L’arte di essere bastardi

Qualche giorno fa un buontempone si è divertito a spammarmi il vecchio blog. Cosa odiosa non solo perché i link riportavano a siti che pubblicizzavano orologi di dubbio gusto, ma anche perché il tipo si firmava come Liu Xiaobo e complimenti per la sua prossima vita di mangiamerda.

Ma non è questo ciò di cui vi volevo parlare.

Rileggendo certi vecchi post ho trovato un paio di idee per quello che potrebbe essere il mio capolavoro letterario, ovvero L’arte di essere bastardi.

Si parte dalla Regula elphica de eroticis amorosisque rebus o regola elfica per le questioni amorose (e soprattutto erotiche) che recita:

– chiedere è lecito
– rispondere è cortesia
– insistere non è chic
– supplicare è da sfigati

ovviamente tenendo conto di tutti i sapienti accorgimenti del caso.

Quindi vale, come un mantra, la Legge dei due giorni, ovvero: se entro quarantotto (48) ore non ti dà un buon motivo per tenere il suo numero in agenda, cancellalo!

A queste elementari norme di sopravvivenza affettiva, se ne possono integrare altre due acquisite nel corso di questi ultimi anni.

E cioè.

Fai in modo che sia l’altro ad attendere una tua risposta.
Usalo e abbandonalo: sarà tuo per sempre.

E in caso di vacanze e affini, si badi bene: un sano week end di benevola follia con gli amici è qualcosa che nessuno potrà mai toglierti davvero.

Giusto per capire come muoversi, in caso di incertezza. Poi, per farsi fare il cuore à la julienne, darlo in pasto ai maiali (non c’è metafora) o farselo sbranare dall’Hannibal Lecter di turno mentre sei ancora vigile, si è sempre in tempo.

Ma se lo si vuole, vorrei ben dire.

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