The no-neverending story

Alcune considerazioni veloci sulla festa organizzata in questi giorni a Roma da Giorgia Meloni e dalla sua associazione, Atreyu 2010.

1. Sul gioco della torre la Carfagna tra il Primo maggio e il Pride, butterebbe giù la festa dei lavoratori. Diremo solo che più che l’infelicità della risposta, è l’imbecillità della domanda che è allarmante.

2. Qualcuno dica alla Meloni che vestirsi sempre allo stesso modo alla lunga è deprimente. Esiste un concetto che si chiama “eleganza”.

3. Qualcuno dica, sempre alla Meloni, che questa mania di appropriarsi del fantasy per veicolare idee neofasciste e italo-destrorse è altrettanto patetico. E poi Atreyu il nulla lo combatteva, non lo incarnava.

4. Berlusconi ha ragione su una cosa: diffidare di chi non sorride mai. Vero è pure che, i latini lo insegnano, chi ride troppo è oggettivamente un idiota. E poi Berlusconi non ha detto un’altra grande verità: quella di diffidare di chi non accetta serenamente la propria vecchiaia.

5. Tragicomico il momento in cui la Meloni ha avuto un momento che oserei dire “finiano” e dipietrista assieme: via dal PdL i corrotti. Berlusconi ci ha pensato su, ha detto ok e subito dopo ha dichiarato che deciderà lui chi è corrotto o no. E no, contrariamente ai primi quattro punti, qui non c’è nessuna battuta ma converrete con me che fa ridere lo stesso.

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Partito a vocazione peggioritaria

Vendola silurato, accordi con l’MPA e con l’UDC e l’omofoba Rosy Bindi come icona femminile. Il 2009 finisce all’insegna del peggio, in casa Bersani. Il dramma è che loro non se ne rendono conto. O forse sì.

Cominciamo dalla Puglia. Vendola governa bene ed è pure cattolico. Ma è gay. E all’UDC questo non piace. Il pd gli schiera contro il sindaco di Bari, tale Emiliano, gradito a Casini. Durante quella che doveva essere la cerimonia di investitura del nuovo candidato alla presidenza della regione, decisa dall’alto e con un secco niet alle primarie di coalizione, un drappello di sostenitori di Vendola occupa la sala della riunione e rende impossibile l’acclamazione di Emiliano, il quale commenta: roba da fascisti, camorristi, da Achille Lauro. Complimenti per i toni sereni. Ma decidere dall’alto chi sarà il candidato della regione senza consultare il popolo delle primarie, su cui si basa l’attività politica del pd, che metodo è?

Andiamo poi in Sicilia. Varata la nuova giunta Lombardo. Nel nuovo esecutivo c’è anche “Mario Centorrino, docente di economia all’università di Messina, considerato di area Pd, sebbene i democratici neghino di avere segnalato alcun nome”. Avranno fatto come Nicola La Torre, in quella famosa puntata di Omnibus a La7: glielo avranno scritto in un biglietto.

Ultima nota di gossip. Il Corriere on line stila una classifica delle donne più rappresentative del 2009. Accanto a persone del calibro di Noemi Letizia e Elisabetta Canalis, passando dalla D’Addario, spunta il nome di Rosy Bindi. Il pezzo su di lei recita: diventata icona femminista italiana da quando a Berlusconi che le diceva «lei è più bella che intelligente» ha risposto «non sono una donna a sua disposizione». Icona femminista… Quindi per capire un po’ meglio: la destra crea il modello Carfagna, donna assurta agli onori di ministro per i suoi meriti estetici, e la presunta sinistra, invece, riesce a contrapporre una donna che ha l’unico merito di non essere sessualmente gradita al premier. La mia domanda è: a quando una donna che, oltre a non essere a disposizione dei premier in carica, sia in grado di far politica? Possibilmente non al servizio dei vescovi, se non chiedo troppo.