Transfobington Post

huff

Come ha già scritto la mia amica Caterina Coppola sulla pagina Facebook (poi rimossa) dell’Huffington Post: «Non azzeccarne una, tra titolo, foto e sottotitolo. Chapeau!».

Perché?, direte voi. Semplice.

1. Titolo ad effetto: riduce la transizione di genere a vezzo chirurgico e chi conosce una persona trans sa quanto doloroso sia il percorso di riassegnazione. Per cui complimenti per la delicatezza.

2. Foto a mentula canis: riproduce un pride, molto verosimilmente, in quello che è uno spezzone folkloristico. Si riduce, al solito, la questione LGBT a fenomeno da baraccone e sia ben chiaro che questa riduzione è tutta mediatica. E quindi grazie per il pressappochismo.

3. Sottotitolo con tic transfobico: quale ad esempio chiamare la persona MtoF – che fa il percorso di riassegnazione da maschio a femmina – al maschile, ovvero il trans, e quindi non rispettando la sua identità di genere. Ancora urrà per la sensibilità di una sentinella in piedi.

Ho scritto un articolo scientifico sull’inadeguatezza mediatica dei giornali on line, circa la questione LGBT, per un convegno a cui ho partecipato a Napoli, nel dicembre 2014. Ebbene, questa perla sarebbe stata da antologia, per squallore giornalistico. A noi resta, invece, la magra consolazione che essendo una testata on line, nessun albero sia stato sacrificato per la pubblicazione di orrori giornalistici come questo.

P.S.: per chi volesse saperne di più sulla storica sentenza che stabilisce il cambio di genere senza intervento chirurgico, può sempre leggere Gay.it.

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Cassazione e coppie gay: un piccolo trionfo

Cerchiamo di dire le cose come stanno. La Cassazione non ha affatto aperto alle adozioni per le coppie gay e lesbiche. Il discorso semmai è un altro: non esistono prove che un bambino, cresciuto in una coppia omogenitoriale, venga su male o peggio rispetto a una coppia eterosessuale. Sostenere il contrario, quindi, è puro e semplice pregiudizio.

La Corte, ieri, ha semplicemente espresso questo principio. Non è il raggiungimento di un obiettivo legislativo, siamo d’accordo. Eppure è una sentenza estremamente positiva. Per almeno tre buone ragioni.

1. Ribadisce la sentenza 138 del 2010, ovvero che il riconoscimento delle coppie di fatto, soprattutto quelle omosessuali, non collide con la Costituzione. Il pronunciamento di ieri ha bocciato il ricorso di un padre che chiedeva l’affidamento del figlio perché la madre ed ex compagna è andata a vivere con una donna. L’uomo ha cercato di far valere proprio l’articolo 29 della Costituzione. Il ricorso è stato rigettato con la motivazione che non è  «…dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale». I giudici, quindi, prendono atto delle trasformazioni sociali del nostro paese e ridefiniscono il concetto di “famiglia”, aprendolo alle coppie gay e lesbiche.

2. La Cassazione fa presente che non esistono studi scientifici – anzi, aggiungo io, l’APA, l’Associazione di Psichiatria Americana dimostra proprio il contrario – che dimostrino l’incapacità delle coppie omogenitoriali di essere meno idonee alla crescita e all’allevamento dei bambini. Che ne pensino Giovanardi, il Moige, Gasparri, la CEI e qualsiasi altra scheggia impazzita di medio evo, la verità è un’altra. E cioè: un bambino, per crescere bene, ha bisogno di amore, affetto e rispetto.

3. La sentenza pone di nuovo al centro dell’agenda politica la questione omosessuale italiana, partendo proprio dai diritti relativi alla genitorialità. E lì cadranno molte maschere, da Bersani e Vendola in giù. Alcuni esponenti parlamentari hanno addirittura lamentato un’invasione di campo da parte dei giudici. Siamo alle solite fanfare del berlusconismo. E il problema in questo paese non sono i giudici che rendono giustizia, ma la politica che non fa il suo lavoro.

La sentenza di ieri, in altre parole, ha messo ha nudo ben due realtà e ovvero: la società italiana è molto più moderna della classe politica che pretende di rappresentarla, da una parte; dall’altra, i nostri partiti – almeno quelli di centro-sinistra – dovrebbero scegliere da che parte stare. Se dalla parte di Gasparri e del Moige o dalla parte di chi fa di tutto per crescere bene i propri figli, nel segno dell’amore, dell’affetto e del rispetto.

Partecipate al convegno “Le coppie dello stesso sesso: la prima volta in cassazione”

Vi segnalo il seminario organizzato dalla facoltà di scienze politiche di Roma Tre, sulla recente sentenza della Cassazione n. 4184/2012.

Tale iniziativa è importante per diversi motivi. Prima di tutto, testimonia la crescente attenzione dei giuristi su questo tema. In secondo luogo, costituisce l’ennesimo esempio di come i luoghi in cui si fa cultura siano sempre più luoghi di riflessione sulla realtà delle famiglie formate da persone dello stesso sesso.

Credo sia importante sostenere, con la nostra presenza, eventi siffatti. Per dare forza e maggiore legittimità alle nostre lotte.

(e per chi avesse problemi di lettura)

LE COPPIE DELLO STESSO SESSO: LA PRIMA VOLTA IN CASSAZIONE  
Riflessioni sulla sentenza n. 4184/2012
con il patrocinio della Scuola superiore dell’Avvocatura

Università degli studi di Roma Tre
Facoltà di Scienze politiche – Aula Magna
Via Gabriello Chiabrera, 199 – Roma

4 giugno 2012, ore 15.00 – 18.30

Programma

Introduce
Prof. Avv. Raffaele Torino – Associato di diritto privato comparato (Università di Roma Tre)

Intervengono
Dott.ssa Maria Acierno – Magistrato (Corte Suprema di Cassazione)
Prof. Avv. Aurelio Gentili – Ordinario di diritto privato (Università di Roma Tre)
Prof.ssa Barbara Pezzini – Ordinario di diritto costituzionale (Università di Bergamo)

Pausa caffè

Dott. Mauro Di Marzio – Magistrato (Corte di Appello di Roma)
Avv. Roberto De Felice – Avvocatura generale dello Stato
Avv. Paola Moreschini – Scuola superiore dell’Avvocatura
Avv. Antonio Rotelli – Avvocatura per i diritti LGBTI

Conclude
Avv. Francesco Bilotta – Ricercatore di diritto privato (Università di Udine)

Evento formativo accreditato presso l’Ordine degli Avvocati di Roma (n. 3 crediti formativi)
Per iscriversi scrivere a: segreteriascientifica@retelenford.it 

LA PARTECIPAZIONE È GRATUITA

Oggi su Gay’s Anatomy: “Non facciamoci trovare impreparati!”

Cominciano le grandi manovre dentro ai partiti per la futura campagna elettorale. E il tema dei diritti civili e del riconoscimento delle coppie di fatto, anche gay, sarà un tema di cui si discuterà.

Le nuvole all’orizzonte, tuttavia, non promettono nulla di buono…

Perché Bersani non riesce a rispondere e scappa se gli si chiede cosa intende fare su questo tema? Cosa nascondono le dichiarazioni di Bindi, Toia e altri esponenti del Partito Democratico?

Scopritelo su Gay’s Anatomy di oggi!

Le coppie gay sono “famiglia”: anche la Cassazione dice sì

Leggendo il Corriere on line: la Cassazione, oggi, ha stabilito che

Le coppie omosessuali, se con l’attuale legislazione ”non possono far valere il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio celebrato all’estero”, tuttavia hanno il ”diritto alla vita familiare” e a ”vivere liberamente una condizione di coppia” con la possibilità, in presenza di ”specifiche situazioni”, di un ”trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.

Repubblica ci fa sapere, per altro, che «il verdetto è arrivato a conclusione di un iter giudiziario avviato da una coppia gay della provincia di Roma che si era sposata all’Aja, in Olanda, e chiedeva la trascrizione dell’atto di nozze in Italia».

Ottima notizia, direi.

Paolo Patanè, presidente di Arcigay, spiega le ragioni per cui questa sentenza è storica e cioè:

• le coppie omosessuali, secondo la Corte, hanno il diritto di essere considerate famiglia a pieno titolo sotto il profilo culturale e giuridico;
• tali coppie possono ricorrere ai giudici per richiedere i diritti che il Parlamento non vuole ancora dare;
• il matrimonio non è una prerogativa esclusiva degli eterosessuali.

Mi limito a far notare che – dopo la sentenza 138 della Corte Costituzionale del 2010 e il voto del Parlamento Europeo di qualche giorno fa – nuovamente il mondo del diritto allarga la legittimità giuridica all’amore tra le persone dello stesso sesso.

Si mettano il cuore in pace sua santità, la chiesa tutta e i suoi galoppini in Parlamento e dentro i partiti e in particolar modo Casini, Giovanardi, Buttiglione, Bindi, Alfano, Bersani, D’Alema, ecc.

Questa gente deve capire una verità evidentissima: il mondo va avanti e riconosce i diritti alle minoranze, tutte. In Italia – patria di ogni ritardo culturale – chiesa, UdC, PdL e i cattopiddini rimangono ancorati al Levitico.

La società civile prenda atto di tale evidenza, di questo bivio tra progresso e barbarie.

Da oggi usare la parola “frocio” è reato

«Non si può dire a qualcuno che è un gay con l’intento di offendere, anche se la persona a cui è rivolta l’espressione ha effettivamente tendenze omosessuali e nonostante si dichiari di non avere pregiudizi e anzi di essere “laici apertissimi”.»
Lo dice la Cassazione. Da oggi etichettare come frocio, finocchio, busone, checca e qualsiasi altro termine degno del miglior repertorio berlusconiano una persona, sia essa gay o meno, è reato.

Prevedo tempi duri per Povia, cattolici, fasci, preti, elettori della Lega e dell’UDC e svariate tipologie di teste di minchia.