Il due più due della questione kazaka

Chissà cosa prova Enrico Letta a far parte di un governo su cui pesa l’ombra di un’accusa di violazione per i diritti umani.
Chissà cosa deve provare Emma Bonino, a far parte di questo governo, lei, fiera alfiera dei diritti civili, ma non in questo caso.
Chissà cosa prova Angelino Alfano ad avere sulla coscienza la vita di due donne innocenti. Si dice che in Kazakistan ci sia una dittatura e che si facciano torture ai detenuti politici.
Chissà cosa prova questa classe politica che produce fatti orribili come la questione kazaka, fatti vergognosi come gli insulti di Calderoli a Kyenge e fatti assurdi, come l’acquisto di aerei da guerra inutili.

Evidentemente non deve interessare niente a nessuno di loro, visto che i principali protagonisti di queste vicende restano tutti seduti al loro posto. E per non sbagliare e per non schifare ulteriormente la società italiana, gli aerei verranno acquistati lo stesso.

Concludo ricordando un aspetto che forse non è stato messo adeguatamente in luce, sempre sulla vicenda dei rifugiati kazaki. Il Kazakistan è una miniera di gas e petrolio. L’italianissima Eni ha enormi interessi in quella zona. Tra i miliardari che hanno investito in quel paese c’è, strano ma vero, Silvio Berlusconi. Il presidente, pardon, il tiranno kazako è amico intimo del leader del PdL. Infatti pare che vada a fare le sue vacanze nelle ville sparse qua e là del Cavaliere.

Oggi in un bar, a Roma, mentre prendevo il caffè un cliente diceva al barista che era facile fare due più due. Chissà perché, ma a me non viene difficile crederlo.

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Polverini teocon (ecco perché i cattolici, in politica, sono d’intralcio a una società più giusta)

I benefici effetti dell’alleanza tra il PDL e l’UDC in Lazio non tardano a manifestarsi. In una recente dichiarazione, infatti, la candidata alla regione Renata Polverini ha sentenziato che: «l’unica famiglia è quella tra uomo e donna». Non contenta della solita banalità in salsa teodem, ha rincarato: «vita, famiglia, questioni etiche sono per noi idee, valori importanti e fondanti. Concetti diversi che mi distinguono da Emma Bonino». E siccome al peggio non c’è mai fine, ha chiamato un sacerdote a benedire il suo comitato elettorale.

In questa parabola a precipizio verso lo squallore va segnalato il fatto che la candidata del centro-destra – siamo l’unico paese nel mondo in cui la destra radicale e xenofoba che ci governa viene accompagnata con l’epiteto di “centro” – ha fatto produrre un cartellone in cui si accompagna con un uomo. Lo slogan: per una regione normale. Il riferimento a Marrazzo e a certe sue frequentazioni tiene ancora banco a quanto pare.

La Polverini, in altre parole, agisce su due strade tra loro strettamente collegate. Da una parte ammicca ai cattolici, solleticandone i pruriti che più li eccitano su temi quali sessualità, diritti civili e testamento biologico. Dall’altra, cerca di far esplodere le contraddizioni del pd che ha appoggiato la Bonino e che qualche mal di pancia all’ala integralista del partito l’ha fatto venire.

Da queste evidenze dovrebbe partire una riflessione: l’apertura all’elettorato cattolico, in questo paese, porta  a un oggettivo imbarbarimento del panorama politico. La tangente ideologica che la Polverini sta pagando all’UDC è quella della negazione della dignità delle persone GLBT per non parlare di certo leccaculismo filoclericale.

Il problema non si porrebbe qualora questo male fosse tutto interno alla destra. Ricordiamoci infatti che in alcune regioni il pd si alleerà con Casini, a cominciare dalla Puglia. A questo punto, azzardo una previsione: alle primarie di coalizione vincerà Boccia, anche perché se non ricordo male la Puglia è quella terra magica dove in una sezione di cento iscritti del pd si vota in duecento per questo o quel candidato alla guida del partito, come è successo alle ultime primarie.

In caso di mandato, Boccia utilizzerà un linguaggio che farà tanto piacere all’elettorato moderato e cattolico – gli elettori democratici saranno troppo occupati a farsi piacere convintamente l’avversario di Vendola per avere un sussulto di dignità e trascinare in pubblica piazza i dirigenti locali e nazionali del pd – e che sarà sostanzialmente uguale a quello della Polverini. Forse solo meno rozzo e popolano. Non daranno mai del “frocio” a Vendola, in altre parole, ma lo penseranno. Con la erre moscia, ovviamente.

In entrambi i casi, quello reale e quello probabile, ciò dimostra che la presenza dei cattolici – dentro il pd e/o dentro la coalizione di centro-sinistra – è solo motivo di intralcio e non certo una ricchezza per ripensare, in meglio, a un nuovo modello di società inclusiva, democratica che, accanto al giusto riconoscimento della libertà religiosa, ci dia spazio al giusto riconoscimento della libertà di chi religioso non lo è e non vuole esserlo.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Il partito senza volto

Seconda riflessione sulla telenovela tutta piddina riguardo alle regionali. A distanza di due mesi dalle elezioni il partito di Bersani non garantisce alcuna certezza su quali esponenti candidare in regioni chiave come la Puglia e il Lazio. In Umbria, dove il pd potrebbe fare man bassa, c’è una faida in corso. In Calabria ci sono addirittura quattro nomi attorno ai quali si sono scatenate altrettante fazioni in guerra.

Ora, a parte la Bresso per il Piemonte – candidata che, per altro, hanno tentato di far fuori – il pd non è in grado di esprimere personalità di prestigio. In Lazio solo la mossa della Bonino (Radicali Italiani) sta velocizzando le cose. In Puglia è Casini (UDC) a porgere ultimatum a danno di una figura di primo piano, decisa dal popolo e non dall’apparato, come Vendola (SEL).

Bonino e Vendola, in pratica, sono candidati carismatici rispetto ai quali il maggior partito d’opposizione non è in grado di esprimere un nome che non richiami al grigiore delle burocrazie e dei bizantinismi di palazzo.

Leggendo un articolo di Michele Serra su Repubblica di oggi, si capisce il perché di questa situazione: il pd non ha una linea politica, non ha un progetto che non sia quello di tenere a galla i vari D’Alema e i vari baroni d’apparato. Persino la rustica personalità di un Di Pietro sembra un’alternativa culturalmente valida, al di là del suo pregevole tentativo di salvaguardare le libertà repubblicane.

In altre parole: non hanno idee, non hanno charme politico e in tutto questo il neosegretario pare assolutamente assente dalla scena politica nazionale.

E non per essere odioso, e anche se lo pensate sopravviverò lo stesso, ma io è da tre anni almeno che lo dico: un partito che nasceva con l’ambizione di essere “nuovo” dalle mani di Fassino e Rutelli, e coi voti degli ex comunisti a un progetto neodemocristiano, non poteva produrre niente di buono. I fatti lo dimostrano egregiamente. Purtroppo e per tutti e tutte noi.