V per Vendetta sul nostro governo

Ieri sera, dopo Pechino Express, facendo zapping in tv mi sono imbattuto in un film che amo molto: V per Vendetta. Lo trasmettevano su Italia 1. E mentre lo guardavo per la decima volta almeno, ho fatto alcune considerazioni.

1. È un film che quella “feccia” che noi chiamiamo governo dovrebbe vedere. Perché come dice il protagonista, non è il popolo a dover avere paura di chi lo governa, ma esattamente il contrario. Perché in democrazia è al popolo che la classe dirigente deve rispondere. E se manca questo timore reverenziale per chi ti ha portato al potere, vuol dire che non si è più in democrazia.

2. È un film che tutti gli italiani e tutte le italiane dovrebbero vedere, più e più volte. Perché? Perché sono impressionanti i collegamenti tra la dittatura (fittizia) che fa da sfondo alla storia e la democratura (reale) che c’è adesso in Italia. Uso distorto delle parole, terrorismo psicologico, uso strumentale dei media per orientare le masse. Tutti mali che sono oggi ampiamente presenti nel nostro sistema sociale.

3. È un film che ho fatto vedere nelle mie classi, quando insegnavo al liceo. Alla fine è sempre partito l’applauso. Perché dà speranza. E se le giovani generazioni applaudono a ciò che li proietta verso il futuro, vuol dire che è di questo che il paese reale ha bisogno. Una prospettiva nuova. Una speranza per il domani.

Di tutto questo si sente la necessità.

Non certo, ad esempio, di una finanziaria (l’ennesima) che toglie sempre di più a chi vive del proprio lavoro per pagare, con le tasse e oltre l’affitto, l’IMU scontata a chi una casa ce l’ha già. Perché questo è il governo Letta, sostenuto da Pd e PdL. Un governo che toglie alle persone che hanno poco per favorire chi ha già tanto (o addirittura troppo). Per questo non ho stima di queste persone: perché calpestano la dignità della gente, senza nemmeno rendersi conto di quali sono le esigenze reali di chi li ha condotti – speriamo per l’ultima volta – al potere.

Cara Elsa, scusa se ti dico stronza

Egregia ministra Elsa Fornero,

per l’ennesima volta lei e il suo governo vi qualificate non solo come incapaci di superare questa crisi che, tra l’altro, il mondo da cui provenite ha determinato a creare, ma anche offensivi nei confronti di milioni di giovani che stanno pagando, sui loro sogni e sul loro futuro, il risultato delle vostre scelte scellerate, quelle di ieri e quelle di oggi.

Già la ministra Cancellieri ci offese, a suo tempo, giovani o meno, quando dichiarò che siamo mammoni. Come quei milioni di ragazzi e ragazze che vanno prima a studiare fuori e poi a lavorare altrove.

E adesso arriva lei, che usa un termine inglese per darci degli schizzinosi, perché, magari dall’alto di una delle sue proprietà a Courmayeur pensa che sia inaccettabile il fatto che dopo aver preso laurea, master e dottorato, si voglia fare ciò per cui si è studiato tanto. Un po’ come ha fatto sua figlia Silvia Deaglio, 37 anni, «ricercatrice in oncologia e professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino» con un doppio lavoro, «quello di responsabile della ricerca presso la HuGeF, una fondazione attiva nel campo della genetica, genomica e proteomica umana».

Per chi non lo sapesse, inoltre, «la figlia del ministro ha preso a insegnare medicina, a soli 30 anni, proprio nella stessa università in cui insegnano economia il padre Mario e la madre neoministro».

Questi sì che sono esempi di virtù, figli che si accontentano delle prime cose che gli sono capitate tra le mani e che con fare poco choosy, le hanno umilmente accettate. Mi immagino lei e la sua collega Cancellieri, tronfie e arroganti come solo il potere sa essere, e nel vostro caso – me lo permetta ministra, anzi, mi scuso, di solito non mi rivolgo così ai politici, ma siamo nell’ambito dell’immaginifico – anche un po’ stronze, gorgogliare con le vostre pappagorgie da tacchini farciti di boria e superficialità nei corridoi di Palazzo Chigi o alla buvette della Camera a mangiare caviale a 50 centesimi, tanto paga il popolo fesso e cornuto, di quanto sono fighi i vostri figli – quello di Cancellieri si è accontentato di un posto milionario di dirigente – ecco io tutto questo lo immagino e lo capisco pure, lei fa parte di una schiera di privilegiati che dà per scontato che il popolo è una fattoria di bestie da spremere e usare a proprio piacimento. Ce ne siamo accorti da quando avete messo piede al governo.

Questo, tuttavia, non le dà la facoltà di insultare il popolo italiano, perché, almeno fino a prova contraria, lei e il suo governo – che nessuno ha mai eletto dopo libere e democratiche elezioni – dovete rispondere ai cittadini e alle cittadine di questo paese del vostro operato, non certo lanciare strali verso un’opinione pubblica che, vero mistero del terzo millennio, vi tiene ancora lì senza defenestrarvi come meritereste.

Con stima pari a nulla.

Elfo Bruno

Noi restiamo italiani

Nicole Minetti e il vitalizio maturato a manco trent’anni.
Bambini (uno) trascinati da cinque poliziotti e nemmeno uno per far schiodare Formigoni dalla sua poltrona.
Consigli regionali che sperperano i soldi pubblici per ostriche e festini con maschere di maiali.
Un governo che vuole aumentare di un terzo il monte ore dei professori. A stipendio invariato.
I tagli alla scuola. E la fuga dei cervelli.
L’IMU a chi ha comprato una casa con enormi sacrifici. E nemmeno un euro di tasse alla chiesa.
Venticinque milioni di euro per un sito web (quello dell’Inail).
La mafia infiltrata dentro le istituzioni, di ogni ordine e grado.
E un parlamento che non riesce a fare una legge anti-corruzione.

La rivoluzione francese è scoppiata per molto meno. Noi, intanto, restiamo italiani.

Cancellieri contro noi lavoratori migranti: e la casta applaude

Vorrei fare notare alcuni aspetti sull’infelicissima frase di Anna Maria Cancellieri, il ministro dell’Interno, che sulla riforma del lavoro ha così sentenziato:

«Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà.»

Bene, se la signora Cancellieri ha detto realmente queste parole, dovrebbe dimettersi all’istante, perché dimostrerebbe di ignorare la realtà italiana, caratterizzata da una grande immigrazione di giovani da sud verso il nord, o dal contesto nazionale verso l’estero.

Per altro, Cancellieri dovrebbe ricordare al suo governo, di matrice cattolica e ultra-conservatrice, che non siamo noi “mammoni” a proporre il valore della famiglia come unico possibile. Se in questo paese ci fosse una reale politica basata sull’indipendenza economica dei singoli – come succede altrove, con assegni per gli studenti fuori sede, tanto per dirne una – migliaia di giovani sarebbero più inclini a lasciare il nido familiare, unico vero paracadute sociale, per tentare una carriera autonoma e indipendente.

Ignora, infine, questo governo assieme ai suoi rappresentanti, la matrice affettiva e, di rimando, anche economica del voler vivere, quando è possibile, vicino alla famiglia di origine. Siamo in un paese che non concede nulla alla vecchiaia, che taglia le pensioni, che non assiste i soggetti a fine vita. La presenza di un figlio, a volte e in certi casi, si traduce in una drammatica necessità.

Se i figli vivono lontani, ci si ritrova di fronte al dilemma di abbandonare i genitori – che magari li hanno aiutato in situazioni di precariato lavorativo – alle cure, sempre amorevoli e sicuramente mai dispendiose, di qualche istituto per anziani oppure di lasciare il lavoro per assistere i propri cari.

Il ministro, da sempre abituato a vivere negli agi di una professione che le ha consentito una vita più che dignitosa, non si rende conto della realtà italiana, fatta di precariato, di sacrifici, di quotidiana lotta per la dignità della persona.

Quest’affermazione, che oltre ad essere offensiva è allo stesso tempo volgare, ha avuto il plauso di personaggi il cui curriculum fa il paio col concetto di sacrificio: come Claudio Cicchitto, noto per aver lavorato nelle miniere del Belgio, Emma Bonino – che tra un salvataggio e l’altro della peggior compagine berlusconiana si è spaccata la schiena, si sa, nelle fabbriche della OMSA – e del finiano Raisi, compensato del suo duro e usurante lavoro con le magrissime risorse imposte dallo stipendio da parlamentare.

Sarebbe interessante, infine, vedere a quanti chilometri e con quale emolumento lavorano i figli di tutti questi personaggi citati. Giusto per dare il buon esempio.

***

P.S.: chi scrive ha cominciato con la carriera universitaria, durata sette anni. Dopo la riforma Gelmini, tagliate le risorse all’accademia, ha preferito trasferirsi a cinquecento chilometri di distanza pur di lavorare, facendo, per altro, un lavoro poco qualificante a livello umano e professionale. La sorella di chi scrive, per le stesse identiche ragioni, è andata a lavorare al nord. Una nostra amica, sempre per questioni legate al lavoro, vive in un’altra nazione. E come questa, altre persone di mia conoscenza.

Alla luce di questo, il ministro Cancellieri dovrebbe semplicemente chiedere scusa, possibilmente con un minimo di senso della vergogna. Non penso di chiedere troppo.

Le lacrime, il sangue e i soliti scemi

La manovra è stata annunciata e, a quanto pare, non sarà una passeggiata. Salgono le tasse, pagano i soliti, non si riforma poi tanto.

Ho letto su Twitter che le lacrime, in questi provvedimenti, ce li ha messi la ministra Fornero. Il sangue tocca al popolo. I soliti scemi. O corsi e ricorsi, fate voi.

Adesso, per quanto io sia estremamente contrario a questo governo – che reputo di destra economica – e poco propenso al sottobosco culturale che lo anima – un certo clericalismo conservatore – devo ammettere che Monti e il suo team dovranno avere il consenso di un parlamento in mano a partiti nel migliore dei casi discutibili, qualora non ridicoli e indegni. Ma questa è un’altra storia.

Monti ha potuto agire nella morsa di una situazione che è e rimane tremenda – il rischio default, per intenderci – e i veti di partiti i cui leader sono D’Alema/Bersani e Berlusconi/Alfano. La situazione, direbbe qualcuno, è tragica ma non è seria. Appunto.

In mezzo a questo delirio vi sono alcuni aspetti di natura sociale, politica e quotidiana che non posso non sottolineare.

1. La cosa più agghiacchiante della manovra di Monti è l’entusiasmo di certa militanza del pd… non hanno ben capito che è una manovra di destra. E che non si tratta di una manna dal cielo, bensì di una mannaia sociale. Si prevedono brusche flessioni nei sondaggi. Si spera nella sua scomparsa, che è ora che l’Italia abbia un partito di sinistra serio, e non un residuato di ex PCI e di mummie democristiane.

2. Monti ha chiesto e otterrà il sangue degli italiani. I privilegi della chiesa rimangono intatti. E in un contesto simile, la chiesa sarà più forte e chiederà maggiori garanzie ai futuri governi per avere il suo appoggio. Saremo l’equivalente europeo dell’Iran, mentre certi “giovani” democratici esultano per Monti e la sua rapina definita “decreto salva Italia”.

3. In questo quadro, la CEI che parla di equità della manovra è come quello stupratore che, dopo aver violentato una donna, argomenta liberamente di educazione sessuale sul campo.

4. Aumenta l’IVA. I proventi serviranno ad aiutare le giovani famiglie. Eterosessuali e sposate. Questo per rispondere a chi mi dice, gay inclusi, che una legge sulle unioni civili e sul matrimonio allargato, è inutile o secondaria di fronte a certe questioni. Come ben si può notare, viene ancor prima. Se non si è tutelati nei propri affetti, non si potrà poi pretendere lo stesso beneficio riservato alle coppie sposate. In tutto questo, poi, va da sé, a parità di sacrifici, che si chiederanno pure alle famiglie gay e alle coppie di fatto. Senza niente in cambio. (Posso dire, coglioni?)

In questo quadro ben poco rassicurante, emerge un’unica consapevolezza. A pagare, e a soffrire, saranno sempre e solo i soliti noti. Con qualche contentino marginale, certo, ma giusto per far impazzire i twits di qualche catto-comunista.

La società, nella vita reale, da ieri ha già qualche problema in più.

La cura di Monti e la fine della democrazia

Mini patrimoniale pro-tempore. Ritorno della tassa sulla prima casa, detta anche ICI. Riforma delle pensioni che porterà a lavorare qualche anno in più. Questi i punti qualificanti della finanziaria che ha prospettato Monti ai partiti e alle parti sociali.

Per le valutazioni della stessa, sarà opportuno aspettare il testo definitivo.

Due considerazioni di carattere politico possono essere tuttavia fatte e riguardano, appunto, gli schieramenti politici italiani.

1. PdL e destra

I provvedimenti di Monti sono la prova che il berlusconismo è causa non certo di un male antico, ma sicuramente dell’incancrenirsi della situazione attuale. Berlusconi e chi lo ha votato negli ultimi vent’anni sono la causa diretta del disastro attuale per come esso si è evoluto.

Un po come dire che se ti sei beccato una malattia respiratoria non è certo colpa tua, ma se l’hai trattata fumandoci sopra come se niente fosse, poi non puoi non assumerti la responsabilità di un suo decorso maligno.

2. Partito democratico e sinistra in generale

Bersani e Franceschini fino a poche settimane fa si sperticavano in lodi. Poi si è scoperto che Monti è un uomo di destra. Una destra che non usa parolacce, ma che taglia (e taglieggia) sulle risorse dei poveri, del popolo, dei lavoratori.

Singolare poi la scelta di reintrodurre l’ICI. La chiesa cattolica possiede il 25% degli immobili in Italia. Nessun partito ha sollevato il problema di alleggerire la pressione sulle famiglie italiane tassando, appunto, quel patrimonio immobiliare che rimane intatto. Mentre noi saremo più poveri, i proprietari vaticani di supermercati, banche e hotel diventeranno sempre più ricchi sul nostro sangue. E non sono cifre irrisorie, si tratta di oltre cinquecento milioni di euro l’anno.

Nessun partito, men che mai il pd, ha sollevato la questione. Per il pd è comprensibile, visto che i cattolici impediscono qualsiasi discussione in tal senso. Ma IdV e SEL perché dormono?

3. Centristi e terzo polo

Voteranno la manovra senza se e senza ma. D’altronde Casini è un cattolico.

4. Conclusioni finali

Abbozzo uno scenario apocalittico.

C’è da credere che la manovra salverà le banche e potenzierà la chiesa, l’unica a non essere toccata dai provvedimenti lacrime-e-sangue di questa manovra. Tutta una serie di servizi rischia di cadere nelle mani del clero, quali scuola e sanità.

A lungo andare sarà vietato agli insegnanti di divorziare e alle donne di abortire. Saremo un paese più sessista, meno egualitario, più omofobo. E le radici di questa involuzione cattolico-iraniana stanno in questa finanziaria.

I partiti in questione, soprattutto quelli presenti in parlamento, hanno il ruolo storico di aver fatto finire la democrazia in Italia. Il popolo esautorato dell’autodeterminazione del proprio destino economico e politico, in cambio di pochi spiccioli. Il grosso ingrasserà una parte dell’attuale casta.

Di fronte a questo scempio Casini si sfrega le mani, Bersani e Franceschini stanno impotenti a guardare mentre Berlusconi ci ha portati a questo punto.

Gli estremi per una rivoluzione, con tanto di teste rotolanti, ci sarebbero tutti. Peccato che gli italiani scendano in strada solo quando si vincono i mondiali.

Tagliare teste e privilegi, non il 5%

Guardando Ballarò.

Nonostante qualcuno ci dicesse che la crisi era un’invenzione comunista fatta per diffondere pessimismo, odio, miseria, terrore e morte, in realtà essa esiste. Le misure che si stanno prendendo parrebbero molto simili – per altri, uguali – a quelle prese in Grecia, Spagna e Portogallo. Forse Berlusconi è un bugiardo. E forse l’Italia non è così ben messa come vorrebbero farci credere loro.

Loro. Quelli che si comprano casa con vista sul Colosseo, ignari che altri pagano per loro, quelli che se hai rubato per tutta la vita poi ti premia con l’ennesimo condono, quelli che decidono di prelevare cinque centesimi per ogni euro che guadagnano e che, pare, stanno decidendo di tagliare del 20% gli stipendi dei lavoratori e delle lavoratrici che non approfittano dello scudo fiscale e che non hanno nessuno che compra loro casa.

Concita De Gregorio ci fa notare che visto che è l’ora di fare sacrifici, si potrebbero colpire proprio quelli che hanno approfittato dello scudo fiscale. Tanto ormai i soldi sono in Italia e non vedo perché essere coerenti con chi è stato disonesto.

Pippo Civati ci fa notare che il 5% da tagliare allo stipendio dei parlamentari è, prima ancora che ridicolo, offensivo. Propone di tagliare il 50%, a tutti i politici. Leggevo non ricordo su quale giornale che in Senato si lavora 9 ore a settimana. Forse dovremmo cominciare a pagarli a cottimo.

E poi controlliamo chi si prende gli appalti e non chiude mai i cantieri perché tenerli aperti più a lungo conviene a questo o quell’imprenditore. Quando io accetto un contratto a tempo determinato devo assolvere i miei compiti entro una data prestabilita. Se ciò non avviene vengo sottoposto a delle conseguenze tutt’altro che piacevoli, non mi prolungano certo lo stipendio proprio perché non riesco a portare a termine i miei doveri.

Le misure di cura alla crisi sono sotto gli occhi di tutti. Eliminare i privilegi, punire i delinquenti, riorganizzare l’accesso alle risorse e diminuire in modo serio, e possibilmente definitivo, i benefici di chi va avanti a privilegi.

Per fare questo ci vorrebbe un governo fatto di persone oneste, a livello intellettuale almeno. Prima di ogni altra cosa. Ma per quel che mi riguarda, questo è il governo di chi vuole evitare i tribunali, dell’impunità, di chi protegge gli evasori fiscali e di chi pensa che i giudici siano il cancro di questo paese. Fate un po’ voi.