Bergoglio ama i gay. Ma quelli che non esistono

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Cerchiamo di fare chiarezza: Bergoglio non ha aperto affatto ai gay, non ha usato parole umili come sostiene Paola Concia e non ha fatto nessun passo in avanti come crede Scalfarotto (potete leggere i loro entusiastici commenti sui loro profili su Facebook e Twitter).

Per ben capire cosa sta succedendo, vi invito a tralasciare tifo e mode del momento e a ragionare filologicamente. Ecco cosa ha detto esattamente l’attuale pontefice sulle persone LGBT:

Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Non si devono discriminare o emarginare queste persone, lo dice anche il Catechismo. Il problema per la Chiesa non è la tendenza. Sono fratelli. Quando uno si trova perso così va aiutato, e si deve distinguere se è una persona per bene.

Partiamo da una prima evidenza, ovvero la discriminazione tra gay che cercano Dio e gay che non lo cercano. Ovviamente i primi sono bravi. I secondi non vengono etichettati, ma va da sé che in una religione così manichea in cui bene e male hanno confini nettissimi dal momento del morso della mela in poi, se Dio non lo cerchi non ci fai una bella figura. In passato nemmeno una bella fine. Le crociate insegnano.

Ma andiamo avanti. I gay di buona volontà che seguono il Signore non vanno discriminati. Gli altri evidentemente sì. Lo dice anche il catechismo. Ma cosa dice esattamente il catechismo? Vi rimando al blog di Sappino, che mi ha preceduto nell’analisi del testo. Per i più pigri, riassumendo e di molto: l’omosessualità è una perversione grave e non va mai giustificata. Se un omosessuale vuole vivere dentro la comunità cristiana deve mantenersi casto e rinunciare ad avere relazioni con altri uomini di qualsiasi natura che non sia l’amicizia.

Traducendo, anche e soprattutto per Concia e Scalfarotto: se siete gay e smettete di scopare per sempre piacete a Bergoglio, sennò rimanete froci.

D’altronde l’attuale pontefice lo afferma chiaramente: se uno si trova perso “così”, cioè in quel modo preciso, magari inmamorandosi, facendo sesso e chissà magari rivendicando la sua autodeterminazione in quanto tale, ha solo due strade. Stare dentro la parola di Cristo o starne fuori. Se stai dentro e segui le indicazioni di chi interpreta e impone la sua predicazione, chi è il papa, monarca assoluto e capo indiscusso e indiscutibile della chiesa cattolica romana per giudicarti?

Qualcuno dunque lo dica alle migliaia di gay e di lesbiche che oggi si sono svegliati/e rincuorati/e del fatto che un prete ha dato loro il permesso di esistere, o per coerenza saranno costretti a lasciare i loro partner e vivere una vita di sospiri e pentimenti. E Dio non voglia.

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