Quindici anni di stronzagine

Secondo fonti più che ufficiali, tra un poco meno di due ore i finiani lasceranno il governo. Ci hanno impiegato quindici anni a capire con chi si erano andati a mettere, ma meglio tardi che mai. Adesso, lo capisse pure il piddì saremmo già a una svolta.

A proposito di Gianfranco Fini. Non gli riesce di fare il Sarkozy de noantri che subito l’Avvenire lo bacchetta: questa fissa di considerare i froci come persone non gli va proprio giù. Gianfranco, da sempre sensibile anche alle richieste dei cattolici, dopo quelle di fascisti e omosessuali, fa marcia indietro dichiarando che in cuor suo si è «sempre opposto ad ogni ipotesi di parificazione di trattamento tra matrimonio e unioni di fatto, specie di quelle omosessuali». Che strano, noi avevamo capito il contrario. Sarà.

Dal canto nostro, siamo davvero rassicurati del fatto che il giornale dei vescovi italiani sia così vigile sulle magnifiche sorti progressive della famiglia. Soprattutto dopo gli stessi quindici anni in cui, pure loro, non hanno fatto altro (i vescovacci malefici) che sostenere sua maestà Silvio. Il protagonista di punta, in altre parole, del dissesto economico, sociale e morale dell’Italia di oggi che alle famiglie proprio benissimo non fa. Ecco, magari se Fini glielo avesse ricordato, in virtù e forza del fatto che almeno lui se n’è reso conto…

Ma siccome è lunedì, giorno che ci rende tutti amabili come meduse tropicali per errore finite sui nostri genitali mentre siamo impegnati a fare il bagno nudi a novembre, è pure il caso di dare un paio di buone notizie.

La prima, a Milano Giuliano Pisapia vince le primarie. Il pd si aspettava di portare alle urne almeno centomila persone. Trentamila l’han pensata diversamente. Non ci si può mai fidare di questi dalemiani… ad ogni modo, il candidato di sinistra è stato il più votato. Sgomento e stupore tra i militanti del partito democratico: si pensava di averli fatti fuori tutti. E invece…

Che poi io mi chiedo come si deve sentire Bersani a essere il leader di un partito che  guarda a sinistra e che elegge dirigenti di destra.

Notizia veramente buona: in Birmania, paese lontano, incastrato tra India e Cina, la leader democratica Aung San Suu Kyi è stata rilasciata dopo quindici anni (un numero che ritorna, a quanto pare) di prigionia. La sua colpa: vuole fare del suo paese una nazione non governata da stronzi. E alla signora va dunque un caro augurio per il nobile tentativo. Se poi le rimanessero un paio di settimane libere, potrebbe pure  venire in Italia.