Legge antiomofobia e l’inutilità del parlamentare gay

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Partiamo dal presupposto fondamentale che io sarei anche in vacanza e dovrei avere il diritto, almeno questo, di non dover pensare alla politica gay italiana. E invece il mio telefono ribolle. Di rabbia.

È la rabbia di amici/he e militanti che non si capacitano del fatto che una banale legge come quella contro l’omo-transfobia stia diventando l’ennesima farsa targata Pd ai danni della comunità LGBT.

Si era partiti dall’estensione della legge Mancino per i reati di odio contro la gay community, si è passati per una visione più generica che punisce le discriminazioni ma non i reati e si è finiti con un testo che non può contenere al suo interno neppure riferimenti ai soggetti da tutelare.

Nel frattempo personcine a modo come Carfagna, Sacconi e Gelmini chiedono una moratoria, ovvero che non se ne parli e basta, visto il delicato momento politico istituzionale del paese. Che poi sono le stesse persone che, sempre quando il paese era in crisi, votavano che Ruby Rubacuori era la nipote di Mubarak. E vi faccio notare come la signora Carfagna sia ancora oggi vista come interlocutrice affidabile nella lotta per i diritti dei gay. Per dire.

Nel frattempo risorgono pure i teodem del Pd, capeggiati dall’inossidabile Rosy Bindi, che firmano un documento in cui si vanifica la legge stessa e che dà la sponda a teorie religiose e parascientifiche per continuare a poter dire che essere gay è un male e pure un malanno da guarire. Non pare ancora vero a Bindi, Fioroni & co di poter proferire parola sui gay dopo la batosta di febbraio scorso.

Adesso si arriverà alle camere con un testo svuotato. Il relatore, Ivan Scalfarotto, si consola dicendo: “meglio una legge che arriva in aula e da migliorare che niente”. Un’aula dove dominano le larghe intese, dove abbiamo una maggioranza che ha salvato Alfano, dove abbiamo un governo che permette la deportazione di dissidenti politici, dove abbiamo 101 eletti che fanno fuori Prodi, dove abbiamo un Pd che non elegge Rodotà. Un’aula che comprerà gli F35. Un aula dove, tra Camera e Senato, i numeri per fare questa legge si hanno da febbraio. Ma che per onorare le larghe intese e salvare il governo con Berlusconi si sta sacrificando una battaglia di civiltà.

Questa è l’aula a cui fa affidamento Scalfarotto. E siamo tutti e tutte grondanti da un immane senso di pacificazione interiore. Converrete.

Adesso, io sono molto scettico sulla vicenda. Temo che finirà come per le unioni di fatto nel 2007: dai PaCS ai DiCo, dai DiCo al niente.

Tutta questa storia ci insegna delle cose che hanno la solidità di verità emerse dall’evidenza. Le passo in rassegna.

1. Il Pd si laurea come principale ostacolo al progresso civile di questo paese. E lo ha dimostrato non solo in questa occasione. Se in Italia non si fanno le leggi per la comunità LGBT non è perché non lo si riconosce come interlocutore. Ciò avviene proprio perché c’è questo partito.

2. Il nuovo parlamento, più giovane e più rosa della storia d’Italia, ha l’handicap di essere popolato da italiani/e. Ciò lo porta a essere incapace di esprimere governi degni, grazie anche all’imbecillità di personaggi a cinque stelle, leggi solide e provvedimenti ad interesse del popolo tutto.

3. Il concetto di parlamentare gay non ha senso. Penso che personaggi come Scalfarotto, Lo Giudice et alii abbiano ogni diritto di sedere in aula come deputati o senatori, ma senza la dicitura di “parlamentare gay”, visto che non sono in grado di portare avanti in modo serio e coerente le istanze del movimento al quale dicono di fare riferimento. Sarebbe il caso che la smettessimo dunque di mandare gay alle camere, visto che varcata la porta questi abbandonano l’arcobaleno per il grigiore delle trame di palazzo, pardon, per il grigiore della mediazione e del compromesso.

4. Se la legge passerà così come è concepita, per i prossimi trent’anni avremo un provvedimento che permette di fatto agli omofobi di esser tali. Nella piena filosofia dei DiCo, creati per non riconoscere le coppie gay e lesbiche in quanto famiglie. A questo punto sarebbe meglio abbandonare la cosa e lavorare in altri ambiti. Il movimento, di contro, dovrebbe smettere di sonnecchiare e dare una risposta durissima, dovesse arrivare a far le barricate.

5. Ancora una volta non si fa una legge per la comunità LGBT perché c’è una forte resistenza a tutelare dei cittadini e delle cittadine in quanto omosessuali e transessuali. In pratica anche questo parlamento sta dando prova di essere omofobo, come quello licenziato a febbraio scorso. E non è bello da pensare. Eppure.

Di fatto, non ci di può aspettare nulla di buono dai palazzi del potere. Questa vicenda ci insegna tale lezione. Ed è anche su questi temi che la classe politica tutta disaffeziona la cittadinanza al concetto di democrazia. È triste, lo so. Ma è questo che sta succedendo. E per l’ennesima volta sulla pelle e sul sangue delle persone LGBT.

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Primi segnali di rinnovamento, targati Pd-Sel-M5S

Bene il centro-sinistra. Davvero. E chi mi conosce sa quanto io sia stato feroce nei confronti del Pd in questi anni. Ma l’elezione di Boldrini alla Camera mi fa ben sperare che qualcosa in quel partito possa cambiare davvero. E chissà che non diventi, un giorno, la mia casa politica.

Qualche dubbio, invece, lo nutro per Grasso. Non perché pensi che non sia una persona per bene, ma ha elogiato la lotta “anti-mafia” di Berlusconi. Insomma, quest’affermazione mi ha lasciato estremamente perplesso, a suo tempo.

A tal proposito c’è gente che mi dice che se il capo della DIA ha elogiato il passato governo qualche ragione dovrà pure averla. E che non si può buttare tutto il berlusconismo a mare. Per il garantismo, la buona fede e quelle cose lì.

Io penso, tuttavia, che dopo vent’anni di berlusconismo essere garantisti è come leggere per la seconda volta tutto Harry Potter e sperare, fino all’ultima pagina del settimo libro, che Voldemort diventi buono e si converta al bene. Ma queste sono elucubrazioni domenicali e mattutine di un elfo che non ha ancora preso il suo caffè.

Poi per carità, penso che Grasso sia una persona a modo e credo che farà del bene, in Senato.

Per il resto, un ultima considerazione: credo che tale rinnovamento, dentro il parlamento, sia dovuto in parte anche all’azione rinnovatrice del M5S. Se così fosse, ne conseguirebbe che il movimento di Grillo farebbe solo bene alla democrazia e alle nostre istituzioni. E proprio per questa ragione, proprio per quel desiderio di novità e di trasparenza, nel nome del bene collettivo, l’unica alleanza possibile in questo momento per questo paese è quella tra Pd, SEL e M5S.

Quella classe dirigente, tanto inadeguata, ha comunque dato prova di cambiamento. Ripeto, coi grillini e con il loro fiato sul collo. Altrimenti ci saremmo ritrovati ancora mummie istituzionali quali Franceschini e Finocchiaro (e magari Amato alla presidenza della Repubblica).

Speriamo solo che il M5S segua il buon senso dimostrato da alcuni dei suoi al Senato. Perché qui non è importante il disprezzo di Grillo per le intellighenzie di Pd e PdL. Qui c’è di mezzo il paese, i suoi interessi e il futuro di tutti e tutte noi. Se non fosse chiaro.

Berlusconi se ne andrà? Il berlusconismo resta

Berlusconi è il suo governo hanno solo 308 deputati. Lentamente muore, potremmo dire poeticamente. Ma adesso, cosa accadrà?

Dopo Berlusconi avremo Bersani, soporifero anche mentre gli diceva di andarsene a casa.
Ci saranno di nuovo D’Alema e Bindi ministri.
Casini e Buttiglione faranno parte delle prossime maggioranze parlamentari.
Vendola è talmente desideroso di tornare in parlamento che è pronto a patti col demonio: la questione del matrimonio gay è già stata depennata dal sito di SEL.

Il futuro, in pratica, sarà fatto di soldi alle scuole cattoliche, omofobia, restrizioni e divieti sulla lotta all’AIDS, sull’educazione sessuale, sull’uso del preservativo, sul testamento biologico e fine vita. Sta già accadendo tutto, a Milano, in Lombardia, altrove.

Voi state lì a festeggiare ma la cultura profonda di questo paese non cambierà, saremo sempre in mano a gentaglia che ha fatto la fortuna di Silvio Berlusconi e che è diversa da lui per il solo fatto di portare un cognome diverso.

Se Berlusconi cade, va via solo il sintomo più evidente, la febbre. Il virus del conservatorismo, delle mafie al potere, del clericalismo, del disprezzo per intere fette sociali sarà saldamente al potere. Io non ci trovo nessuna ragione per festeggiare.