Nessun ringraziamento

Sto ascoltando il dibattito in diretta, alla Camera dei Deputati, sulla legge contro l’omo-transfobia.

Tralascio le valutazioni politiche del caso, ne ho discusso fin troppo nelle settimane scorse.

Stendiamo un velo pietosissimo sulla sudditanza culturale che il partito democratico ha dimostrato di avere, ancora una volta, nei confronti del potere religioso, espressa nelle parole di Pollastrini su Bergoglio (che proprio gay-friendly non è).

La strada per altro è ancora in salita e l’esito non è scontato. Ma una cosa sia ben chiara, soprattutto ai protagonisti di questa vicenda: se si dovesse arrivare a una buona legge contro l’omo-transfobia nessuno si aspetti ringraziamenti. Quel qualcuno avrà fatto solo il suo dovere. E per di più sarà pure arrivato in ritardo.

I limiti culturali del dibattito sulla legge antiomofobia

Ho ascoltato ieri sera il dibattito parlamentare sulla legge contro l’omo-transfobia. Mi pare che il tenore degli interventi fosse tale da poterli suddividere, fatta qualche rarissima eccezione (e mi riferisco in particolare a Civati), in due gruppi:
1. quelli che sono proprio a favore della sussistenza dell’omofobia e della transfobia (Paola Binetti in primis, e grazie ancora “Veltroni & Rutelli” per averla creata, politicamente);

2. quelli che aprono, ma molto timidamente, a una forma di tutela.

Tra questi ultimi ho sentito troppo spesso il richiamo al messaggio di Gesù, ai vangeli, allo spirito cristiano, ai valori dell’umanità legati alla visione spirituale e religiosa della vita e amenità varie.

Nessuno (o quasi) che abbia concentrato il focus filosofico sulle seguenti questioni:
1. l’omofobia e la transfobia sono forme di violenza e in quanto tali assimiliabili, giuridicamente parlando, a crimini veri e propri;
2. anche quando una legge contro questi due crimini impedisse di proferire punti di vista contro le persone LGBT, la loro libertà e le loro relazioni, non si capisce quale sia l’esigenza di poter pensare di insultare o picchiare un gay, una lesbica o un/a trans – anche se questo può mettere in pace la coscienza del cattolico o del fascistello di turno – che non sia appunto un supporto diretto a quei crimini;
3. se il pensiero religioso ha bisogno di odio e violenza contro le persone LGBT o più semplicemente della possibilità di impedire la loro felicità, in qualsiasi altro modo, con il pretesto di poter esprimere liberamente le sue convinzioni, forse sono le convinzioni di quel pensiero religioso ad esser sbagliate e non l’eventuale legge di tutela (ne consegue che ancora una volta i cattolici non sono degni di sedere nelle istituzioni per le ragioni di cui sopra);
4. fascisti e cattolici non possono più inneggiare (almeno a parole, perché nei fatti la questione è molto diversa) fenomeni quali il razzismo, la shoah, la discriminazione delle donne, ecc. Qualcuno dovrebbe spiegarci perché è necessario mantenere quest’ultima forma d’odio, quella contro le persone LGBT, laddove invece altri fenomeni sono stigmatizzati da chiunque.

Concludendo: se un provvedimento è giusto non ha bisogno dell’avallo religioso per essere moralmente giustificato. Se lo si cerca ad ogni costo si sottopone a una sudditanza culturale di tipo confessionale una battaglia di civiltà che dovrebbe avere valore di per sé.

Mi pare che il tenore della discussione abbia cercato quel tipo di legittimazione. Si chiede a una confessione, che in quanto fede umana è sempre parziale, il permesso di poter avviare conquiste di progresso sociale dal valore universale per il benessere collettivo. Capirete da soli i rischi di questo processo e, di conseguenza, perché questo tipo di approccio sia profondamente sbagliato. Il parlamento italiano, purtroppo, insegue questo errore.

Boldrini, folgorata sulla via della Conciliazione

La mia amica Clara Comelli, attivista di Certi Diritti, mi ha recentemente fatto presente queste parole, prelevate direttamente dal profilo Facebook di Laura Boldrini e da lei personalmente scritte:

“Custodire” è l’unico modo oggi credibile per esercitare il potere. E’ stato emozionante ascoltare questa mattina in piazza San Pietro le parole di Papa Francesco; la sua insistenza sulla necessità di custodire la vita, la bellezza del creato, i più fragili, coloro che vivono ai margini; la sua capacità di toccare il cuore di credenti e non credenti. Parole che il Papa ha rivolto con particolare forza a chi di noi si trova ad esercitare ruoli di responsabilità pubblica, e che oggi ancor di più deve concepire se stesso come “custode” della comunità alla quale presiede e dei beni che si trova ad amministrare. Assieme alla profonda condivisione dei contenuti del messaggio di Papa Francesco, esprimo la speranza che egli voglia presto venire alla Camera dei Deputati. Sarà un grande onore poter ascoltare il suo messaggio in quella che vogliamo sia sempre più la “casa della buona politica”.

Premetto subito che mi piace il profilo istituzionale della nuova presidente della Camera, arrivata alla terza carica dello Stato per i suoi meriti nell’associazionismo e per l’impegno civile.

E ammetto anche che trovo legittimo che una sensibilità religiosa possa trovar spazio nella dimensione umana di un individuo, per ragioni e fatti che magari possono sfuggire a un non credente ma che, in quanto espressioni della libertà umana, devono comunque essere rispettate.

Detto questo, credo che la dichiarazione di Boldrini sia del tutto fuori luogo, per una semplice ragione: non sono le parole di un rappresentante delle istituzioni di fronte a tutta la società che rappresenta, bensì si rifanno a una sola parte di quella società: quella più confessionale, legata a valori e stili di vita che, qualora imposti, sarebbero lesivi della libertà di ognuno/a di noi.

Nessuno nega a un cattolico di stile binettiano di infliggersi pene gratuite. E sappiamo fin troppo bene quanto spazio hanno oggi i credenti alla Bindi, Casini, Giovanardi, Buttiglione, ben noti per le loro posizioni discriminatorie contro le persone LGBT, tanto per ricordare gli unici fatti per cui passeranno alla storia.

Ebbene, poiché tale pensiero è ampiamente rappresentato sui media e nelle istituzioni, l’auspicio boldriniano sulla “custodia” doveva essere, per forza di cose, confezionato secondo i dettami di una più genuina laicità. La laicità, a ben vedere, è il DNA della nostra democrazia in cui tutti possono (o potrebbero) realizzare se stessi e l’idea che hanno del proprio io. Come si coniuga tale libertà in quelle parole che si rifanno, a loro volta, alla visione clericale e confessionale della vita?

Come pensa Boldrini, folgorata anche lei sulla via della Conciliazione, di garantire la piena libertà per i non credenti, per i rappresentanti delle altre religioni, per chi, pur dichiarandosi “cattolico” vive una condotta sicuramente legittima e onesta, ma al di fuori del messaggio di santa romana chiesa cattolica?

Credo anch’io che “custodire la vita, la bellezza del creato, i più fragili, coloro che vivono ai margini” siano delle priorità, ma tali urgenze dovrebbero trovare spontaneamente luogo non solo nella politica tout court, ma in particolar modo nelle politiche della sinistra alla quale Boldrini appartiene a pieno titolo. Ma sposare la dottrina cattolica sull’esistenza non solo non garantisce quella “custodia”, ma molto spesso sortisce l’effetto contrario: stiamo pur sempre parlando di un’organizzazione che pratica la discriminazione del sesso femminile, che non tutela l’infanzia a dovere, proteggendo invece quei sacerdoti che si macchiano di crimini contro i minori (a cominciare dagli abusi sessuali), che non rispetta la fragilità di situazioni di disagio, a cominciare dall’omofobia ben nutrita da quelle stesse gerarchie e da quel papa che la presidente della Camera loda come nuovo salvatore della patria.

Ebbene egregia e gentile presidente, credo che le sue parole siano offensive per il concetto di rappresentanza, perché lei ha dimenticato, volutamente o meno, tutti quei settori della società che ancora oggi scontano le angherie della chiesa o che più semplicemente non si riconoscono in essa. E credo che lei si sia mostrata inadeguata per il ruolo istituzionale che ricopre, accorrendo come suddita e non come cittadina di un paese libero, alla corte di un monarca assoluto adottandone acriticamente il pensiero.

Speriamo solo sia uno scivolone momentaneo e che il senno che ci si aspetterebbe da un politico serio ritorni al più presto nelle corde più consone al ruolo che ricopre. Non fa parte di un fan club o di un gruppetto di coccinelle. Lei rappresenta una parte fondamentale della nostra democrazia e la democrazia è tale non quando abbraccia appetiti, mode e furori della maggioranza, bensì quando fa attenzione – proprio con quel sentimento di protezione da lei tanto apprezzato – alle necessità di tutti e di tutte, a cominciare proprio dalle minoranze.

Tutta le legge contro l’omofobia, minuto per minuto.

Post dinamico, aggiornato di minuto in minuto, sulla discussione parlamentare per la legge contro l’omofobia. Oltre alle considerazioni personali (siglate con la dicitura Eb), si registreranno le dichiarazioni dei rappresentanti politici e i diversi commenti dei vari esponenti del movimento GLBT italiano.

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Ore 17,51 (Nichi Vendola, SEL, su Facebook): questione morale è anche chiudere la porta in faccia ai diritti delle persone gay, questione morale è anche legittimare le violenze frutto dell’omofobia, questione morale è anche minimizzare i comportamenti intolleranti e razzisti. Ancora una volta questo Parlamento si mostra incapace di capire ciò che accade nella società e si chiude nel proprio cuore di tenebra.

Ore 17,45 (Paolo Patanè, Arcigay, su Facebook): la Camera dei Deputati approva la pregiudiziale di costituzionalità alla legge contro l’omofobia. Come dire che gli omofobi sono costituzionali e le vittime sono incostituzionali. L’Italia non merita questo abominio di classe dirigente. Avete distrutto la coscienza libera e democratica di questo Paese….BUFFONI!

Ore 17,40 (Debora Serracchiani, PD, su Facebook): il centrodestra oggi ha detto ‘no’ per la seconda volta alla legge contro l’omofobia. Alla Camera sono state approvate le pregiudiziali di costituzionalità al testo del Pd presentate da Pdl, Lega e Udc, e l’iter del testo è stato bloccato. Questo era il momento per dimostrare che la volontà di prevenire aggressioni e discriminazioni non ha colore politico, e invece…

Ore 17,40 (Ignazio Marino, PD, su Facebook): io sono in Senato per votare no al rifinanziamento delle missioni, ma volevo esprimere un pensiero sul ddl contro l’omofobia: con questo voto la maggioranza di destra ha dimostrato da che parte sta. Si è chiaramente schierata con tutti coloro che, anche negli ultimi mesi, si sono resi responsabili di vessazioni, aggressioni e minacce contro gli omosessuali.

Ore 17,15 (Andrea Contieri, su Twitter): è scesa fra noi in lacrime Anna Paola Concia.

Ore 17,11 (Ivan Scalfarotto, PD, su Twitter): Vergogna. Vergogna. Vergogna.

Ore 17,09 (Andrea Contieri, su Twitter): Dopo il silenzio attorno alle radio in piazza è esplosa la rabbia “VERGOGNA” e “BUFFONI”. Agedo: “Sulla pelle dei nostri figli..dovete andarvene via con gli elicotteri”

Ore 16,59 (Eb): la Camera approva le pregiudiziali di incostituzionalità (293 voti favorevoli contro 250 contrari), la legge contro l’omofobia è respinta. Anna Paola Concia denuncia la connivenza del parlamento con le violenze omofobe, ma viene interrotta dal presidente Fini.

Ore 16,57 (Eb): la Camera sta votando sulle pregiudiziali di incostituzionalità.

Ore 16,54 (Eb): Dario Franceschini (PD) ricorda le aggressioni, accresciute negli ultimi anni, a cominciare da quella subita dall’onorevole Paola Concia, che ringrazia per la dedizione per il suo lavoro. Richiama i parlamentari al rispetto delle norme europee ratificate dalla Camera con il Trattato di Lisbona. Franceschini chiede di respingere le pregiudiziali e a migliorare il testo di legge.

Ore 16,47 (Eb): Flavia Perina (FLI) denuncia l’ipocrisia della maggioranza parlamentare, a parole contro l’omofobia ma non con i fatti. L’opposizione alla legge contro l’omofobia, per la Perina, è ormai una battaglia culturale da destra estrema.

Ore 16,44 (Gay.it, da Twitter): parlamentari che rappresentano solo se stessi voteranno contro una legge che riguarda milioni di italiani.

Ore 16,36 (Eb): Bisicchio (Api) dichiara la contrarietà del suo gruppo alle pregiudiziali presentate dalla maggioranza e dall’UdC.

Ore 16,32 (Eb): per Donadi (IdV) le pregiudiziali sono prive di rilievo giuridico e figlie del pregiudizio contro omosessuali e transessuali. Per Donadi, inoltre, il parlamento italiano non è esente da omofobia. L’Italia dei Valori voterà contro le pregiudiziali e a favore della legge.

Ore 16,30 (Eb): Pecorella (PdL), sostiene la contrarietà del suo partito alla legge contro l’omofobia poiché ci sono altre forme di discriminazione non meno gravi, contro anziani, disabili, avversari politici, su cui non si legifera. Si invoca, inoltre, il diritto alla privacy: l’aggravante, infatti, imporrebbe l’obbligatorietà dell’azione penale e la condizione sessuale diventerebbe oggetto di un accertamento pubblico e giudiziario. Pecorella insiste inoltre sull’indeterminatezza del concetto di “orientamento sessuale”.

Ore 16,24 (Eb): Buttiglione mette in dubbio l’efficacia della legge e rivendica una maggiore accettazione sociale dell’omosessualità. Occorre prima però valutare la reale portata dei reati di omofobia e, semmai, intervenire con un’azione ad hoc. Per Buttiglione la legge andrebbe contro l’articolo 3 della Costituzione, perché aggredire un omosessuale diverrebbe più grave che aggredire un eterosessuale. Una legge siffatta, per altro, porterebbe a fatti di disintegrazione sociale, come avviene in USA.

Ore 16,14 (Eb): presiede adesso Gianfranco Fini, che ricorda il militare caduto in Afghanistan. Dopo il minuto di silenzio, prende la parola Rocco Buttiglione (UdC).

Ore 16,04 (Eb): è cominciato il dibattito. Presiede Rocco Buttiglione, parla l’onorevole Lussana (Lega Nord) che ribadisce le riserve del suo partito a causa delle pregiudiziali di incostituzionalità della legge.

Ore 16,03 (Andrea Contieri): il voto inizierà per le 16:30. Se le pregiudiziali verranno approvate al solito non si farà neanche la discussione

Ore 15,59 (Andrea Contieri, su Twitter, in diretta da Montecitorio): siamo meno della settimana scorsa, sempre gli stessi. A volte mi chiedo davvero che senso abbia venire qui ad essere umiliati.

Ore 15,33 (Eb): sto aspettando la discussione di Montecitorio, sul sito della Camera. Per adesso questa legge, guarda caso al ribasso, è l’unica cosa che si può chiedere da parte delle opposizioni. Voglio però vedere quando e semmai le opposizioni diventeranno maggioranza, cosa saranno in grado di fare sul piano della concretezza politica. Va da sé che se anche questa mediazione dovesse fallire è la prova provata che la politica dei passi indietro e delle leggi irrisolutiveserve solo a far perdere tempo e a collezionare pesanti sconfitte, politiche e culturali.

Ore 14,46 (Cristiana Alicata, dal suo profilo Facebook): anche pensando a ciò che è accaduto in Norvegia speriamo tutti che l’Italia faccia un passo di coraggio contro il fondamentalismo cattolico e approvi la legge contro l’omofobia. Oggi dovrebbe essere il giorno. Speriamo non della vergogna. Speriamo di essere, stasera, il Paese di Anna Paola Concia e non di Borghezio.