The end… (aspettando domani)

Luoghi e momenti

Avellino e la candelora mai vista.
Siena e la sua bellezza luminosa.
Bologna, che sta diventando una seconda casa.
Torino e lo shopping con Maria.
Visitare i cimiteri monumentali, a Roma e a Parigi.
Palermo e i suoi vicoli decadenti.
Quel bar sulla Tiburtina all’alba, e le confidenze con Gì.
Il Settimo Cielo e i tramonti sul mare.
Parigi, perché c’è sempre.
La mostra di Keith Haring.
Il concerto di Cristina D’Avena. E quello di Gianna Nannini. Anche se insieme cozzano, lo so.
Il giardino del Circolo degli artisti.
I pub del Pigneto.
Casa di Barbara e il suo aroma di tartufo.

Mai più senza

Il panettone alla crema di pistacchio.
Corsetta e palestra (perché devo diventare uno splendido quarantenne!).
Certe domeniche d’autunno a Villa Borghese.
Il trono di spade.
Il patè di ricciola.
I tramonti estivi sul mare.
I pigiamoni caldi.
La psicoterapia.
La bellezza dei gatti.
Le cene con gli amici.
Le persone che ritrovi sempre.

Mai più e basta

L’omofobia.
La legge sull’omofobia.
L’arroganza.
La stupidità di Beppe Grillo.
Berlusconi, o ciò che ne rimane.
Putin.
Le vacanze isteriche.
I soliti cattotalebani.
La cattiveria sugli animali.
Le illusioni.
I fidanzati. Degli altri.
Le incazzature per la politica.

On air

Bruno Mars, Locked out of Heaven – perché a volte mi sento proprio così, tagliato fuori dal paradiso.
Max Gazzè, Sotto casa – perché ogni tanto qualche dubbio viene pure a me (ma poi alla fine non ci casco).
P!nk, Try – perché racconta l’amore.
Will.I.Am feat. Britney Spears, Scream & shout – perché lo ballavamo, mentre ci si preparava per uscire, la sera.
Giorgia, Il mio giorno migliore – anche questa, un po’ come sopra.
Asaf Avidan, One day – perché è così che immagino la libertà.
Likke Li, I follow rivers – perché mi somiglia.
Mika & Chiara, Stardust – perché è stata la colonna sonora di queste vacanze.
Robbie Williams, Go gentle – perché mi piace.
Christina Perri, A thousand years – perché semmai un giorno dovessi venire sotto casa mia, vorrei che ci fosse questa colonna sonora. Sempre se esisti, sia chiaro.

Scaffale

Oscar Wilde, De profundis – utile per comprendere quanti danni fa, fuori e dentro di noi, l’omofobia.
Paolo Cognetti, Sofia si veste sempre di nero – un piccolo capolavoro della narrativa, storie dense cucite in un unico romanzo. Poetico, lirico, intenso e vibrante.
Stéphane Hessel, Indignatevi – abbastanza utopistico.
Fabio Corbisiero (a cura di), Comunità omosessuali – interessante collage di studi sociali sulle omosessualità.
Roberto Vecchioni, Storia di un gatto con gli stivali – le fiabe rivisitate da un celebre cantante che diviene anche una piacevole rivelazione.
Vittorio Lingiardi, Citizen gay – uno di quei libri che non puoi non aver letto, se vuoi capire il mondo LGBT.
Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità – pensieri sparsi, poesia lieve, atmosfere limpide.
Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale – un bel mattone, ma tutto parte da lì.
M. Winkler, G. Strazio, L’abominevole diritto – per comprendere quanto siamo indietro in questo disgraziato paese sui diritti delle persone LGBT.
Lorenza Ghinelli, Sogni di sangue – racconto breve, horror, molto ben scritto e denso.
Göran Tunström, Un prosatore a New York – delicato e piacevole da leggere.
George R.R. Martin, Il trono di spade – il primo capitolo di una grande saga.
George R.R. Martin, Il grande inverno – avvincente e incalzante.
Vladimir Luxuria, L’Italia migliore – scrittura sapida e veloce sul feroce mondo della tv.
George R.R. Martin, Il regno dei lupi – la narrazione si mantiene costante e riprende il ritmo dei volumi precedenti.

Cose non fatte

Non ho cambiato lavoro.
Non mi sono innamorato.
Forse non ci ho provato nemmeno.
Non ho preso il Delf.
Non sono (ancora) stato alle Canarie e in Giordania.
Ma ho trombato di più.
E quindi anche sticazzi.

…e per il resto, speriamo che da domani si abbia qualche motivo in più perché i giorni siano buoni davvero.

Auguri!

 

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Quaranta, ballando a modo mio

40anniNon volevo festeggiarlo questo compleanno, perché ho pensato molto in queste settimane e forse – mi sono detto – non c’è molto per cui stare allegri.

Non ho una casa tutta mia dove vivere con la mia micia, come mi ero ripromesso da giovane.
Non ho qualcuno che mi attende la sera, qualcuno che torna tardi magari e mi abbraccia da dietro, mentre sto in cucina a preparare da mangiare, perché stavolta tocca a me.
Ho lasciato andar via chi diceva di tenerci davvero, ma solo perché  ero io a non essere abbastanza.
Ero partito alla conquista del mondo, e mi trovo a fare tutt’altro.
Perché la mia vita non somiglia poi così tanto a l’idea che mi ero fatto di me.

Eppure.

Ho molti amici e molte amiche, e so che mi vogliono bene.
Posso dire di avere amato, anche se è successo una sola volta.
Posso dire, tuttavia, di averci provato in qualche altro caso.
Ho tante famiglie, almeno una in ogni città in cui ho vissuto.
Ho pubblicato due libri. Non sono diventato famoso, ok, ma mi hanno permesso di dire qualcosa.
Ho un caratteraccio, a volte. Ma so anche che sono sempre disposto a parlare, a fare un passo indietro o a dare a chiunque una seconda opportunità.
Ho uno psicologo figo che mi dice che sono figo e so che non lo fa per la parcella.
A volte sono una bella persona.
Qualcuno mi ha confessato che grazie a me la sua vita è cambiata, in un modo o nell’altro.
Per qualcuno sono comunque importante.
So che se dovessi andar via, da un momento all’altro, qualcuno piangerebbe per me.
So che se dovessi ringraziare quanti e quante in questi anni hanno compiuto un pezzo di strada insieme a me, non ci sarebbe spazio in un foglio di carta gigante.
Ho girato un po’ per il mondo. Non tutto, ok. Ma ho visto l’arcobaleno sotto le cascate, il colore del tramonto ad oriente e ho accarezzato la sabbia nel deserto.
Ho imparato a ballare, a modo mio.
In fin dei conti sono molto diverso dal ragazzino grassoccio, abbrutito e spaventato che ero un tempo.
E la mattina, seppur assonnato o col broncio per le strade di questa città folle, alla fine qualcosa di segreto e irriducibile, dentro di me, mi sussurra di crederci ancora.

E allora musica.

Ogni tanto…

…ci si prende una pausa. Perché gli anni passano e si fanno i bilanci. Perché il panorama al di fuori dalla finestra non è quello che avevi pensato, tempo addietro. Perché la pioggia è pesante, a volte.

E allora ci si rannicchia, ginocchia al petto, si rimane nella penombra di se stessi e si ascolta ogni cosa, attorno. E dentro.

Il conto alla rovescia

Dev’essere la crisi dei quaranta che avanza.

Svegliarsi presto la domenica mattina e mettere musica da stillicidio interiore.
Fare bilanci interiori e trovarli tutti in rosso.
Guardare il lato destro del letto e vederci non tanto il vuoto, ma tutto il caos che c’è stato senza che nessuno si sia fermato davvero.
Fissare le pareti della tua stanza, che è come l’avevi disegnata nella tua testa, ma che non ti appartiene davvero.

Pensare che volevi festeggiare, ma poi cosa?, e allora rimetti mano alla lista delle persone che volevi invitare, cancelli tutto, spegni la mente e cestini. Perché ogni momento che passa è un secondo in meno, un conto alla rovescia. E quello che hai per le mani non ti somiglia nemmeno un po’. O forse troppo poco. Ma è pur sempre un salvadanaio vuoto quello che rischi di rompere.

E allora guardi fuori e ti accorgi, in tutto questo, che si è addirittura messo a piovere.

Trentasette

E adesso che tutto cambia, tutto appare come è sempre. Da sempre.
Adesso che dai un nome alla luce dei giorni, che non riconosci le strade che navighi quotidianamente e che un tempo ti erano amiche, ti erano amanti.
Adesso che il tempo non è indulgente, adesso è arrivato il tempo.

Di smettere di praticare il dolore, per capire che il dolore fa male.
Di smettere di credere che basta un abbraccio che arriva quando meno te lo aspetti per credere che tutto sia definitivamente cambiato.
Di smettere di credere che verrà il principe azzurro, fuxia o marrone-merda che ti salverà e ti porterà via da qui. Perché solo tu puoi salvarti, per andare in ogni altrove.
Di smettere di guardare al passato come l’unica occasione possibile. Di sentirti senza una direzione anche se la direzione, in fin dei conti, non c’è.
Di smettere di smarrire, un poco alla volta, ogni pezzetto di ciò che sei.

E poi.

Cerca di trovare quella parte di te che non ti rende ancora intero.
Di ritrovare le persone che ti hanno accompagnato, per tutto questo tempo, e che si sono un po’ disperse a guardare il vento e le foglie. Proprio come hai fatto tu.
Di capire che la vita va un po’ oltre la tua pelle, le tue dita, la tua tastiera e il tuo mondo fatto di equidistanze e di squilibri, di nascondigli e di cose che stentano a venir fuori.
Di porre fine alla tirannide delle tue manie.
Di avere più pazienza, ma di non avere paura di dire le cose come stanno.
Di osare.
Di crederci ancora, senza sperare l’inverosimile, perché il tuo cammino si è popolato di unicorni e di streghe buone, ma i miracoli non li hai mai incontrati e forse c’è una ragione.
Di volerti bene.

Per il resto buon compleanno. È questo il mio regalo.

On air: Win one for the reaper

Living Rome

Perché alla fine è tutto come in una serie tv.

O come una scheggia di vita, che ti si conficca sotto la pelle. Può anche dar fastidio, ma è ciò che ti fa sentire vivo. Che ti regala le tenebre, ma anche l’amore. E tutto quello che ci oscilla in mezzo.

A dispetto di chi mi diceva che non dovevo andare, perché sarebbe stato un errore. Ignorando che sarebbe stato un errore non andare.

***

Ringraziamenti

Pinzi e Chanel, che mi hanno accolto nelle loro case facendo in modo che fossero anche mie. Barbarella, che tra le prime mi si è aperta al punto tale di non aver paura di mostrare il suo sguardo da bimbo ferito. Nicla, che ha deciso di amarmi anche se non lo merito. Sciltian e il Maccarrone, che in un modo o nell’altro ci sono sempre. Andrea e Nano Mondano: a loro devo la mia iniziazione al “Sue Ellen Night”. Fabio e Gian, anche se dicono che prima o poi mi iscriverò al piddì. I Coluccini Boys – non è il nome di un frollino – per quel giorno bellissimo al pride (e poi io a Dani devo un po’ la vita). Cri’, che mi ha fatto cambiare idea su molte cose. La Vandilla Furiosa, che mi fa sorridere sempre.

A chi mi ha fatto battere il cuore, anche se per poco, perché mi ha fatto capire di esserne ancora capace.

A tutti gli altri (e le altre), che adesso non ricordo, perché sono troppe le cose che vorrei dire e c’è un po’ di confusione all’ingresso delle mie parole.