasi forma di dialogo.

Tra i più solerti – e evidentemente sfaccendati – protagonisti di tweet che ripetono a livello ossessivo il solito mantra antigay, gli esempi più “luminosi” sono quelli che, per chissà quale ragione, si mantengono nell’ombra.

Alludo ai vari @LaFrancaEffe@enricovitali2@nozze89@nonegoziabili@SurrexitVere e @dallapalude. Molti altri ce ne sono, ma ho deciso di parlare di questa bella gente perché sono loro che, puntualmente, mi onorano della loro presenza.

A cominciare da tale Davide La Farina, in arte @dallapalude, il quale ha il pregio forse unico di essere in grado di postare fino allo sfinimento la stessa immagine, senza però dire nulla tra un tweet e l’altro. E converrete che per questo ci vuole una certa perizia. Molto simile, e quindi niente di nuovo sotto l’oscuro sole dell’omofobia, il profilo di @SurrexitVere. Due schegge di noia, per capirci.

a quanto pare piaccio molto a Davide Farina...

a quanto pare piaccio molto a Davide Farina…

Già nota come Annarosa64, poi mutata geneticamente in @nozze89, fiera “sposa&mamma” evidentemente non ancora sottomessa se ha libero accesso sul web, di lei non conosciamo identità certa: si è caratterizzata per la difesa ad oltranza dell’embrione e per il suo no senza se e senza ma a qualsiasi forma di miglioramento per le condizioni di vita della popolazione LGBT italiana. Ed è talmente convinta della bontà del dialogo, di cui è strenua sostenitrice, che quando le fai notare alcune faglie del suo sistema di pensiero – come ad esempio: ma se sei prolife, com’è che poi immagini una realtà in cui i figli di gay e lesbiche non dovrebbero nemmeno venire al mondo? – molto semplicemente ti blocca. E amen, è il caso di dirlo.

@enricovitali2, il cui nickname è Scardanello, si caratterizza per certa meticolosità nel cercare fotografie e immagini di uomini nudi ai pride di ogni parte del globo. Da seguire se si ha voglia di reperire materiale similporno o fetish a buon mercato.

@nonegoziabili invece si è specializzato nell’arte del retweet e del copia e incolla, forse in omaggio a quella certa propensione di pensiero per cui non è la creazione di idee originali e di pensiero critico, bensì la riproduzione di boiate omofobe a caratterizzare una certa tensione intellettuale.

Chiude questa triste carrellata del nulla @LaFrancaEffe, che si ridefinisce “la mamma matta” – appellativo problematico già dai tempi di Annamaria Franzoni – la cui bio recita: «Felice moglie e madre di tre figli, incorreggibile ottimista e vivo nel presente!», una contemporaneità fatta di passi del Vangelo e di citazioni di san Tommaso che si alternano a continui richiami della pacata lucidità dei post di Costanza Miriano – quella che Putin fa bene a mettere in galera i gay – e Mario Adinolfi, le cui fortune letterarie non hanno bisogno di commenti, proprio perché non esistono.

troppi uomini nudi in questo profilo...

troppi uomini nudi in questo profilo…

Un po’ a tutti/e questi signori e a queste signore ho chiesto più di una volta: ma se la tutela del bambino (ma mai della bambina) e la salvaguardia dei valori è per voi un dato “non negoziabile”, come mai non tuonate con la stessa foga contro fenomeni quali la tutela di certi preti pedofili da parte del Vaticano o che ne so, perché non prendete una bella presa di posizione contro certi inchini di questo o quel sacerdote al cospetto del boss mafioso locale?

E ancora: se non avete nulla contro i gay (e al solito, la controparte femminile mai viene presa in considerazione), perché mai non ho letto un solo comunicato o per lo meno un tweet contro violenze e attacchi ai danni della comunità LGBT? Ma queste domande hanno lasciato il tempo che ho trovato per porle. Ed è strano. Personaggi così logorroici, almeno sul web, avrebbero dovuto trovare il modo di fornire una spiegazione che non fosse il solito blablabla indistinto (a quanto pare loro non riescono a occuparsi di più di una cosa per volta e sembra che l’emergenza sia la distruzione della famiglia ad opera di personaggi quali Conchita Wurst e le sorelle Marinetti).

Concludo facendo notare l’ultima chicca su tutti/e costoro: se ci fate caso, non esistono identità certe e immagini che li/le ritraggono. Ed è singolare: la bontà di una lotta dovrebbe passare per la forza della visibilità. Eppure questa gente agisce nell’ombra, proprio come fanno i trolls. Poi va bene, ognuno ha il suo stile. Ma questo anonimato, associato a tanto livore contro la gay community, a lungo andare potrebbe essere sospetto. O no?

Maria Elena Boschi e la superiorità dei credenti

Maria Elena Boschi

Dice Maria Elena Boschi, tra le altre cose, in una intervista su Vanity Fair: «La fede ispira anche il mio impegno politico ma le scelte devono essere fatte rispettando le idee di tutti, anche di coloro che non credono».

Il legislatore tuttavia – anzi, la legislatrice nella fattispecie – dovrebbe agire non secondo la sua fede, ma in base a quanto scritto sulla Costituzione. Credere che avere una fede – caratteristica che ai nostri tempi si configura sempre di più come una tara ideologica e non certo un qualcosa che aiuta a progredire nel benessere collettivo (si veda la legge 40, in merito) – sia una marcia in più è un atto di arroganza che posiziona il credente (o il religioso) in un posto privilegiato nel consesso civile e riduce il laico (o l’ateo) ad eccezione dalla norma da “tollerare”.

La ministra, con le sue parole, ci ricorda che si può sopportare anche chi pretende che l’eguaglianza tra esseri umani sia una prerogativa della democrazia e non una concessione divina.

Ma anche questo, appunto, è renzismo.

Oggi sul Fatto Quotidiano: “Omofobia a scuola: il marchio di infamia”

l’omofobia avanza nella scuola e il governo che fa?

Oggi sul Fatto Quotidiano parlo di omofobia a scuola. Le ragioni?

Perché è urgente intervenire tra i banchi, contro certi fenomeni.
Perché fare un certo tipo di informazione non significa omosessualizzare nessuno (solo un idiota potrebbe crederlo davvero).
Perché i movimenti integralisti cattolici stanno operando proprio per fare in modo che non si lotti contro l’omofobia scolastica.
Perché la legge Scalfarotto ha reso possibile il clima culturale che permette tutto questo.

Riporto l’incipit del mio pezzo:

L’omofobia è un atto verbale, prima di ogni altra cosa, soprattutto se assumiamo il concetto biblico – e quindi cristiano – della parola come atto di creazione. Nella Genesi, Dio costruisce prima il mondo e poi fa l’uomo a sua immagine e somiglianza. Questa eguaglianza sta proprio nel fatto che l’essere umano è, come il dio creatore, l’unica specie dotata del dono del dire. E con le parole l’uomo definisce il reale, lo domina.

Buona lettura!

Luxuria a scuola: i cattolici umiliano la democrazia e il sapere

Vladimir Luxuria

Il caso: Vladimir Luxuria era stata invitata al liceo Muratori di Modena per confrontarsi con gli studenti e le studentesse di quella scuola sul tema della transessualità. L’incontro era stato voluto dagli/lle alunni/e dopo una votazione democratica che aveva sancito l’evento. Alcune famiglie, tuttavia, si sono messe di traverso, minacciando che non avrebbero rinnovato l’iscrizione per l’anno successivo dei/lle loro figli/e. L’appuntamento è quindi saltato.

A colorare di grottesco una vicenda di per sé gravissima – perché non solo crea un precedente pericoloso, ovvero impedire che si tenga un’assemblea e tradendo così uno dei momenti di democrazia in un istituto scolastico, ma anche perché segna l’intromissione dei genitori nell’autonomia della scuola – ci pensa Giovanardi, con uno dei suoi soliti deliri: la scuola non è luogo di indottrinamento. I rappresentati cattolici protagonisti della vicenda, si sono trincerati dietro al fatto che mancava un contraddittorio.

Non so cosa avrebbe detto Vladimir Luxuria in quel contesto, ma inviterei tutti e tutte a riflettere sul fatto che si trattava di un’assemblea non finalizzata a convertire gli studenti alla transessualità, ma per parlare delle problematiche di un gruppo sociale. Niente di indottrinante – contrariamente allo studio della religione cattolica, nei nostri istituti – ma, semmai, qualcosa che avrebbe portato conoscenza di un fenomeno.

Magari si sarebbe scoperto, ad esempio, che “transessualità” non è sinonimo di “prostituzione”. E magari si capirebbe perché essa viene scelta da alcune persone transessuali. Forse si sarebbe parlato dei problemi che si incontrano a maturare il percorso di appropriazione della propria identità di genere. Non credo che serva contraddittorio per un processo di conoscenza, anche perché ciò che contraddice il sapere è, appunto, l’ignoranza.

O forse il problema è la transessualità in sé, ma questa sarebbe discriminazione. Forse Giovanardi e i genitori (presumibilmente cattolici), che hanno ferito la democrazia di questo paese, confondono l’omo-transfobia con la libertà di pensiero, forse anche grazie al nuovo clima culturale introdotto dalla legge di riferimento, votata nei mesi scorsi alla Camera, che permetterebbe di esprimere opinioni non costruttive (se non veri e propri insulti) contro le persone LGBT, proprio nelle scuole.

Dovrebbero chiedersi, infine, tutte le persone di buona volontà, se quando si tratta di altri argomenti, sempre per prenderne conoscenza, si debba chiedere, ad esempio, l’intervento di un antisemita per il tema della persecuzioni del popolo ebraico, la presenza di un razzista se si discute di integrazione e immigrazione, o l’opinione di un uxoricida se si deve parlare di femminicidio. A Vladimir Luxuria è stato chiesto di parlare di sé a condizione che ci fosse qualcuno che parlasse contro la sua vita. Mi chiedo quanti cattolici sarebbero disposti a farlo, nei confronti della loro fede. Eppure, il loro “diritto” di essere contrari a qualcosa per cui nutrono un pregiudizio – l’essere trans, nello specifico – ha coinciso con il fatto che si è impedito a una libera cittadina della Repubblica Italiana il diritto (senza virgolette) di esercitare la sua libertà di pensiero.

De substantia Dei o dell’inesistenza di Dio

Alessandro Motta

Alessandro Motta, presidente di Arcigay Catania

Vi propongo, oggi, lo scritto di un caro amico, pubblicato in una nota ufficiale su Facebook:

«Nei secoli molti filosofi e teologi si sono preoccupati di confermare o negare l’esistenza di Dio. Neppure i più sopraffini pensatori e le migliori pensatrici sono riusciti/e a dimostrare né l’una tesi né l’altra, lasciando l’argomento dell’esistenza di Dio alla soggettività; ciò perché si è tantato di giustificarne l’esistenza o la non esistenza ragionando sui suoi attributi. La soluzione, invece, era sempre lì, a portata di mano: i sacerdoti e i credenti.

Poiché non voglio cadere vittima dell’universalità, la mia dimostrazione dell’inesistenza di Dio viene ristretta alla Diocesi di Catania (e per Diocesi – poiché delle distinzioni tra preti in tale sede non ci interessa – considero tutti i credenti non protestanti, per essere ancora maggiormente chiaro: tutti tranne Luterani, Valdesi e Battisti).

La Diocesi di Catania, e tutti i diocesani che attorno ad essa gravitano, sta impiegando una consistente parte del proprio tempo nel tentativo di agire pressioni politiche sul Consiglio Comunale per evitare che questi approvi il Registro delle Unioni Civili. Per legittimare tale posizione la Diocesi e “quelli che le gravitano attorno” hanno fatto ricorso a letture – dolose – del dettato Costituzionale citando gli articoli della Costituzione con memoria selettiva (mai viene citato, ad es. l’art. 3 e moltissimo, invece, l’art. 29), a citazioni – dolose – dello Statuto del Comune di Catania (l’art. 6.12 non per intero, badando bene a non citare la parte in cui il Comune intende famiglia anche quella di fatto). Hanno organizzato, perfino, laboratori di politica e convegni e conferenze per chiarire il proprio punto di vista e l’indirizzo della loro pressione.

Il motivo di tale affatticarsi nel tentativo – che forse riuscirà – di non fare approvare il Regolamento è un motivo squisitamente materiale: si teme una svalutazione della famiglia fondata sul matrimonio; sappiamo bene che il dogma della famiglia naturale fondata sul matrimonio (religioso) è una delle forme di tecnologia del controllo che la Chiesa utilizza per fare presa sui corpi e sulle menti dei/lle fedeli. Non si può rischiare di operare neppure una minima breccia in tale impianto, poiché se si desse dignità pubblica a una coppia che esiste indipendentemente dal matrimonio e che produce effetti pubblici e non solo privati, ciò comporterebbe la fine di un lungo periodo di dominio.

Poi, vi sono anche elementi irrazionali nell’ostilità al Registro (dove per “Registro” si intende qualsiasi diritto a qualsivoglia gruppo che propone un modello differente da quello dominante): omofobia, bigottismo, sadismo. Vorrei soffermarmi sul sadismo. Una premessa: il sadico è spesso un soggetto che per ideologia o religione priva il proprio corpo di qualcosa (cibo, sesso sono gli elementi più diffusi di privazione) e, nel tentativo di sublimare alternativamente il proprio piacere negato, agisce violenze fisiche o psicologiche su sé o su terzi (quelle che oggi sono diffuse macchine e tecnologie sadomaso sono state progettate con finalità costrittive del corpo e repressive della sessualità da soggetti puritani). In questo caso il sadico prova piacere nello schiacciare col proprio modello dominante i modelli alternativi: sono costretto a una vita in cui il mio corpo non è liberato e non posso accettare la libertà (il libertinismo) dei corpi altrui e tutto ciò che non è riconducibile alla sobrietà della sacralità del matrimonio produttore di famiglie naturali è libertino, contro norma e natura e così via.

Il risultato di un simile atteggiamento è il fatto che una porzione della popolazione (le coppie di fatto etero e omosessuali) verranno discriminate nel loro essere e contro la norma e mancanti di pubblica legittimazione e, private della possibilità di un pubblico riconoscimento delle proprie progettualità affettive e relazionali, saranno meno felici.

Da qui, la dimostrazione dell’inesistenza di Dio, o almeno la dimostrazione dell’inesistenza del Dio della Diocesi di Catania: se la Diocesi di Catania fosse convinta dell’esistenza di Dio, per tema di subire le pene dell’inferno (o per vera convinzione nel dettato “ama il prossimo”, non opererebbe discriminazione, né si farebbe promotrice di azioni finalizzate alla mortificazione e alla infelicità di una parte di cittadinanza, contravvenendo allo spirito cristiano su cui Essa dovrebbe fondarsi. Poiché la Diocesi di Catania (e con essa alcuni gruppi evangelici) procede lungo questa via di edificazione di discriminazioni, il Dio che Essa professa non esiste.»

Alessandro Motta, presidente di Arcigay – QueeRevolution, Catania

Manif pour tous a Firenze? Le immagini del flop

manifpourrienCerti media stanno mettendo in giro delle cifre discutibili circa la manifestazione di Firenze. Come si può leggere sulla pagina Facebook dell’organizzazione omofoba Manif pour tous: «la manifestazione LGBT era zero», oppure «la preannunciata ‘contromanifestazione’ LGBT semplicemente non c’era» (cliccate sull’immagine per ingrandire).

Credo che a parlare circa i reali numeri e la natura delle due manifestazioni siano le immagini di quanto si è consumato oggi nel capoluogo toscano.

Da una parte, infatti, c’era il grigiore di coloro che vogliono che in Italia le persone omosessuali e transessuali non abbiano pari dignità e pari diritti. Dall’altra parte, invece, c’era la musica, il colore e la richiesta di diritti del movimento LGBT locale, che si batte affinché tutti e tutte, eterosessuali e non, siano uguali conformemente a quanto scritto nella Costituzione.

Lascio a voi, poi, giudicare cosa è accaduto realmente. Vi dico solo che certa stampa ufficiale parla di 250 (duecentocinquanta) partecipanti per il Manif pour tous e di 150 (centocinquanta) per le associazioni arcobaleno. Il video che vi propongo smentisce certe bugie. Ancora più gravi non solo perché disinformano, ma proprio perché dette anche dal fronte dei cattolici omofobi: per loro, infatti, mentire dovrebbe essere peccato.

Manif pour quoi? Ennesimo flop degli omofobi a Firenze

Convegno omofobo a Firenze, poche presenze in aula

Convegno omofobo a Firenze, poche presenze in aula

Ennesimo flop dell’organizzazione omofobica Manif pour tous, che ha Firenze ha radunato poco più di un centinaio di persone per manifestare contro la legge Scalfarotto. Il presidio delle “sentinelle” ha fatto da sponda a un convegno contro i diritti per le persone LGBT.

Secondo questi signori la legge Scalfarotto introdurrebbe il reato d’opinione, per cui chi si dice contrario a matrimonio e adozioni rischierebbe di finire in galera.

Adesso, va da sé che ciò non è vero. Esiste la legge Mancino, infatti, che condanna e punisce il razzismo e l’antisemitismo. Ma chiunque oggi può dire di essere contrario allo ius soli, ad esempio, o al voto agli immigrati. Alfano e Maroni ce lo ricordano continuamente, eppure nessuno ha torto loro un capello. Con una seria legge contro l’omofobia sarebbe la stessa cosa. Puoi definirti contrario ai matrimoni e nessuno ti direbbe nulla (se non che sei un omofobo, naturalmente).

Per altro basta vedere cosa dice la legge Scalfarotto per capire non solo che quelli di Manif pour tous hanno un preoccupante problema di analfabetismo di ritorno – visto che evidentemente non sanno leggere – ma che sono proprio in mala fede:

legge salvaomofobi

il dd, al contrario, se venisse approvato sancirebbe per legge che gli atti verbali – gli hate speech per intenderci – contro le persone LGBT avrebbero copertura legale.

La legge Scalfarotto, più semplicemente, interviene sulle discriminazioni e le violenze. Ma quelli di Manif pour tous non vogliono che in questo paese si punisca – con una semplice aggravante e come già previsto per i crimini contro neri, ebrei e altre minoranze – nemmeno la violenza contro gay, lesbiche, trans, ecc.

Manif pour tous a Firenze: pochi i manifestanti pro-omofobia

Manif pour tous a Firenze: pochi i manifestanti pro-omofobia

Per questa ragione, da un paio di week end a questa parte, si radunano in questa o quella piazza d’Italia, con risultati abbastanza incoraggianti, per chi l’omo-transfobia la combatte. Dopo il flop di Roma – appena un centinaio di manifestanti – A Firenze, infatti, oggi erano poche presenze, tra strada e palazzo. Basta contare i partecipanti… (le fotografie, quella nell’aula comunale e quella della piazza, sono state prelevate proprio da sostenitori del gruppo in questione).

A conti fatti, duecento omofobi in tutto. La famiglia tradizionale – che tanto ferventemente questi signori vogliono “salvare” – con ogni evidenza non li segue e non li vuole.