Sfiducia negata: Roma brucia

Chissà perché la sfiducia al governo respinta dalle due camere non mi sorprende. Viviamo in un paese senza dignità, dovrebbe essere chiaro da sedici anni almeno. Oggi non cambia nulla. E oggi non sarebbe cambiato nulla. Mettiamocelo bene in testa.

Mentre scrivo queste cose, Roma è in fiamme. La gente, disoccupati e precari, studenti, terremotati dell’Aquila, immigrati, protestano per le condizioni in cui versano. E le condizioni in cui versano – in cui versiamo – sono la diretta conseguenza delle scelte criminali di questo governo, l’unico in occidente a sembrare sempre più vicino al concetto di regime cileno.

Intanto bruciano le macchine e la polizia carica chi protesta. Pinochet sarebbe fiero di loro.

Sul Corriere ho letto che in via del Babuino le forze dell’ordine hanno fermato un manifestante. Una donna da un balcone si è messa a gridare: «Fermatevi, così lo ammazzate!». Evidentemente, non lo stavano fermando e basta. Ma anche questo, a ben guardare, è l’Italia di Berlusconi.

Ultimo appunto. Veltroni avrebbe dovuto far meglio i propri calcoli. Se il governo è salvo, per ora, lo si deve principalmente a lui. Ieri lo ha portato al governo, facendo cadere Prodi. Il resto della storia porta il nome di Calearo e di altri deputati del partito democratico (assieme a qualcuno dell’IdV e di Futuro e Libertà).

Magari se si fossero scelte persone più affidabili, anche politicamente, senza l’esigenza di reclutare un falchetto qualsiasi di Confindustria pur di dimostrare di non essere più comunisti oggi il paese sarebbe migliore. E invece così non è. Come diceva l’ex leader piddino: si può fare.

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Poi spiegatelo a Veltroni

Una cosa che mi fa specie dei militanti del piddì è che se impiegassero anche solo la metà del tempo e un terzo della virulenza che impiegano per odiare Grillo per fare opposizione al governo Berlusconi con la stessa forza e la stessa acrimonia, possibilmente sarebbero un partito del 40% circa.

Un’altra cosa che mi lascia perplesso è la spocchia con cui parlano dei cosiddetti grillini, ai quali riconoscono la legittimità delle posizioni ma che vedono come sprovveduti da recuperare. Forse anche dismettere questo atteggiamento da snob per cui se si segue un percorso diverso si viene etichettati come “sbandati” sarebbe un passo avanti. L’umiltà, d’altronde, è una dote. E le verità assolute non credo appartengano a un partito solo.

La storia, invece, gira al contrario: Grillo visto come il male assoluto della democrazia, Schifani invitato a conferire con ogni onore, come se nulla fosse. Poi magari la gente grida, e giustamente, frasi tipo “fuori la mafia dalle istituzioni” e quella stessa gente viene definita squadrista.

Contenti loro.

Certo, mi spiegheranno ancora, a me come a molti dei loro elettori, soprattutto quelli veneti, quale geniale idea, allora, giustificò la candidatura di tale Calearo, uomo di destra, falco di Confindustria, che ha lasciato da tempo il partito democratico per rimpolpare, da oggi, le file berlusconiane.

E magari lo dicono pure a Veltroni, il deus ex machina di operazioni così cretine, che si chiede come mai il suo partito sia arrivato al 24%…