Manif pour tous contro il Verona Pride, a suon di foto false

Per la serie: “gente che non può farcela”. Apro Twitter e vedo Filippo Savarese, il leader di Manif pour tous Italia condividere una fotografia.

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Gli risponde allora Lovecifer, un altro utente del social. Il quale gli fa notare che la foto in questione non è mai stata presa dal pride di Verona, ma da quello di Vancouver, in Canada – e che per altro risale al 2008.

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In effetti, se andiamo a cliccare all’indirizzo condiviso nel tweet di Lovecifer, si potrà agevolmente notare qual è l’origine dell’immagine in questione:

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Resta da chiedersi come mai il leader del movimento contro il matrimonio egualitario senta il bisogno di diffondere informazioni non veritiere. Sarebbe il caso di capire se lo ha fatto perché male informato da qualcuno dei suoi collaboratori – ed io diffiderei fortemente di chi agisce in modo così pressapochista – o se c’è la volontà di diffondere il falso. Risposte che solo Savarese in persona può fornire.

Ci sarebbe inoltre da capire perché in Manif pour tous si senta l’esigenza di andare a cercare foto di uomini nudi. Per chi è per la famiglia “tradizionale” e dalla rigida morale sessuale, certe peripezie dovrebbero essere vivamente sconsigliate.

Rimane un dato culturale di base, che i fautori di certe posizioni antigay stentano a capire: i pride sono manifestazioni che propugnano specifiche richieste politiche – dal matrimonio per tutti/e alla tutela dell’omogenitorialità, passando per una legge contro l’omofobia – e si fanno portatrici di un messaggio di liberazione sessuale. In quel pride sfilavano le associazioni nudiste, perché per qualcuno a Vancouver è fondamentale portare anche questo tipo di messaggio. Si può essere d’accordo o meno, ma il pride è questo: la libera accoglienza di tutte le diversità.

Spiace che per portare acqua al proprio mulino, ci si copra di ridicolo da soli. Se una posizione politica è forte non ha bisogno di questi espedienti. Evidentemente, quando non si hanno agganci solidi con la realtà, che sconfessa certe posizioni, si ha il bisogno di inventarsi verità che non esistono: ovvero menzogne. Ognuno poi tragga le sue conclusioni.

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I Pride sono ancora necessari. Parola di chi ha già tutti i diritti

È deplorevole, dichiara Nicolas sul suo profilo Facebook, che ci sia ancora bisogno di un gay pride, anche in Belgio. Perché la manifestazione conserva ancora tutto il suo significato!

Gli risponde Daniel, dal Canada francese: «L’homosexualité est si banal, que les évènements comme ceux là n’attirent presque plus personne». Essere gay è così normale che nessuno ci fa quasi più caso. E augura, anche se gli spiace togliere lustro alla giornata dell’orgoglio, che da questa parte dell’Atlantico sia così come in Quebec, un giorno.

Antoine, dal canto suo, si rammarica, assieme a Daniel, che diritti costati sacrifici altissimi da parte di un’intera generazione vengano dati per scontati.

Il resto scoprilo su Gay’s Anatomy.

L’UE ha così deciso: vivisezione libera per cani e gatti

Il mahatma Gandhi, che tutti amiamo fosse non altro perché non amarlo non ci renderebbe abbastanza chic – a cominciare da certi fautori del pensiero di destra – sosteneva che il grado di civiltà di un popolo è ravvisabile dal trattamento che questi riserva per i suoi animali.

Parafrasando: se al paese tuo è considerato normale prendere a calci un gatto solo perché è un gatto, vivi in un paese di merda.

Controparafrasando: in Canada, se ammazzi per il gusto di farlo uno scoiattolo, finisci in prigione. Non è un caso, d’altronde, che in Canada si abbiano i diritti civili, ci sia un diffuso cosmopolitismo basato sul dialogo delle diversità etniche e, va da sé, nessun partito lontanamente vicino, anche solo a livello concettuale, alla Lega Nord.

Dico tutto questo perché qualche giorno fa il parlamento europeo ha votato una risoluzione che permette di acciuffare cani e gatti dalla strada e vivisezionarli. Lo stesso trattamento è riservato agli scimpanzé.

Adesso, in Italia è vietato fare esperimenti su cani e gatti. Questa legge, quindi, non dovrebbe essere applicata. Non si capisce, tuttavia, come mai la stragrande maggioranza dei nostri eurodeputati ha votato a favore. E non parlo solo di persone riciclate dal palinsesto Mediaset, la cui scarsa cultura in fatto di diritto è quasi un prerequisito per essere eletti nel PdL, ma anche personaggi di più ampio spessore politico, come Cofferati.

A loro dico: complimenti per le vostre prossime vite. Se nasceste vermi da infilzare in un amo non mi stupirei più di tanto.

Secondo poi: ma chi è che definisce randagio un gatto? Molte colonie feline, ad esempio, sono adottate da interi condomini o da singole persone. Avete presente le gattare? Sapete quanto pericolosa possa essere una gattara inferocita? Io ne ho una in casa. Se volete, ve la mando.

Ancora: quando si andava alla casa al mare, noi lasciavamo in libertà i nostri gatti che giravano per i dintorni. E se domani venissero questi nuovi squadroni della morte a prelevare il mio o il vostro micio che ha l’unica colpa di non avere un collarino (e i gatti lo odiano) e di gironzolare vicino casa? Dio non voglia che io becchi un individuo del genere a mettere le sue mani sui miei animaletti. Potrei decidere di diventare pericoloso.

Dulcis in fundo: ma siamo sicuri che le sperimentazioni servano davvero? E che servano a scopi scientifici? Perché io, in linea di principio, posso anche tollerare il pensiero che la vita di un animale possa essere stata utile a salvare quella di migliaia di bambini, ma parlo di scienza pregressa: ormai bisognerebbe trovare nuove cure senza andare a scomodare la libertà e la dignità di primati, cani e felini.

Se invece è solo una scusa per fare in modo che le industrie cosmetiche abbiano delle cavie a buon mercato, magari per fare la cipria per qualche signora ricca e stronza, allora no. La bellezza è prima di tutto interiore. E non c’è bellezza alcuna nel sentirsi fica da morire sulla pelle degli animali.