Lo scandalo Vatileaks, tra disegni di Dio e porno

Nello scandalo – l’ennesimo – che sta coinvolgendo la chiesa attualmente capeggiata dal simpatico Bergoglio emergono importanti elementi di valutazione. Pare che questi custodi dell’altrui morale poi pratichino per se stessi quel tanto vituperato “relativismo”, lo stesso che Ratzinger descrisse come diabolico, investendo in porno, benzina e sigarette.

Interessante anche sapere che gli stessi utilizzano i soldi destinati alla beneficienza per altre occupazioni, meno umanitarie ma più gratificanti per chi ne beneficia: «La Fondazione del Bambin Gesù» si legge sul Fatto Quotidiano «nata per raccogliere le offerte per i piccoli malati, ha pagato parte dei lavori fatti nella nuova casa del cardinale Tarcisio Bertone». E ancora, si viene a sapere che «il Vaticano possiede case, a Roma, che valgono quattro miliardi di euro. Ecco. Dentro non ci sono rifugiati, come vorrebbe il Papa, ma un sacco di raccomandati e vip che pagano affitti ridicoli». A cominciare da Bruno Vespa, che in piazza di Spagna paga solo diecimila euro al mese per un attico. Di proprietà del Vaticano, ovviamente.

E tante altre amenità ancora, dagli scandali per pedofilia fino al fatto che «Bertone ha preso un elicottero costato 24 mila euro per andare da Roma in Basilicata». Però poi “giù le mani dai bambini” i supporter di questi personaggi lo dicono per chi decide di avere un figlio (ed è omosessuale) e non per chi usa i soldi delle elemosine, che i bimbi più sfortunati dovrebbero aiutare. Coerenza da sentinella!

Però poi dicono che a essere in contraddizione col disegno di Dio sono i gay. Mentre ce lo immaginiamo tutti il Signore che usa il triangolo come un mouse per collegarsi a Yourporn, mentre chiude un occhio sugli sperperi di questo o quell’altro prelato.

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Assemblea nazionale del pd: cancellati i diritti dei gay

Le elezioni sono vicine. I partiti sono in fermento. Non sia mai si dovesse tornare a votare. Il partito democratico serra le file. L’alleanza con Casini è fondamentale. Il compiacimento della chiesa, pure. A farne le spese sono, per l’ennesima volta, gay, lesbiche e transessuali che si vedranno negati i diritti fondamentali, da quello di non essere aggrediti a quello di poter costituire nuclei familiari tutelati.

Sta per scatenarsi un fuoco incrociato che ha precisi attori politici e culturali. La dinamica è quella scatenatasi, nel 2007, con i DiCo. Una fase preparatoria in cui si illude l’elettore gay progressista – e fino lo scorso anno Bersani è stato ricevuto nel congresso nazionale di Arcigay – una fase di disconoscimento dei diritti che si è detto di voler difendere e, infine, stampa e pseudo-intellettuali a sputare fuoco evocando natura, procreazione e disegno divino.

Il primo e il secondo passo sono stati già compiuto: il partito democratico riunirà, domani 5 febbraio, l’assemblea nazionale per dettare la linea politica futura. I diritti dei gay e delle loro famiglie sono stati cancellati dagli argomenti di discussione.

In realtà dovevano esserci, secondo quanto promesso a Ignazio Marino che qualche mese fa, nella precedente assemblea di Busto Arsizio, aveva accettato di rimandare la discussione sui diritti civili in attesa di una posizione comune di tutto il partito. Adesso che il partito si riunisce, la posizione comune sembra quella della rimozione del problema. Con buona pace del lavoro di Paola Concia, in tutti questi anni, di Ivan Scalfarotto, vicepresidente del pd, e di tutti quei e quelle giovani militanti GLBT che in quel progetto, per quanto confuso e a tratti palesemente e pesanetemente omofobo, ci credono.

Si parlerà di tutto, ma di legge contro l’omofobia, di regolamentazione di coppie di fatto, di matrimoni e omogenitorialità nemmeno per errore. Dopo l’illusione, arriva il disconoscimento. Come da copione.

Il terzo passo, a livello più “culturale” ci porta a un articolo di Severgnini che, dalle sua rubrica Italians, attacca matrimonio gay e adozioni.

Non mi soffermo sulle solite boutades omofobe di un’intellighenzia d’ancien régime. Mi limito a ricordare che, come già successo quattro anni or sono, c’è il rischio concreto che fungeranno da catalizzatori – con l’azione congiunta del disinteresse dei partiti, pd in testa – di una nuova ondata di violenza politico-istituzionale la quale si tradurrà, subito dopo, in nuove aggressioni.

Bersani e Severgnini, non so se consapevoli o meno, stanno riproponendo l’ennesima giustificazione “morale” che armerà le mani del futuro Svastichella. Forse questo rassicurerà Casini e Bertone. Un po’ meno i genitori di chi si ritroverà l’ennesimo coltello piantato nello stomaco. I miei amici piddini dovrebbero avere, a questo punto, la buona creanza di farlo notare al loro segretario, eletto a furor di popolo (anche omosessuale) con le primarie.

Inghilterra: predica odio contro i gay. Arrestato.

Succede in Inghilterra. Un predicatore cristiano vede un poliziotto gay e comincia a insultarlo. Dicendo che la Bibbia lo vuole come errore, come “crimine di fronte a Dio”. Il poliziotto gli fa notare che il suo atteggiamento è irrispettoso nei confronti del concetto di dignità umana, oltre che dell’uniforme che indossa. Il pretaccio locale se ne infischia e continua. Scomodando Sodoma, Gomorra, Satana e qualcos’altro ancora dell’empireo cristiano.

Il poliziotto allora, dopo l’avvertimento iniziale, lo prende e lo porta in caserma. Il predicatore è accusato di molestie e di procurato allarme. Ha usato un luogo pubblico – una strada – per disseminare odio contro altre categorie sociali. Un atteggiamento che le leggi britanniche non possono tollerare. Da noi Bertone fa di peggio. E la sua chiesa predica lo stesso odio e ha la solidarietà e l’avallo del mondo politico, di questa orrida destra e dell’ancor più inutile e dannosa sinistra.

Altrove gli omofobi vengono giustamente arrestati e mandati in galera, come si fa coi razzisti, come si fa con quelli che se la prendono con neri ed ebrei (secondo quanto espresso da direttive comunitare). Quest’altrove è l’Inghilterra. Un paese civile, contrariamente a questa Italia che odia i gay e chiude un occhio su tutto il resto (mafia e abusi su minori inclusi).

Omosessualità e pedofilia: Bertone mente (e forse lo sa pure)

La chiesa, negli ultimi tempi, è stata coinvolta in uno degli scandali più gravi di tutta la sua storia: quello dell’abuso sui minori e delle violenze pedofile. Ma questa, converrete voi con me, non è una notizia.

Da notare che faccio questa distinzione (ne parla meglio il sito del Telefono Azzurro) perché lo scandalo interno alle gerarchie cattoliche, accusate di aver coperto per decenni stupri e molestie, non tocca solo quello che più comunemente viene definito “pedofilia” – estrema semplificazione linguistica di un fenomeno che pure c’è e che rappresenta quegli atti di abuso su individui impuberi – ma anche molestie e stupri contro ragazzi sessualmente maturi.

Recentemente il cardinal Bertone è intervenuto su questa vicenda dichiarando:

Non c’è alcun collegamento tra la pedofilia e il celibato a cui sono sottoposti i sacerdoti; e invece questo tipo di patologie sessuali sono da mettere in relazione all’omosessualità.

Il cardinale ci prova a fare lo scaricabarile, ma nel suo ragionamento c’è un grande elemento di verità che contraddice proprio il suo ragionamento stesso.

Che vi siano atti contro ragazzi sessualmente maturi consumati con la coercizione e la violenza è un dato di fatto e può darsi che dietro questi atti ci sia una pulsione omosessuale evidentemente mal veicolata, vissuta male o repressa. Oppure, e questa potrebbe essere un’altra spiegazione, perché in ambienti a predominanza maschile e con regimi repressivi o limitanti sotto il profilo sessuale si sviluppano certe pratiche (abusi, violenze, molestie) da non confondere però con le relazioni (basate sulla condivisione e/o sull’affettività).

Adesso se questi preti sentono l’esigenza di praticare violenza è proprio perché, evidentemente, non sono in grado di vivere serenamente la loro sessualità, qualunque essa sia. Ed è noto, mi pare, che dentro la chiesa la sessualità tout court (e non solo quella omosessuale) sia bandita proprio in nome del celibato dei preti.

La semplificazione di Bertone è, ancora, facilmente rovesciabile nel momento in cui ci si domanda: quanti gay sessualmente attivi (e liberi da imposizioni sulla propria sessualità) sono stati scovati ad abusare di minorenni e di bambini? Bertone fornisca numeri e cifre alla mano, se ce le ha.

Bisognerebbe inoltre vedere classi di età e sesso delle persone stuprate o molestate. Non tanto per suffragare questa o quella ipotesi – se si scoprisse che in maggioranza sono le ragazze ad esser molestate, si potrebbe dire, ribaltando il ragionamento di Bertone, che il problema è collegabile all’eterosessualità? – quanto per capire il fenomeno e porvi un argine sotto il profilo legale e medico-psichiatrico.

Diverso, infine, è il caso delle violenze fatte da pedofili, cioè su bambini e bambine, a prescindere dal sesso della vittima, in età impubere e prepuberale (interessante, a tal proposito, tale studio). Cioè su persone non sessualmente mature. Sarebbe interessante capire come si relazionano questo tipo di sacerdoti con il proprio sesso, se si sentono attratti anche da maschi adulti, se praticano relazioni omosessuali, sia a livello affettivo sia a livello squisitamente fisico.

E fino a quando non ci saranno studi specifici sul tema – mentre da una prima lettura, per quanto superficiale, delle statistiche al momento disponibili parrebbe che certi fenomeni siano presenti prevalentemente nei sacri templi della cosiddetta famiglia tradizionale, ovvero le mura domestiche e le sagrestie delle chiese, per non parlare di certe scuole rette dai religiosi (senza che questo, però, ci induca a facili equazioni) – ogni relazione tra violenze pedofile e omosessualità ha solo il sapore di un voler gettare fango su una categoria sociale verso la quale la chiesa ha riservato un atteggiamento discriminatorio e di istigazione all’odio sociale. Fino a poco tempo fa il Vaticano si è opposto ferocemente alla risoluzione ONU sulla depenalizzazione dell’omosessualità nei paesi dove è prevista la prigione e la condanna a morte.

Un’organizzazione che ammette che l’Arabia Saudita non abbian nessun freno a livello giuridico sul piano internazionale all’assassinio di massa di gay e lesbiche, forse ha gioco facile – e qualche convenienza – a far credere che siano proprio gli appartenenti a certe categorie gli orchi a cui dare la caccia.

Mi chiedo, arrivato a questo punto, che credibilità possa avere un’istituzione che – oggi attraverso Bertone, ieri attraverso qualche galoppino dentro questo o quel partito – invece di fare l’unica cosa che c’è da fare, ovvero rispondere in sede giudiziaria rispetto a quanto è successo, continua a confondere le acque con questo tipo di accuse con l’unico risultato (nella speranza che non sia un obiettivo predefinito) di generare altro odio già precedentemente espresso e palesato.

Un atteggiamento, a ben vedere, doppiamente criminale. Perché non solo copre i reali responsabili, ma getta delle ombre su migliaia di persone innocenti.