I baci gay, il Concertone e il rispetto

Ho scritto questo articolo sulla figuraccia che sindacati e organizzatori hanno fatto al Concertone del primo maggio, non facendo salire sul palco le tre coppie – etero, gay e lesbica – per promuovere la campagna #LoStessoSì. Ne ho scritto sul Fatto Quotidiano, dove i soliti troll travestiti da esseri umani pensanti hanno lasciato commenti del tipo:

Non so tu, ma a me se mi trovassi in autobus e vedessi due che si mettono a palpeggiarsi, pomiciare e trombare a fianco a me la cosa mi darebbe fastidio. Soprattutto se fossi in compagnia dei miei figli piccoli.

Baciassero chi gli pare, ma non voglio vederlo sul palco che celebra il lavoro. Sono fatti loro.

Si ma il primo maggio e’ la festa dei lavoratori quindi che senso ha il bacio gay o etero che sia?! Questo tipo di polemiche non giova alla causa (della liberta’ di orientamento sessuale)

Devono convincerci a tutti i costi che sia bello vedere due uomini che si baciano.

una continua rivincita con il mondo …..ma basta ……scopatevi ma non rompete i co………alla societa’ e ai bambini

Quindi una campagna per il matrimonio egualitario ridotta, da una manica di cavernicoli digitali, a una sorta di permesso di scoparsi in silenzio. E il solito mantra de “i bambini, chi pensa ai bambini” (e poi magari lasciarli davanti al televisore a vedere scene di violenza e schifezze simili).

Lascio a voi le valutazioni del caso. Io posso solo dire quanto segue: buongiorno a quanti ancora non hanno capito che dicendo “nulla contro i gay, ma i baci in tv no per una questione di rispetto” sembrano solo gas intestinale.

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Locali etero (e coppie che ostentano)

Lo capisci subito che è un locale per eterosessuali. Lo capisci dai maschi, in giro a branchi, col cappellino strafirmato dal quale esibire la folta chioma al Pantene, o dalla presenza, pressoché azzerata nelle serate gay, di donne con gli stivalacci bianchi.

Lo capisci dalle comitive in cui, a un certo punto della serata, i ragazzi vanno da una parte e le loro donne dall’altra, a conversare di argomenti inconciliabili, all’interno dello stesso recinto invisibile.

Te ne rendi conto dalle coppie, fatte da un uomo e una donna, che ti buttano in faccia la loro sessualità baciandosi sui divani, ai bordi del viale, accanto al bar, come se esistessero solo loro. E adesso io non ho niente contro, ma certe cose potrebbero farle a casa, senza ostentare…

Lo capisci dalle tipe sedute accanto a te, che strepitano per un niente, cominciano a gridare “pacco! pacco!” quale agghiacciante richiamo d’amore verso una non meglio precisata folla maschile, pronta, nei meandri del sentiero del giardino a raccogliere il verso delle femmine della loro specie.

Lo capisci quando le stesse cominciano a cantare la canzone del gattino Virgola e ti dici – mentre guardi Phoosky che ti domanda, in un silenzio afflitto, il perché di tutto questo – che in una serata gay non sarebbe mai successo. Mai.

Lo capisci da tutto questo che è un locale per eterosessuali. E la cosa drammatica è che fino all’anno scorso, al Circolo, era un pullulare di froci e lelle.

Sirene smarrite

Sto pensando a te, e a tutti i baci mai stati perché hai avuto paura.
A te, che mi hai riportato alla vita, quando le ombre degli inferi mi circondavano al punto da non averne più paura. È questo, forse, il sapore della rassegnazione.
Sei stato come Orfeo, solo che ti sei voltato dalla parte sbagliata quando era troppo tardi. E ho ritrovato il sapore delle mele mature senza qualcuno a cui dare l’altra metà, per riacquistare il paradiso, rinnegando il peccato.

A tutto questo sto pensando, adesso, mentre il gatto dorme sulle mie gambe e una canzone parla di una sirena smarrita.