Cattolici e legge antiomofobia: Scalfarotto ci deve delle spiegazioni

Gaynews.it, il sito di Franco Grillini, ha pubblicato una lettera che diversi rappresentanti del mondo cattolico eletti in Parlamento hanno scritto al direttore dell’Avvenire in merito alla cosiddetta legge contro l’omo-transfobia. Vi invito caldamente a leggerla, riportando qui di seguito un passo che mi sembra cruciale:

Grazie a un lavoro costante e fattivo, necessariamente lontano dai riflettori per non pregiudicarne l’efficacia, cui si è dedicato un ampio fronte cattolico in diversi schieramenti presente in Parlamento, la proposta di legge che è giunta in aula è molto diversa da quella che era stata inizialmente presentata. […] Sono infatti cadute molte definizioni che rendevano inaccettabile il testo, non solo, ma grazie a questo lavoro fatto di dialogo attento e operoso, i relatori – cui va riconosciuta una notevole disponibilità – stanno lavorando su ulteriori emendamenti che, se accolti in aula, consentiranno la netta distinzione tra il reato di omofobia e la libera espressione di opinioni, evitando così proprio quei rischi inerenti i reati di opinione giustamente paventati da molti.

Credo sia fondamentale, a questo punto, fare alcune importanti considerazioni sulla svolta politica che sta prendendo questa legge, trasformata ormai in una barzelletta ad uso e consumo di una visione confessionale e fondamentalista, che ride alle spalle della società laica e della comunità LGBT.

1. Il disegno di legge originale prevedeva l’estensione dell’articolo 3 della legge Mancino, secondo la quale sarebbe stato considerato come atto omofobico anche la propaganda in chiave anti-gay. Più in generale, così come non si può stabilire la superiorità di un’etnia, di un credo, dell’appartenenza a un genere, allo stesso modo non si sarebbe più potuto propagandare che essere eterosessuali è “meglio” che essere persone LGBT.

2. Tuttavia ciò avrebbe cozzato con l’insegnamento ufficiale della chiesa, che invece ha bisogno di fomentare discriminazioni a danno della gay community, per questioni di controllo sociale. La lettera dimostra perciò l’esistenza, in un Parlamento di uno Stato laico, di un fronte cattolico solerte ed efficace il cui scopo è quello di depotenziare le norme previste per tutelare le persone omosessuali, bisessuali e transessuali di questo paese.

3. Diversi personaggi LGBT interni al Pd, quali Scalfarotto, Alicata, ecc, esultarono ai tempi in cui fu presentata la prima legge antiomofobia per la firma di Rosy Bindi. La stessa invece appare nella lettera di rassicurazioni al direttore dell’Avvenire come appartenente a quella pattuglia che insieme a personaggi quali Buttiglione e Binetti ha reso inutile il provvedimento stesso. Questo ce la dice lunga sul livello di credibilità di questo lugubre personaggio che evidentemente presso i renziani gode invece di grande credibilità istituzionale. Buono a sapersi, soprattutto in vista del futuro congresso.

4. Ivan Scalfarotto – insieme all’altro relatore, Leone, membro di un PdL, ricordiamolo, capeggiato da un criminale condannato per frode fiscale – secondo quanto scritto in quella lettera sta lavorando per rendere ancora più inefficace la legge stessa. Urgono spiegazioni dettagliate che, temo, non arriveranno.

5. Scalfarotto, così come il seguito della pattuglia renziana, sempre più nutrita di persone LGBT per altro, dovrebbe spiegarci quindi se è questa l’idea che, all’interno della loro corrente, hanno di laicità e di uguaglianza giuridica formale per tutti i cittadini e per tutte le cittadine: obbedire a una componente confessionale transpartitica al fine di mantenere forme di discriminazione tra esseri umani visti come peccatori. Se fosse possibile, tale spiegazione dovrebbe arrivare tramite dichiarazioni chiare e semplici e non col solito politichese per cui si ribadiscono concetti evidenti agli occhi dei più solo per renderli più credibili al cospetto delle loro coscienze.

Concludendo: fa male vedere tutto questo. Speravo che il “nuovo” parlamento, il più giovane e il più rosa della storia della repubblica, fosse diverso dai precedenti, ostaggi dei ricatti delle sfere religiose. Evidentemente la presenza di categorie ritenute tradizionalmente “migliori” – quali donne, giovani e gay – non è garanzia di progresso civile, se dietro al presunto rinnovamento non c’è anche un progetto politico degno di questo nome. Un progetto, magari, ispirato ai principi di quell’uguaglianza reale ed effettiva che solo la laicità può garantire a chiunque.

Principi al momento traditi dalla triste piega che ha preso la legge contro l’omo-transfobia, a partire dai suoi stessi relatori.

Vietato dire di chiudere i giornali?

Due cose veloci su Celentano a Sanremo.

La prima: avrà detto delle boiate sulla sovranità popolare, ok. Non capisco, però, la rabbia, il dileggio e la veemenza di quelli che gli si sono scagliati addosso. Li trovate tutti su Twitter. Se una cosa è vera, non è che se la urlate diventa più credibile, eh! Per altro, posso garantirvi che fa più danno un Benigni che dice che prima del cristianesimo non il mondo non conosceva il concetto di pietà. Ma lì nessuno ha avuto da ridire. Poi vabbè, i più feroci sono stati i militanti del pd, e secondo me perché il cantante ha citato Di Pietro di fronte a una platea di quattordici milioni di persone e non Bersani. Invidiose…

La seconda: per me si può dire che un giornale gestito da religiosi “deve” chiudere. Per me, ad esempio, quella che passa su Avvenire o Famiglia Cristiana, infatti, non è informazione, semmai è integralismo. Se dico che per me immondizia del genere “deve” chiudere non significa che auspichi il nazismo e la deportazione di don Sciortino. Semmai spero di non leggere più certe cose.

Per Celentano devono chiudere per altre ragioni. Giusto, sbagliato? La libertà di parola gli permette di dirlo. O vale solo quando qualche prete o politico può dire che è giusto disprezzare pubblicamente i froci? (Lì non vi scandalizzate, eh?). Poi gli si può sempre rispondere: non ti piacciono quei giornali? Benissimo, non comprarli!

Spirito liberale: quella cosa che in un’Italia cresciuta tra eredi del fascismo, del comunismo e della DC stenta a decollare.

Morale: vogliamo criticare Celentano? Facciamolo partendo da basi reali e solide. Altrimenti, cari amici dall’indignazione facile, ma solo quando piace a voi, non siete poi tanto diversi. Ve lo garantisco.

Il giornale dei vescovi bugiardi

Non usa mezzi termini Avvenire, organo di stampa di una delle organizzazioni religiose più integraliste presenti in Italia, la CEI: «Un gesto politico, una scelta strumentale per scatenare l’ennesimo, sterile, scontro».

Che un giornale, in linea con i dettami di una chiesa profondamente omofoba, sia critico verso l’unione pubblica di due donne lesbiche – Paola Concia e la sua compagna – è cosa, per altro, che non stupisce affatto. Non si capisce, tuttavia, l’ipocrisia di chi scrive:

Una scelta aderente ai peggiori modelli mediatici e commerciali che, da parte di una donna di sinistra, alternativa e controcorrente francamente delude un po’.

Basterebbe farsi un giro nel centro di Roma, in zona Pantheon, per vedere che i peggiori modelli mediatici e commerciali sono cavalcati a discapito dell’immagine di almeno due papi, uno per altro vivente, commercializzati sotto forma di cartoline e magneti per elettrodomestici. Per non parlare dei calendari di sacerdoti dall’indiscutibile sex appeal.

Evidentemente il buon gusto di una coppia di donne che coronano un sogno d’amore finisce, secondo Avvenire, laddove comincia il rosso di un paio di scarpette di Prada.

Ma c’è di più. A disprezzo e stupore (il danno) si aggiunge pure la menzogna (e la beffa) quando si è costretti a leggere:

È davvero così stravagante la nostra Costituzione che riconosce e regola la famiglia (articoli 29, 30 e 31) come società naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna?

E ancora:

Non varrebbe almeno la pena di ricordare che, anche sul piano del diritto naturale, complementarietà e fertile progettualità sono condizioni irrinunciabili per parlare di un rapporto d’amore sancito sul piano pubblico?

Avvenire, infatti, in modo subdolo lascia intendere che l’unione di Paola Concia è lesiva della legge italiana che sancisce il matrimonio tra uomo e donna. Quando basta aver fatto le elementari per poter verificare da soli che nell’articolo 29 della nostra Costituzione non si parla del sesso dei coniugi.

Ancora, la cosiddetta “fertile progettualità” è una delle componenti del matrimonio. Essa, inoltre, può non essere prevista dall’unione matrimoniale – sono numerosissime le coppie che non possono o decidono di non avere figli – o può realizzarsi anche senza il vincolo matrimoniale. Lo Stato non disciplina quest’aspetto, riservandolo alla libera scelta dei singoli.

Il matrimonio, infatti, tutela situazioni patrimoniali e diritti dei coniugi. Solo qualora ci fossero dei figli, subentrano i diritti di questa categoria. Il matrimonio non è finalizzato alla presenza dei figli, come Avvenire vorrebbe lasciarci intendere.

E questo è doppiamente grave, a ben vedere.

Innanzi tutto perché il giornale dei vescovi, non sapendo come contenere la propria bile verso un atto di valenza pubblicistica, parla di fatto intimo, salvo poi operare una condanna pubblica su quell’atto stesso. E questo rende, appunto, quel giornale profondamente ipocrita.

In secondo luogo perché, per perorare un’omofobia giuridicamente travestita, i vescovi mentono. E loro per primi dovrebbero sapere che dire le bugie è peccato, almeno per quella religione a cui dicono di appartenere. E ciò li rende, quindi, poco credibili sul piano umano, etico e sociale.