Io faccio Bu all’omofobia

13131537_1587737174871949_1610583854220982787_o

E ci vediamo tra poco a Bologna, per dire no all’omofobia! (Sì, col punto esclamativo, che alle teste dure deve entrare bene in testa…)

Annunci

In tour

12273113_10207971702720264_1464923026_n

Il mio ultimo libro Omofobia, bullismo e linguaggio giovanile a quanto pare sta suscitando interesse un po’ in tutta Italia. Dopo le presentazioni di Roma, Catania, Milano e altre città, nelle prossime settimane presenterò il saggio a:

  • Bologna, 25 novembre – ore 21, presso il Cassero per il Laboratorio Kult
  • Ragusa, 4 dicembre – ore 18, presso la Libreria Flaccavento, ospite di Agedo ed Arcigay
  • Pesaro, 11 dicembre – ore 21, ospite degli amici e delle amiche di Arcigay Agorà.

Spero sia una buona occasione per incontrarsi, discutere e creare dibattito non solo sull’omofobia giovanile (e le sue estremizzazioni), ma anche sull’uso del linguaggio: è esso, infatti, veicolo primario di diffusione delle discriminazioni. Ma ne parleremo dal vivo. Vi aspetto!

E sul Fatto Quotidiano oggi si parla di matrimoni leciti e non

matrimonio-gay-spagna

matrimoni leciti e illeciti: la chiesa dice sì a…

Ultim’ora: il prefetto Sodano di Bologna vuol revocare la registrazione delle nozze contratte all’estero dai gay perché non previste dall’ordinamento italiano. Magari potrebbe ricordare che pure la trattativa tra stato e mafia non è prevista e, contrariamente alle relazioni LGBT, è pure illegale. Tuttavia quel tipo di “matrimonio”, la Repubblica che lei rappresenta lo ha già siglato. Come la mettiamo?

E a proposito di matrimoni, religiosi questa volta, e mafia. Lascio la parola a Francesco Lupo del M5S palermitano che dice: «lascia di stucco che in questo paese i clericali si straccino le vesti su matrimoni Lgbt, però consentono allegramente in chiesa sposalizi tra “casate” mafiose».

Perché a quanto pare la chiesa cattolica palermitana ha concesso la prestigiosa Cappella Palatina per far sposare i due rampolli di due clan… ma di questo ne parlo sul Fatto Quotidiano. Per cui, buona lettura.

Al Gender Bender, grasso è bello!

Sono sempre stato grasso dentro. E spesso anche fuori. Ho fatto tre diete, ho perso rispettivamente 15, 23 e 14 kg. Sono una fisarmonica. La mia psicologa diceva che ingrassare era il mio modo di espandermi in un mondo che non mi voleva vedere. E se affermo che sono grasso dentro, è perché col cibo non ho affatto un rapporto problematico. Riesco, anzi, a contenermi benissimo. Lo dico perché con esso ho, invece, un rapporto orgiastico. Paolo e Francesca, insieme a molti altri, finirono nel girone dei lussuriosi per la loro incontinenza sessuale. Ecco, nel mio caso Dante non potrebbe mettermi (solo) tra i lussuriosi o in alternativa tra i golosi. Dovrebbe creare un girone a parte per quelli come me. Per chi, con il cibo, ci fa l’amore. Anzi, molto spesso pure solo “sesso”. Ma sto tergiversando…

Tra un paio d’ore andrò a Bologna, per il Gender Bender. Mi ha sempre incuriosito questa manifestazione che si concretizza, anno dopo anno, in un’esplosione dell’essere. Quest’anno si parte dal concetto di “errore” per arrivare a porsi una domanda: ma quello che la gente pensa sia “sbagliato”, alla fine dei conti lo è davvero? Una domanda che, a parte la mia (ormai ex) grassezza, mi ha accompagnato per tutta la vita. E che forse ha accompagnato anche molti e molte di voi: “cosa c’è che non va in me?”, per poi realizzare, e lì comincia il processo di liberazione, che forse a non averci capito una mazza sono proprio gli altri. Ma sto tergiversando ancora…

Cosa c’entra l’esser ciccioni con il Gender Bender, mi direte voi. Beh, non so se può interessarvi, ma ho scoperto che in programma c’è questo film tanto carino, Big gay love, di Ringo Le, che parla di un ragazzo realizzato e adorabile, ma con un piccolo problema: «è piuttosto grassottello, il che fa di lui l’uomo che tutti adorano, ma che nessuno desidera».

Ci andrò perché la trama mi incuriosisce e perché parla anche un po’ di me. Perché molto spesso ci si sente poco amati perché ci si percepisce brutti e imperfetti, quando invece bisognerebbe capire il contrario e cioè che è amore anche quando si è più simili a un dipinto di Botero che a una scultura di Michelangelo.

Non voglio fare retorica e moralismo da quattro soldi (e milioni di pixel). Anch’io subisco il fascino dell’uomo ben fatto, sarei ipocrita a non ammetterlo. Ma, mi chiedo: quanta umanità lasciamo sfuggire inseguendo la forma? Che non vuol dire andar con chi non ci piace. Significa, semmai, di allargare il mondo in cui trovare e sperimentare il piacere e, chissà, anche un po’ di sentimento in più.

Si dice che l’esteriorità sia un male tipico dei tempi moderni e, soprattutto (ma questo non lo credo del tutto), del mondo gay. Credo che l’anima valga più del guscio. Credo che i gusci possano essere tanti e che ognuno possa trovare quello che più gli piace. Credo che sia un diritto anche avere un guscio più largo, se è così che ci si piace. Magari evitando di farsi scoppiare le coronarie con i grassi idrogenati, ma solo per una questione di salute. Poi il resto va da sé.

Quindi stasera ci si vede lì. Al cinema Lumière, in via Azzo Giardino 65 a Bologna. Poi magari si va a mangiare tortellini. E fanculo la dieta, almeno per questo week end.

Oggi su Gay’s Anatomy si parla di Gender Bender 2013

E per inaugurare il mio ritorno sul blog del Mario Mieli, ecco un pezzo sulla splendida manifestazione bolognese:

«Comincia sabato 26 ottobre il Gender Bender di Bologna, ormai tradizionale appuntamento che regala alla città emiliana e alle migliaia di visitatori e visitatrici che vi si recheranno appuntamenti culturali, teatrali, mostre e splendidi party sull’onda della liberazione del sé e sul disvelamento delle potenzialità più profonde dell’essere.

Si parte, quest’anno, dal «desiderio di scoprire della bellezza laddove solitamente altri vedono un errore», dal recupero di un’umanità problematica che ritrova la sua totale pienezza e la sua dignità.

Ricchissima l’offerta culturale, a cominciare dalla presentazione di opere letterarie come il recentissimo Le cose cambiano, progetto contro il bullismo omofobo tra i giovani…»

Il resto lo puoi scoprire su Gay’s Anatomy!

Sfiga Nuova

«Le perversioni vanno curate». Firmato Forza Nuova.

È successo alla sede del Cassero, a Bologna, la sede locale dell’Arcigay, una delle più importanti d’Italia, per il suo significato simbolico e per la sua storia: i militanti del centro di cultura gay si sono ritrovati questo bello striscione, proprio all’ingresso.

Le reazioni?

In rete è già scandalo.
La politica si ribella: perfino Mara Carfagna non crede ai suoi occhi e lancia strali. L’unica a criticare la comunità LGBT, invece di portare solidarietà incondizionata, è tale signora Noè, notabile locale in quota UdC – e qui parte, in automatico, l’ettepareva di rito.

Io penso una cosa e una soltanto: questa gentaglia ha bisogno delle comunità che disprezza per farsi pubblicità. Se non ci fossero gay, ebrei, neri, ecc, Forza Nuova non avrebbe nessuna attenzione mediatica, come non si dà spazio – al di là di qualche quarto d’ora di celebrità di warholiana memoria (e anche Warhol, ricordiamocelo, era gay) – alle bravate dei teppistelli da stadio o di periferia.

Ottenendo, per altro, l’obiettivo opposto rispetto quello prefissato: la comunità è, infatti, ancora più vicina alle persone LGBT. La solidarietà (alla quale mi associo) di queste ultime ore lo dimostra.

Ecco, proprio per questa ragione, mentre non c’è nulla che dimostri che essere gay sia una perversione – anzi, semmai è vero l’opposto – ogni cosa evidenzia, al contrario, quanto i ragazzi di questa formazione di sfigati abbiano bisogno di vedere uno bravo. Chissà mai che si rendano conto di rappresentare uno dei tanti reflussi gastrici della storia, provare vergogna e, di conseguenza, correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

Oggi su Gay’s Anatomy: “Glielo spiego io, onorevole Bindi”

Ho scritto a Rosy Bindi:

La politica dei passi avanti portata dal suo partito non rientra nella filosofia di un avanzamento verso la piena equiparazione tra coppie sposate da una parte e coppie gay e lesbiche dall’altra. I vostri sforzi sembrano, al contrario, orientati nella direzione di fare di tutto affinché tale uguaglianza non venga raggiunta e questo non tanto per convinzioni personali o per la miseria umana che potrebbe nascondersi dietro ad esse – ogni riferimento a persone come Massimo D’Alema e Paola Binetti è voluto, sia ben chiaro – fatto grave di per sé, bensì per compiacere una casta sacerdotale che legittima la sua presenza in parlamento e da cui trae linfa elettorale per fare gli interessi non del popolo italiano, ma di uno stato straniero, il Vaticano. E questo stato, nella figura del suo massimo rappresentante, uno dei pochi monarchi assoluti ancora viventi su questo pianeta, ha già fatto sapere in più di un’occasione cosa pensa di noi persone LGBT. E ciò che pensa rientra pienamente nella definizione che l’UE dà di omofobia.

Il resto, potete leggerlo e commentarlo su Gay’s Anatomy.

La bellezza di Rosy

La notizia: Cathy La Torre, consigliere comunale e capogruppo di SEL a Bologna, commenta così, su Facebook, la querelle Bindi-Vendola sul matrimonio egualitario

Ma perchè l’affermazione di Nichi Vendola che chiede il diritto di sposare chi ama desta tanto scalpore?! Fosse stata Rosi Bindi a dire mi voglio sposare avrei capito tanto stupore!!!

Adesso, lasciando stare l’uso creativo della punteggiatura, che sul social network se vogliamo ci sta pure, la cosa che colpisce davvero è la reazione sdegnata dei soliti solidali del Pd che bollano l’affermazione di La Torre come “gaffe” e “battuta infelice”. L’esponente di SEL, visto il clamore, sente di giustificarsi dichiarando

«Le mie presunte gaffe chiedono una precisazione: Rosy Bindi ha annunciato di aver rinunciato alla propria vita sentimentale e sessuale molti anni fa e lo ha fatto a mezzo stampa (rendendo pubblici aspetti molto personali) dunque il mio stupore sarebbe nello scoprire che ha cambiato idea al punto di volersi sposare! Capisco che le battute sono interpretabili ma perché le interpretazioni tendono troppo spesso alla malizia?»

Semplicemente perché dentro il Pd, con ogni evidenza, si è sensibili a due aspetti abbastanza evidenti:

1. l’impossibilità di criticare i loro capi o di fare ironia su essi
2. la consapevolezza della mancata avvenenza del personaggio in questione.

Adesso, io sono pure d’accordo che non bisogna attaccare chicchessia per le sue caratteristiche fisiche – ma cominciassero a farlo, anche a sinistra, sul proprio linguaggio, che ha dato per anni del “nano” a Berlusconi, se proprio vogliamo essere del tutto coerenti, o del “sugna” a De Michelis e via discorrendo – ma se ad ogni obiezione che si indirizza a Bindi subito i suoi sostenitori fanno un’equazione con la sua condizione estetica, forse il problema sta nelle menti di questi ultimi. No?

Con la situazione, tragica e pirandelliana, che per difendere Bindi da attacchi di tipo “berlusconiano” non si fa altro che rimarcare quella situazione, anche quando nessuno l’ha messa sul piatto dell’agone politico. Che dire, complimenti, davvero. Campioni anche in quello.

Se poi gli stessi fautori dello scandalo si accorgessero che la loro paladina riesce a essere molto più violenta con oppositori politici e, soprattutto, contro la componente gay del suo partito e del paese – immaginate il casino, se un politico di qualsiasi partito avesse intimato agli ebrei o ai neri di lasciare il paese per divergenze d’opinione? – saremmo tutti un gradino più avanti sul piano della civiltà. E invece.

 

Oggi su Gay’s Anatomy: Postfemminismo e culture di genere a Bologna

A Bologna, in questa settimana, e più precisamente dal 7 al 9 giugno, in concomitanza con il Pride si terrà il convegno Postfeminism? The Culture and Politics of Gender in the Age of Berlusconi.

Diversi gli interventi previsti, nel corso delle tre giornate, delle quali la prima è dedicata alla rappresentazione dell’identità di genere, con la ridefinizione dei concetti di maschile e femminile, per abbracciare lo stato dell’arte della politica e della cultura (post)femministe dopo il recente ventennio dominato dalla figura dell’ex premier; la seconda, invece, prevede diversi interventi sulle problematiche legate all’orientamento sessuale, soprattutto nella sessione “Discorsi sull’omosessualità nell’Italia contemporanea”; l’ultima giornata, invece, si concentrerà sul rapporto tra sessualità, media e potere.

Un appuntamento importante, insomma. Perché? Scoprilo e commenta con noi su Gay’s Anatomy.

Terremoto in Emilia: pride sì, pride no…

A scanso di equivoci: sono tra coloro che pensano che il corteo del pride, previsto per il 9 giugno, vada annullato. E lo penso per il bene del pride, oltre che il rispetto per la zona colpita.

Mi spiego meglio: secondo me il pride in quanto tale si concilia perfettamente alla sede bolognese, anche in occasione di eventi così nefasti. Non è la presenza di gay, lesbiche e trans, assieme a tutte le altre categorie del popolo rainbow, a offendere la memoria dei morti e la paura di chi è rimasto. Pensare questo sarebbe atto omofobo, sic et simpliciter. Infatti, e lo ripeto, andrebbe annullato il corteo, ma non l’evento nella sua globalità. Ben vengano tutti gli appuntamenti collaterali, in cui si potrebbe anche organizzare una raccolta di fondi da destinare alla ricostruzione.

Sono più critico, invece, nel senso che non credo sia politicamente proficuo per le persone LGBT, imporsi una manifestazione “più sobria”, come sento dire da più voci, alcune autorevoli, dentro il movimento.

L’aspetto critico del pride – inteso come marcia rivendicativa – sta nel linguaggio adottato: carattere specifico della nostra manifestazione è l’esplosione della gioia, della libertà, dell’abbandono delle costrizioni. In base a queste caratteristiche, dentro il corteo è possibile ascoltare musica, ballare e vedere, tra i tanti e le tante, anche persone travestite in modo eccentrico.

La domanda è: si può utilizzare il linguaggio della gioia, specifico della nostra rivendicazione, in un momento e in un luogo che ospitano quel dramma?

Sento dire: ma allora perché non aboliamo tutte le manifestazioni anche per i morti nel mondo del lavoro, per le guerre, ecc? Semplicemente perché noi non dobbiamo scontare tutti i mali del mondo, ma dovremmo aver imparato l’opportunità della presenza e di un determinato linguaggio quando le condizioni esigono altro tipo di comportamento.

Stiamo andando a fare, in altre parole, una manifestazione che dovrebbe svolgersi col linguaggio della gioia laddove adesso, e per le prossime settimane, ci sarà tutta la problematicità del dolore, della ricostruzione, della gente che farà i conti con i problemi legati al dopo-terremoto. Macerie in primis.

L’alternativa proposta, cioè fare un corteo “serio” significa ammettere che fino a oggi gli altri cortei sono stati poco seri. È davvero così? “Snaturare” il pride dal suo linguaggio non è un atto che gioca a favore di chi bolla tutta la manifestazione come carnevalata?

In altre parole: si rischia, per dare legittimità al pride, durante tale tragedia, di impoverirlo della sua carica di critica sociale – espressa anche attraverso la gioia, la nudità, un certo anticonformismo – di per essere accettabile ai più. Con l’eventualità che quelle peculiarità saranno comunque presenti e verranno date in pasto ai giornali come mancanza di rispetto.

Con una duplice conseguenza: siccome ci sono i morti, dobbiamo comportarci da “froci” normali, per essere più accettabili – e così tradiamo lo spirito proprio del pride, per cui l’accettazione e il rispetto prescindono dall’aspetto fisico e dalla pretesa sociale di certo obbligatorio perbenismo – legittimando le critiche omofobe del passato.

E siccome c’è chi se ne fregherà, come sempre avviene, e anche in questo gay ed etero sono uguali, i media ci dipingeranno come discoterari ignudi e insensibili dei fatti in corso.

Per tali ragioni, io credo sia necessario annullare del tutto la manifestazione. E si badi: la mia non è un’invettiva, ma solo un consiglio, umile per altro. Poi, gli organizzatori decideranno autonomamente e faranno ciò che è giusto – bisogna anche ricordare che stanno loro, lì, sul territorio, a tastare il polso della situazione.

Poi, ognuno deciderà autonomamente se sarà opportuna la propria presenza, anche in relazione a come la vicenda si evolverà nei prossimi giorni.