Grillo? Uno dei problemi del paese

Paese strano, il nostro: si toglie uno bravo dalle istituzioni per aver detto “troie”. Mentre la prostituzione politica rimane ben salda al suo posto.

Siamo pure un paese in cui non si può dire “troie”, ma si fa passare l’idea che l’omofobia sia una forma di libertà di pensiero.

Nel mondo, intanto, si fanno: il matrimonio egualitario, le politiche anti-crisi, i progetti per le energie pulite e rinnovabili, ecc. In Italia si va in chiesa, si ruba e si vota M5S.

A tal proposito: siamo di fronte a un’occasione storica. Abbiamo un parlamento profondamente rinnovato, con quelle forze che sono le principali responsabili del declino attuale – e alludo al PdL e Lega – ai minimi storici in quanto a presenze tra Camera e Senato. Dall’altra parte abbiamo un partito – il Pd – che ha non poche pecche da farsi perdonare, ma che grazie anche all’azione dei grillini sta dando prova di un tentativo di profondo cambiamento interno e politico. Il M5S, in altre parole, avrebbe l’opportunità di direzionare l’azione di un governo di centro-sinistra con un appoggio esterno determinante. E si potrebbero fare, in comune accordo con Pd e SEL, nuove politiche sul lavoro, sui diritti, sull’ambiente e le riforme necessarie in termini di gestione dello Stato, giustizia e legge elettorale.

Avrebbero, centro-sinistra e M5S tutto l’interesse di dimostrare al paese che una diversità c’è rispetto al berlusconismo fino ad ora dilagante in questo paese. E invece Grillo e i suoi supporter più ciechi si ostinano a voler bruciare quest’occasione unica, che forse non si ripresenterà in Italia.

Con il rischio duplice.

Il primo: se si andasse a votare, da qui a pochi mesi, potrebbe benissimo vincere di nuovo la destra e credo che non possiamo più permetterci un governo di forze politiche che hanno determinato fenomeni quali il bunga bunga e via discorrendo.

Il secondo: riportare, in caso di governo di larghe intese, quelle forze responsabili del declino di nuovo nella stanza dei bottoni.

L’intransigenza di Grillo e associati può solo produrre queste due alternative. A che pro? Per calcoli elettorali? Ma così si anteporrebbe il proprio tornaconto al bene di tutti e di tutte. Il vizio della “vecchia” classe politica, a ben vedere. E loro, i grillini, non avevano detto di essere “diversi”? Al momento tutto lascerebbe pensare l’esatto opposto. E invece avremmo bisogno, tutti/e indistintamente, di scelte coraggiose e di un nuovo corso per la nostra disgraziata democrazia. Grillo non lo capisce o non vuole capirlo e questa tornata di consultazioni lo dimostra sempre di più. E per queste ragioni credo che sia, insieme al suo movimento e arrivati a questo punto, non una soluzione ma parte integrante dei problemi che affliggono il nostro paese.

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Ma Grillo su Bindi non è stato sessista

Beppe Grillo apre al matrimonio gay e la cosa, lasciatemelo dire, non mi convince. Almeno non ora, non del tutto. Troppa tempestività, il momento è, decisamente, troppo giusto. Quasi opportuno. Voglio aspettare un po’. E capire. E non nego che, se mai nella mia circoscrizione, dovesse presentarsi una lista del Movimento Cinque Stelle con facce presentabili, al momento, e per voto di protesta, lo voterei.

E ripeto: al momento. E per protesta.

D’altro canto, ho sempre contestato chi parla del M5S come antipolitica. Fosse non altro che chi usa questo termine è asservito, di volta in volta, al peggiore dalemismo o al peggiore berlusconismo. Credo sia molto più antipolitico il ventennio appena passato che le istanze portate avanti non da Grillo, ma dal suo Movimento.

Su questo solco, tuttavia, non posso non notare i sepolcri imbiancati di Repubblica, che tacciono di fronte all’omofobia di Rosy Bindi e attaccano il sessismo, presunto ma di fatto assente, del comico genovese che aprendo ai matrimoni per tutti, ha detto: «Problemi di convivenza con il vero amore non ne ha probabilmente mai avuti».

Sul quotidiano di Scalfari e di Ezio Mauro, che su Twitter lancia anche notizie degne del peggior palinsesto di Mediaset estate, si leggono frasi quali ” una caduta di stile in pieno stile berlusconiano”.

Sul suo blog d’autore, Marco Bracconi manda a dire:

Era inevitabile, scontato, scritto nel codice genetico. Dai calembour che storpiano i nomi alla battuta sessista su Rosi Bindi il passo è stato breve. Un piccolo passo per l’uomo. Ma un grande passo per il Movimento a Cinque Stelle.

Non credo che quelle parole siano sessiste. Grillo avrà semplicemente voluto dire: Rosy Bindi non ha mai conosciuto il vero amore, per questo è inadeguata a ricoprire un ruolo politico sulle unioni tra gay e lesbiche. E non lo ha conosciuto, non perché brutta fuori – l’avvenenza con l’amore c’entra ben poco e conosco brutti/e capaci di affettività assolute – ma perché arida dentro.

E questo, per altro, è anche il mio pensiero.

Faccio notare infine a questi signori di bon ton neofemminista e antisessista, che parlare di una donna anteponendo l’articolo al cognome è atto supremo di sessismo. Ma questo, evidentemente, sfugge loro. Come l’omofobia di chi sta lavorando contro la realizzazione affettiva ed effettiva delle coppie di gay e lesbiche.

Tanto si può sempre sparare sugli altri, pretendendo che siano migliori rispetto all’errore che le proprie esperienze e i propri atti possono rappresentare. Oggi tocca a Grillo. Domani chissà.

Perché il Movimento 5 Stelle non è “antipolitica”

Non amo Beppe Grillo. Non amo il suo razzismo e la sua omofobia. Non sopporto la sua violenza verbale, il suo dileggio costante dell’avversario. Lo considero piuttosto rozzo, sotto il profilo culturale. Anche se riconosco il merito di aver creato una realtà, il Movimento 5 Stelle, attraverso un mezzo nuovo, il web, e di aver capitalizzato l’attenzione di una nuova “energia”, tutta politica, che altrove – come in Germania o in Scandinavia – si manifesta in modo analogo seppur partendo da situazioni e realtà diverse.

Un articolo di Ilvo Diamanti, che qui riporto in parte – e nella parte che riguarda il M5S – ci spiega, in modo chiaro ed egregio, perché non possiamo rinchiudere i grillini dentro la categoria dell’antipolitica.

La tendenza – e la tentazione – diffusa è di etichettarlo come un fenomeno “antipolitico”. Equivalente e alternativo rispetto all’astensione. Una valutazione che mi sembra poco convincente.

A) Perché è comunque un soggetto “politico” che ha partecipato a una competizione democratica chiedendo e ottenendo voti. Facendo eleggere i propri candidati.

B) Poi perché il suo successo deriva, sicuramente, dalla critica contro il sistema di Grillo, ma anche dal fatto che il Movimento ha coagulato gruppi e leader attivi a livello locale. Impegnati su questioni e temi coerenti con quelli affrontati nel referendum di un anno fa. Collegati alla tutela dell’ambiente, ai beni pubblici. Alla lotta contro gli abusi. Progetti di “politica locale” promossi da persone estranee a interessi privati e a lobby. Per questo credibili, in tempi scossi da scandali e polemiche sulla corruzione politica.

C) Infine, perché i loro elettori sono tutto fuor che “impolitici”. Mostrano un alto grado di interesse per la politica (sondaggio Demos, aprile 2012). Certo, un terzo di essi, alle elezioni politiche del 2008, si è astenuto. Ma il 25% ha votato per il Pd e il 16% per l’Idv. Il Movimento 5 Stelle, per questo, rivela il disagio verso i partiti. Soprattutto fra gli elettori dell’area di centrosinistra. Ma non solo: un’analisi dei flussi elettorali condotta dall’Istituto Cattaneo sul voto di Parma, infatti, rileva una componente di elettori sottratti alla Lega (3% sul totale, rispetto alle regionali del 2010). Il Movimento 5 Stelle, dunque, offre a una quota di elettori significativa una rappresentanza, che può non piacere, ma è “politica”.

Io, comunque, sono sempre convinto che sia meglio un voto, qualsiasi voto, del vuoto. Politico.
Nell’insieme, questi risultati rafforzano l’impressione che il Paese sia ormai nella Terza Repubblica, fondata da – e su – Berlusconi e il Berlusconismo. Ma non sappia dove andare.

Con questi partiti, questi leader, questi schieramenti, queste leggi elettorali e con questo sistema istituzionale: temo che passeremo ancora molto tempo a discutere di antipolitica. Per mascherare la miseria della politica.

Credo che tutti e tutte noi dovremmo prestare molta attenzione a questo fenomeno e credo, anche, che dovremmo portare più rispetto verso una manifestazione della democrazia in un momento in cui essa è stata vilipesa e degradata proprio dai protagonisti della politica “tradizionale”. La stessa, a ben vedere, che ha ancora l’ardire, forse a torto, a definirsi come unica strada possibile.