La puttana non tace

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Ammetto che non ho avuto il coraggio di dirgli che sono logorroico.

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Lucia Annunziata e i gay nei campi di sterminio

«Lo avrei difeso anche se avesse detto che i gay devono andare nei campi di sterminio». A dirlo è Lucia Annunziata a Servizio Pubblico, parlando di Celentano e della sua critica ai giornali cattolici. Annunziata dice due cose, una condivisibile, un’altra criminale.

La prima: si può criticare una testata cattolica. È un principio liberale. Solo nei sistemi teocratici la religione e tutte le sue emanazioni sono inattaccabili. E su questo conveniamo.

La seconda: rientra nella libertà di espressione anche un incitamento pubblico all’odio. E questo no, mi dispiace, non lo accetto. E non solo perché i gay, come ci fa notare Andrea Maccarrone, del circolo Mario Mieli, nei lager ci sono andati davvero, insieme a ebrei, sinti, rom, comunisti, testimoni di Geova e altre categorie poco gradite al regime di Hitler.

Ma anche, e soprattutto, perché lei non avrebbe mai detto frasi del tipo:
«Lo avrei difeso anche se avesse detto che gli ebrei devono andare nei campi di sterminio».
«Lo avrei difeso anche se avesse detto che un uomo può stuprare una donna se questo lo provoca».
«Lo avrei difeso anche se avesse detto che i neri devono essere ridotti in schiavitù».

Purtroppo, evidentemente, anche per la signora Annunziata – sedicente giornalista di sinistra, le cui dichiarazioni sono più vicine a quelle di un movimento di estrema destra – il disprezzo pubblico verso la categoria degli omosessuali rientra nella libertà di pensiero. Un pensiero che, di conseguenza, andrebbe difeso.

Nei paesi civili l’omofobia è, invece, un reato. Se fossimo stati in Canada, in Germania, negli USA o in un’altra nazione siffatta, forse l’ex presidente della RAI a quest’ora sarebbe impegnata a lasciare il suo ufficio e a cercarsi un altro lavoro. Per sua fortuna, e per sfortuna nostra, siamo in un paese dove le cose vanno esattamente al contrario.