A Caterina e agli animalisti dico: io sto col dubbio

sperimentazione animale

Chi mi conosce bene, ma bene bene, sa che sono contrario all’aborto. Che non vuol dire che sono contro la legge 194. Significa, più semplicemente (e per assurdo) che se fossi una donna non credo che riuscirei ad interrompere una gravidanza indesiderata. Ciò non mi porta a giudicare negativamente chi decide di fare altrimenti, perché la libertà sulle questioni inerenti al proprio corpo è un bene “assoluto” (e si notino le virgolette).

Faccio questa premessa per spiegare meglio cosa penso su ciò che è successo con la studentessa di veterinaria, Caterina, insultata in modo disumano – e per questo ha la mia solidarietà personale – per il suo sostegno alla campagna a favore della sperimentazione animale. E per spiegare le ragioni della mia contrarietà ai test su topi, scimmie e criceti.

Parto da una premessa fondamentale: sono contrario ad essi, ma questo non significa che se fossi ministro della Sanità li abolirei.

E ne aggiungo un’altra: non sono un esperto del settore, per cui le mie obiezioni non sono di tipo scientifico, ma di tipo etico.

Detto questo, cercherò di spiegare le mie ragioni e di porre alcune domande.

In primis, essere contrari per quel che mi riguarda significa disattendere una sorta di “monoteismo farmaceutico” per cui non è ipotizzabile nemmeno pensare che si possa arrivare, un giorno, alla fine di questi esperimenti. Se da una parte c’è chi, come me, si auspica la fine della sofferenza degli animali in laboratorio, dall’altra c’è chi sostiene in modo militante la sua inevitabilità.
La domanda è: siamo proprio sicuri che, a lungo andare, questo tipo di pratiche non possano divenire, appunto, evitabili?

Secondo poi, il mito dell’inevitabilità della sperimentazione animale passa attraverso l’idea che per guarire certe malattie certe pratiche sono un male necessario. Adesso io credo che molta gente abbia tratto indiscutibili benefici dalla scienza medica così com’è, ma qui non si mette in dubbio il progresso e il beneficio, ma il modo con cui ci si è arrivati fino ad adesso. In un documentario sul canale storico della RAI – e mi spiace di non ricordare il titolo dello stesso – si diceva che non ci fossero stati gli esperimenti nei lager nazisti, non sapremmo molte cose riguardo all’anestesia. Ovviamente l’autore non riabilitava lo sterminio, cercava di far capire come da una follia collettiva si era cercato di trarre un beneficio comune, a posteriori. Insomma, di mali necessari la storia ne è piena… ma non sarebbe ora di ripensare a questa stessa filosofia? E questa è la mia seconda domanda.

Ancora: molto spesso si bollano in toto le proteste degli animalisti come una forma di estremismo politico. Vero è che fanno più danni coloro che, ad esempio, liberano animali infetti dalle gabbie per rilasciarli nell’ambiente circostante, provocando problemi maggiori di quelli che si vorrebbero risolvere, ma non si può bollare l’animalismo nella sua interezza come una forma di fondamentalismo senza ragioni e avulso dall’elaborazione di un pensiero filosofico. In questo atteggiamento c’è una profonda arroganza della specie dominante (l’essere umano) su soggetti a diritti minori (gli animali). E vorrei ricordare che viviamo in un contesto in cui la specie dominante ha prodotto fin troppi danni all’ambiente circostante.
Domanda: non sarebbe arrivato il momento di porci una serie di questioni morali anche in merito a questo aspetto?

Non è vero, poi, che l’animalismo non abbia portato benefici a livello collettivo. La vivisezione (intesa come forma di crudeltà) è ufficialmente illegale. A livello comunitario non si possono usare animali per la cosmesi. La sperimentazione stessa va fatta nell’interesse del soggetto utilizzato: vanno usati gli anestetici per le pratiche dolorose, ad esempio. Ma ciò dimostra, e c’è poco da dire su questo, che troppo spesso la medicina è anche stata crudele per mancanza di sensibilità animalista. E mi domando: se non hai pietà per forme di vita “minori”, come puoi rispettare la complessità dell’uomo nella sua interezza?

L’inevitabilità delle sperimentazioni animali potrebbe essere superata, a mio modo di vedere, anche attraverso pratiche sanitarie di prevenzione. Sensibilizzare su un certo tipo di alimentazione, di abitudini quotidiane (alcol, fumo, sessualità), di impatto sociale. L’uomo crea, in buona sostanza, le condizioni del suo malessere. Eppure pare che l’unica soluzione sia quella di uccidere topi per migliorare le condizioni di vita della specie umana. Mi chiedo e vi chiedo: ma siamo proprio sicuri che sia così?

Infine – ma il discorso è infinitamente più complesso e non si esaurisce qui – c’è il dato economico. Sperimentare sugli animali costa meno (così mi è stato detto da “esperti del settore”, in discussioni private) rispetto alla sperimentazione alternativa. Ciò diventa, a mio modo di vedere, una scusa per non trovare strade alternative. Il problema diventa quindi politico. E siccome sappiamo tutti quanto umanitarie possono essere certe politiche industriali delle case farmaceutiche mi chiedo se il problema non sia anche legato al business. Con conseguenze anche sul piano etico proprio nell’interesse del paziente.

Per certi “monoteisti del farmaco”, per cui non avrai altro dio al di fuori del Moment in caso del mal di testa, poco importa se lieve, questa domande non devono nemmeno esser poste. E se le poni, vengono fuori con questioni sostanzialmente cretine, del tipo: ma tu la carne la mangi, ma quanti insetti schiacci col parabrezza dell’auto e amenità similari. Ti si accusa di “estremismo”, in buona sintesi, ma adducendo argomentazioni estreme.

Di fronte al dubbio, solo certezze (da una parte e dall’altra). Tipico delle religioni. E delle guerre che si portano dietro. Io resto con le mie domande. Ma mi pare di capire che il fan club di chi vuole gli esperimenti sugli animali sa essere dogmatico quanto certi animalisti fanatici. Ahinoi.

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P.S.: per farsi un’idea, consiglio i seguenti articoli

a favore: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/27/vivisezione-o-sperimentazione-animale-andiamo-con-ordine/825617/

contro: http://qn.quotidiano.net/lifestyle/2013/12/28/1002556-animali-ricercatrice-malata.shtml

posizione intermedia: http://www.scienzainrete.it/files/gli_animalisti_tra_ragioni_ed_estremismi.pdf

(io mi colloco su posizioni simili a quest’ultima).